Sulla riva del mare

Sulla riva del mare, con un costumino leggero, la frangetta e una pallina in una mano.
Sulla riva del mare, per un attimo in posa per la fotografia ma poi che libertà, correre e giocare nell’acqua!

Sulla riva del mare, una giovane mamma, i suoi bambini e probabilmente la loro nonna.
Su una spiaggia di sassi, con semplicità, con un sorriso, i costumi scuri e un fazzoletto in testa, con una gioia nel cuore che non si sa spiegare.

Là dietro, in lontananza, altre famiglie e altri bambini.
La spiaggia è lo svago di tutti, è il passatempo dei giorni d’estate, è un frammento di vita condivisa che a ognuno lascerà un dolce ricordo.

Così, sulla riva del mare, tra le braccia salde della mamma.
Con questa dolcezza dell’infanzia quando ancora tutto è da scoprire, diventando grandi sulla riva del mare.

Un saluto dal Castello di Paraggi

È un tempo lento e dolce e la quiete scandisce i momenti di un viaggio che richiede pazienza.
Tutto attorno una natura ricca e gloriosa, quasi selvaggia in questo scorcio di una stagione lontana.
Si procede con calma e certo non si sa immaginare che poi, in un certo futuro, su queste strade sfrecceranno veloci autovetture, in questo tempo lento tutto ha un ritmo ben diverso.

E si è come avvinti in una sinfonia di colori, tra i contrasti di mare e cielo.

E lassù l’antico Castello di Paraggi che tutto predomina.

Il mare, silente e saggio, ascolta.
E custodisce dolcezze, risate, sospiri, speranze e desideri di tutti coloro che hanno rivolto lo sguardo verso la sua immensità.
Il mare tutto ricorda, trattiene con sé la memoria di coloro che hanno percorso questa strada respirando il salmastro e alzando gli occhi verso gli alberi possenti.

In questa pace impagabile e meravigliosa.

Da ore lontane e perdute giunge a noi questa cartolina che viaggiò dalla riviera fino a Lodi recando i saluti a un papà e a certi fratelli di cui non conosco il nome.
Conservo questa cartolina insieme alle altre che raccontano la riviera della nostra Liguria come la videro coloro che vennero prima di noi.
E da quel tempo a voi invio un caro saluto dal Castello di Paraggi.

Il colore verde

Il colore verde è grazia, leggerezza e incanto, nella sinfonia dei rami degli alberi davanti al panorama dei monti che circondano la mia Fontanigorda.

Il colore verde ha infinite sfumature che divengono sempre più accese con l’approssimarsi dell’estate.

Il colore verde è intenso, vitale, brioso, nella prospettiva sempre amata del Bosco delle Fate.

Il colore verde è vibrante e vivace, si veste dell’umidità dei muschi e della tenerezza delle piantine appena cresciute.

Il colore verde è respiro, afflato, battito del bosco.

È anima e mistero, culla della vita e della rinascita.

Il colore verde profuma di giovinezza e al tempo stesso di saggezza autentica, il colore verde è la voce della terra.

Accoglie, nel suo cuore, l’infinito del cielo.

E si snoda in straordinarie complessità.

Accudisce piccoli fiori selvatici, insetti e creature.

E si svela nella perfezione delle foglie.

Accompagna il cammino lungo il sentiero, custode della bellezza e degli orizzonti.

Con questa meraviglia l’immensità del creato a noi si dona, nella leggiadra armonia del colore verde.

Sui petali, a Fontanigorda

E così, librandosi in volo verso un fiore che sboccia libero al margine della strada che a Fontanigorda conduce all’incantato Bosco delle Fate.

E ancora, nella dolcezza del clima dolce della Val Trebbia, avvicinarsi alla rosa che gentile si apre al sole.

Lassù, tra i prati e i boschi, gli insetti ronzano beati e felici, così li ho veduti nel corso della mia recente passeggiata nel mio paesino del cuore.
Dondolando su uno stelo, con leggerezza.

E affondando le zampette nel polline, questa è vita, bellezza e felicità!

E poi, ogni piccolo fiore sa essere immenso e straordinario, è pur sempre una questione di punti di vista.

E poi così, in uno splendore di verde lucente, passeggiando su una rosa.

In uno straordinario gioco di contrasti semplicemente inimitabile.

Sui petali, in un giorno di giugno, nella mia Fontanigorda.

Tra le rose di Fontanigorda

E così ho camminato ancora tra le rose di Fontanigorda, là dove l’aria è fresca e pulita.

Le rose dai petali di velluto si stagliano contro l’azzurro.

E i boccioli timidi ancora devono sbocciare.

Rose fluttuanti, generose, leggere.

E profumate, splendide e deliziose, pronte ad accogliere la bella estate.

Le rose eleganti che sempre ho amato e veduto crescere e rifiorire.

Sontuose regine dei giardini e del tempo del sole.

Bianche si aprono una accanto all’altra.

Screziate nella loro magnificenza.

Gareggiano per grazia e beltà.

E alcune, più piccole, dondolano lievi nell’aria di giugno.

Odorose, regali, inimitabili.

Sono le belle rose della mia Fontanigorda, in questo tempo di sole e di luce.

Ad ali spiegate

È bastata solo qualche ora trascorsa ieri nella mia Fontanigorda per ritrovare, ancora, la grazia delle prime farfalle.

Un’armonia perfetta sui fiori selvatici e liberi.

Un incantevole equilibrio che sempre e ancora mi meraviglia.

Sono i nuovi inizi, è il tempo del caldo e del cielo terso.

Ad ali spiegate, con leggerezza.

