Percorrendo Salita del Fondaco

Percorrendo Salita del Fondaco il cielo sopra di voi parrà invitarvi ad inoltrarvi in questo caruggio che dalla movimentata Piazza De Ferrari sbuca in Salita dell’Arcivescovato.

E il sole travolge questo modesto caruggetto anche lui di bellezza superba come la città che lo racchiude.

Salita del Fondaco prende il suo nome dai fondaci che, come scrive puntualmente Amedeo Pescio, erano i depositi e gli spacci di vino.
E lì, nei fondi di Palazzo Ducale, c’erano proprio alcuni di questi depositi.

E nel passato c’erano anche diverse attività commerciali, basta sfogliare la Guida Pagano del 1926 e si scoprirà un mondo diverso con i suoi rumori e le sue abitudini.

E infatti qui il Signor Giannini vendeva i suoi vini, poi c’era un negozio di stuoie, uno di tessuti e un mobilificio.
C’erano anche una salumeria e un rinomato ristorante che di certo vendeva piatti prelibati.

E inoltre diverse altre attività erano ospitate all’interno del civico 4, lì c’erano diversi rappresentanti ma c’era anche il Signor Raiteri con le sue confezioni alla moda e pure il Signor Filipazzi che nella sua bella sartoria di certo serviva le esigenti signori genovesi.
E infine c’era anche il signor Corsanego che qui vendeva i suoi fonografi, non sapete cosa darei per poter sbirciare un po’ tra i suoi scaffali!

Qui nell’antica Salita del Fondaco e dei depositi di vino.

Qui dove il cielo di Genova si svela in tutto il suo lucente splendore.

La Corte: una colazione deliziosa nei caruggi

Oggi vi porto con me a fare una deliziosa colazione in un locale bellissimo dove la qualità si unisce allo stile e all’eleganza degli ambienti.
La Corte è il locale di Romanengo situato in Via di Soziglia accanto alla storica confetteria, una colazione qui può divenire un’esperienza dolcemente particolare.

Salon da the, caffè, cioccolateria e gelateria, la Corte vi accoglie nella sua sala impreziosita dagli antichi arredi.
Qui potrete anche trovare piatti leggeri e raffinati per le vostre pause pranzo.

In un luogo che racconta l’antica storia di Romanengo che ho già avuto modo di raccontarvi in passato in  questo post e in questo post.

E nelle vetrinette sono esposte le scatole con le molte delizie.

Una colazione alla Corte è un rito composto da minuziosi e garbati dettagli rari da trovare in questi nostri tempi confusi e distratti.
E così accomodiamoci sulle comode poltroncine e gustiamoci un buon cappuccino.

Le morbide brioches sono una delizia per il palato, nel piattino trovate i semi di cardamomo per aromatizzare l’acqua.

E lo zucchero è in perle come le gocce di rosolio.

Gocce di rosolio che sono una delle celebri raffinatezze prodotte con cura e antica maestria nel Laboratorio di Romanengo, per la vostra colazione ve ne porteranno alcune in un raffinato piattino.

Sotto la luce soffusa di un luogo caldo e piacevolmente accogliente.

Dove ovunque si ritrova lo stile inconfondibile di Romanengo.

Dolcezza, eleganza e genovesità.

Così La Corte si affaccia sull’antica Soziglia, in questi vicoli dove ebbe inizio l’avventura imprenditoriale di Romanengo nel lontano 1780.

Qui potrete anche gustare i loro gelati.

E riscoprire la quieta e magnifica atmosfera di un’esclusiva sala da the.

Con la dolcezza dei bonbon e delle invitanti pastine.

Nella nostra amata Soziglia, nel cuore della Genova antica.

