Luglio 1924: il funambolo in Piazza Umberto I

Era il tempo di una calda estate della Superba e i genovesi accorsero numerosissimi ad assistere a uno spettacolo straordinario, ne dà notizia il quotidiano Il Lavoro in questi giorni di luglio del 1924.
E per citare proprio il quotidiano è un pubblico imponentissimo ad assieparsi nella vasta Piazza Umberto I che noi ai nostri tempi conosciamo come Piazza Matteotti.
Ah, c’è un evento fenomenale al quale non si può mancare: il funambolo spezzino Guglielmo Pace si esibirà sulla fune tesa a trenta metri d’altezza dal suolo!
Il funambolo è temerario, sorprendente e avventuroso, a ogni suo passo leggero sulla fune si leva dalla piazza un coro di voci meravigliate e gli occhi stupefatti sono tutti per lui.
Guglielmo avanza, compie le sue evoluzioni, ripete le sue acrobazie e la folla lo premia con scrosci di applausi.
Così accade la prima sera e la seconda volta c’è ancora più gente!
L’acrobata poi ogni sera se ne inventa una nuova, scrive il cronista del Lavoro che il nostro ha strabiliato il pubblico con le scene del commensale e dell’arrotino.
Per la terza rappresentazione poi Guglielmo Pace ha in serbo per i suoi spettatori una sorpresa notevole: la marcia nelle ceste e un esercizio con straordinari fuochi d’artificio.
Va detto che una parte dell’incasso è destinato alla Croce Verde Genovese e così il quotidiano cittadino si premura di farlo sapere a quei pochi che ancora non sono a conoscenza dell’evento.
E tra le pagine del Lavoro del 15 Luglio ecco ancora l’evocazione del mirabolante spettacolo tenutosi nella domenica precedente.
Da tanti anni non si assisteva a esibizioni acrobatiche tanto straordinarie!
Pensate che Guglielmo Pace, da talentuoso equilibrista, diede prova di essere anche un abile tiratore perché colpì con il moschetto i palloncini che venivano lanciati dal basso della piazza.
Che emozione, che meraviglia, che stupore!
Fu uno spettacolo indimenticabile in quell’estate del 1924 in Piazza Umberto I.

Attraversando Piazza Umberto I

Attraversando Piazza Umberto I, in un tempo del nostro passato, incontriamo una moltitudine di genovesi affaccendati nelle questioni della loro vita quotidiana: sono coloro che sono rimasti ritratti in una delle mie cartoline della vecchia Genova e ancora paiono trovarsi in queste nostre strade.
E così anche noi ci ritroviamo a passeggiare con loro davanti alla Chiesa del Gesù, sullo sfondo si scorge un gruppetto di eleganti dame con dei lussuosi cappelli, mentre il gentiluomo in primo piano incede con passo sicuro verso una meta a noi sconosciuta.

Ed è tutto un rumoroso andirivieni di carrozze e carretti, i cavalli nitriscono e i loro zoccoli battono a ritmo sul terreno: il rumore della città è diverso da come poi sarà nel tempo a seguire.

C’è un uomo in divisa in questa Piazza Umberto I, pare guardarsi intorno con molta attenzione.
E là dietro c’è un carretto colmo di merci, forse potrebbe trattarsi di fiori.

Il mondo scomparso ha i suoi volti e il suoi sorrisi, comprende le diverse età della vita e c’è chi ha già molti anni alle sue spalle e chi invece deve ancora imparare a muovere i primi passi.
Ed ecco così una giovane mamma con la sua bimba che porta la candida cuffietta secondo l’uso dell’epoca.
E là alle loro spalle altri tasselli di questo universo svanito e cancellato dal tempo trascorso: un’insegna indica le acque minerali e un’altra è apposta sull’ingresso di una sartoria.
E là, bello chiaro ed evidente, si nota il profilo dell’Albergo Piazza Nuova che prendeva il suo nome dal toponimo precedente di questa Piazza Umberto I un tempo era nota appunto come Piazza Nuova e da noi invece denominata Piazza Matteotti.

Il tempo sfugge e tutto muta, assume un diverso colore e una diversa luce.

Eppure, anche in un’epoca differente, può capitare di volgere lo sguardo verso uno spicchio di città e rivedere ancora i carretti, il signore con il baffi, le dame con i cappelli eleganti e la giovane mamma con la sua creatura in braccio.
In un tempo diverso, attraversando Piazza Umberto I.

