Dalle finestre di Palazzo Rosso

Dalle finestre di Palazzo Rosso, celebre museo cittadino che custodisce pregiate opere d’arte, si ammira anche un commovente capolavoro: la veduta impagabile della distesa dei tetti di Genova.

E sono ardesie, cupole e campanili.

E laggiù, dall’antica dimora della Duchessa di Galliera, in lontananza si scorge fiera la Lanterna.

E ci sono terrazzini, piante, spazi accuditi amorevolmente.

Una magia di comignoli e spiovenze.

Mentre sotto il sole caldo sboccia generosa la bouganvillea.

E poi la svettante Torre degli Embriaci e scalette, finestre, vasi di piante che affollano angoli segreti e minuscoli ma infinitamente preziosi.

E abbaini, ringhiere e cielo azzurro.


La linea del mare quieta e lucente.

Qui è dove Genova si custodisce e si svela, raccontandosi senza parole, ritrovandosi nella sua vera complessità.

Mentre la Croce di San Giorgio sventola sulla Torre Grimaldina.

Volgendo lo sguardo altrove, poi, si vede la nostra Spianata Castelletto con il suo suggestivo ascensore, un luogo del cuore per noi genovesi.

E uno straordinario susseguirsi di curve, prospettive e vedute inattese.

Questa è Genova, nella sua autentica bellezza che fa semplicemente innamorare, questa è Genova dalle finestre di Palazzo Rosso.

Il Padre Eterno

Un grande vecchio dall’aria saggia e assorta.
Stringe il mondo a sé, tiene l’altra mano sollevata e in questa maniera impartisce così la sua benedizione.
Il dipinto, risalente circa al 1565 è parte della collezione del Museo Diocesano di Genova ed è opera magnifica di Luca Cambiaso dal titolo Dio Padre benedicente.

Questa immagine, in qualche modo, era in qualche parte della mia memoria, rammentavo infatti di aver già veduto questo profilo, questa figura solenne e assennata.
La memoria non mi ha tradita e infatti mi sono ricordata di aver visto questo stesso volto in un altro dipinto che appartiene sempre a un Museo genovese ed è esposto infatti a Palazzo Bianco, uno dei Musei di Strada Nuova.
Racchiuso in una cornice dorata ecco ancora il volto del Padre Eterno sempre tratteggiato dall’estro di Luca Cambiaso.

Il linguaggio dell’arte segue dei modelli ai quali siamo in qualche modo abituati e la nostra immaginazione ci porta spesso a figurarci il Padre Eterno proprio come lo ha rappresentato Cambiaso nelle opere che vi ho mostrato.
C’è un terzo quadro che desidero mostrarvi, è un dipinto che mi ha colpita in maniera particolare ed è esposto a Palazzo Rosso.
Il quadro si deve ai talenti di Casa Piola e si intitola Padre Eterno con angioletto, risulta poi essere una copia da Guercino.
In questa tela la dimensione divina si colma di tenerezza, di sentimento paterno e di dolcezza infinita: gli occhi amorevoli di Dio trovano così quelli dell’angioletto che tiene le sue manine salde sul globo crucigero.
È un’immagine di rara tenerezza ed è uno degli sguardi dell’uomo sulla grandezza del Padre Eterno.

Maggio con gli occhi di Jan Wildens

Così sboccia odoroso maggio, così lo dipinse il magnifico artista fiammingo Jan Wildens, il quadro fa parte di una serie di tele dedicate al ciclo dei mesi e conservate a Palazzo Rosso di Genova.
E il pittore seicentesco alza così il velo su questo tempo primaverile con il suo dipinto intitolato Maggio – La Passeggiata nel viale.
È dolce maggio, invita a ozi dorati e a gradevoli svaghi, così si indugia all’ombra degli alberi mentre l’aria tiepida spira tra le foglie.

Una barca viene sospinta dalla forza di un abile rematore.

E tutto è quieto, bucolico, è un tempo lieve che dona conforto e pace.

E accanto all’acqua gorgogliante si trovano anche i migliori amici dell’uomo.

Si arriva a cavallo, uscendo dal bosco, accanto a una piccola dimora così collocata accanto al alberi imponenti.

E scorre lento questo tempo sublime, nell’armonia perfetta della natura, dimensione ideale che conforta e avvolge come una melodia.

