Le botteghe di Via di Ravecca nel 1926

Ritornando a camminare nel passato vi porto con me nella nostra Via di Ravecca, andremo per botteghe seguendo le indicazioni della Guida Pagano del 1926, un volume formidabile per compiere veri e propri viaggi nel tempo.
Via di Ravecca è una strada di grande passaggio e fermento, qui ci sono ben sei macellerie, tre rivendite di vini e sette osterie che offrono delizie fumanti agli avventori.
Ci sono due rivendite di torte e farinate, una friggitoria, diverse latterie e pizzicagnoli e salumai con i banconi pieni di merce, fruttivendoli e carbonai.

E il cielo è spazzato dal vento, sopra Via di Ravecca.

Attraversando queste antiche strade, come ben sapete spesso mi domando cosa ci fosse un tempo in quei luoghi che, oggi occupati da nuove attività, ancora conservano traccia di ciò che erano: lo si comprende dai marmi che incorniciano gli ingressi, dai numeri civici evidentemente antichi.
Ad esempio, al 26 e 28 rosso di Via di Ravecca c’era il magnifico negozio della Signora Emma Cereghino che vendeva ottime paste alimentari.

Ed è facile immaginare la coda dei clienti che pazienti fanno la fila davanti al negozio della Signora Emma.

Lì accanto, come si può ben vedere, si vendevano ottime trippe.

Malgrado noi, malgrado la nostra inevitabile distrazione luoghi come questo custodiscono ancora gelosamente le loro storie, le vicende di coloro che attraversarono queste vie e l’eco delle voci che qui risuonarono.
È l’anima dei luoghi a superare il tempo e ad essere ancora, in qualche modo, presente.
E percorrendo Via di Ravecca in quel 1926 avreste trovato ben tre diverse drogherie odorose di spezie, negozi di commestibili e panifici che sfornavano profumate specialità.

Uno di questi era il panificio del Signor Trucco, collocato al 36 rosso di Via di Ravecca, chissà che buona doveva essere la sua focaccia!

Il tempo sfuma le memorie, il presente si sovrappone a ciò che è ormai trascorso e la vita assume nuovi colori e diverse intensità.

Eppure a volte, in questi luoghi antichi, il passato e il presente si sfiorano come la luce e l’ombra in un giorno d’estate in Via di Ravecca.

Gennaio 1925: i 50 anni della Ditta Odone

Ritornando indietro negli anni con la mia macchina del tempo ecco che ci ritroviamo a passeggiare ancora nel salotto buono di Genova, in quella Via Luccoli che l’attento cronista del quotidiano Il Lavoro definisce la strada delle signore in un articolo del 23 Gennaio 1925.

In questa elegante via genovese, scrive il giornalista, c’è una bella novità: i fratelli Odone, infatti, hanno trasformato la Piazzetta Chighizola in un centro di eleganza, ingrandendo gli spazi dei loro magazzini e offrendo al pubblico nuove scintillanti vetrine dove esporre i loro ricercati articoli.
Da Odone si trovano raffinate biancheria per la casa, splendide stoffe e apprezzate confezioni per signora, i genovesi conoscono bene questo magnifico negozio.

E nei nuovi locali la mobilia è stata scelta con cura e buon gusto, l’illuminazione è poi garantita da un particolare sistema di lampade che donano luce intensa o soffusa in base alle necessità.
E così, in un giorno di gennaio, in Piazzetta Chighizola si è tenuta l’inaugurazione dei nuovi locali, tra l’altro il fortunato evento coincideva con i 50 anni di attività della Ditta Odone.

E così i fratelli Odone hanno naturalmente pensato di fare le dovute celebrazioni, offrendo agli amici e ai rappresentanti della stampa genovese una festa magnificamente allestita all’Hotel Isotta in Via Roma.
In alto i calici, in questo 1925 si brinda al successo commerciale della pregiata ditta fondata da Giovanni Battista Odone nel lontano 1875, un’attività che dà lustro alla città intera.

