Una cartolina da Staglieno

È un’immagine del passato, una cartolina nella quale si apprezza un veduta del Porticato Inferiore a Levante del Cimitero Monumentale di Staglieno.
È un’immagine di un tempo diverso che ci viene così restituito e svela la cura riservata a questo luogo.
Ed è un candore, una bellezza di gesti, un’armonia di statue e capolavori che ancora oggi possiamo ammirare: sono i custodi dell’eterno sonno di coloro che riposano in queste tombe.
Colpisce lo sguardo l’abbondanza delle ricche ghirlande composte da piccole foglie, fiori e boccioli intrecciati a nastri secondo il gusto e lo stile del tempo.
Si distinguono poi i portacandele in vetro, armoniosi dettagli che spesso, purtroppo, si sono ormai perduti.
E sguardi di angeli, braccia protese, mani giunte in preghiera.
Il silenzio, l’antica e mistica bellezza del Cimitero Monumentale di Staglieno.

La leggerezza di un angelo

Così si avvicina, piano.
Con questa dolcezza si approssima alla porta che racchiude respiri e misteri e che si apre sull’eternità.
Così resta il dolce angelo posto sulla tomba della famiglia Dassori, la scultura risalente al 1906 è opera di Luigi Beltrami ed è collocata nel Porticato Inferiore a Levante del Cimitero Monumentale di Staglieno.

Così la creatura celeste si accosta con grazia all’uscio chiuso.

È un angelo etereo, così sottile e leggero, la sua veste cade con quei drappeggi sulle sue membra, le ali grandi sono la sua forza e la sua bellezza.
Con una mano regge un lembo dell’abito, il suo sguardo vede oltre e verso l’ignoto.

La sua postura, poi, è una sorta di gioco di curve dal quale si percepisce un senso di assoluta lievità e di splendida armonia.

I capelli cadono morbidi sul suo collo, gli occhi paiono cercare ciò che lo sguardo umano non sa vedere.

E così rimane, davanti alla porta, nell’inesplicabile mistero dell’eternità l’angelo affabile, così dolce e così lieve.

Un angelo pensieroso

È un angelo colmo di grazia, uno di quelli che torno sempre a salutare quando mi trovo al Cimitero Monumentale di Staglieno.
Siede, assorto nei suoi indistinguibili pensieri, a guardia della tomba della Famiglia Cristoffanini ed è opera di Ezio Rigacci che scolpì questa mirabile statua nel 1919.

L’opera è collocata nel porticato semicircolare e la figura dell’angelo è così accarezzata dalla luce che sfiora leggera la curva delle sue ali e la morbidezza dei suoi boccoli.

L’angelo imbronciato tiene la testa tra le mani, forse immerso in una sua lenta preghiera o forse semplicemente custode del tempo, dei pensieri, delle emozioni passate e delle gioie del cuore.

Con questa grazia annoiata, in questa assoluta distanza dalle cose terrene e fragili, in un respiro che lega l’eternità alle umane vicende terrene.

È un angelo pensieroso e così là resta, tra la luce e l’ombra, nella sua ritrosa bellezza così ricca di mistero.

Una fanciulla e un angelo

C’era il sole, in un giorno d’autunno.
Là, lungo i viali e su per certi gradini nella zona del Boschetto Irregolare del Cimitero Monumentale di Staglieno.
In questo luogo lo sguardo sa trovare frammenti di emozioni, tracce di esistenze perdute, memorie e sguardi perduti.
E c’era questa luce brillante e chiara e così si è posata sui lunghi capelli di lei, poi ha rischiarato la creatura celeste assorta nella sua devota preghiera.
Una fanciulla e un angelo, una mistica armonia.

Le meraviglie della Chiesa del Gesù

“Da Piazza Nuova entrando nella strada de’ Sellari, che rimane sotto il braccio orientale del pubblico palazzo, entrasi alla chiesa di Sant’Ambrogio. Questo vago, ricco e magnifico tempio ha una facciata in pietra con pilastri… Tre porte di marmi adorne danno ingresso a tre navi. Sopra quella di mezzo è un’iscrizione che annunzia la riedificazione della Chiesa nel 1589 per opera dei Signori Marchesi Pallavicini.”

