Sorelle in Sottoripa, con l’abito chiaro smosso dai passi ritmati.
Passi sicuri, tranquilli, sguardi certi della meta.
Sorelle in Sottoripa, in una di quelle prospettive che raccontano tanto di Genova.
In una quiete silenziosa e perfetta, fragile come un istante che fugge via.
Tag: Portici di Sottoripa
Armanino: sapore di rosa
Una mattinata con una cara amica per botteghe e caruggi ci ha portato dritte nel magnifico negozio di Armanino in Sottoripa, storica attività della città vecchia che racchiude profumi, delizie, bontà e specialità locali.
Ai trionfi di frutta secca e candita di Armanino dedicai tempo fa questo post, come i genovesi sanno bene durante le feste bisogna mettersi in fila per fare acquisti in questo negozio!
E torniamo all’altro giorno e alle buone e vecchie abitudini dei luoghi cari e delle nostre tradizioni.
Eravamo in cerca di spezie e da Armanino se ne stanno tutte in esposizione nei magnifici vasi di vetro.
La mia amica cercava in particolare la curcuma e la proprietaria di Armanino, con la consueta competenza, mi ha spiegato che la curcuma è un potente antinfiammatorio, una particolarità che non conoscevo.
Davvero non si finisce mai di imparare!
E poi ecco le arbanelle piene di cremini e cioccolatini e le capienti vaschette colme di frutta candita.
Stavamo quasi per lasciare il negozio quando i miei occhi hanno trovato loro: le celebri caramelle alla rosa che hanno accompagnato gran parte della mia vita.
Le rosette se ne stavano là su un ripiano accanto alle violette, altra delizia mai dimenticata.
Acquistare le caramelle sfuse ha il sapore di un gesto antico e di una buona consuetudine da custodire come prezioso tesoro.
– Voglio quelle lì! – Si dice indicando il vaso di nostro interesse.
E quante volte nella vita ho detto queste parole? Oh, non saprei dirlo!
Sapore di rosa, una dolcezza gradita, famigliare, quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho gustato queste caramelle.
E che buone sono, ritrovarle è un viaggio a ritroso e una sorta di piccola felicità!
Ancora uno sguardo alla vetrina di Armanino e alle sue molte ricchezze, è facile incantarsi davanti a cotanta bellezza e bontà!
E poi, una volta a casa, le caramelle alla rosa hanno trovato posto nella coppetta di vetro che abbiamo sempre usato.
Alla mamma piacevano tanto queste caramelle alla rosa, erano tra le sue preferite, così non mi è difficile immaginarla mentre svuota il sacchettino e ripone poi la coppetta sul tavolo della sala.
Sapore di rosa, dolce e commovente nostalgia.
Gli affitta sacchi di Genova nell’anno 1890
Ritornando a camminare nel passato potrebbe capitarvi di voler intraprendere qualche fruttuosa attività che fiorirà rigogliosa in questa città di traffici, di porto e di operose maestranze.
Pertanto potreste planare nel lontano 1890 e aver bisogno di capienti sacchi di materiale più che resistente e adatto alle vostre necessità.
E così, pensando di esservi di aiuto, eccomi qua a consultare per voi il Lunario del Signor Regina del 1890 dove la categoria degli affitta sacchi ha una sua sezione dedicata con tutti gli indirizzi utili.
Dunque, trovate sacchi in affitto a Caricamento e in Sottoripa, qua ci sono ben quattro esercizi commerciali che trattano questi articoli.
E del resto è anche logico: questa zona è il fulcro dei commerci e delle attività dei genovesi, così tutto attorno fioriscono le attività.
Ecco dunque il Signor Sessarego e il Signor Assereto che affittano sacchi in Vico del Serriglio mentre in Via al Ponte Calvi trovate il Signor Celesia.
Ci sono poi una bottega in Piazza Luxoro e una in Vico Denegri.
Ferve la vita dei caruggi, i vicoli sono un continuo andirivieni di gente affaccendata, i commerci portano lavoro, benessere e vivacità.
E se per caso vi serve affittare dei sacchi ricordatevi che in Piazza Pinelli potete rivolgervi al Signor Gazzo e ai Signori Roccatagliata e certamente troverete ciò che fa per voi!
Il Lunario del Signor Regina è un volume preziosissimo, a sfogliarlo lo sguardo si posa su un mondo ormai scomparso, a volte emergono da queste pagine termini per noi desueti e pertinenti a quell’epoca lontana.