Con il tempo la Ditta Odone registrerà altri successi, il negozio di Via Luccoli resterà fino agli anni ‘70 e ci saranno poi i negozi di Via Settembre e poi Odone in Albaro.
In uno di quei viaggi nel tempo che amo compiere vi ho portato con me ad una lieto evento cittadino e se passate dalle parti di Piazzetta Chigizola potrete anche voi notare che i fasti di Odone hanno lasciato qui la loro traccia.

Con un gioco della fantasia forse vi sembrerà di mescolarvi tra la folla eleganti dame e di gentiluomini accorsi in un giorno d’inverno in una piazzetta dei caruggi per festeggiare i dorati successi della Ditta Odone.

Camminando nel passato di Via Cairoli: spille, ciondoli e orecchini preziosi

Osservando le foto d’epoca si nota che le fanciulle erano sempre solite indossare piccoli gioielli, monili preziosi, anelli e bracciali.
Sovente poi indossavano spille sontuose a chiudere gli abiti o le camicie dai tessuti pregiati.
E di certo alcuni di questi gioielli provenivano dal fornitissimo negozio del Signor Angelo Cadeddu, io ho avuto la fortuna di imbattermi nella sua attività qualche anno fa durante uno dei miei giri ai mercatini.
Ho infatti acquistato una serie di 15 albumine che costituivano, con tutta probabilità, parte del catalogo di questo commerciante.
Ho rintracciato poi l’attività del Signor Cadeddu sulle mie guide degli anni ‘20 e ‘30, tra quelle pagine egli risulta come venditore di coralli, filigrane e bijoux nella nostra magnifica Via Cairoli.
Andiamo allora a scoprire insieme alcune di queste preziosità, ho scelto due delle mie fotografie e vi mostrerò alcuni particolari.
Ecco le spille a forma di fiocco in raffinata filigrana.

E poi ciondolini con inseriti fiori delicati oppure l’immagine di un angioletto.

E croci preziose di diversa fattura.

Un piccolo regalo che sicuramente sarà stato gradito.

E ancora, ecco altre raffinatezze, sempre fiocchi in filigrana che sembrano in pizzo delicato.
Sono poi sicura che le ragazze genovesi del tempo andato avranno apprezzato certi orecchini minuti ed eleganti.

Altre avranno invece gioito nel ricevere le originali spille a forma di strumenti musicali.

Una cetra, una chitarrina, un mandolino.
O magari un cestino di fiori, che meraviglia!

Oppure deliziosi mazzolini primaverili.

E cuori intrecciati e graziosi pendenti.

Trattandosi delle immagini di campionario, naturalmente ogni articolo è contraddistinto da un numero.

Come detto, ve ne ho mostrati appena alcuni, le 15 fotografie nel loro complesso offrono una straordinaria varietà di articoli disponibili nell’attività di Via Cairoli.
Sono le spille, i ciondoli, gli orecchini e i gioiellini favolosi del Signor Cadeddu.

Genova, anni ’20: le pregiatissime lane del Signor Vigna

Ritorniamo a camminare nel passato e andiamo insieme a scoprire una fiorente attività commerciale in una centralissima zona di Genova.
Proprio davanti al negozio del Signor Francesco Vigna ecco i sacchi con la lana per materassi, i sogni d’oro dei genovesi sono garantiti dall’abilità di questi artigiani e dall’alta qualità dell’imbottitura.

In questa passeggiata nei tempi lontani vi mostrerò due fotografie di mia proprietà nei loro dettagli e andremo insieme proprio nel luogo in cui furono scattate.
Negli anni ‘20 le lane per materassi del Signor Vigna sono rinomatissime e molto apprezzate, le due fotografie dimostrano la fierezza per il proprio lavoro e per i successi ottenuti.
E a dir la verità, senza alcuna certezza, penso che quel signore fotografato sulla soglia del negozio fosse proprio il Signor Vigna medesimo e quella sullo sfondo doveva essere la sua famiglia.

Ecco poi la fotografia nella sua interezza, è uno scorcio cittadino che non è stato difficile rintracciare.
Sullo sfondo si nota anche l’insegna di Garbarino & C che trattava all’epoca disincrostanti per caldaie.

Ci troviamo in Piazza Martinez, esattamente in questo punto c’era un tempo l’attività del Signor Vigna.

