Una cartolina da Bonaventura

Correva l’anno 1912, era un giorno di novembre quando un giovane di belle speranze imbucò una cartolina destinata a suo zio Alfredo.
La cartolina viaggiò all’interno della città di Genova, da una strada all’altra, da un quartiere all’altro: evidentemente il nostro Bonaventura non disponeva di mezzi più rapidi per comunicare con i suoi cari.
Pensate quanto fosse differente in quell’epoca la percezione del tempo e delle distanze, noi siamo abituati all’immediatezza e alla velocità, non siamo capaci a immaginare di porre una domanda e dover aspettare diversi giorni per ricevere la risposta.
Per Bonaventura e per i suoi contemporanei, invece, era davvero la normalità.
Quindi il nostro giovanotto inviò una bella cartolina allo zio da un luogo amato: la nostra dolce Nervi dove da sempre i genovesi amano passeggiare davanti al mare e magari osservare le luci del tramonto.

Un’epoca, un nome: Bonaventura.
E no, non esistono più ragazzi che si chiamino così.
E non è nemmeno difficile immaginare questo giovane, a dir la verità a me pare di averlo davanti: Bonaventura è un ragazzone alto e magro, ha i capelli scuri un po’ ondulati, la mascella squadrata, porta certi baffetti secondo la moda del tempo e tutti lo apprezzano per il suo carattere amabile e bonario.
Il nostro chiede notizie allo zio Alfredo e gli dice di aver risposto anche ad Onorina.
E no, non esistono più ragazze che si chiamino così, era davvero un’altra epoca!
Il giovane Bonaventura racconta poi allo zio che di recente ha misurato la divisa e così, a leggere queste parole, ho sperato che il nostro giovane amico abbia riportato a casa la sua uniforme militare intatta e che il destino sia stato gentile con lui.
Tra le sue molte abilità il nostro Bonaventura ne aveva una molto più diffusa nella sua epoca che nella nostra: una splendida calligrafia.
E sì, a me piacerebbe tanto saper scrivere come lui, so che mi comprenderete!

In quel tempo distante e per tanti motivi diverso dal nostro, una cartolina viaggiò da una parte all’altra della città.
C’erano sullo sfondo il Collegio degli Emiliani e il campanile della Chiesa, il remo fendeva l’acqua, la vela tremava al vento.
Sulla barca certi pescatori erano pronti a prendere il largo sperando in una pesca generosa.
Bonaventura strinse tra le mani proprio questa cartolina, il frammento di tempo perduto giunto fino a noi.