Le strade che percorriamo ci appaiono sotto una luce diversa e in alcune di esse ritroviamo antiche attività e ci sembra di vedere i volti di quegli abili commercianti e dei loro solerti garzoni.
In quel 1890 il Lunario del Signor Regina indica 13 diversi affitta sacchi e tra questi c’era anche il signor Raffo che faceva i suoi affari in Piazza Sauli.
E anche allora, ne sono certa, il cielo là sopra era così blu.
La Madonna Assunta di Palazzo San Giorgio
Volge le spalle al mare e lo sguardo verso la città e verso i palazzi antichi, verso la gente che cammina sotto i porticati più vetusti di Genova.
È la Madonna Assunta che potete ammirare su Palazzo San Giorgio, storico edificio cittadino e oggi sede dell’Autorità Portuale.
Sulla facciata antistante Via Frate Oliverio ecco così l’antica edicola con l’immagine di Maria.
È una delle più curate e ben tenute della città, grazie anche ad un accurato restauro che così la fa risplendere tra le finestre di Palazzo San Giorgio, sotto la luce gloriosa di Genova.
E il sole bacia questi angeli pieni di grazia che recano frutti generosi.
Magnifico è il drappeggio del manto che cinge i loro fianchi, perfetta è la curva di quelle ali palpitanti.
Tra queste creature celesti è custodita la statua di Maria e la protegge una fitta grata.
Su di Lei piccoli putti in volo reggono la corona e creano questo senso bellissimo del movimento reso ancor più armonioso da un’evidente ricerca della simmetria.
Così gli angeli circondano la nicchia che ospita l’immagine della Madonna.
E luccica di oro il monogramma di Maria.
E così vedrete la bella edicola genovese, camminando sotto i nostri portici che fanno da cornice a questo scorcio di Palazzo San Giorgio, in quella parte di Genova dove si trovano molte botteghe da noi molto amate, là dove sacro e profano convivono in perfetta armonia.
A pranzo da Panino Marino
Sabato scorso ero al Porto Antico, dopo un giro per caruggi io e la mia amica siamo andate davanti al mare.
E sì, come evitarlo?
Era anche l’ora giusta e così abbiamo pensato di provare un posticino dove non ero mai stata anche se l’ho sempre guardato con una certa curiosità.
Questo è uno di quegli indirizzi “giusti”, perfetto per foresti e genovesi.
Panino Marino si affaccia su Caricamento, lo vedete sullo sfondo, alle spalle dell’imponente statua che ritrae Raffaele Rubattino.
Un posto ideale per un pranzo veloce e di ottima qualità.
Da Panino Marino troverete dei panini speciali con i profumi e i sapori del mare, dal salmone allo sgombro, dal merluzzo al polpo, con abbinamenti gustosi e particolari.
Il locale è aperto ogni giorno a pranzo e a cena, dopo le 18.30 potrete provare i loro aperitivi, si può scegliere anche il pesce crudo.
E potrete accomodarvi sugli sgabelli che si affacciano sulla prospettiva di Genova e su San Giorgio.
Oppure potrete prendere posto nella saletta che è accogliente e curata e ha i toni e i colori del mare.
C’è anche una balena sorridente, eccola qua!
Noi abbiamo scelto di sederci fuori, nelle giornate d’estate mangiare all’aperto fa sempre piacere.
E ci siamo concesse un pranzo veramente sfizioso: voilà, fritto misto di gamberi, calamari e acciughe.
Leggero, croccante e saporito, un pranzo delizioso!
Non manca una buona scelta di bevande.
E aggiungeteci pure che i gamberi sono sapientemente sgusciati e questo vi evita inutili acrobazie.
C’è spesso tanta gente da Panino Marino, se passate da queste parti tenete presente questo posto, io sicuramente ci tornerò.
Bella atmosfera, semplicità e le bontà del mare davanti al mare di Genova.
Un’antica trattoria in Sottoripa
L’ho cercata.
Sono andata là, sotto i portici di Sottoripa.
Camminando piano, un passo alla volta, sperando di trovare il civico corrispondente, in fondo non è nemmeno passato poi tanto tempo, mi dicevo.
E così i miei occhi hanno cercato le tracce della gloriosa Trattoria Monticelli, l’ho anche immaginata, naturalmente.
Un soffitto con le volte, i tavoli di solido legno scuro, le tovaglie spesse, le stoviglie bianche e le brocche di vetro trasparente.
E le voci festanti e rumorose, le frasi pronunciate in dialetto e le risate fragorose, espressione di gioia e di convivialità.