Qui si vendevano lane, crini, kapok e tele.
Il nostro doveva essere un abile commerciante, osservando la pubblicità che appare tra le pagine della Guida Pagano del 1922 si nota che, come simbolo dell’attività, era stata scelta una testa di pecora.
E non mancava una nota dedicata a un ambito premio che il Signor Vigna si era aggiudicato con tutti i meriti.

Torniamo ancora davanti al negozio, c’è un ragazzo con un sacco colmo di lana e un macchinario per lavorarla.

In questa seconda fotografia si notano ancora alcune delle persone presenti nella prima: l’uomo con il cappello, la ragazzina con l’abito bianco e sull’estrema destra la donna con il vestito nero.

In un giorno distante, in Piazza Martinez.

In un luogo che queste persone, ancora adesso, saprebbero riconoscere.

Con mia meraviglia ho anche scoperto che questa seconda fotografia che avete appena veduto venne utilizzata per la pubblicità dell’attività sulla Guida Pagano del 1926.
La vedete qui di seguito, insieme ad altri dettagli.
Curiosamente in questo secondo volume si sottolinea che l’attività del Signor Vigna venne premiata con Medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Genova del 1921, mentre nel volume del 1922 la data del premio era 1912, presumo pertanto che in uno dei due libri ci sia un errore di battitura.

Il tempo è trascorso inesorabile, anche in Piazza Martinez le attività commerciali hanno un nuovo volto adatto ai nostri tempi.
Eppure, in un giorno di dicembre, in qualche maniera abbiamo compiuto un viaggio nel tempo e qui abbiamo ritrovato un’antica attività.

Queste sono le pregiatissime lane del Signor Francesco Vigna, commerciante di Piazza Martinez in questa Genova che sappiamo vedere con gli occhi dell’immaginazione.

Cose notevoli e meravigliose di Via di San Bernardo

Ritorno a raccontarvi di un’antica strada di Genova, scrigno di tesori e di molte bellezze, già diverse volte siete venuti con me in Via di San Bernardo ma questa sarà una lunga passeggiata che spero vi offrirà una visione d’insieme di una strada magnifica e meritevole della vostra attenzione.

Ricca di vetuste dimore, la nostra Via di San Bernardo è per me un’ininterrotta sequenza di stupori e meraviglie.

La percorriamo così imboccandola da Via delle Grazie.

Subito noteremo, posta all’angolo proprio con la citata Via delle Grazie, un’antica edicola della Madonna.
Mi si permetta solo di osservare che, nel rispetto della preziosità storica, credo che si potrebbe considerare di collocare il cartello di divieto in maniera differente.

Salendo, alla nostra destra, noteremo un piccolo stemma abraso.

Sul lato opposto invece alziamo lo sguardo verso il sovrapporta collocato sull’ingresso di un panificio: qui certi severi armati vigilano con attenzione.

Pochi metri dopo sulla Via di San Bernardo si apre una di quelle piazzette straordinarie e tipicamente genovesi: è Piazza Grillo Cattaneo sulla quale si affaccia la storica dimora seicentesca di Lorenzo Cattaneo annoverata tra i Palazzi dei Rolli e cioè quegli edifici che al tempo della gloriosa Repubblica di Genova venivano utilizzati per le visite di sovrani e capi di stato.

Camminiamo ancora e raggiungiamo l’incrocio con Vico dietro il Coro di San Cosimo.

Anche qui c’è un’edicola purtroppo vuota e certamente bisognosa di restauri.
Un tempo ospitava un affresco raffigurante Nostra Signora del Rosario e San Lugi Gonzaga.

E sull’incrocio con Vico dietro il Coro di San Cosimo troviamo anche un piccolo slargo sopra il quale l’incanto del cielo di Genova si svela in questa magnifica geometria.

Sull’edificio è murata una lastra con l’Agnello di Dio e due stemmi.

In questo tratto c’è poi il negozio dei Fruttarelli che ha come cornice un raffinato portale marmoreo.

Poco dopo ecco un sovrapporta con due angeli che lievi reggono il trigramma di Cristo.

Mentre i palazzi lassù incorniciano una striscia di cielo.

Proseguiamo ancora e al civico 10 troviamo un antico portale del XV Secolo.