Sul viale alberato, tra i profumi di un tempo nuovo: questo è maggio e questo è lo sguardo di Jan Wildens.

Aprile con gli occhi di Jan Wildens

Sboccia e fiorisce teneramente aprile, nel cuore della primavera, nello scenario incantato di un giardino all’italiana dipinto con maestria dall’artista fiammingo Jan Wildens nel 1614.
Il quadro, come altri della serie dei mesi del medesimo artista, fa parte della collezione dei Musei di Strada Nuova ed è esposto al Palazzo Rosso.
È dolce aprile in questo giardino bucolico e incantato.

Un solerte giardiniere sistema un pesante vaso nelle vicinanze degli alberi carichi di fiori bianchi, un cane sembra proprio incuriosito da ciò che accade nei dintorni.

E la vanga spezza le zolle di fertile terra.

Si ara e si semina in questa stagione prolifica e generosa.

E così la vita sa essere infinitamente dolce nel giardino ricco di profumi odorosi e delicati, un cagnolino gioca con la sua padrona e il giardiniere che regge la cesta pare seguire le indicazioni del gentiluomo con il mantello bianco.

Il sole illumina i sorrisi e fa sbocciare i tulipani nelle aiuole, gli sguardi si incontrano e le mani si stringono in questa magnifica cornice primaverile.

Aprile è lieto, sereno, quieto e avvolgente come il delizioso profumo dei fiori e dell’erba fresca in questa stagione di nuovi inizi così magistralmente narrata da Jan Wildens.

Il busto della Duchessa di Galliera

Molti luoghi in questa città parlano di lei, Maria Brignole Sale fu una nobildonna genovese alla quale dovremmo essere grati per la sua prodiga generosità.
Lei e il suo consorte, Raffaele Luigi De Ferrari Duca di Galliera, si distinsero per la munificenza verso questa città: la generosità del Duca di Galliera permise l’ampliamento del Porto di Genova.
Maria Brignole Sale fondò poi anche l’Ospedale San Raffalele di Coronata, il San Filippo di San Bartolomeo degli Armeni e l’Ospedale di Sant’Andrea, il nostro attuale Galliera.
La Duchessa di Galliera, inoltre, donò alla città i suoi palazzi con i loro ricchi arredi, i dipinti e le preziose opere d’arte che oggi sono il fiore all’occhiello di Genova e sono parte dei Musei di Strada Nuova.
Nell’atrio in uno di questi edifici di Via Garibaldi, il nostro Palazzo Rosso che ora è appunto sede museale, trovate il busto di lei: Maria Brignole Sale, Duchessa di Galliera.

A scolpirlo, con il consueto mirabile talento, l’artista Vittorio Lavezzari, autore di diversi pregevoli monumenti siti sotto i porticati del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Ed ecco la grazia della mano di lei, le sue dita sottili, il bracciale al polso.

E gli orecchini pendenti, le perle che le cadono sul petto, lo sguardo che sa vedere lontano.

Così la ritrasse il bravo scultore, lasciando a noi il volto di lei in quella Strada Nuova che era uno dei suoi luoghi, in quell’edificio che fu dimora della Duchessa.
Colpisce la candida leggiadria dei pizzi e dei merletti scolpiti nel marmo.

E spicca la bellezza armoniosa delle sue mani, la raffinatezza dei suoi gioielli che sono il suo ornamento e quel foglio che tiene tra le dita: non so dirvi cosa rappresenti quella carta ma a me piace pensare che possa essere il munifico testamento scritto dalla Duchessa in favore della sua città.

Così si svela, nella sua dolcezza, in un luogo a lei caro, la nostra Marinetta Brignole Sale Duchessa di Galliera, generosa benefattrice che sempre dovremmo ricordare.