In alto i bicchieri, si brinda alla bellezza della vita e alle fortune che il destino concede!
Qui si servono porzioni abbondanti e generose, dalla cucina escono piatti ricolmi di vere delizie.
E lui, il proprietario, se ne sta dietro il bancone, con un certo compiacimento osserva i suoi clienti soddisfatti, già la vita riserva tante amarezze ma i momenti di gioia bisogna pur saperli apprezzare.
Ho trovato notizie su questa trattoria tra le pagine di uno dei miei libricini, Genova e Dintorni, Guida Popolare Illustrata edita agli inizi del ‘900 dai Fratelli Dell’Avo.
E così eccomi in Sottoripa, vado su e giù e nel mio sognante girovagare ho trascurato di considerare la realtà: la celebre trattoria, infatti, si trovava in quel tratto dove oggi svetta un edificio moderno, il palazzo che un tempo la ospitava ormai non esiste più.
E cammino in Sottoripa, a dire il vero sono piuttosto contrariata.
Non posso trovare neanche un’insegna sbiadita o un locale rinnovato che con la potenza della fantasia potrei provare ad immaginare diverso.
Eppure.
C’era tutta quella folla, gli affezionati avventori tornavano sempre da Monticelli.
Gente di mare e di vicoli, gente dalle facce pulite e dai sorrisi aperti.
Ad una certa ora fuori dalla porta si formava la coda per assicurarsi un tavolo.
Da Monticelli nella stagione calda il locale era rinfrescato da ventilatori elettrici, avevano molto a cuore il benessere della clientela!
E che dire del negozio di vino?
Le due pubblicità sono sulla stessa pagina della Guida, ne ho dedotto che appartenessero alla stessa famiglia.
Il premiato negozio era a breve distanza, si trattava di una bottega di lunga tradizione specializzata in vini particolari, sono certa che i proprietari ne andassero particolarmente fieri.
Attiva dal lontano 1840, caspita!
Ben prima dell’Unità d’Italia, stai a vedere che le Camicie Rosse di Garibaldi sono passate pure da Monticelli?
Non mi stupirebbe affatto, del resto lì vicino c’era l’Albergo del Raschianino dove soggiornarono i prodi che seguirono il nizzardo nella sua impresa.
Certo, se potessi far due chiacchiere con il Signor Monticelli mi sarebbe tutto più chiaro!
Ho tentato di seguire il filo del tempo, sempre avvalendomi della mia Guida Pagano.
E posso dirvi che nel 1926 sia la trattoria che il negozio erano ancora fieramente al loro posto.
E la concorrenza era forte, Sottoripa era pullulante di negozi e botteghe, solo in quel breve tratto c’erano ben due osterie e guardate quante botteghe diverse facevano i loro affari davanti al mare di Genova.
Io avrei particolare interesse per il negozio di un certo Signor Guani, costui vendeva crine, certo quella è tutta un’altra storia!
Poi il tempo passò, venne la guerra, caddero le bombe e cambiarono in parte il profilo della città.
Sulla Guida Pagano del 1957 non c’è più traccia di gloriose attività della Famiglia Monticelli, forse cessarono molto tempo prima, non saprei dirvelo.
Eppure.
Là c’era un continuo andirivieni, io ne sono sicura.
Provate ad immaginare di esserci stati anche voi.
In un altro tempo, in Sottoripa.
Sottoripa, un frammento di passato
Ci sono immagini di un altro tempo che sono a loro modo speciali: non le ha scattate un celebre fotografo e non ritraggono persone importanti, semplicemente catturano istanti di quotidianità che diversamente resterebbero sconosciuti .
La foto in questione non è antica, semmai la definirei vintage, non saprei davvero attribuirle una data precisa, l’ho trovata in un mercatino e mi è sembrata interessante.
E andiamo a un giorno di settembre, eccomi in Sottoripa con la digitale in una mano e la piccola foto nell’altra.
– Scusi, perché fotografa questo palazzo? – Mi chiede un signore affacciandosi da una delle finestre, il suo tono è piuttosto perplesso.
Sventolo la mia fotografia e rispondo candidamente:
– Guardi! Ho una foto del passato! Sto cercando di ritrarre lo stesso scorcio!
Il signore annuisce, mi saluta e sorride: fatelo anche voi se vedete una tizia che fotografa sotto casa vostra, potrei essere io, ecco.
Dunque, siamo in Sottoripa.