Di fronte, su civico 33 rosso, si trova invece una piccola decorazione marmorea.

Soffermiamoci quindi ad ammirare il civico 14, il ricco portale risale agli inizi del ‘500.
Come scrive Piero Boccardo nel volume Genova e l’Europa Mediterranea edito da Fondazione Carige, questa è la nobile dimora di Raffaele Giustiniani figlio di Gio Antonio.

Sul sovvrapporta si leggono le parole latine GLORIA TIBI SOLI inserite tra coppie di fieri grifoni, nella foto che segue potete ammirare la parte centrale.

Sul muro è inoltre anche affissa una targa che ricorda che qui, nel lontano 1899, ebbe la sua prima sede la Croce Verde Genovese.

E uno sguardo oltre la grata vi svelerà la meraviglia di questo antico edificio con le sue pregiate decorazioni.

Questo antico palazzo venne utilizzato come uno degli scenari del film Le Mura di Malapaga, se avete visto il capolavoro che ebbe come protagonista Jean Gabin, forse ricorderete questa balaustra e questa scala.

Salendo le scale si troverà poi un’antica targa in latino che, come sempre racconta Boccardo, si riferisce alla proprietà dell’edificio.
Ho scattato la foto che segue nel 2013, prima degli attuali restauri.
Allora si leggeva appena, posta al centro della lastra la data che precede il nome di Raffaele Giustiniani: 1484.
Le successive precisazioni riferite a lavori di ripristino avvenuti nel 1685 sono relative alle opere compiute per riparare i danneggiamenti conseguenti al bombardamento del maggio 1684 ordinati dal Re Sole che tanti disastri causò in questa zona.
E chi sarà mai poi Enrico Ardy, il cui nome è riportato in una piccola targhetta?
Ho come sempre trovato la risposta nella mia Guida Pagano del 1926 dalla quale risulta che Ardy aveva in questo edificio una legatoria denominata Fabbrica Italiana Registri.

E ancora parole latine si leggono sulla lastra che sovrasta la soglia: PAX HUIC DOMUI, pace a questa casa e ai lati le lettere R e I che naturalmente si riferiscono nuovamente al padrone di casa Raffaele Giustiniani.

Proseguiamo ancora sotto il celeste di Genova che da secoli sovrasta queste antiche vicende.

Ecco la Drogheria Torrielli e l’edicola della Madonna.

Camminiamo tra antiche dimore che custodiscono vicende a noi sconosciute.

E tra marmi bianchi e neri che sono preziosa testimonianza di un’antica grandezza.

Poco oltre soffermiamoci al civico 19: questa è la dimora di Marc’Antonio Sauli, senatore della Repubblica e protonotario apostolico che visse tra il 1523 e 1618.
Di questo edificio scrissi molti anni fa, trovare il portone aperto fu per me fonte di profonda emozione.

Sorride, lieta ed eterea, la leggiadra Venere con accanto il delfino.

E la luce illumina il cortile di questa antica dimora.

Proseguendo ancora in Via di San Bernardo troveremo poi lo sguardo severo dei custodi dell’augusto palazzo di Alessandro Giustiniani risalente al XVI Secolo.

Quindi la nostra Via di San Bernardo si apre sulla bella piazza sempre dedicata a San Bernardo così come la Chiesa che si nota in fondo sulla sinistra.
Il palazzo adiacente, con il balconcino al primo piano, è la casa natale di Goffredo Mameli mai abbastanza valorizzata, a mio modesto parere.

Questo cielo stupendo custodisce, sovrasta e meraviglia.

Nella strada antica dove sono ancora numerose le bellezze da scoprire.
Ogni piccolo marmo racconta una pagina, anche breve, di storia cittadina.

E anche la storia recente ha lasciato la sua traccia, come nel caso di questa insegna del passato.

Siamo giunti al termine di questa passeggiata, se attraverserete Via di San Bernardo avrete di certo modo di trovare altre ragioni di stupore e ammirazione.

Credo sempre che luoghi come questo andrebbero valorizzati, riscoperti e svelati sotto una luce diversa senza tradirli e nel rispetto della loro autenticità e della loro storia.
Dietro ai portoni, negli atri un tempo attraversati da fieri nobiluomini e da gente comune, è racchiuso il passato di Genova con la sua leggiadra grazia e le sue sorprendenti meraviglie.