I favolosi cappelli di Via Carlo Felice

Ritornando a camminare nel passato ci ritroviamo in Via Carlo Felice, toponimo che una volta era attribuito alla nostra Via XXV Aprile.
In questo girovagare a ritroso nel tempo faremo la conoscenza di una persona che certo seguì e segnò le mode dell’epoca nel corso di molti anni.
E partiamo dal 1890: in quell’anno la signora Giuseppina Gibello esercita la sua raffinata arte di modista in Campetto e crea favolosi cappelli per le signore e signorine della città, l’attività è indicata nella Guida Pagano di quell’anno.
Nel 1899 la troviamo poi in Via Carlo Felice al numero 15 e in seguito, nel 1902,  il suo negozio sarà al numero 21 di Via Carlo Felice e qui resterà per moltissimi anni.
Ma immaginate l’elegante negozio della Signora Giuseppina?
È un trionfo di trine e sete, velluti e fiocchi, ci sono perle e fiori artificiali da appuntare sui cappelli a tesa larga, la moda di inizio secolo impone una certa leziosità.

Il tempo scorrerà, arriveranno gli anni ‘20 e saranno in voga i cappelli a cloche e la signora Giuseppina sarà ancora lì, pronta ad accontentare la sua esigente clientela con la sua fiorente attività, il suo nome infatti risulta nelle Guide Pagano dell’anno 1922 e dell’anno 1926.
Immagino la signora Giuseppina affabile e attenta, precisa e paziente, fare la modista è un’arte che richiede una certa dedizione.
E di sicuro nel negozio della signora Giuseppina ci saranno state sarte e lavoranti, ad ognuna di loro lei avrà insegnato alcuni segreti del mestiere.
Il tempo passerà ancora e per la Signora Giuseppina verrà il momento di cedere il testimone: una delle mie Guide indica infatti che nel 1934 in Via Carlo Felice 21 c’era il negozio di modista della Signora Emma Repetti.
Chissà se la signora Emma aveva conosciuto la Signora Giuseppina, sarei tanto curiosa di saperlo!

La moda dei cappelli non perse mai il suo fascino, nella Guida del 1937 viene indicata in Via Carlo Felice 21 la modista Pagliari E., lo stesso nome è presente nella Guida del 1959, anche questa attività durò quindi molto tempo.
A conti fatti questo significa che per più di sessant’anni in quell’esercizio commerciale vennero confezionati cappelli alla moda per la gioia delle genovesi.
Questo articolo nasce da una mia personale curiosità perché un bel giorno, passando in Via XXV Aprile, mi sono domandata cosa ci fosse nel passato in quello che sembra un negozio d’epoca per i marmi e le decorazioni che ne abbelliscono gli esterni.
E così ho compiuto una breve e modesta ricerca sulle mie Guide facendo poi queste splendide scoperte.
Per molti e molti anni, in Via Carlo Felice, potevate acquistare favolosi cappelli di ogni foggia, misura e stile.
E trovandovi da quelle parti provate a guardare con gli occhi della fantasia: potrebbe capitarvi di intravedere la fiera Signora Giuseppina nel suo magnifico negozio di cappelli.

Camminando nel passato di Caricamento

Tic tac, tic tac, è ripartita ancora la macchina del tempo e grazie ai dettagli di una mia bella cartolina ce ne andiamo nella Genova del passato e in uno dei suoi luoghi frementi di vita e di commerci.
Siamo in Piazza Caricamento che prende il suo nome dal caricamento delle merci che qui veniva effettuato a partire dalla metà dell’Ottocento.
C’è una sorta di chiosco e un continuo andirivieni di gente.

E poi carri, carretti, cavalli, una confusioni di voci e di suoni.

Ecco la figura di Raffaele Rubattino, armatore dei Mille, così raffigurato nella statua opera di Augusto Rivalta.
Come si noterà la solenne figura del Rubattino è rivolta verso ponente mentre ai giorni nostri egli guarda il mare.
E osserviamo bene la palazzata di Caricamento: sotto a certe finestre si scorge chiaramente un’insegna.

È quella del celebre Albergo del Raschianino o della Felicità, reso famoso da certi patrioti.

Infatti, come ancora ricorda una targa marmorea affissa sull’edificio, qui si trovarono i volontari della Spedizione dei Mille pronti ad imbarcarsi sul Piemonte e sul Lombardo al seguito del Generale Garibaldi.
Di quel loro soggiorno all’Hotel Raschianino ho già avuto modo di scrivere diverso tempo fa in questo post.

Proprio a fianco al Raschianino ecco un’altra vecchia gloria cittadina: è l’Hotel Smith con le sue camere con vista.

