Ritorno sui banchi di scuola

E poi venne anche per loro il tempo di ritornare sui banchi di scuola.
Amici, fratelli, compagni e complici.
Tre cuori, tre anime, tre destini.
Stringendosi per mano, così vicini.

E poi venne il tempo di ritornare sui banchi di scuola per tutti i bimbi che furono ritratti insieme in in un giorno di marzo del 1911, a Ognio, in Val Fontanabuona.
Passo l’estate e tornò l’autunno ed eccoli ancora tutti insieme, con il cognome ricamato sul grembiulino.

Vestiti alla marinara, con le frangette corte.

Alcuni distratti, timidi, impacciati, semplicemente spontanei come sanno essere i bambini.

Seduti a gambe incrociate, con le braccia conserte e tutta la vita davanti.

Con lo sguardo rivolto verso un compagno là dietro, in quell’istante breve della fotografia.

Con i capelli biondi, le fossette, i boccoli, i fiocchetti, la riga nel mezzo.
Con il ricordo delle pagine infinite di aste e di lettere, delle addizioni e delle sottrazioni, delle filastrocche e delle poesie in rima.

Con una certa improvvisa ritrosia, le labbra un po’ serrate, gli occhi grandi spalancati sul futuro.

Sempre tenendosi per mano.

Custodisco questi sorrisi, questi sguardi e questa fotografia di un tempo distante.
Loro sono i bambini di Ognio e venne per tutti loro il tempo di ritornare sui banchi di scuola.

16 pensieri su “Ritorno sui banchi di scuola

  1. Grazie infinite per queste fotografie. Mi hanno toccato il cuore! Ognio è il paese dal quale proviene la famiglia paterna di mia mamma. Abbiamo la casa che il mio bisnonno costruì e nella quale abbiamo trascorso la villeggiatura da bambine e ragazze. Ancora oggi è uno dei nostri posti del cuore…. Chissà tra questi bambini ci sarà sicuramente qualche mio antenato. Nel 1911 non so…
    Grazie ancora
    Gabriella Massucco

    • Oh Gabriella, grazie a te! Io spero sempre che queste foto da me custodite e condivise suscitino ricordi e commozione e davvero, tra questi bimbi ci sarà stato qualcuno della tua famiglia, che tenerezza grande! Buona giornata Gabriella, grazie!

  2. una scolaresca davvero stupenda, Miss… ho letto nel web che Ognio ha pochissimi abitanti, per cui le probabilità che qualche bimbo possa essere un avo di Gabriella non è affatto remota… il cognome ricamato è leggibile?

  3. Quanta nostalgia di quelle scolaresche cosi numerose… anche noi babyboomer eravamo in tantissimi oltre trenta per classe… e quanta nostalgia di quegli sguardi intensi di cui certo loro non avevano ne’ la consapevolezza ne’ la preoccupazione dell’ inclusione … la classe era gia’ un microcosmo di selezione e di vita, nascevano spontaneamente dinamiche amicali o rivali tra loro… un tempo così lontano e genuino

  4. Sono senza parole per la bellezza di questi bambini. Lo sguardo, fiero, consapevole. Il senso di una presenza così vera, che commuove e che si impone, Grazie….Questo è un grandissimo dono,

  5. Una lacrima di emozione mi irriga il viso Dear Miss,ma anche un sorriso di speranza,che,nel 1959 quando il 15 giugno venni alla luce io,qualcuno o lo spero tutti erano ancora in vita,e questo mi consola e dicano a me”ti abbiamo preceduto di poco,la nostra strada si separa ma per ricongiungerci”
    Teneri bambini,mi piacerebbe conoscere i loro nomi,e chissa se quella scuola esiste ancora.
    Sei splendida Dear Miss Fletcher grazie e grazie infinite,con te possiamo fare tutto:pensare amare scrivere ci tieni tutti uniti e basta poco:il passato!

  6. Anche io, classe 1948, in classi come formicai, iniziai la scuola nel 1954 a Genova ed eravamo una trentina in classe, così per le altre. Un’epoca con tanti figgetti e figgette, famiglie numerose tra cui molti sardi e altri meridionali attratta dalla possibilità di trovare lavoro a Genova. La scuola altro non era che la villa che aveva ospitato Garibaldi prima di parrtire da Quarto. Begli anni. A scuola si andava a piedi da Viale des Geneys, dove sorgevano allora i primi condomini, attraverso via della Pala. Lungo la strada addirittura c’era ancora una delle ultime case coloniche di Zena. Una bella camminata con sole o pioggia o neve! Bus non ce ne erano fino alla scuola. Lo scuolabus manco si sapeva che fosse. Papà con l’auto quasi zero. Quindi “Cavallo di San Francesco” avanti anemu … Bei ricordi !!!

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