Luglio e agosto con gli occhi di Jan Wildens

Troverete il calore dell’estate e tutta la sua splendida bellezza in due dipinti di Jan Wildens, pittore fiammingo vissuto tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600.
Le opere sono esposte a Palazzo Rosso e appartennero un tempo a Maria Brignole Sale, la generosa Duchessa di Galliera che donò i suoi beni alla città: tra questi anche le tele che raffigurano i mesi e che sono ora appunto esposte in questo pregiato museo di Genova, ne fa parte anche il dipinto dal titolo Gennaio –  i pattinatori sul ghiaccio al quale ho dedicato questo post.
E così, in una stagione qualunque, Jan Wildens sa trasportarvi in questo mondo agreste e pacifico, dai colori caldi e densi di sole.
Ed ecco Luglio – Il taglio del fieno, l’opera risale al 1614.
La vita ferve accanto a questo fiume, i cavalli trascinano i carri e i contadini operosi trasportano il fieno.

E si coglie una sincronia di movimenti, in questo scenario campestre di autentica dedizione al lavoro: cade la falce sul fieno, una donna si china su un mucchio dorato, ognuno compie il proprio dovere con instancabile alacrità.

E l’erba è lucente e florida, è una campagna ubertosa, fiorente e ricca, questo è lo sfondo di uno straordinario frammento di quotidianità giunto fino a noi grazie al talento di Jan Wildens.

E poi il sole brilla ancora più glorioso, nello splendore di un’estate dai molti profumi: così si presenta il secondo dipinto dal titolo Agosto – La mietitura.
Nella canicola estiva forse il respiro si fa affannoso ma il fieno si piega sotto i gesti sapienti dell’uomo, la terra è fatica, conquista e sudore.

E così ci si concede anche un momento di quiete per ristorarsi, si riposa insieme seduti per terra con una scodella tra le mani e forse con un bicchiere di latte per ritemprarsi dal duro lavoro dei campi.

E tutto è armonia, perfezione, nel ciclo perfetto dei mesi e delle stagioni.
In questo panorama che ha i toni caldi del sole, nel tempo in cui si cerca la frescura, mettendosi seduti ai piedi di un albero protetti dall’ombra gentile dei rami carichi di foglie.
Così è l’estate con gli occhi di Jan Wildens.

I pattinatori sul ghiaccio

In uno dei Musei di Strada Nuova troverete un dipinto che vi regalerà un viaggio in un mondo dall’atmosfera vivace e giocosa, nel tempo dell’inverno.
Gennaio, pattinatori sul ghiaccio è opera dell’artista fiammingo Jan Wildens vissuto tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600.
E così, con leggiadria e semplicità, il suo quadro è una sorta di finestra su un tempo perduto che sa divenire reale e presente.
C’è chi pattina con grazia come se seguisse le note di una musica e chi invece scivola giù sul ghiaccio infido.

In un piccolo paese incantevole, con le sue casette e la sua chiesa.

Un ponticello sommerso di neve, i colori freddi dell’inverno, il tempo del gioco e gli alberi spogli.

In questo piccolo mondo lontano non spiccano solo i colori ma persino i profumi e scoppietta il fuoco nel caminetto, c’è sentore di legna bagnata, nelle cucine si spande generoso il dolce profumo dei biscotti allo zenzero.
Ci sono ceste, cappelli e canne da pesca, cavalli, grembiuli e barche.
E le voci si mescolano e si sovrappongono, sono voci di grandi e piccini ed ognuna è parte della corale rappresentazione della quotidianità.

Si gioca a palle di neve e si celebra così la bellezza della vita.

E i gesti e i movimenti appartengono ai riti di una giornata qualunque.

Così ognuno conduce la propria esistenza, portando un po’ di gioia nel cuore.

Il dipinto di Jan Wildens è esposto a Palazzo Rosso insieme ad altre opere dello stesso artista dedicate ad altre stagioni.
Chiaramente le mie fotografie non rendono giustizia alla bellezza di questo quadro e se non lo avete mai visto andate a cercarlo, con le sue atmosfere d’inverno vi regalerà autentiche suggestioni.

E intanto i pattinatori scivolano lievi sul ghiaccio chiaro, senza pensieri.
Con lo sguardo fiducioso verso il futuro, in un tempo perduto che non abbiamo vissuto.

Sopra i tetti

Sopra i tetti, ancora.
Lassù c’è sempre una città che tu non conosci, una città diversa da quella che sei abituata vedere.
Basta andare su per certe scale e se possibile aprire una finestra.
Sopra i tetti vedrai gli abbaini.

E poi, se guardi giù, mattoni e finestre spinte in fuori.
Che posto sarà mai questo? Lo riconoscete?