Continuiamo a passeggiare per Caricamento, qui è tutto un cigolio di ruote di carri e sono cataste di casse e di merci, c’è gran da fare da queste parti.
Ma cosa ci sarà là dietro?

Di sicuro c’è la bottega di un liquorista che di certo è molto frequentata, del resta è in una posizione decisamente strategica.

E tutto attorno la vita è frenetica e pare non fermarsi mai.

Ora, come già sappiamo, Raffaele Rubattino se ne sta là rivolto verso il mare e da qualche tempo lì intorno sono stati posizionati degli alberi che ancora devono crescere.

Guardando con occhi diversi, tuttavia, si può ancora vedere l’antica Caricamento e quel suo lontano passato.

Camminando nel passato di Piazza Ponticello

Tic tac, tic tac, così riparte inesorabile la mia macchina del tempo e ci porta ancora una volta in un luogo perduto di Genova, quella Piazza Ponticello che a metà degli anni ‘30 verrà demolita e scomparirà per lasciar spazio a quella Genova Nuova che sorgerà tra Piazza Dante e Via XX Settembre.
Tempo fa, nel mio girovagare per le strade di Genova, trovai una traccia di Piazza Ponticello e quella fu davvero un’emozione grande e la descrissi così in questo post, fu davvero come ritornare ad un passato scomparso.
E quell’emozione ritorna, oggi, nell’attraversare Piazza Ponticello scrutando i dettagli di una mia bella cartolina che ci restituisce intatto quel mondo lontano.
Vivace, convulsa, una baraonda di vita e di voci, di suoni e di profumi, così doveva essere Piazza Ponticello.
In lontananza si staglia la prospettiva di Via Fieschi e in primo piano si nota un ragazzino vestito alla marinara: è voltato verso la Piazza e pare invitarci ad andare con lui alla scoperta di questo luogo a lui caro.

Sul muro è affisso un manifesto della Singer, fortunate le giovani donne del tempo che hanno una macchina da cucire a pedale con la quale confezionano gli abiti e ciò che è necessario!
Lì accanto c’è l’ingresso di una bottiglieria dove si serve vino buono per brindare alla bellezza della vita.

Al piano superiore ecco le insegne di altre attività, la sartoria avrà di certo buoni affari in Piazza Ponticello.

Ecco ancora la sartoria del Signor Cosimini, con il suo bel bancone di legno, le stoffe lisce e pregiate, le scatole ricolme di bottoni e nastri.
E osservate con attenzione il dettaglio di questo frammento di cartolina.
A sinistra si nota una tenda tirata in fuori e su di esse è impresso il nome dell’attività: è la leggendaria Cremeria Buonafede che qui aveva una delle sue sedi.
Ai giorni nostri, per la gioia di genovesi e visitatori la panna e le altre delizie di Buonafede si trovano ancora in Via Luccoli e in Via degli Orefici.

In questo istante del passato, invece, in Piazza Ponticello si fa la fila per assicurarsi una dolce ricompensa e c’è anche un piccoletto con tanto di braghe corte e bretelle, se ne sta lì impaziente e desideroso di assaporare quella bontà!

Quanto è briosa questa Piazza Ponticello, la percorrono massaie trafelate, elegantoni con raffinate pagliette e lavoratori che non si risparmiano: guardate bene, dietro al bambinetto in primo piano con il cappello c’è un uomo che trascina un carretto e un po’ più a destra un tale che trasporta una piccola botte.
In Ponticello trovate poi una fornita farmacia e alla Trattoria Fieschi tutto è pronto per accontentare i palati più esigenti.

Ecco ancora un altro lavoratore con un pesante pacco sulla schiena, doveva essere dura a quei tempi, se ci pensate.
Al centro della Piazza zampilla l’acqua nella fontana: è il celebre barchile che oggi è collocato in Campetto.
Un tempo era qui, tra i i suoni e i colori di questa piazza.

Questa era Piazza Ponticello, colorata, popolare, allegra, fremente di vita e di voci e a volte, come per una misteriosa magia, pare ancora tutto reale e presente.