Oltre i portici lo scenario è questo ed è noto a tutti i genovesi.

Di questo amatissimo porticato ho già avuto modo di scrivere in un precedente articolo.

E in altri anni era identico, sembra che non sia cambiato nulla, nell’immagine soprastante si nota una differenza: adesso sono visibili alcune parti di muro e certe antiche pietre.

Le finestre.
Spalancate sull’azzurro, invase dall’aria del mare, dai rumori della via, da voci che non possiamo sentire.

Sono rimaste uguali, così erano in quello scatto e così sono ancora.

Sotto i portici di Sottoripa c’era una bottiglieria.

E ancora adesso, nello stesso luogo, si vendono vini, bevande e liquori.

Che accade in quella zona di Genova in quel frammento di vita ormai trascorsa?
Sullo sfondo qualcuno che passa di fretta, in primo piano sulla destra c’è un tale seduto su uno sgabello, discute con l’uomo in piedi davanti a lui, entrambi indossano un capello.
E osservate la porzione di porticato sulla sinistra.
Si nota un negozio, un bancone, un motivo a quadretti, così sono disposte certe piastrelle.

Sono bianche azzurre e sono proprio quelle di una storica friggitoria dei caruggi nota a tutti i genovesi.

Uno di quei posticini dove si trovano certe semplici golosità.

Una strada che sempre percorro, un posto del cuore, un luogo che ho ritrovato identico a se stesso.

Ed è solo un frammento, un istante di una giornata qualunque, davanti al mare di Genova.
Affacciata ad una di quelle finestre c’è una giovane donna.
Osserva, guarda la vita scorrere, immersa in certi pensieri che non possiamo conoscere.
In una giornata qualunque, in Sottoripa.