Così narra di questa celebre chiesa genovese lo sconosciuto autore di un magnifico libro edito da Sagep nel 1974 e intitolato Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818.
Le strade hanno mutato nome, la citata Piazza Nuova è la nostra Piazza Matteotti sulla quale ancora si affaccia la splendida e ricca Chiesa del Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea.

Autentico capolavoro barocco, la Chiesa del Gesù racchiude opere di valenti artisti tra i quali Pieter Paul Rubens, Giovanni Andrea de Ferrari, Guido Reni, Domenico Piola, Domenico Fiasella, Simon Vouet e Bernardo Castello.
Ritorno sempre volentieri in questa chiesa, quando sono in centro mi capita spesso di entrare e di mettermi seduta, sovente mi è capitato di trovarci un ragazzo che suona l’organo ed è ancora più suggestivo ammirare certe meraviglie con un sottofondo di note.

E nell’invitarvi a visitare questa chiesa soffermandovi sulle opere dei citati artisti con questo mio racconto vorrei esortarvi ad alzare gli occhi verso l’alto, lassù c’è l’autentica bellezza e non è soltanto nei gesti di questi angeli scolpiti nel marmo.

Guardate la cupola, con i suoi colori vividi e vivaci, cielo e paradiso sono lassù e sono in questa straordinaria armonia di sfumature.

E poi giochi di luce e di ombre, sfumature di oro e gesti carichi di misticismo.

E là, nella chiesa del Gesù, dovrete guardare con maggiore attenzione, lassù, sui soffitti delle navate potrete infatti scorgere certi dettagli davvero particolari, la prima volta che li ho notati sono rimasta stupefatta.
Sono angeli e cherubini o figure diverse che appaiono staccate dallo sfondo come se fossero cartelami e cioè sagome delle quali si distinguono distintamente i contorni.
Questo stratagemma stilistico, se così si può dire, crea un gioco straordinario di proporzioni.

Osservate la grande croce così sorretta dalle molte figure celesti, in questa magnifica prospettiva.

Osservate l’angelo e notate il lembo del suo manto bianco che pare cadere sugli ori della decorazione e osservate la sua ala palpitante.

È una continua meraviglia di movimenti, sguardi e armonie.

Sono giochi di contrasti e di luci, questo è lo stupore autentico che suscita la vera bellezza, ogni volta poi per me è un continuo ricercare una nuova maniera di guardare perché, anche se a volte sembriamo dimenticarlo, siamo capaci di osservare anche con occhi diversi.

Sono sontuose e movimentate queste decorazioni, mi lascia sempre meravigliata notarle così distaccate dallo sfondo, è il tocco geniale di abili artisti e merita che lo ammiriate con i vostri occhi.

Ed è per me un magnifico privilegio poter ritornare ancora in questa chiesa e alzare lo sguardo verso questa grandiosa bellezza che qualcuno ha saputo immaginare per regalarla anche noi che apparteniamo a un tempo diverso.

Tra le statue, i marmi e i pregiati dipinti che arricchiscono questa antica chiesa genovese.

Là, dove la luce filtra e sfiora le figure che si librano sui soffitti della Chiesa del Gesù.

Nella Chiesa di San Luca

È un’antica e piccola chiesa nei caruggi di Genova, uno scrigno di tesori preziosi: è la chiesa di San Luca, un tempo parrocchia gentilizia degli Spinola e dei Grimaldi.
Racchiude tra le sue vetuste mura opere mirabili di valenti artisti, sono pitture, sculture e affreschi che rendono questa chiesa un vero gioiello.
Ora vi porterò al cospetto di una delle sue meraviglie, è un magnifico gioco di colori, di luci e ombre lasciatoci dal talento di Domenico Piola, pittore vissuto nel ‘600 e appartenente a una famiglia che annoverava numerosi altri artisti.
E là, nella chiesa di San Luca, l’estro creativo di Piola ha lasciato a noi bellezza e armonia nei gesti e nei tratti di una potente e delicata creatura celeste.
L’angelo sovrasta il fonte battesimale, con la sua lievità pare librarsi in uno spazio che ha una sua mistica dimensione.
La mano rivolta verso il cielo e verso l’eternità, le ali ampie, i riccioli come smossi da vento leggero che sospinge anche il manto azzurro, lo sguardo saldo e amorevole.
Tra la terra e il cielo, nel silenzio dell’antica Chiesa di San Luca.

