Tre ragazze

Sono tre ragazze.
Sono tre sorelle, io credo.
A ben guardare, infatti, indossano identiche candide camicie e il loro abbigliamento è un capolavoro di raffinatezza.
La camicia è rifinita con un pizzo pregiato, sulle spalle si notano tondi bottoncini che paiono foderati di stoffa.
Le ragazze hanno gli occhi grandi e ingenui, i capelli mossi e folti che portano divisi in boccoli setosi e raccolti da un grande fiocco.
Una delle due ha una collana di pietre dure, l’altra una catenina con un ciondolo.

E poi c’è lei, la più giovane delle tre.
Con il suo sorriso appena accennato, il fiocco grande sul capo e i guanti che le arrivano ai gomiti, certamente anche le altre due ragazze indossano quei guanti anche se nella foto non sono visibili.

Sono tre ragazze ritratte nel 1920 nella grazia luminosa della loro prima giovinezza nello studio del fotografo Arizio.
Nei loro sguardi si leggono dolcezza, ingenuità, fiducia in quel futuro che tuttavia avrà le sue ombre.
Loro attendono la vita e le sue promesse, nel tempo delle speranze.

Cari ricordi

È il ricordo di una famiglia, per tanto tempo conservato con cura in un cassetto o tra le pagine di un album, come memoria di un tempo felice.
È il ricordo di una famiglia e così provo a immaginare tutti loro in una giornata tiepida e luminosa: escono di casa per andare dal fotografo Arizio in Piazza Ponticello.
La mamma, affabile come sempre, ha vestito con la consueta cura i suoi piccolini, lei è una persona attenta e paziente ed è felice di poter avere una fotografia di famiglia, sarà un caro ricordo nei tempi futuri e lei riguardandosi si ritroverà più giovane, gli anni scorreranno veloci e ogni frammento di memoria diventerà ancor più prezioso.
Nella buona e nella cattiva sorte, accanto a quel marito solido e rassicurante così ritratto accanto a lei.
Eccolo con giacca, cravatta, panciotto, orologio da taschino, baffetti e cappello, ha un certo stile elegante e rigoroso.

La piccolina di casa sbuca timida sotto il cappellino di sangallo, ha la vestina chiara, gli occhi grandi, una collanina al collo e il papà tiene la mano amorevolmente posata sul suo fianco.

La mamma porta pochi gioielli, semplici e raffinati: una collanina con una croce, una spilla, gli orecchini piccoli.
Prima di uscire si è guardata più volte allo specchio, lei che non è per nulla vanitosa.
Per l’occasione ha scelto il cappello con le rose che trova aggraziato e femminile ma non frivolo, del resto lei è rimasta la semplice ragazza di sempre.

Il bambino più grande ha una luce negli occhi che rivela la sua impazienza e la sua naturale vivacità, è un tipo sveglio ma è anche ubbidiente e così se ne sta buono con il suo completo alla marinara e con un sorriso un po’ trattenuto tra le labbra.

È una foto di famiglia.
E la conservo io che nemmeno conosco i nomi di tutti loro.
È una fotografia, è la memoria degli abbracci, delle giornate felici e di quelle più difficili, è la storia di legami indissolubili che nulla ha potuto spezzare, nemmeno il tempo che è scivolato via inesorabile.
Da qualche parte, in qualche maniera, credo che loro siano ancora tutti insieme, uniti dalla dolcezza del loro amore.

Il Marchese Genovese

Ed era il Carnevale del 1927, così si legge sul dorso di una fotografia di un tempo felice.
E lui è Gianni, anzi, come scrisse appunto chi gli voleva bene, lui è Gianni caro mascherato del ‘700 ovvero il Marchese Genovese.
Nella città dei Rolli e delle nobili dimore il Marchese Genovese se ne sarà andato a spasso con la sua bella parrucca e con quell’aria aristocratica.

E naturalmente un nobiluomo di tale fatta indossa i guanti bianchi.

E scarpe adatte e la calzamaglia.

La fotografia venne scattata in Piazza Ponticello nello Studio del fotografo Arizio, quindi in una gran baraonda di gente il Marchese Genovese avrà attraversato la città tenuto per mano dalla sua mamma e poi sarà andato là dal fotografo a mettersi in posa per la fotografia.
E poi sarà diventato grande ma il ricordo di quella gioia infantile sarà sempre rimasto caro e reso ancor più vivo da questa preziosa immagine che adesso sono io a custodire.
Lui è Gianni caro, il Marchese Genovese.