Le botteghe di Via di Ravecca nel 1926

Ritornando a camminare nel passato vi porto con me nella nostra Via di Ravecca, andremo per botteghe seguendo le indicazioni della Guida Pagano del 1926, un volume formidabile per compiere veri e propri viaggi nel tempo.
Via di Ravecca è una strada di grande passaggio e fermento, qui ci sono ben sei macellerie, tre rivendite di vini e sette osterie che offrono delizie fumanti agli avventori.
Ci sono due rivendite di torte e farinate, una friggitoria, diverse latterie e pizzicagnoli e salumai con i banconi pieni di merce, fruttivendoli e carbonai.

E il cielo è spazzato dal vento, sopra Via di Ravecca.

Attraversando queste antiche strade, come ben sapete spesso mi domando cosa ci fosse un tempo in quei luoghi che, oggi occupati da nuove attività, ancora conservano traccia di ciò che erano: lo si comprende dai marmi che incorniciano gli ingressi, dai numeri civici evidentemente antichi.
Ad esempio, al 26 e 28 rosso di Via di Ravecca c’era il magnifico negozio della Signora Emma Cereghino che vendeva ottime paste alimentari.

Ed è facile immaginare la coda dei clienti che pazienti fanno la fila davanti al negozio della Signora Emma.

Lì accanto, come si può ben vedere, si vendevano ottime trippe.

Malgrado noi, malgrado la nostra inevitabile distrazione luoghi come questo custodiscono ancora gelosamente le loro storie, le vicende di coloro che attraversarono queste vie e l’eco delle voci che qui risuonarono.
È l’anima dei luoghi a superare il tempo e ad essere ancora, in qualche modo, presente.
E percorrendo Via di Ravecca in quel 1926 avreste trovato ben tre diverse drogherie odorose di spezie, negozi di commestibili e panifici che sfornavano profumate specialità.

Uno di questi era il panificio del Signor Trucco, collocato al 36 rosso di Via di Ravecca, chissà che buona doveva essere la sua focaccia!

Il tempo sfuma le memorie, il presente si sovrappone a ciò che è ormai trascorso e la vita assume nuovi colori e diverse intensità.

Eppure a volte, in questi luoghi antichi, il passato e il presente si sfiorano come la luce e l’ombra in un giorno d’estate in Via di Ravecca.

Gennaio 1925: i 50 anni della Ditta Odone

Ritornando indietro negli anni con la mia macchina del tempo ecco che ci ritroviamo a passeggiare ancora nel salotto buono di Genova, in quella Via Luccoli che l’attento cronista del quotidiano Il Lavoro definisce la strada delle signore in un articolo del 23 Gennaio 1925.

In questa elegante via genovese, scrive il giornalista, c’è una bella novità: i fratelli Odone, infatti, hanno trasformato la Piazzetta Chighizola in un centro di eleganza, ingrandendo gli spazi dei loro magazzini e offrendo al pubblico nuove scintillanti vetrine dove esporre i loro ricercati articoli.
Da Odone si trovano raffinate biancheria per la casa, splendide stoffe e apprezzate confezioni per signora, i genovesi conoscono bene questo magnifico negozio.

E nei nuovi locali la mobilia è stata scelta con cura e buon gusto, l’illuminazione è poi garantita da un particolare sistema di lampade che donano luce intensa o soffusa in base alle necessità.
E così, in un giorno di gennaio, in Piazzetta Chighizola si è tenuta l’inaugurazione dei nuovi locali, tra l’altro il fortunato evento coincideva con i 50 anni di attività della Ditta Odone.

E così i fratelli Odone hanno naturalmente pensato di fare le dovute celebrazioni, offrendo agli amici e ai rappresentanti della stampa genovese una festa magnificamente allestita all’Hotel Isotta in Via Roma.
In alto i calici, in questo 1925 si brinda al successo commerciale della pregiata ditta fondata da Giovanni Battista Odone nel lontano 1875, un’attività che dà lustro alla città intera.

Con il tempo la Ditta Odone registrerà altri successi, il negozio di Via Luccoli resterà fino agli anni ‘70 e ci saranno poi i negozi di Via Settembre e poi Odone in Albaro.
In uno di quei viaggi nel tempo che amo compiere vi ho portato con me ad una lieto evento cittadino e se passate dalle parti di Piazzetta Chigizola potrete anche voi notare che i fasti di Odone hanno lasciato qui la loro traccia.

