È un dipinto magnifico a restituirci la dolce rappresentazione dell’Annunciazione, in una ricchezza compositiva nella quale nulla è lasciato al caso.
Ogni gesto, ogni tessuto, ogni oggetto minuto è parte fondamentale dell’opera dipinta dall’artista fiammingo Jan Provoost tra il 1509 e il 1515 ed esposta a Palazzo Bianco di Genova.
Il grandioso dipinto, secondo alcuni studi, è considerato in realtà la parte centrale di un Trittico detto di San Colombano in quanto proveniente dalla Chiesa dell’Ospedale dei Cronici appunto dedicata al citato Santo.
Negli scomparti laterali di questo trittico si trovavano i ritratti di San Pietro e Santa Elisabetta d’Ungheria, anche questi dipinti sono esposti a Palazzo Bianco.
Come chiaramente specificato sul sito del Museo, su questa ipotesi che le tre opere appartenessero a un trittico le opinioni non sono tutte concordi, vi mostrerò comunque in una diversa occasione i dipinti dei due santi sempre attribuiti a Provoost, lasciando oggi la luce sulla magnifica Annunciazione.
Tutto si compie in un ambiente sontuoso e tuttavia, a suo modo, domestico.
Maria ha questa grazia lieve, i capelli lunghi e biondi, porta un abito riccamente rifinito con preziose passamanerie.
Con le dita sottili trattiene le pagine di un libro di preghiere.
E nel bordo del suo manto sono intessute le parole latine del Salve Regina.
L’angelo etereo e dalla diafana beltà così si rivolge a lei.
E anche le sue mani paiono porgere a Maria l’annuncio della parola di Dio.
L’abito celeste cade morbido in un drappeggio delicato.
E leggera, tra le due figure, si libra la colomba che rappresenta lo Spirito Santo.
Maria è sovrana, l’aureola è la sua corona e la sua postura è regale e solenne.
Nella sua stanza, oltre al letto con il con il baldacchino, vi sono gli oggetti del suo quotidiano come il cestino di vimini con il cucito.
Il divanetto rosso e il candeliere con la candela accesa.
In un angolo un ritroso gattino assiste alla scena che anche noi vediamo.
Questo è uno dei dipinti che più amo tra quelli esposti ai Musei di Strada Nuova, mi meravigliano i contrasti di colore, il senso di leggerezza e di grazia che emanano queste figure e la loro composta leggiadria.
Così, grazie al talento di Jan Provoost, lo sguardo ritrova il mistero e la sua bellezza: Maria, l’Arcangelo Gabriele e la dolcezza dell’Annunciazione.