Lucarda, la bottega della gente di mare
A Genova, in Sottoripa, troverete una bottega che cela tutto il fascino di un’antica tradizione marinara, una delle tante anime di questa città.
Andate da Lucarda e scoprirete un mondo che ancora trattiene il suo saldo legame con il passato, pur guardando al nostro futuro.
Una bottega davanti al mare, una bottega per la gente di mare, una bottega per i genovesi e per i foresti.
Orgogliosamente in questa posizione dal 1920, il bancone di legno un tempo aveva la ribaltina e ancora ne resta la traccia.
Lucarda vende abbigliamento sportivo, abiti per marinai e abiti da lavoro, mentre ero lì è entrato un cliente, era un cuoco che ha visto prontamente soddisfatta la sua richiesta.
Un negozio come questo annovera tra i suoi affezionati clienti diverse celebrità: tra gli altri Fabrizio De André, Paolo Villaggio, Monica Vitti e tante altre famose figure del cinema e dello spettacolo.
Di Gilberto Govi il ricordo è vivido, arrivava qui vestito di bianco con la paglietta in testa e faceva lunghe conversazioni con il proprietario.
In vetrina ci sono i fazzoletti da collo, ma siamo a Zena e qui si chiamano mandilli, Lucarda è un ininterrotto inno alla genovesità.
E ci sono le lucardine, le vere magliette da marinaio, rigorosamente a righe.
In cima alle scale c’è un tricolore, qui un tempo si facevano anche le bandiere.
E al piano superiore ci sono le foto di famiglia e c’è una storia da scoprire.
Fu Giuseppe Lucarda a dare l’avvio a questa attività, il suo negozio di tessuti aprì battenti sul finire dell’Ottocento, nella strada che dava lustro alla città: si trovava in Via XX Settembre, nel Palazzo dei Giganti.
E già allora era ben nota l’importanza della pubblicità!
Poi, negli anni ’20, suo figlio Giuseppe aprì la bottega che ancora adesso trovate in Sottoripa: il negozio dei jeans e delle maglie a righe, dei giacconi pesanti e delle giacche a vento, dei maglioni spessi e degli stivali di gomma e di molti altri capi d’abbigliamento tipicamente sportivi.
Passato e presente convivono in armonia.
In una bottega che ha una marcata e precisa identità, tutto parla di Genova, della sua gente e del suo mare.
E tra la merce in vendita ci sono anche capi che potrete solo ammirare, hanno fatto la storia di questo negozio e anche di questa città.
Spicca il nome di una compagnia di navigazione, è una memoria che suscita nostalgia in tanti genovesi: queste sono le maglie della gloriosa Società Italia, non so se vi ho mai detto che mio padre era funzionario di questa compagnia.
Provate a parlare con un genovese, provate a nominare certe navi leggendarie come la Michelangelo e la Raffaello: quelli di Genova sospireranno di nostalgia, ve lo posso garantire.
Qui da Lucarda trovate un manifesto di altri anni e una spessa maglia blu che viene detta pidocchiera.
E poi c’è un mobile antico con tanti cassettini.
E una luce vivace illumina la scala di Lucarda.
Tutto racconta del mare e delle navi, del porto e della sua vita.
E nella bottega dalla lunga storia c’è anche la storia della nazione, è persino esposta una divisa risalente alla Prima Guerra Mondiale, ci sono gli encomi e le decorazioni di colui che la indossò.
Di curiosità in curiosità.
Un antico metro di legno pieno di timbri, fino a un po’ di anni fa ogni negoziante doveva portarlo a far misurare e pagare la tassa dovuta.
Ci sono timbri molto antichi sul metro di Lucarda.
E poi c’è un attrezzo da chiesa che veniva usato per le elemosine e anche una sacca da golf.
E ci sono i cappelli da marinaio, me ne sono persino provata uno!
Non manca il camugin, il tipico berretto blu e rosso.
E se verrete a Genova non potete perdervi un giro da Lucarda, magari potreste anche tornare a casa con una maglietta da marinaretto per i vostri bambini.
Un negozio di famiglia, passato di generazione in generazione.
Adesso a gestirlo è Michela, la vedete qui sotto a sinistra, accanto a lei c’è Nanà che lavora qui dal 1969, ringrazio entrambe per il tempo dedicatomi e per i loro racconti.
Un negozio dal fascino antico che ancora conserva le memorie dei nostri giorni lontani.
Parte viva della storia di Genova, voce del mare e della sua gente, custode delle nostre tradizioni e della nostra identità della quale dovremmo essere orgogliosi, Lucarda naturalmente è inserito tra le Botteghe Storiche della città.
Ha un’insegna dal caratteri tondeggianti, le magliette appese fuori e uno stile inconfondibile.
È lo stile di Lucarda, la bottega della gente di mare in Sottoripa.
Genova, 1704: un amore clandestino in Sottoripa
È un assolato giorno di luglio del 1704 e a Genova ci sono un uomo e una donna in fuga.
