Camminando per la città nessuno di noi potrebbe mai immaginare che in altre epoche vi siano accaduti fatti così insoliti, sono usi risalenti ad una quotidianità a noi sconosciuta.
Per i genovesi l’Acquasola è un parco del cuore, amatissima area verde nel cuore di Genova: andiamo indietro nel tempo, agli anni in cui in questa zona si trovava una delle porte di accesso della città.
Queste vicende sono narrate in un mio antico e consunto libricino completamente dedicato all’Acquasola e magistralmente scritto dallo storico Luigi Augusto Cervetto.
La Porta dell’Acquasola, egli scrive, venne edificata agli inizi del ‘300, il suo utilizzo di protrasse per diversi secoli.
E io qui oggi sorvolo su molti dettagli, desidero solo narrarvi qualche piccola curiosità scoperta nel volume di Cervetto.
Tutto era come lo si può immaginare: robusti cancelli, un ponte levatoio e un piazzale davanti alla porta.
C’era un guardiano addetto alla vigilanza, la chiusura e l’apertura delle porte cittadine tuttavia non era di sua competenza.
Eh no, fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, maniman!
E per l’appunto un decreto del 1590 aveva stabilito che gli uscieri di Palazzo Ducale si accollassero questa incombenza: tutte le chiavi delle porte venivano scrupolosamente tenute in quella che fu la dimora dei Dogi e agli uscieri era affidato il compito di occuparsi delle porte.
Il nostro Cervetto non lesina in quanto a curiosità e narra che in tempi lontani le confraternite erano solite offrire per certe festività un ricco pranzo ai malati indigenti ricoverati nell’ospedale di San Lazzaro: tra le succulente pietanze che venivano presentate c’era sempre un gustoso e nutriente vitello.
E indovinate un po’?
L’usanza voleva che le bestie destinate al macello facessero il loro ingresso nella Superba esclusivamente dalla Porta dell’Acquasola.
Così i bovini con tanto di nastri e profumate ghirlande d’alloro sfilavano per la città e venivano condotti all’Ospedale sito nella zona di San Teodoro.
A quanto pare era consolidata abitudine usufruire della Porta dell’Acquasola per il transito di animali, non potete immaginare cosa accadde una volta!
Un bel giorno vi giunse una carrozza di piazza che portava a bordo un insolito passeggero: un maiale con tanto di cilindro sul capo, fatto talmente peculiare da lasciare stupefatti!
Illustrazione tratta da L’Acquasola di L. A. Cervetto 1919
La Porta veniva chiusa a orari fissi, i ritardatari che arrivano quando già era stata serrata dovevano arrangiarsi e trovare una sistemazione provvisoria.
A tal scopo molti usufruivano dell’Albergo del Violino che si trovava all’inizio di Salita San Rocchino.
Si cercava, in qualche modo, di rendere un servizio di pubblica utilità ai cittadini che avessero bisogno di allontanarsi dalla città.
Come raggiungere le valli circostanti? Naturalmente a cavallo, cari lettori!
E per tal ragione c’era un discreto numero di destrieri a disposizione di coloro che ne avessero bisogno per le raggiungere le amene zone di campagna situate alle spalle di Genova.
Cavalli, fuori dalla porta dell’Acquasola.
E tuttavia non tutti erano soddisfatti, sul finire del ‘700 sorse un mugugno dei soliti.
E insomma, com’era la questione?
Da non credere, davanti a tutte le porte cittadine erano disponibili delle comode portantine assai gradite alle gentildonne genovesi, ai Senatori della Repubblica e ai prelati: all’Acquasola con grande indignazione di tutti costoro mancavano.
Villa del Principe
Fu così che in quattro e quattr’otto si risolse il problema e le tanto desiderate bussole fecero la loro comparsa anche lì dove non erano mai state.
Un continuo andirivieni, di vitelli, cavalli e portantine.
Là, davanti alla Porta dell’Acquasola, in un tempo che possiamo soltanto immaginare e leggere tra le pagine dei libri che lo svelano.







Sei davvero un’appassionata studiosa di tutte le curiosità legate al passato di Genova. Non conosco nessuno che abbia per la sua città lo stesso amore incondizionato che hai tu e il desiderio di tramandare ogni più piccolo dettaglio. …il maiale in cilindro sembra quasi una vignetta satirica 🙂
Bacioni cara!
Cara, questo libretto è ricco di piccole stranezze e curiosità, cose che negli altri libri non ho mai trovato.
La faccenda del maiale è ben particolare, eh? Grazie Viv, un bacione a te!
Ciao Miss! Incredibile questo racconto! Ha qualcosa di fantastico e di felliniano..quel maiale in carrozza col cilindro in testa!! Zena, Zena…chissà quanti e quali usanze e aneddoti! Grazie miss, bacio, raf
Un maiale in carrozza! Col cilindro… detta così suona parecchio strana eh? Un bacio grande Raf!
Fantastiche notizie dal passato che grazie a lei giungono fino a noi. mai avrei immaginato cose del genere! Gli animali infiocchettati condotti attraverso una porta centrale della città’ purtroppo non ad una festa per loro….Complimenti e saluti affettuosi Nicla
Carissima, sono storie talmente peculiari da lasciare a bocca aperta, le ho scoperte in questo libretto, sono felice di averlo comprata.
Grazie Nicla, un caro saluto e buona giornata a lei!
Sempre coinvolgenti i tuoi racconti cara amica.
Buona giornata Susanna
Grazie carissima, un grande abbraccio a te!
Miss, “paese che vai, usanza che trovi”… sapevo della mozzarella in carrozza, ma di un maiale, per giunta, col cilindro in testa…
Sergio, francamente questa questione del maiale l’ho scoperta pure io in questo libro.
Siamo un po’ strani a Genova, cosa vuoi che ti dica!
Pensa, raggiungere Fontanigorda con carrozza e cavallo partendo dall’Acquasola! Un abbraccio!
Santo cielo, bisogna partire un mese prima 🙂 Un bacione cara!
Il Maiale col cilindro avrei voluto vederlo. Le porte delle città a quell’epoca dovevano essere uno spettacolo. Complimenti Miss per le tue sempre curiose scoperte
Questa è veramente curiosa… un maiale con il cilindro non si è proprio mai visto, eh!
Grazie Katia, un bacione!
Quante notizie!Ignoravo che nel mio quartiere ci fosse mai stato un’Ospedale!
Eliana, certi volumetti sono preziosi, si scopre un’infinità di storie!
Ci andavo a pattinare, ignara di cavalli, mucche e portantine 😉
Ecco lì 🙂