Tetti d’ardesia che si incrociano.

E laggiù un passaggio tra un palazzo e l’altro, cose che si vedono nei caruggi.

Ed è diversa la prospettiva da lassù, questo è Vico alla Casa di Mazzini, lo vediamo così da Via Cairoli.
Ed è come dicevo, è tutta diversa la città dei tetti.

E quindi, gironzolando per la città vecchia, non mi lascio mai scappare l’occasione di entrare in qualche portone.

E poi guardo fuori, sempre.

Si tratta solo di imboccare certe scale, a volte impervie e faticose, certe scale ti spezzano il fiato.

Si tratta solo di salire qualche piano e affacciarsi, in questo caso su uno scorcio di Piazza delle Vigne.

E poi un po’ più su.
Troverai ardesie spioventi, cielo e terrazzini.

Le ringhiere, una sdraio, le piante fiorite.

Si tratta solo di trovare certe finestre che già sono pura poesia.

E a volte serve un pizzico di fortuna, può capitare infatti di avere un’amica che abita in una casetta incantevole, lassù, sopra i tetti.
O forse no, non è fortuna, del resto le amiche non si scelgono a caso, giusto?
Si hanno passioni in comune, interessi simili, amore per gli stessi luoghi.
Apri la finestra e guarda fuori.

E sì, l’edificio sulla destra è proprio Palazzo Rosso, sede di un prestigioso museo genovese.

E affacciati dall’altra parte, sulla prospettiva di caruggi che si perde in queste ristrettezze, perché Genova è proprio così e qualcuno vede questi tetti dal salotto di casa.

E lassù, in cielo, c’erano certe nuvole grigie.

Magie di Genova, quando vai lassù, in alto.
Si tratta solo di trovare certe finestre che già sono pura poesia.

Theodore Roosevelt: un turista americano a Genova

È un giorno di aprile del 1910 quando a Genova giunge un illustre visitatore, è stato presidente degli Stati Uniti d’America e con lui viaggiano la sua consorte e i suoi figli.
I Roosevelt sono stati prima a Roma e poi hanno raggiunto la ridente riviera ligure, hanno trascorso una notte all’Hotel Miramare di Sestri Levante e in seguito si sono fermati a Rapallo, da lì sono ripartiti alla volta della Superba.

A Genova tutti li attendono con trepidazione, a dar loro il benvenuto c’è il Console Generale degli Stati Uniti d’America, non manca un drappello di giornalisti americani ed italiani pronti ad incontrare il celebre ospite.
Lo aspettano nell’albergo che Theodore Roosevelt ha scelto per il suo soggiorno: l’Hotel Britannia in Via Balbi.

E come potrete immaginare ad accoglierlo giungono tutte le massime autorità cittadine, c’è una certa fierezza nell’omaggiare un personaggio così importante, il Comune gli donerà alcune pubblicazioni, una di esse è la riproduzione degli Annali del Caffaro.
Tutti si offrono di accompagnare lui e la sua famiglia alla scoperta della città: il presidente del Consorzio Autonomo del Porto, Nino Ronco, si propone per fargli visitare Palazzo San Giorgio, il solerte assessore Caveri si mette a disposizione di Roosevelt per un giro nei musei.

Roosevelt è amabile e cortese, spende parole generose per l’Italia e per Genova, è grato per l’accoglienza riservatagli.
Spiega ai suoi ospiti che lui è già stato nella nostra città, è accaduto durante il suo viaggio di nozze e comunque riguardo ai programmi delle sue ore genovesi dice che dovrà sentire la sua signora.
Ed è proprio sua moglie, dopo breve tempo, a farlo chiamare dal direttore dell’albergo, è l’ora del tè e la bevanda si raffredda.
Per Roosevelt non è semplice accomiatarsi dalla folla di gente che gli gira intorno, tutti si affannano nel proporgli il loro aiuto ma l’ex presidente degli Stati Uniti declina cortesemente e dice che la sua è una visita privata, si fermerà solo un paio di giorni e poi proseguirà alla volta di Porto Maurizio.
La mattina dopo la sveglia suona di buon mattino, Roosevelt sbriga la corrispondenza e poi si gode una buona colazione all’Hotel Britannia assieme alla sua compagna di viaggio e di vita.
Inutile dire che la Direzione dell’Albergo è giustamente fiera di annoverare tra i suoi ospiti una figura così importante, un timbro apposto sul retro di certe cartoline ricorderà quel memorabile evento.

