Bernabò e Ginevra, una storia d’amore e tradimenti

C’era una volta un gruppo di mercanti e il caso volle che si trovassero insieme in un albergo di Parigi.
Il primo prese a dire che ignorava cosa facesse sua moglie , quando lui era via, ma che lui, in ogni caso, amava dilettarsi in avventure con diverse fanciulle.
Il secondo parve d’accordo: sì, anch’io mi do da fare e certo mia moglie non sarà da meno, in mia assenza.
Il terzo si trovò pure concorde, tutti parevano pensarla alla stessa maniera.
Solo uno, un certo Bernabò Lomellini da Genova, dissentì da questi ragionamenti.
No, disse Bernabò, mia moglie è la più virtuosa, la più diletta e casta sposa che si potrebbe desiderare! E per di più è donna che sa leggere, scrivere e fare una ragione!
Uno della compagnia, un tale Ambrogiuolo, cercò di dissuaderlo.
Ma come, caro Bernabò, davvero credi che una donna, lasciata sola, possa resistere alle lusinghe di uno che la corteggi? Ti dimostrerò che ti sbagli, in occasione del mio prossimo viaggio a Genova sedurrò tua moglie e te ne porterò le prove.
Bernabò, certo della fedeltà della sua sposa, accettò.
Accadde quindi che Ambrogiuolo venne a Genova e scoprì che Ginevra, la moglie di Bernabò, era davvero come il suo consorte l’aveva descritta, udì di lei cose meravigliose.
Che guaio! Come rimediare? Con l’aiuto di una domestica, Ambrogiuolo, nascosto in una cassa, si fece portare nella stanza della signora e quando lei cade nel sonno uscì dalla cassa.
Studiò bene gli arredi, sottrasse alcuni oggetti di lei poi si avvicinò al letto, alzò il lenzuolo e scrutò attentamente la giovane donna nella sua nudità: sotto il seno sinistro aveva un piccolo neo.


Tornato a Parigi, Ambrogiuolo si presentò da Bernabò, disegnò la stanza e mostrò le cose che sostenne essergli state consegnate da Ginevra.
Bernabò non ci cascò.
Eh no, disse, potrebbe aver ricevuto quegli oggetti dalla servitù, che avrebbe anche potuto descrivere la camera da letto.
Solo di fronte alla descrizione del piccolo neo il poverò Bernabò vacillò.
Sicché, in fretta e furia prese la strada per Genova e senza nemmeno andare a casa, mandò lì un suo servitore, verso il quale nutriva grande fiducia, perchè uccidesse Ginevra.
Il servitore ci provò ma Ginevra, disperata, chiese spiegazioni, perchè il marito la vuole morta?
Il servitore lo ignora ma, impietosito, lascia scappare Ginevra.
E cosa poteva fare lei, sola, in giro per il mondo?
Si tagliò i capelli, si travestì da uomo, prese il nome di Sicuran da Finale e si imbarcò su una nave diretta ad Alessandria.
Tra le varie peregrinazioni, Sicuran finì a San Giovanni d’Acri, dove c’era una grande fiera con molti mercanti veneziani e genovesi.
E lì, in un fondaco, vide le sue gioie, quelle che, a sua insaputa, Ambrogiuolo le aveva sottratto.
Così lo avvicinò, chiese notizie e scoprì la ragione della rabbia del marito.
Così Sicuran da Finale o meglio Ginevra Lomellini , tornando in Alessandria, fece in modo che venisse portato lì il marito e che Ambrogiuolo confessasse davanti a lui.
Inutile dirvi come ci rimase il povero Bernabò quando capì di essersi sbagliato su sua moglie!
Inutile dirvi come fu felice, quando Sicuran da Finale si tolse le vesti e mostrò chi era in realtà, la povera, virtuosa Ginevra!
Inutile dirvi che Ambrogiuolo fece una gran brutta fine: fu legato a un palo, unto di miele e ucciso da mosche, vespe e tafani.
E così rimase lo ‘ngannatore a pié dell’ingannato.
Con queste parole termina la storia di Bernabò e della sua casta sposa Ginevra.
La narra Giovanni Boccaccio nel suo Decameron e fu d’ispirazione a William Shakespeare per un episodio del suo Cimbelino.

8 pensieri su “Bernabò e Ginevra, una storia d’amore e tradimenti

  1. Che bella Miss…. anche se io non ci sarei tornata con uno come Bernabò che vuole farmi sopprimere! Nei tuoi racconti, le donne hanno sempre una marcia in più, parli di eroi, di nobili e uomini coraggiosi ma se c’è una donna di mezzo è sempre la protagonista indiscussa che offusca tutti gli altri. La storia è stat fatta anche da loro, giustamente e le avventure a loro legate hanno un qualcosa di davvero coinvolgente. Una bellissima storia, brava.

    • Grazie, tesoro…io non ci avevo fatto caso che quando parlo di donne attribuisco loro un valore aggiunto…beh, forse perchè, se le scelgo è perché mi affascinano, in qualche maniera.
      Comunque, in questo caso, è proprio bella la novella di Boccaccio, assolutamente geniale…

  2. Devo dire che la signora Ginevra è stata davvero una signora. Immagino la delusione covata nel cuore all’idea che suo marito non abbia chiesto nulla a lei credendo ciecamente alle prove di quel malandrino di Ambrogiuolo che, pur di avere ragione, ha messo su una truffa bella e buona. In amore bisognerebbe avere una fiducia direi soprannaturale e la storia fra Barnabò e Ginevra lo insegna, e il primo a trarne insegnamento sarà proprio Barnabò. Il senso di colpa mi pare una giusta pena. 🙂

    • Direi, Matte, come minimo…sono belle queste figure così ideali, superiori a tutto e a tutti, incapaci di risentimento e di rivalsa.
      La rivalsa di Ginevra è stata l’affermazione della propria correttezza.

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