La luce, semplicemente

Una figura sottile, insieme ad altre compone un maestoso monumento funebre.
I capelli morbidi, così raccolti, il capo reclinato, il dolce viso dai tratti delicati velato leggermente dall’ombra.
I drappeggi dell’abito, le fattezze perfette di una creatura celeste colma di grazia.
E la luce, semplicemente.
Così radiosa sui contorni delle ali palpitanti, sulla stoffa che si immagina impalpabile e lieve, sugli odorosi fiori appena sbocciati.
Semplicemente la luce così accarezza la beltà dell’angelo.

Monumento Capurro
Cimitero Monumentale di Staglieno

La mistica bellezza di un angelo

È un angelo bellissimo e nel suo mistico silenzio custodisce l’eterno sonno della famiglia Oneto.
L’opera pregiata dello scultore Antonio Rota risale al lontano 1879 e rappresenta l’Angelo della Redenzione, come ben specifica lo studioso Ferdinando Resasco.
Questo candido marmo sa trasmettere intense e variegate emozioni: si colgono in quella gestualità viva e armoniosa, nella vibrante bellezza di quello sguardo portatore di serenità, questa figura celeste sa davvero suscitare una varietà di sensazioni diverse.
L’angelo indossa una candida tunica orlata di lucente oro e sapientemente drappeggiata, i toni dorati illuminano anche la grande croce che l’angelo regge con la sua mano sinistra.
Le ali ampie sono aperte e sembrano quasi fremere leggere nell’aria.

L’angelo ha il viso dai tratti regolari così incorniciato da boccoli composti, i capelli cadono poi sul suo collo.
Tiene le labbra serrate ma sembra parlare con la bellezza assoluta del suo sguardo.
I suoi occhi trasmettono amore, cura, accudimento, pace e serenità.
I suoi occhi narrano di un viaggio che si compie sotto la sua protezione, nell’abbraccio sicuro che difende e conduce alla salvezza.

È un angelo protettivo, fraterno e rassicurante, porge la sua mano e nel compiere questo gesto pare davvero pronunciare certe parole.
Vieni con me, vieni e non avere paura.
Abbi fiducia, speranza e fede in Dio.
Posa le tue dita sulle mie, non avere timore.

Nel perfetto equilibrio delle sue fattezze, forte, temerario ed immortale, l’angelo si erge maestoso nella sua gloriosa beltà.
Con questo fremito, con questa straordinaria armonia.

E resta, custode del mistero e dell’eternità, magnifico angelo celeste scolpito da Antonio Rota.

Tanti auguri di Buon Natale!

Ed ecco le mie parole per questo giorno di festa, come ogni anno ci tengo anche a ringraziarvi per la vostra presenza e per i vostri entusiasmi.
A portare i miei auguri è un dolce angioletto biondo con la coroncina in testa, le ali bianche e l’espressione sognante.
Se ne sta accanto all’abete decorato con le candeline e con gli addobbi dorati, con la bella atmosfera di questo tempo.
Spero che trascorriate giorni sereni e sotto al vostro albero vi auguro di trovare la bellezza che cercate, progetti per il futuro e la gioia vera che ognuno di noi si merita.
Buon Natale a tutti voi!

Un raggio di luce

È un angelo dalle braccia forti e  vigorose, saldo vigila sul sonno di certi defunti.
Ha ali ampie, sguardo pensieroso e pare assorto in certi segreti per noi incomprensibili.
E resta, sicuro e solitario, sulla soglia dell’ignoto.
In questa galleria dove quasi sempre regna l’ombra: sui marmi, sui nomi incisi, sui fiori e sulle parole.
E poi, in un pomeriggio di dicembre, il sole.
Ed è soltanto un raggio di luce splendente a posarsi glorioso su una piega di quella veste, scivolando giù sui gradini e sulla bellezza misteriosa di un angelo.

 

Monumento Mantero di Lorenzo Orengo – 1895