La giornata genovese di Theodore Roosevelt inizia in compagnia di un caro amico, insieme a lui egli visita la Chiesa di San Matteo e le tombe dei Doria.

Poi il nostro turista americano si gode una bella passeggiata in Strada Nuova, vedrà Palazzo Rosso e Palazzo Bianco e avrà modo di apprezzare i capolavori artistici di Genova.

E proprio in Via Garibaldi va a succedere uno spiacevole disguido!
Eh già, infatti il nostro desidererebbe visitare un certo palazzo ma a sbarrargli il passo trova due irremovibili portieri i quali, malgrado le rimostranze dei giornalisti presenti, si rifiutano di far entrare Roosevelt.
I due continuano a ripetere di non aver ricevuto alcuna direttiva dal padrone di casa e quindi non ci pensano neanche a far entrare visitatori non autorizzati!
Eh insomma, un po’ di elasticità, caspita!
Roosevelt non fa un piega e torna verso Via Balbi, dopo una rapida visita a Palazzo Durazzo Pallavicini rientra all’Hotel Britannia.

Qui attende di incontrare un celebre italiano, è lo scrittore Antonio Fogazzaro, uno dei massimi rappresentanti della nostra letteratura.
L’atteso incontro non si verificherà in quando Fogazzaro non si presenterà all’Hotel, purtroppo non conosco le circostanze di questo mancato appuntamento.
Roosevelt e la sua famiglia lasceranno Genova salutati dalle autorità cittadine con tutte le dovute celebrazioni e proseguiranno alla volta di Porto Maurizio con il treno, alla famiglia viene riservato dalle Ferrovie un vagone di prima classe.

Se vi interessa posso anche dirvi che il convoglio lasciò la stazione Principe in perfetto orario, il giornalista che ha raccontato questi giorni genovesi di Roosevelt ha precisato anche questo dettaglio.
Tutte le notizie che avete letto sono tratte dal quotidiano Il Lavoro del 9 e 10 Aprile 1910, le belle immagini antiche dell’Hotel Britannia appartengono al mio amico Eugenio Terzo che come sempre ringrazio.
A leggere i vecchi giornali si hanno sempre piacevoli sorprese, si scoprono frammenti del passato sempre degni di essere raccontati.
Accadde in primavera, era un giorno d’aprile e a Genova giunse un illustre visitatore: era Theodore Roseevelt, un turista americano nella Superba.

Ritratto di dama con maschera

Mi hanno colpita la sua grazia e l’eleganza della sua postura, lei è una misteriosa gentildonna, non so il suo nome ma ho incontrato il suo sguardo in una delle sale di Palazzo Rosso.
Forse i critici d’arte conoscono la sua vera identità, io non so dirvi nulla su questa giovane donna ritratta da Jacop Ferdinand Voet, pittore originario di Anversa vissuto nella seconda metà del ‘600.
Lei con una mano pare stringere un lembo della sua veste chiara.

dama-1

Porta un abito raffinato dalle ricche maniche di pizzo, il vestito è ingentilito da vaporosi fiocchi rossi come papaveri.
E così la sua immagine è giunta fino a noi, nella sua incontestabile grazia.

dama-2

Indossa orecchini preziosi e al collo porta una collana di perle, i riccioli si posano sulla sua pelle bianca.
Chi sei, graziosa dama di un altro tempo?
Il suo sguardo vivace ha catturato la mia attenzione, la immagino inquieta davanti al pittore, la penso a suo modo impaziente.
L’attesa e la posa immobile, forse invece lei vorrebbe parlare o magari ridere, forse trattiene il respiro.
Forse, io credo.

dama-3

Regge con la mano una mascherina nera e a questo dettaglio si lega l’intera opera denominata appunto Ritratto di dama con maschera.

dama-4

Nel mese del Carnevale ho incontrato lei.
Viene da un tempo lontano, dama gentile con quella veste dai fiocchi vermigli, con la maschera scura per celare il suo viso.
Viene da un tempo lontano e ancora ci osserva, in un salone di Palazzo Rosso.

dama-5