Pescetto: l’eleganza dei genovesi dal 1899

Questa è una bellissima storia di Genova iniziata tanto tempo fa, è la vicenda di un’avventura commerciale di successo e lungimiranza che dura tuttora e luccica nelle insegne di un celebre negozio di Via di Scurreria.
Pescetto a Genova e nel mondo significa classe, eleganza e un certo inconfondibile stile.

La realizzazione di questa fortunata impresa commerciale genovese ebbe inizio grazie a Giuseppe Nicolò Pescetto che nacque nel 1859 ad Albisola Superiore.
Giuseppe era un uomo di mare, un navigante che amava le sfide: Capitano di Lungo Corso, con la sua barca a vela doppiò Capo Horn ben tre volte.
Sul finire del secolo, poi, mise radici nell’America del Sud e precisamente nella città di Tacna che all’epoca era parte del Cile ed oggi è invece nel territorio del Perù.
Giuseppe non era solo, con lui c’era la moglie Teresa Costella, anche lei apparteneva a una nota famiglia di imprenditori che producevano le note spazzole Costella.
A Tacna il giovane Giuseppe apre una fazenda nella quale vende materiale per i cercatori d’oro, ma i molti pericoli del luogo lo convincono infine a ritornare in patria.
Lui e Teresa non sono più soli, nel frattempo infatti sono nati due figli.
Ritornato a Genova dapprima apre un’attività di import export di cappelli di paglia di Firenze con il Sud America, quindi avvia il suo primo negozio genovese in una strada di grande passaggio.
È il 10 maggio 1899 quando Giuseppe Nicolò Pescetto inaugura il negozio in Via San Lorenzo 55 rosso: vende tessuti, telerie, camicie, calze, sete e articoli di lusso.
E qui lo vediamo davanti alle sue magnifiche vetrine a pochi passi dalla cattedrale.

Negli anni la vita riservò gioie e dolori ai coniugi Pescetto: Giuseppe e Teresa, infatti, ebbero 9 figli e 2 di loro mancarono prematuramente come spesso accadeva a quell’epoca.
Tra il primo e l’ultimo bambino c’erano ben 20 anni di differenza e fu in particolare Mario, l’ultimo figlio, a rendere importante il negozio e a intraprendere la via che farà della sua attività una stella polare nel firmamento del commercio genovese.

L’insegna di Pescetto custodita oggi nel negozio di Via di Scurreria

Mario nacque nel 1913, in quello stesso anno muore il padre Giuseppe: Teresa rimane così sola con i figli minorenni.
È il 1916 quando il figlio Luigi si reca a Parigi a fare un corso di chemisier con il Signor Mezzadri, inventore della AMEX di Milano che fu la prima camicia no stiro.
La memoria di quel viaggio parigino e le raffinate competenze acquisite sono racchiuse in un libretto che è riprodotto in copia e appeso a una parete del negozio di Pescetto.

Quella preziosa conoscenza diverrà un tassello importante della grande fortuna commerciale dell’attività di famiglia.
E infatti, nel 1916, Luigi apre con la sorella Francesca un laboratorio di camiceria in Via Marcello Durazzo.

Nel 1922 Lucho e Giuseppe, figli di Giuseppe, aprono il primo negozio in Via di Scurreria.
È collocato nel locale sottostante la scultura raffigurante l’Italia Turrita della quale ebbi modo di scrivere tempo addietro, qui un tempo si trovava la bottega del calzolaio Moscino, patriota della prima ora che volle così celebrare il suo amore per l’Italia con questo significativo altorilievo.
A seguire, qui venne poi appunto la Rinomata Camiceria di Lusso dei Pescetto: per fare uscire in fuori la vetrina c’era un’apposita manovella che andava fatta ruotare ad ogni inizio di giornata.

È un’impresa di famiglia nella quale ognuno mette la propria parte di lavoro e di ingegno.

