La barchetta dello Studio Sciutto

Ritorniamo ancora indietro nel passato, al tempo di certi lontani giorni d’infanzia.
Davanti al bravo fotografo Sciutto c’è un bimbetto genovese, i suoi amati genitori hanno scelto di farlo ritrarre ad una certa maniera e questo un giorno sarà un dolce ricordo di anni belli.
Eccolo lì, pare quasi che gli scappi persino un sorriso: ha i lineamenti regolari, gli occhi chiari e grandi accesi da una certa vivacità, ha una grossa ancora sul petto e un’altra più piccolina sulla manica della giacca.

Un figlio di Genova, un figlio del mare.
Di sicuro questo bimbo non proviene da una famiglia di pescatori, il suo entourage famigliare è certo benestante ed abbiente e lo scenario di questa fotografia è semplicemente ricostruito nello studio di Sciutto.
Capitava spesso, come già scrissi in precedenza, che i fotografi ricorressero a scenari di vario genere avvalendosi dei più disparati oggetti di arredamento: ecco così i cestini colmi di fiori e i giocattoli, le poltroncine e i divanetti.
Come già scrissi in passato ho appreso di queste usanze nel magnifico libro Vivere di Immagini curato da Elisabetta Papone e Sergio Rebora, su quelle pagine la dottoressa Papone offre al lettore un’ampia disamina di questi elementi e di quanto essi ricorrano nelle diverse fotografie di un medesimo fotografo.
E torniamo ancora al nostro bel bimbetto che se ne sta lì ritto vicino ad una barchetta con la mano posata con grazia sul remo.
Quella piccola imbarcazione ha un nome caro a me e anche a quel bambino lì: si chiama Zena.

A dir la verità appena ho veduto questo tipetto ho subito avuto l’impressione di trovarmi davanti ad uno scenario già noto.
E così sono andata a cercare tra le mie fotografie dello Studio Sciutto e ho potuto quindi constatare che la memoria non mi aveva ingannata!
Eccolo qui infatti un altro vivace virgulto vissuto in un tempo lontano nella Superba: la riga nel mezzo, una cima marinara tra le dita e tutta la vita davanti.

Così, accanto alla barchetta.
Forse un piccolo sogno per questi bambini, un gioco che richiamava onde, avventure, libertà, tuffi nel mare e reti colme di pesci.
Nel tempo di una diversa infanzia questa era la bella barchetta dello Studio Sciutto.

12 pensieri su “La barchetta dello Studio Sciutto

  1. Il primo era proprio del tempo di quando “ vestivamo alla marinara” …. quando i maschietti di buona famiglia erano gia’’ abbigliati ad ufficialetti …. la seconda è una bimba secondo me … infatti tiene la cima … le donne a bordo non era ben accette al tempo ….

  2. Belli entrambi, il secondo (forse femmina)ancora di più perchè più semplice, ma sono bimbi ,e sulla barca per una foto ci sono salito anch’io, ricordo bene il colore della barca “verde” piangevo, mio padre ignaro del motivo in quanto c’era un grosso granchio, dimenticato dai colleghi pescatori veniva verso di me a chele spiegate. L’intervento di mio padre fu miracoloso per me.

    • Che ricordi Mauro! Io da piccola ero una provetta pescatrice di granchi… li tiravo su con la lenza, li tenevo un po’ nel secchiello ma poi li ributtavo in mare.
      Uno dei ricordi più belli della mia vita, mi divertivo da matti!

  3. Perplessità sull’abbigliamento ? Giustificate. Mia mamma mi raccontava di una foto di suo nonno bimbo di 3 o 4 anni che tra abitino lungo bianco, pizzi, capelli a boccoli era praticamente identico a una bambina. Gusti e idee di allora … Ciao MISS

    • Ah sì, sì hai ragione! I bambini poi portavano anche i capelli lunghi, io ho foto di mia nonna con il suo fratellino e tutti e due hanno i capelli ben oltre le spalle. Buona serata Mario, grazie di cuore!

  4. Ciao Miss. Io adoro queste fotografie e vorrei fartene vedere una, di mia nonna bimbetta, classe 1911. Anch’essa fatta in uno studio fotografico, ha un bellissimo ed elegantissimo abitino e posa accanto ad una colonnina adorata di fiori. Chissà dove sarà stata fatta?

    • Le foto d’epoca sono sempre commoventi, ancor di più quando riguardano persone a noi care.
      Se non c’è il nome del fotografo, però, difficile stabilire dove sia stata fatta, almeno per me.
      Buona giornata Lorena, grazie!

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