Attraversando Piazza Umberto I, in un tempo del nostro passato, incontriamo una moltitudine di genovesi affaccendati nelle questioni della loro vita quotidiana: sono coloro che sono rimasti ritratti in una delle mie cartoline della vecchia Genova e ancora paiono trovarsi in queste nostre strade.
E così anche noi ci ritroviamo a passeggiare con loro davanti alla Chiesa del Gesù, sullo sfondo si scorge un gruppetto di eleganti dame con dei lussuosi cappelli, mentre il gentiluomo in primo piano incede con passo sicuro verso una meta a noi sconosciuta.
Ed è tutto un rumoroso andirivieni di carrozze e carretti, i cavalli nitriscono e i loro zoccoli battono a ritmo sul terreno: il rumore della città è diverso da come poi sarà nel tempo a seguire.
C’è un uomo in divisa in questa Piazza Umberto I, pare guardarsi intorno con molta attenzione.
E là dietro c’è un carretto colmo di merci, forse potrebbe trattarsi di fiori.
Il mondo scomparso ha i suoi volti e il suoi sorrisi, comprende le diverse età della vita e c’è chi ha già molti anni alle sue spalle e chi invece deve ancora imparare a muovere i primi passi.
Ed ecco così una giovane mamma con la sua bimba che porta la candida cuffietta secondo l’uso dell’epoca.
E là alle loro spalle altri tasselli di questo universo svanito e cancellato dal tempo trascorso: un’insegna indica le acque minerali e un’altra è apposta sull’ingresso di una sartoria.
E là, bello chiaro ed evidente, si nota il profilo dell’Albergo Piazza Nuova che prendeva il suo nome dal toponimo precedente di questa Piazza Umberto I un tempo era nota appunto come Piazza Nuova e da noi invece denominata Piazza Matteotti.
Il tempo sfugge e tutto muta, assume un diverso colore e una diversa luce.
Eppure, anche in un’epoca differente, può capitare di volgere lo sguardo verso uno spicchio di città e rivedere ancora i carretti, il signore con il baffi, le dame con i cappelli eleganti e la giovane mamma con la sua creatura in braccio.
In un tempo diverso, attraversando Piazza Umberto I.
Tutto è in perenne movimento,contrapponendo le due immagini Dear Miss, è come saltare un abisso,la dove a passo svelto un uomo attraversa la strada in tutta sicurezza oggi il traffico non ti consente di scambiare un saluto, e penso invece che avrà dato un saluto levandosi un poco il cappello al veturino in carrozza.
Dal vestiario sembra inverno con un pò di venticello e pare che tenga un sigaro in bocca e il quotidiano al fianco. La piccolina invece porta alle mani il suo biberon,
sapere chi era,in che anno?Esisterà ancora?
La speranza di rivederli tutti non mi abbandona.
Grazie Dear della bella presentazione che hai fatto. Grazie a nome loro
In qualche modo li rivediamo, sono qui che passeggiano insieme a noi.
Grazie caro Mauro, buona giornata a te.
Miss, stavolta nel racconto, hai messo pure l’audio, cioè, ho sentito distintamente gli zoccoli dei cavalli battere sul selciato… e notavo che la parte di via che va verso Porta Soprana, era molto più stretta… a rimetterci sono stati gli edifici con le insegne…
Eh sì, un notevole dispiacere, caro Sergio.
Sono contenta che l’audio abbia funzionato bene però!
Buona giornata a te!
Solo una parola .. mâvegiôzo !!! Ciao Miss un abbraccio !!!
Grazie carissimo, ricambio l’abbraccio!
Quel signore un po’ corpulento sulla destra con il cappello e baffoni mi ricorda il marito di una zia… certe fisionomie si sono un po’ perse, forse il segreto è proprio in quei baffoni! Un bacione cara 😘
Ma pensa un po’! Mi sa che però hai ragione, mia cara. Un bacione a te!