Lui si chiama Domenico e lei Maria Gertrude, la donna ha con sé argenti, tessuti e un anello d’oro di un certo valore.
Chi è costei? E per quale motivo sta scappando?
Per scoprirlo occorre fare un passo indietro alla sera precedente e dobbiamo entrare nella casa di Maria Gertrude: lei abita con il marito Andrea Rebora in Vico dell’Oliva.
Un caruggio tra Sottoripa e Canneto, chissà quante volte ci sarete passati anche voi, certi muri celano anche la storia di questa coppia di sposi.
Il loro non è un matrimonio felice, a dire il vero: Maria Gertrude ha una relazione clandestina con colui con il quale è fuggita, Domenico Conti che a sua volta è sposato con una certa Maria Barbara.
Ora, come vi dicevo, andiamo a quella fatidica sera.
Sul tavolo trema la fiammella di una candela, nei piatti viene servita la cena: melanzane ripiene.
Eh, quelle melanzane parevano saporite e gustose, tuttavia nottetempo Andrea, il marito di Maria Gertrude, accusa un fortissimo mal di pancia.
Il giorno dopo va da lui una delle sue serve e lo avverte di quanto è accaduto: Maria Gertrude è scappata!
E c’è di più, Maria Gertrude ha confidato alla domestica di aver dato le sue melanzane anche a Maria Barbara e pure lei si è sentita male!
Cosa mai sarà successo?
La faccenda è piuttosto complicata, presto si svelerà una storia di foschi intrighi.
Intanto il povero Andrea Rebora si reca il lunedì mattina presso la Rota Criminale e sporge denuncia contro la moglie e contro il suo amante, l’accusa è furto e adulterio.
Si scopre così una trama dai risvolti sinistri supportata da diverse testimonianze, un contributo di rilievo arriva da un certo Lavagnino, un medico di grande esperienza.
Costui narra di aver visitato la povera Maria Barbara, il marito di lei lo aveva fermato sulla Piazza dell’Ospedale di Pammatone e gli aveva detto di andare a casa sua a visitare sua moglie che venne poi trovata nei tormenti di una fortissima colica.
Piazza e Ospedale di Pammatone
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
Fumenti e rimedi medicamentosi di vario genere l’avevano poi rimessa in sesto, certo che Maria Barbara se l’era vista proprio brutta, il medico le aveva anche prescritto una dieta particolare: lavativi di olio comune e mosto cotto e poi olio di mandorla dolce.
In seguito il dottore si era premurato di tornare a visitare Maria Barbara ma aveva trovato la porta chiusa e due guardie corse di piantone.
La giovane era tornata a casa dei suoi, il fratello di lei disse che temeva che fosse stata avvelenata, del resto aveva rigettato le melanzane, c’era qualcosa che proprio non quadrava.
Il dottore a proposito delle melanzane aveva un sua peculiare teoria: in questa stagione, diceva, sono di cattiva qualità e generano umori malinconici, possono essere anche poco digeribili.
Certo, cucinandole con uova, latte, formaggio e vari sapori vengono come addolcite, questi condimenti potrebbero persino avere alleggerito gli effetti di un eventuale veleno.
Uno ad uno sfilano i testimoni, la trama a poco a poco diviene chiara a tutti: i due amanti hanno tentato di avvelenare i rispettivi sposi.
Maria Barbara, una delle due vittime, viene descritta da tutti come una persona per bene, è una donna timorata di Dio.
E ha avuto accesi diverbi con il marito: lei ha capito perfettamente che lui la tradisce ma il fedifrago si ostina a negare!
E che dire della servetta di Maria Gertrude?
Si chiama Maria Geronima, ha appena 12 anni e racconta per filo e per segno tutto ciò che sa.
E insomma, dice che un bel giorno la sua padrona l’aveva mandata a far la spesa, le aveva dato un foglietto e si era raccomandata dicendole di non andare dal solito speziale dal quale era solita servirsi.
Così Maria Geronima, obbediente, si era messa in cerca di ciò che le serviva e alla fin fine aveva trovato la bottega che faceva al caso suo.
Dove?
Ma ovvio, in Sottoripa, che domande!
E lo speziale, incuriosito le aveva chiesto per chi stesse comprando quegli ingredienti, Maria Geronima fu scaltra, mentì come le era stato comandato.
Giunta poi a casa della sua padrona aveva assistito alla preparazione del pasto: 24 melanzane ripiene condite con velenosa polvere di cantaride.
– Vai, Maria Geronima! – le disse la sua padrona – porta questo piatto a Maria Barbara.
E così fu.
Oh, Maria Geronima riferì anche che la sua padrona, mentre faceva i bagagli per la fuga, l’aveva persino minacciata: che non si azzardasse a dir nulla, altrimenti avrebbe fatto una brutta fine!
Poi era fuggita a bordo di una portantina verso Albaro e il suo amante era scappato insieme a lei.