Con un gioco della fantasia forse vi sembrerà di mescolarvi tra la folla eleganti dame e di gentiluomini accorsi in un giorno d’inverno in una piazzetta dei caruggi per festeggiare i dorati successi della Ditta Odone.

Camminando nel passato di Via Cairoli: spille, ciondoli e orecchini preziosi

Osservando le foto d’epoca si nota che le fanciulle erano sempre solite indossare piccoli gioielli, monili preziosi, anelli e bracciali.
Sovente poi indossavano spille sontuose a chiudere gli abiti o le camicie dai tessuti pregiati.
E di certo alcuni di questi gioielli provenivano dal fornitissimo negozio del Signor Angelo Cadeddu, io ho avuto la fortuna di imbattermi nella sua attività qualche anno fa durante uno dei miei giri ai mercatini.
Ho infatti acquistato una serie di 15 albumine che costituivano, con tutta probabilità, parte del catalogo di questo commerciante.
Ho rintracciato poi l’attività del Signor Cadeddu sulle mie guide degli anni ‘20 e ‘30, tra quelle pagine egli risulta come venditore di coralli, filigrane e bijoux nella nostra magnifica Via Cairoli.
Andiamo allora a scoprire insieme alcune di queste preziosità, ho scelto due delle mie fotografie e vi mostrerò alcuni particolari.
Ecco le spille a forma di fiocco in raffinata filigrana.

E poi ciondolini con inseriti fiori delicati oppure l’immagine di un angioletto.

E croci preziose di diversa fattura.

Un piccolo regalo che sicuramente sarà stato gradito.

E ancora, ecco altre raffinatezze, sempre fiocchi in filigrana che sembrano in pizzo delicato.
Sono poi sicura che le ragazze genovesi del tempo andato avranno apprezzato certi orecchini minuti ed eleganti.

Altre avranno invece gioito nel ricevere le originali spille a forma di strumenti musicali.

Una cetra, una chitarrina, un mandolino.
O magari un cestino di fiori, che meraviglia!

Oppure deliziosi mazzolini primaverili.

E cuori intrecciati e graziosi pendenti.

Trattandosi delle immagini di campionario, naturalmente ogni articolo è contraddistinto da un numero.

Come detto, ve ne ho mostrati appena alcuni, le 15 fotografie nel loro complesso offrono una straordinaria varietà di articoli disponibili nell’attività di Via Cairoli.
Sono le spille, i ciondoli, gli orecchini e i gioiellini favolosi del Signor Cadeddu.

Genova, anni ’20: le pregiatissime lane del Signor Vigna

Ritorniamo a camminare nel passato e andiamo insieme a scoprire una fiorente attività commerciale in una centralissima zona di Genova.
Proprio davanti al negozio del Signor Francesco Vigna ecco i sacchi con la lana per materassi, i sogni d’oro dei genovesi sono garantiti dall’abilità di questi artigiani e dall’alta qualità dell’imbottitura.

In questa passeggiata nei tempi lontani vi mostrerò due fotografie di mia proprietà nei loro dettagli e andremo insieme proprio nel luogo in cui furono scattate.
Negli anni ‘20 le lane per materassi del Signor Vigna sono rinomatissime e molto apprezzate, le due fotografie dimostrano la fierezza per il proprio lavoro e per i successi ottenuti.
E a dir la verità, senza alcuna certezza, penso che quel signore fotografato sulla soglia del negozio fosse proprio il Signor Vigna medesimo e quella sullo sfondo doveva essere la sua famiglia.

Ecco poi la fotografia nella sua interezza, è uno scorcio cittadino che non è stato difficile rintracciare.
Sullo sfondo si nota anche l’insegna di Garbarino & C che trattava all’epoca disincrostanti per caldaie.

Ci troviamo in Piazza Martinez, esattamente in questo punto c’era un tempo l’attività del Signor Vigna.

Qui si vendevano lane, crini, kapok e tele.
Il nostro doveva essere un abile commerciante, osservando la pubblicità che appare tra le pagine della Guida Pagano del 1922 si nota che, come simbolo dell’attività, era stata scelta una testa di pecora.
E non mancava una nota dedicata a un ambito premio che il Signor Vigna si era aggiudicato con tutti i meriti.