Con il bidone del latte in Piazza Umberto I

Vi porto ancora a ritroso nel tempo, nella cornice di una cartolina del passato che fu spedita da Genova a Camogli nel 1904.
Questo tempo, così straordinariamente diverso, più lento e più faticoso del nostro, ritorna con la sua vita che riempiva le strade cittadine, in un pullulare di uomini e donne, ognuno di essi segue la propria meta, è un percorso della quotidianità in Piazza Umberto I.

Nella prospettiva di Via San Lorenzo si scorge un chiosco, una signora con l’abito scuro incede lentamente, immersa nei suoi pensieri, mentre un uomo procede verso la Cattedrale.

La protagonista di questa storia è la figuretta femminile che si staglia in primo piano: lei è una bella ragazza alta, energica e dal carattere volitivo.
Forse abita nei dintorni, forse è la giovane mamma di uno stuolo di piccoletti, forse proviene da qualche località dell’entroterra, forse si chiama Maria o magari Amalia o Giulietta.
Come una regina lei attraversa Piazza Umberto I, con un braccio regge una cesta ricoperta da una tovaglietta a quadri certamente colma di ogni delizia, di pane fragrante e di formaggio saporito.
Porta con sé anche un ingombrante bidone del latte e immagino che una volta pieno sia stato parecchio pesante ma lei non pare davvero curarsene.

Il suo bidone del latte è molto simile al mio, io lo comprai anni fa ad un mercatino e lo tengo in cucina in bella mostra.
È un oggetto vissuto, certo in qualche epoca distante venne stretto dalle mani salde di qualche fanciulla.

Lei, la ragazza di Piazza Umberto I, è uno dei magnifici misteri che vorrei saper svelare.
Ha un nastro blu che tiene da conto in un cassetto, uno scialle scuro per quando va a messa, un piccolo crocifisso che porta sempre al collo, una camicia di sangallo che è la sua preferita.
E potrei continuare ancora e ancora, questa giovane donna da sola è già un romanzo tutto da leggere.

La sua figura aggraziata è svanita dall’orizzonte di Piazza Umberto I, ai giorni nostri poi il toponimo è mutato e questa per noi è Piazza Matteotti.

Tutto cambia ma in qualche maniera, a volte, tutto resta identico e fedele a se stesso.
E magari un giorno, passando in Piazza Matteotti, guardandovi attorno vi potrebbe sembrare di vedere certe signore con le gonne lunghe scure e poi lei, con la sua indaffarata giovinezza.
Cammina svelta, sorride, ripensa a tutte le sue incombenze quotidiane mentre con grazia attraversa Piazza Umberto I con il bidone del latte.

Gente di Piazza Umberto I

Scorre la vita, nel ritmo lento del tempo passato, mentre la gente di Genova attraversa Piazza Umberto I, zona centrale della città che verrà in seguito dedicata a Giacomo Matteotti.
È un giorno qualunque e così passa per coloro che vengono da Ravecca o da Portoria, districandosi nel dedalo di caruggi si ritrovano poi qui, a pochi passi dal Palazzo Ducale e dalla cattedrale.
Sono vite in ogni caso più complicate delle nostre, il progresso ci ha donato agi e comodità che a volte sembriamo dimenticare, li diamo quasi per scontati.
E là, in Piazza Umberto I, c’è un piccolo mondo, ognuno ha la propria storia e la propria fatica.
Sono lavoratori, affabili massaie, gente del porto e madri di famiglia.
Un ragazzino passa con una cesta sotto il braccio, due uomini di affari conversano amabilmente, cigolano le ruote dei carri sotto il peso della merce, la piazza pullula di popolo operoso e ognuno è intento nelle proprie occupazioni.
Più di uno, io credo, si fa il segno della croce passando davanti alla chiesa, alla misericordia del Signore vengono affidate le proprie speranze.
In ogni vita risiede un piccolo mistero, si condivide lo stesso scenario, magari in epoche diverse, ognuno tuttavia lo vive con le proprie emozioni.
E così, quando capito in certi luoghi della mia città che non sono poi così cambiati, provo a immaginare me stessa accanto a coloro che li vissero in epoche più lontane e mi sembra di trovare anche dei tratti in comune.
Con le nostre gioie, i dubbi e le fragilità restiamo gli stessi di allora, malgrado sia trascorso molto tempo.
Siamo ancora, in modo diverso, come la gente di Piazza Umberto I, così ritratta in un frammento fugace dell’esistenza, mentre i i carri sostano allineati in buon ordine, in quel tempo lento della Genova del passato.