Si scoprì che i domestici di casa sapevano tutto: i due amanti si incontravano in casa di Maria Gertrude e una delle domestiche era messa a guardia della porta, doveva controllare che non arrivasse il marito tradito!
Si vedevano anche a casa di un’amica, dalle parti di Coronata, ci furono persino delle lettere anonime che avvertivano il Rebora di quel che combinava sua moglie!
Le due vittime del complotto si salvarono, le melanzane alla cantaride non ebbero effetti letali per loro.
La giustizia fu implacabile: i due amanti vennero condannati alla pena capitale, colui che mi ha svelato questa storia mi ha detto che comunque non c’è certezza che la condanna sia poi stata eseguita.

La vicenda, buia e intricata, è stata narrata nel corso di un convegno da Don Paolo Fontana, responsabile dell’Archivio della Diocesi di Genova, la storia è stata da lui scritta ed è in corso di stampa, verrà pubblicata in un volume che raccoglie gli Atti del Convegno.
Don Paolo è una persona eccezionale ed è anche un caro amico di lunga data, conoscendo il mio interesse per questi argomenti mi ha inviato il suo testo dal quale è tratto questo racconto.
Il processo ai due amanti è conservato all’Archivio di Stato di Genova tra i documenti della Rota Criminale.
Nel visitare i luoghi dove vissero queste persone mi sono chiesta se Maria Gertude, nel corso della sua fuga disperata in cerca di salvezza, abbia alzato lo sguardo verso una delle tante edicole che ospitano la Madonna nei caruggi di Genova.
E mi sono chiesta se si sia mai pentita, chissà!
E poi l’ho immaginata correre, ansimante e smaniosa di raggiungere la libertà.
E ancora una volta ho pensato che la vita degli uomini, nel bene e nel male, è sempre più avventurosa di qualunque romanzo.
Edicola in Vico dell’Oliva
Gente comune nelle cartoline di Genova antica
A volte in certe immagini del passato trovi un mondo che diversamente non potresti mai vedere, a volte puoi scorgere certi dettagli nelle strade percorse dalla gente semplice e comune.
Così nasce questo post, osservando le cartoline di Stefano Finauri mi sono accorta di una particolare figura ritratta dai fotografi e ho iniziato una piccola ricerca dedicata a una precisa categoria di lavoratori.
E poi fatalmente altre persone hanno colpito la mia attenzione, accade sempre.
Venite con me, andiamo indietro nel tempo e iniziamo il nostro breve viaggio in Piazza della Nunziata, come sempre c’è un gran viavai.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
E al centro dell’immagine si nota una donna ritratta di spalle, lei da sola è già un romanzo tutto da scrivere.
Chi sarà mai costei? E’ una levatrice, una sarta, una lavandaia?
E cosa c’è il quella sua borsa voluminosa che sembra così pesante?
Lei per me è la Scià Colomba, sono quasi certa che questo sia il suo nome, la conoscono tutti da queste parti.
Lì accanto a lei, impegnati in un lavoro faticoso e sfibrante, ci sono alcuni uomini ed è proprio a loro che è dedicato questo articolo, sono gli spazzini della vecchia Genova.
Con tutti quei cavalli c’era bisogno di una certa solerzia per tenere pulite le strade e qui sono addirittura in tre a darsi da fare, sullo sfondo si nota un tizio che sembra osservare il loro lavoro, a dire il vero pare un po’ perplesso.
E sull’angolo con Via Polleri si nota l’insegna dell’ufficio postale, lì sotto c’è pure la gente in coda!
