È una fanciulla aggraziata, così resta ritta nella quiete del Boschetto Irregolare del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Lei ha labbra carnose, porta i capelli mossi secondo la stile in voga negli anni ‘20, le sue palpebre serrate celano la bellezza del suo sguardo.
Con questa dolcezza lei veglia sul Monumento Devoto, tra luce e ombra, mentre il sole accarezza i drappeggi del suo manto.
Distante, raccolta nel suo mistico raccoglimento, perduta nel turbine dei ricordi e dei pensieri, come se un fremito percorresse le sue ciglia e le sue membra.
Lei tiene poi una mano al petto e con essa pare reggere un ramo di fiori di papavero, simboli dell’eterno sonno.
Così intensa, vibrante di emozione, custode del fragile tempo trascorso al quale sembra ritornare con un gioco dell’immaginazione.
Avulsa dagli istanti presenti pare rivedere con la mente le ore svanite, i sorrisi lontani, il tempo che non è più.
E così rimane, in questo silenzio, con gli occhi chiusi.