Ritornando in Piazza Umberto I

Ritornando, ancora, in Piazza Umberto I.
Indietro nel tempo, all’inizio del secolo scorso, in quella che oggi conosciamo come Piazza Matteotti.
Indietro, indietro, insieme a questa signora intenta a occuparsi delle sue commissioni, in questo giorno qualunque che è composto di suoni diversi dai nostri e di vite differenti, magari per certi versi più semplici ma anche più complicate e faticose.
Ruote di carretti, cavalli, nitriti, voci di bottegai in questa piazza centrale di Genova.

E così è la vita, un continuo fluire e un ininterrotto movimento: ognuno per qualche tempo è attore sulla scena che la trama dell’esistenza destina in sorte.
Incede sicura la signora con l’abito scuro, pare tenere in una mano un ombrello chiuso, là dietro c’è un tale vestito di chiaro che invece se ne sta appoggiato al carro.
Passi, voci, visi, parole scambiate, sorrisi e occhi che si incontrano.
Lo scenario della vita, per qualche tempo.

E ci si finisce dentro così: osservando.
E ci si ritrova immersi tra le chiacchiere di due amiche che camminano vicine, nulla le distrae.
Guardo e a me restano alcune domande senza risposta.
Ad esempio, cosa contiene quella cesta posata a terra?
È tutto un via vai di gente, nessun si ferma a spiegarci quelle ore quotidiane.

Credo di poter dire che tra queste persone ci sono benestanti e persone comuni, uomini di affari e gente del popolo, camalli e notai, levatrici e nobildonne.
Lo scenario è uguale per tutti, uguale l’aria che respirano.
Ognuno poi ha il proprio cammino e gli altri non possono conoscerlo.

In questa folla di persone sconosciute due sono le figure che più hanno attirato la mia attenzione.
Lei si vede appena, la sua figurina esile e graziosa si distingue in lontananza.
Cammina sola e attorno a lei c’è tutto questa questo turbine di gente: i tre uomini che confabulano tra di loro, le donne ferme al chiosco là di dietro, altri che ancora camminano in ogni direzione.
E lei, sola.
Dove te ne vai tutta sola, in Piazza Umberto I?
Chi ti attende a casa?
E in quella mattina ti sei svegliata, ti sei guardata nello specchio e ti è piaciuto quello che hai veduto?
Domande, ne avrei a decine, a dire il vero.

L’altra persona sulla quale mi sorge spontaneo fantasticare è il ragazzo che sta seduto sul carretto e dà le spalle alla cattedrale.
Lui è uno di quelli che si guadagna la vita con il sudore della fronte: ha un cappello calcato sul viso, tiene una gamba piegata e con una mano si tiene al carro.
Dove abita?
Si chiamerà Giobatta, Pietro, forse Bernardo.
Magari vive giù al Molo e prima di andare a casa la sera si ferma all’osteria dove tutti lo conoscono.
Sa leggere?
Quanti fratelli ha?
Ha dei sogni, cose segrete che non ha detto a nessuno, questo è certo, li abbiamo tutti.
E poi, domande.
Forse lui si sarà poi voltato per guardare la ragazza della quale vi parlavo prima?
Per intenderci, quei due non hanno niente in comune e tuttavia in un giorno imprecisato si sono trovati sulla stessa piazza e più di cento anni dopo qualcuno si chiederà se i loro loro sguardi si siano incrociati almeno per qualche istante.


E non potrò fare a meno di pensarci, ogni volta che passerò a Matteotti.
C’era una cesta posata in terra, c’erano quelli che lavoravano giù al porto e altri che andavano verso i loro scagni, c’erano bambini, carrettieri, bottegai e madri di famiglia.
E forse c’era questo cielo blu, anche anche allora.

C’era anche un fotografo di nome Neer, lui è l’autore dello scatto riprodotto su questa bella cartolina che venne spedita per certi auguri speciali.
Lui potrebbe dirci cosa accadde in quel giorno, in Piazza Umberto I.