Ed è Mario, il piccolo di casa, a dare l’impronta del lusso e dell’esclusività al negozio, proponendo i migliori marchi, lo stile ricercato ed elegante che distinguono ancora questa celebre attività cittadina.
Eccolo Mario, è seduto per terra con l’abito alla marinara e tutta la vita davanti: lui è il nonno dell’attuale generazione dei Pescetto.

Arriviamo al 1929: l’attività è ora nelle mani di Mario, Luigi e Giuseppe Pescetto e a loro 3 si deve così il simbolo del 3 pesci che contraddistingue il negozio.

Nel corso degli anni il negozio si ampliò, i Pescetto infatti acquisirono i diversi civici di Via di Scurreria che ancora compongono il loro negozio.
Nel 1939 vennero rifatti completamente gli arredi e il mobilio su progetto di Fausto Saccorotti (fratello del pittore Oscar) e di Alberto Issel.

Lo stile è completamente Art Deco, tutto è in legno di tek e carta pergamena.

Rimane viva e presente, in questi locali, la memoria dei predecessori.

I cassetti racchiudono le morbide maglie.

E vi svelo una ulteriore curiosità: gli sportelli sono costruiti senza cerniere.

Lo stile del negozio è in ogni sua parte elegante ed accurato.

Se passerete in Scurreria non potrete non notare la vetrina ad invito composta da un unico cristallo curvato proveniente dal Belgio: all’epoca, per posizionarlo, fu necessario chiudere la strada.

Pescetto è stato per lungo tempo esclusivista di Hermès a Genova e oltre al negozio di Scurreria c’era in città un altro punto vendita: Pescetto Junior venne aperto nel 1969 in Via Roma e chiuse i battenti nel 2015.

E questo è il foulard di seta disegnato da Stefano Pescetto nel 1969 per Hermès.

Da Pescetto trovate abbigliamento per uomo e donna, borse e accessori e capi di qualità, sempre nel segno dello stile e dell’eleganza.

Trovate i loro splendidi foulard.

E le deliziose fragranze di Floris.

Al piano superiore c’è il reparto donna.

E qui certe finestre affacciano su Campetto.

Le sorprese non sono ancora terminate, perché da Pescetto c’è anche un reparto vintage con capi nuovi di celebri marchi risalenti agli anni ‘50, ‘60 e ‘70.

E qui i nostalgici avranno da divertirsi!

Questa parte del negozio è davvero una finestra sul passato, ci potete persino trovare un costume di lana d’antan!

Oppure dei favolosi bastoni da passeggio.

E un cilindro per le vostre serate a teatro.

Un accessorio rifinito con cura e garbo, si intende, alla maniera di Pescetto.

C’è ancora una meraviglia da mostrarvi, è l’antico telaio del 1870 che era custodito un tempo nella casa di Savignone in una stanza proibita ai bambini.
È l’antico testimone di una bella storia di famiglia, è la memoria di un lavoro lento, sapiente e paziente.

Sul telaio c’è il tessuto rigato con il quale vengono fatte le cravatte Regimental.

Rappresenta il sogno ancora vivo e reale di Giuseppe Nicolò Pescetto che partì all’avventura per il Sud America per poi tornare a Genova.
Egli riposa, con i fratelli e i componenti della sua famiglia, nella tomba realizzata dall’architetto Enzo Bifoli e sita nella Galleria Montino del Cimitero Monumentale di Staglieno.

La storia della famiglia Pescetto e del negozio di Scurreria continua, oggi questa attività è inclusa nel Registro delle Botteghe Storiche di Genova e non potrebbe certo essere diversamente.
Ringrazio l’Architetto Francesca Pescetto per avermi mostrato tutte le meraviglie del suo negozio e per avermi narrato le complesse vicende della sua famiglia.

È il filo tenace di una storia che si svolge per le strade di Genova e che viene intessuto con amore, dedizione e passione dal lontano 1899.

Chicco Caffè: cose buone in Piazza Colombo

Vi porto con me alla scoperta di un negozio storico che tra i genovesi certo non ha bisogno di presentazione.
Chicco Caffè, sotto gli eleganti portici di Piazza Colombo, è una vera e propria istituzione, l’attività della famiglia Toncini esiste infatti da più di settant’anni e qui si soddisfano le più svariate golosità, con una vasta scelta di prodotti che provengono da ogni parte del mondo.
E infatti, entrando da Chicco Caffè, sinceramente non si sa da che parte guardare!

