Era un’ora calda di un mattino di luglio con il cielo reso inquieto dalle nubi.
C’era attorno tutta la folla dei giorni d’estate: i bambini con i loro giochi, i visitatori dell’Acquario in fila davanti all’ingresso, i turisti venuti da altre città.
C’erano mamme con i figli piccoli, un signore seduto su una panchina si leggeva il giornale, una ragazza si faceva fresco con il ventaglio, alcuni scattavano le foto ricordo di una vacanza tutta genovese.
E c’ero anch’io e io guardavo il mare.
E c’era la sorella, anche lei volgeva lo sguardo verso le onde.
Il mare parla a tutti e per ognuno ha una parola diversa, questo pensavo, osservando la sorella e il mare.

Questo post mi fa venire in mente il finale dei Malavoglia, romanzo che amo tantissimo :
“..il Mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo sanno ascoltare”
(il commento di questa frase mi fruttò a suo tempo un incredibile 9 con il mitico professore Cavallini , altro motivo per ricordarla con particolare affetto)
Quella è una citazione che amo tanto anch’io, mia cara! Complimenti per il voto, notevole.
Stare di fronte al mare è sempre una bella sensazione. Baci cara!
Sono d’accordo, mia cara.
Miss, forse la sorella sta cercando d’immaginarsi com’era il panorama, prima della trasformazione del porto…
Ah sì, magari sì!
Forse in attesa di un imbarco? Per dove?Ho avuto la fortuna in svariate occasioni di viaggiare con loro.Osservando le loro mani alla partenza un segno di croce,e poi il rosario che scicola pian piano tra le dita.Esse pregano sempre,ovunque si trovano.Sono d’accordo che le cose di per se parlano,occorre ascolto assiduo. Mauro
Hai ragione Mauro, è proprio così, bisogna saper ascoltare.
Un abbraccio, buona giornata a te!