Maggio 1920: andar per fiori

E sono ore di maggio del 1920, è un tempo luminoso e tiepido, forse una di quelle giornate trascorse tra le gioie più semplici, si capirà poi molto tempo dopo la straordinaria preziosità di quegli istanti.
In compagnia, tra amiche o forse sorelle e cugine.
Con la camiciola rifinita da candido pizzo, una collana lunga, i cappelli raffinati.
E con questa grazia così spontanea e naturale, non c’è nulla di studiato nei modi e negli sguardi.

Con i fiori raccolti sui prati, i sorrisi allegri e felici, le espressioni così rilassate.

E gli stivaletti con i tacchi a rocchetto chiusi da fiocchi o da stringhe ben tirate.

In un giorno di maggio del 1920.
E colei che più colpisce la mia attenzione è una giovane donna quasi misteriosa, così aggraziata con il suo soprabito chiaro, stringe tra le mani un mazzo di fiori selvatici.
E ha una finezza innata e inimitabile, è femminile, elegante e al tempo stesso semplice.

Come dubbiosa porta la mano alla bocca, forse scruta il panorama o divaga con la fantasia, forse ricorda o pensa a qualcuno che le è caro.
E non vediamo il suo viso leggiadro che rimane così coperto dal raffinatissimo fiocco che decora il suo cappello.

Ah, i cappelli!
Le giovani donne ritratte un questa fotografia fanno a gara a chi indossa il più fastoso, a dir la verità a me sembrano tutti deliziosi.
Un sorrisino, una luce negli occhi, la gioia di quegli istanti irripetibili colmi di rasserenante leggerezza.

L’aria era fresca, la luce chiara, i prati brillavano di verde e si andava per fiori, in un giorno di maggio del 1920.

Torriglia: ad Aldo Gastaldi, il grande Partigiano

A Torriglia, rinomata località dell’entroterra ligure e nel passato scenario di vicende partigiane, si conserva la memoria di uno uomo che fu figura cardine e guida del movimento partigiano a Genova.
Il suo nome è noto e celebrato: Aldo Gastaldi, detto Bisagno.

E le parole tramandate nella pietra sono scritte in ricordo di lui e delle sue gesta sul monumento commemorativo collocato in questa piazza a lui dedicata.

Sotto il sole che scalda la Val Trebbia vive così, ancora forte e potente, la memoria di Bisagno e di coloro che lo seguirono nella strenua lotta partigiana compiuta con coraggio in questi boschi e in questa valle.

Con un profondo senso di gratitudine e di stima per i partigiani.

Bisagno, grande partigiano e Comandante della Divisione Cichero, come molti suoi compagni non visse la stagione di libertà e democrazia che egli stesso aveva contribuito a realizzare per la nostra nazione, cadde infatti il 21 Maggio 1945.

Rimane a noi la memoria di lui e dei suoi compagni.

Se vi recate a Torriglia cercate anche voi il luogo nel quale si ricorda la grandezza di Aldo Gastaldi, detto Bisagno, il grande Partigiano Comandante della Cichero.

Le bambine di La Spezia

Le bambine di La Spezia sono due bellissime piccoline.
Indossano identiche maglie che sembrano fatte all’uncinetto forse dalle mani amorose di una nonna, ognuna di loro porta al collo una catenina con dei ciondolini.
E appena le ho vedute ho pensato che la loro mamma doveva essere una giovane aggraziata ed elegante, perché scegliere per due bambine dei cappellini così deliziosi non è da tutti!
Sono cappellini alla moda con una una piuma vezzosa, una vera finezza secondo di dettami dello stile degli anni ‘20.
Le bambine di La Spezia portavano quei nomi che oggi mi pare non si usino più, lo so perché a tergo del loro ritratto si leggono queste parole:

Con tutto il loro cuoricino alla zia e cugini.
Marisa e Nicla
27/7/29

All’epoca non c’era l’immediatezza dei moderni mezzi di comunicazione e allora si faceva in questa maniera: si andava dal fotografo, ci si metteva in posa e così si aveva la foto ricordo da inviare ad amici e parenti.
A pensarci bene anche nella seconda metà del ‘900 le cose erano ben diverse da adesso, anche se a farci le fotografie nel nostro caso erano spesso i nostri genitori.
Le due bambine invece furono ritratte nello Studio del Cavalier Greco di La Spezia, tutte composte e un po’ intimidite con i loro cappellini e i loro sguardi innocenti sul mondo e sul futuro.
Loro sono Marisa e Nicla, con i loro pochi anni e tutta la vita davanti.

Bogliasco: il Monumento ai Caduti di Gaetano Olivari

Camminando nella bella Bogliasco, in Piazza Trento e Trieste, si ammira un monumento eretto ai caduti e opera del professor Gaetano Olivari, stimato artista e autore di numerose sculture site nel Cimitero Monumentale di Staglieno.

La scultura bronzea venne inaugurata nel 1924 e si distingue per il senso del movimento delle due figure.

La rappresentazione della Vittoria Alata è così raffigurata mentre si china sul soldato che stringe tra le dita la bandiera.

C’è una grazia dolcissima nella gestualità della figura allegorica.

Il soldato così si abbandona tra le braccia di lei.

La mano nella mano, con lieve delicatezza.

Nel blu del cielo terso di Bogliasco.

Sul basamento sono collocate lapidi commemorative con i nomi dei caduti e dei morti in combattimento, dei dispersi e dei civili caduti per cause di guerra, vi è inoltre una lapide sul quale è riportato il bollettino della vittoria.

E così tra le belle case di Bogliasco e davanti a una suggestiva chiesetta si ammira l’opera di Gaetano Olivari che così narrò il dramma della guerra.