Ci sono infiniti tipi di tè, infusi e tisane, ma anche teiere e cialde per le macchinette del caffè.

Miele, conserve e marmellate, qui trovate la selezione delle raffinate marmellate inglesi di Wilkin & Son che sono tra le mie preferite.

E trovo qui anche gli adorati crackers della Carr’s.

Naturalmente ci sono anche le specialità locali, come il pesto, il pandolce e i dolcetti delle feste e però a me hanno sempre incuriosito i prodotti stranieri, alcuni di essi li ho sempre trovati solo qui.

E poi bontà a non finire, non credo che saprei elencarle tutte: salse, sughi, diverse varietà di aceto balsamico, le zuppe Campbell’s, la Marmite e la Custard Cream, le senapi, le olive e le spezie, la mostarda e il sale dell’Himalaya.

E poi sciroppi, caramelle di ogni tipo, cioccolata e cioccolatini e naturalmente le molte varietà di caffè che potete trovare in una torrefazione.

Devo dire che il mio angolo preferito resta quello delle marmellate, qui si sa sempre cosa trovare per un’ottima merenda.

E qui potete acquistare sempre qualcosa di speciale per voi o per i vostri amici.

Io che amo i prodotti della terra di Albione non ho saputo resistere al caramello salato e così tra le altre cose mi sono aggiudicata anche questo invitante vasetto.

Diamo ancora uno sguardo alla vetrina di questo negozio che è veramente un paradiso di delizie.

Sono le cose buone che trovate da Chicco Caffè, in Piazza Colombo.

Armanino: sapore di rosa

Una mattinata con una cara amica per botteghe e caruggi ci ha portato dritte nel magnifico negozio di Armanino in Sottoripa, storica attività della città vecchia che racchiude profumi, delizie, bontà e specialità locali.
Ai trionfi di frutta secca e candita di Armanino dedicai tempo fa questo post, come i genovesi sanno bene durante le feste bisogna mettersi in fila per fare acquisti in questo negozio!
E torniamo all’altro giorno e alle buone e vecchie abitudini dei luoghi cari e delle nostre tradizioni.

Eravamo in cerca di spezie e da Armanino se ne stanno tutte in esposizione nei magnifici vasi di vetro.
La mia amica cercava in particolare la curcuma e la proprietaria di Armanino, con la consueta competenza, mi ha spiegato che la curcuma è un potente antinfiammatorio, una particolarità che non conoscevo.
Davvero non si finisce mai di imparare!

E poi ecco le arbanelle piene di cremini e cioccolatini e le capienti vaschette colme di frutta candita.

Stavamo quasi per lasciare il negozio quando i miei occhi hanno trovato loro: le celebri caramelle alla rosa che hanno accompagnato gran parte della mia vita.
Le rosette se ne stavano là su un ripiano accanto alle violette, altra delizia mai dimenticata.
Acquistare le caramelle sfuse ha il sapore di un gesto antico e di una buona consuetudine da custodire come prezioso tesoro.
– Voglio quelle lì! – Si dice indicando il vaso di nostro interesse.
E quante volte nella vita ho detto queste parole? Oh, non saprei dirlo!
Sapore di rosa, una dolcezza gradita, famigliare, quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho gustato queste caramelle.
E che buone sono, ritrovarle è un viaggio a ritroso e una sorta di piccola felicità!

Ancora uno sguardo alla vetrina di Armanino e alle sue molte ricchezze, è facile incantarsi davanti a cotanta bellezza e bontà!

E poi, una volta a casa, le caramelle alla rosa hanno trovato posto nella coppetta di vetro che abbiamo sempre usato.
Alla mamma piacevano tanto queste caramelle alla rosa, erano tra le sue preferite, così non mi è difficile immaginarla mentre svuota il sacchettino e ripone poi la coppetta sul tavolo della sala.
Sapore di rosa, dolce e commovente nostalgia.