Spostiamoci in una piazza lussuosa ed elegante, a Fontane Marose ci sono uomini d’affari e ragazzini vestiti con l’abito da marinaretti.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
E sì, ci saranno avvocati, notai, alcuni forse discutono di alta finanza e c’è anche una figura non meno importante: lo spazzino.
In un altro scatto di Fontane Marose si nota un curioso particolare: nei pressi del lampione ci sono il cesto e la ramazza, poi c’è uno strano contenitore.
Che sia un cassonetto d’epoca? E se non lo è qualcuno di voi sa di cosa si tratti?
Scendiamo in San Lorenzo e qui la folla è ancora numerosa.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
E ancora ecco l’uomo che fa in modo che le dame genovesi non si sporchino il bordo dell’abito, è grazie a lui se le strade sono pulite.
E poi se scendete a Caricamento ecco cosa vedrete, all’epoca questa era Via Carlo Alberto.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
Fate caso alla parte sinistra dell’immagine, in ombra c’è un uomo seduto su un gradino.
Sarà un mendicante?
Certe vite vengono dimenticate, restano lì, in un angolo.
Eppure c’è anche lui in questa fotografia, c’è anche l’uomo seduto per terra.
E ci sono le insegne, tra le altre una indica la trattoria e una si riferisce a un negozio che vende turaccioli di Spagna.
Un cavallo, un calessino e lì accanto chi c’è? Sempre lui, lo spazzino!
E ancora, andiamo in Piazza del Principe.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
Un carro con le botti, un altro mezzo che ha come destinazione Rivarolo e poi gli uomini con la ramazza e il cesto, uno dei due sembra che si sia accorto del fotografo.
E osservate la strada, mi sembra piuttosto pulita.
E questa è Corso Andrea Podestà, nel quartiere di Carignano.
Si va al passeggio, c’è chi porta fuori il cane e i bambini giocano per la strada.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
Marito e moglie camminano fianco a fianco, lui pare avere un bastone.
E lì in primo piano ci sono due bimbetti e ancora l’uomo con il cesto e la scopa.
E naturalmente se si va a zonzo con me si finisce sempre nei caruggi!
Eccoci in Soziglia, in un giorno qualunque, come sempre qui c’è un sacco di gente, questi siamo noi, in un altro tempo.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
E anche nei vicoli si incontrano vite che sono romanzi, poesie e supposizioni.
C’è la bimba con il cagnolino al guinzaglio e una donna di una certa età dall’aspetto severo, sembra immersa nei suoi pensieri.
La ragazza con lo scialle è innamorata, ne sono certa, ha quel fare quasi svagato, pare che quasi non si accorga delle persone che la circondano.
E colei che invece si vede di spalle al centro della foto è una madre di famiglia e corre a casa dai suoi bambini, ha il passo svelto e deciso.
E poi c’è un gruppo di amiche.
Sono eleganti e raffinate, indossano vezzosi cappellini, direi che sono uscite insieme a far compere.
In mano reggono dei pacchi, secondo me hanno comprato delle stoffe per rinnovare il guardaroba.
E chiacchierano, lo shopping non è ancora terminato, ci giurerei!
Chino sulla strada, di fronte a loro, c’è un uomo.
Ha la scopa, il capiente secchio e una paletta.
E compie il suo lavoro a beneficio di tutta la comunità.
In quanti scatti ho trovato gli spazzini!
In ogni strada e in ogni piazza della Superba c’erano anche loro, preziosi custodi della bellezza di Genova.
























































