Torniamo ancora davanti al negozio, c’è un ragazzo con un sacco colmo di lana e un macchinario per lavorarla.

In questa seconda fotografia si notano ancora alcune delle persone presenti nella prima: l’uomo con il cappello, la ragazzina con l’abito bianco e sull’estrema destra la donna con il vestito nero.

In un giorno distante, in Piazza Martinez.

In un luogo che queste persone, ancora adesso, saprebbero riconoscere.

Con mia meraviglia ho anche scoperto che questa seconda fotografia che avete appena veduto venne utilizzata per la pubblicità dell’attività sulla Guida Pagano del 1926.
La vedete qui di seguito, insieme ad altri dettagli.
Curiosamente in questo secondo volume si sottolinea che l’attività del Signor Vigna venne premiata con Medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Genova del 1921, mentre nel volume del 1922 la data del premio era 1912, presumo pertanto che in uno dei due libri ci sia un errore di battitura.

Il tempo è trascorso inesorabile, anche in Piazza Martinez le attività commerciali hanno un nuovo volto adatto ai nostri tempi.
Eppure, in un giorno di dicembre, in qualche maniera abbiamo compiuto un viaggio nel tempo e qui abbiamo ritrovato un’antica attività.

Queste sono le pregiatissime lane del Signor Francesco Vigna, commerciante di Piazza Martinez in questa Genova che sappiamo vedere con gli occhi dell’immaginazione.

Cose notevoli e meravigliose di Via di San Bernardo

Ritorno a raccontarvi di un’antica strada di Genova, scrigno di tesori e di molte bellezze, già diverse volte siete venuti con me in Via di San Bernardo ma questa sarà una lunga passeggiata che spero vi offrirà una visione d’insieme di una strada magnifica e meritevole della vostra attenzione.

Ricca di vetuste dimore, la nostra Via di San Bernardo è per me un’ininterrotta sequenza di stupori e meraviglie.

La percorriamo così imboccandola da Via delle Grazie.

Subito noteremo, posta all’angolo proprio con la citata Via delle Grazie, un’antica edicola della Madonna.
Mi si permetta solo di osservare che, nel rispetto della preziosità storica, credo che si potrebbe considerare di collocare il cartello di divieto in maniera differente.

Salendo, alla nostra destra, noteremo un piccolo stemma abraso.

Sul lato opposto invece alziamo lo sguardo verso il sovrapporta collocato sull’ingresso di un panificio: qui certi severi armati vigilano con attenzione.

Pochi metri dopo sulla Via di San Bernardo si apre una di quelle piazzette straordinarie e tipicamente genovesi: è Piazza Grillo Cattaneo sulla quale si affaccia la storica dimora seicentesca di Lorenzo Cattaneo annoverata tra i Palazzi dei Rolli e cioè quegli edifici che al tempo della gloriosa Repubblica di Genova venivano utilizzati per le visite di sovrani e capi di stato.

Camminiamo ancora e raggiungiamo l’incrocio con Vico dietro il Coro di San Cosimo.

Anche qui c’è un’edicola purtroppo vuota e certamente bisognosa di restauri.
Un tempo ospitava un affresco raffigurante Nostra Signora del Rosario e San Lugi Gonzaga.

E sull’incrocio con Vico dietro il Coro di San Cosimo troviamo anche un piccolo slargo sopra il quale l’incanto del cielo di Genova si svela in questa magnifica geometria.

Sull’edificio è murata una lastra con l’Agnello di Dio e due stemmi.

In questo tratto c’è poi il negozio dei Fruttarelli che ha come cornice un raffinato portale marmoreo.

Poco dopo ecco un sovrapporta con due angeli che lievi reggono il trigramma di Cristo.

Mentre i palazzi lassù incorniciano una striscia di cielo.

Proseguiamo ancora e al civico 10 troviamo un antico portale del XV Secolo.

Di fronte, su civico 33 rosso, si trova invece una piccola decorazione marmorea.