Genova, 1899: i favolosi tessuti del Signor Bixio

Ritornando a camminare nel passato andiamo a fare un giretto per negozi, ho proprio bisogno di rinnovare il mio guardaroba e così vi porterò con me dal Signor Bixio, commerciante genovese che si distingue per un certo talento negli affari.
E infatti, sfogliando il mio Annuario del Signor Regina del 1899 ho trovato una bella pubblicità che vi mostrerò in più parti e che mi ha fatto proprio venir voglia di fare questo nuovo viaggio nel tempo!
Il Signor Bixio, come vi dicevo, è un abile negoziante, e della sua attività si trova notizia anche sulla Guida Pagano del 1922: saper durare nel tempo significa essere in grado di accontentare anche la clientela più esigente.
Il nostro ha anche uno spirito fieramente genovese e lo si evince dalla marca di fabbrica che si è scelto: la figura del tenace San Giorgio mentre sconfigge il drago, un santo caro agli abitanti di questa città.

Dunque, per visitare il magnifico negozio del Signor Bixio dobbiamo mescolarci alla folla che attraversa Via XX Settembre.

E una volta varcata quella soglia potremo ammirare un tripudio di sete, flanelle e velluti, affabili e capaci commesse ci mostreranno le ultime novità, da Bixio solo capi all’ultima moda!
E non mancano le telerie per la casa e per la camera da letto, qui si arriva a mani vuote e si esce carichi di pacchi!

Stoffe per tende, coperte, tappeti, non manca nulla!
E qui si vendono anche i busti per signora, naturalmente.
E poi siccome il Signor Bixio, come vi ho detto, è uno che ci vede lungo, ha fatto scrivere a caratteri cubitali che qui i prezzi sono eccezionali! Mi fiderò sulla parola!
Adesso, cari amici, devo proprio andare, vado a scegliere qualche tovaglia, una bella sciarpa e un caldo scialle per affrontare l’autunno.
E da questa Genova del 1899 io e il Signor Bixio vi mandiamo un caloroso saluto!

A far compere nel passato di Vico Superiore del Ferro

Ritornando a camminare nel passato andiamo insieme a far compere nel centro storico, in Vico Superiore del Ferro.
Questo caruggio che parte da Piazza Luccoli è vibrante di vita e di commerci e i genovesi ci passano volentieri.
Nella luce del secolo nascente, nel glorioso 1902, il pregiatissimo Lunario Genovese del Signor Regina fornisce indicazioni di diverse interessanti attività.
C’è l’affabile Signor Tassara che vende lana per materassi, il Signor Merega fa l’ottoniere, la signora Maria offre ai suoi clienti i migliori vini e il suo profumato caffè, ci sono due negozi di commestibili, un ottoniere, un negozio di frutta e verdura e c’è anche la magnifica bottega del signor De Benedetti che vende stoviglie.

Qualche anno dopo, nel 1926, il nostro vicoletto si arricchirà di altre attività.
Ecco l’orefice Capurro, l’ottoniere Merega svolge ancora il suo lavoro, un nuovo ristorante ha aperto i battenti, troviamo anche un negozio di materiale elettrico, un deposito di sedie e una calzoleria.
E poi ecco due attività che attirano la mia attenzione: il negozio di confezioni della signora Maria e la profumeria della Signora Ninfa che aveva proprio il nome perfetto per la sua deliziosa attività!
Ora, tutto questo mio vagare a ritroso negli anni ha in realtà uno scopo ben definito.
Infatti mi sono sempre chiesta quale attività ci fosse un tempo al civico 6 rosso di Vico Superiore del Ferro e, consultando i lunari e gli annuari a mia disposizione, sono infine arrivata al 1937 per scoprire che in quell’anno lì c’era la macelleria del Signor Gianello.

E poi c’era ancora l’orefice Capurro e non mancava la concorrenza perché anche il signor Vazzoler vendeva qui i suoi ori, poco più in là si trovava pure un orologiaio.
C’erano poi una merceria, un sarto, un parrucchiere, una pasticceria, un pastificio, un negozio di coloniali e droghe e infine un materassaio.
E in tutto questo nostro girovagare per botteghe da un anno all’altro nel passato di Vico Superiore del Ferro cari amici, mi è venuta proprio sete.
E allora fermiamoci al bar Luccoli e brindiamo alla bellezza dei caruggi e delle botteghe genovesi.