Soffermiamoci quindi ad ammirare il civico 14, il ricco portale risale agli inizi del ‘500.
Come scrive Piero Boccardo nel volume Genova e l’Europa Mediterranea edito da Fondazione Carige, questa è la nobile dimora di Raffaele Giustiniani figlio di Gio Antonio.

Sul sovvrapporta si leggono le parole latine GLORIA TIBI SOLI inserite tra coppie di fieri grifoni, nella foto che segue potete ammirare la parte centrale.

Sul muro è inoltre anche affissa una targa che ricorda che qui, nel lontano 1899, ebbe la sua prima sede la Croce Verde Genovese.

E uno sguardo oltre la grata vi svelerà la meraviglia di questo antico edificio con le sue pregiate decorazioni.

Questo antico palazzo venne utilizzato come uno degli scenari del film Le Mura di Malapaga, se avete visto il capolavoro che ebbe come protagonista Jean Gabin, forse ricorderete questa balaustra e questa scala.

Salendo le scale si troverà poi un’antica targa in latino che, come sempre racconta Boccardo, si riferisce alla proprietà dell’edificio.
Ho scattato la foto che segue nel 2013, prima degli attuali restauri.
Allora si leggeva appena, posta al centro della lastra la data che precede il nome di Raffaele Giustiniani: 1484.
Le successive precisazioni riferite a lavori di ripristino avvenuti nel 1685 sono relative alle opere compiute per riparare i danneggiamenti conseguenti al bombardamento del maggio 1684 ordinati dal Re Sole che tanti disastri causò in questa zona.
E chi sarà mai poi Enrico Ardy, il cui nome è riportato in una piccola targhetta?
Ho come sempre trovato la risposta nella mia Guida Pagano del 1926 dalla quale risulta che Ardy aveva in questo edificio una legatoria denominata Fabbrica Italiana Registri.

E ancora parole latine si leggono sulla lastra che sovrasta la soglia: PAX HUIC DOMUI, pace a questa casa e ai lati le lettere R e I che naturalmente si riferiscono nuovamente al padrone di casa Raffaele Giustiniani.

Proseguiamo ancora sotto il celeste di Genova che da secoli sovrasta queste antiche vicende.

Ecco la Drogheria Torrielli e l’edicola della Madonna.

Camminiamo tra antiche dimore che custodiscono vicende a noi sconosciute.

E tra marmi bianchi e neri che sono preziosa testimonianza di un’antica grandezza.

Poco oltre soffermiamoci al civico 19: questa è la dimora di Marc’Antonio Sauli, senatore della Repubblica e protonotario apostolico che visse tra il 1523 e 1618.
Di questo edificio scrissi molti anni fa, trovare il portone aperto fu per me fonte di profonda emozione.

Sorride, lieta ed eterea, la leggiadra Venere con accanto il delfino.

E la luce illumina il cortile di questa antica dimora.

Proseguendo ancora in Via di San Bernardo troveremo poi lo sguardo severo dei custodi dell’augusto palazzo di Alessandro Giustiniani risalente al XVI Secolo.

Quindi la nostra Via di San Bernardo si apre sulla bella piazza sempre dedicata a San Bernardo così come la Chiesa che si nota in fondo sulla sinistra.
Il palazzo adiacente, con il balconcino al primo piano, è la casa natale di Goffredo Mameli mai abbastanza valorizzata, a mio modesto parere.

Questo cielo stupendo custodisce, sovrasta e meraviglia.

Nella strada antica dove sono ancora numerose le bellezze da scoprire.
Ogni piccolo marmo racconta una pagina, anche breve, di storia cittadina.

E anche la storia recente ha lasciato la sua traccia, come nel caso di questa insegna del passato.

Siamo giunti al termine di questa passeggiata, se attraverserete Via di San Bernardo avrete di certo modo di trovare altre ragioni di stupore e ammirazione.

Credo sempre che luoghi come questo andrebbero valorizzati, riscoperti e svelati sotto una luce diversa senza tradirli e nel rispetto della loro autenticità e della loro storia.
Dietro ai portoni, negli atri un tempo attraversati da fieri nobiluomini e da gente comune, è racchiuso il passato di Genova con la sua leggiadra grazia e le sue sorprendenti meraviglie.