Bellezze perdute di Genova: la Chiesa di Santa Margherita della Rocchetta e il suo Oratorio

“Il quartiere di Portoria in Carignano è assai poco popolato, tutta questa parte a partir da S. Margherita, ove comincian le batterie da grossi pezzi di artiglieria guernite e che è alla falda di questo colle situato fino a S. Stefano, è ricoperta nella sua superficie da ville e case da contadino, da palazzi e giardini, anzi che da case e strada divisa, cosicché più che ad una amena campagna che a quartiere di grande città rassomiglia.”

Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818
Sagep Editrice, 1974 – Volume a cura di Ennio e Fiorella Poleggi

La descrizione puntuale e per noi ricca di inevitabile nostalgia risale ad un secolo lontano e si deve alla penna di un ignoto autore del quale è stata tramandata una preziosa opera: la Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818 è un volume capace di guidarci in quel passato nel quale possiamo ritornare soltanto grazie alle pagine dei libri e ai dipinti di valenti artisti.
E così il quartiere di Carignano, oggi elegante zona cittadina ricca di eleganti palazzi, era all’epoca campagna bucolica, pacifica e silenziosa con ridenti giardini e anche semplici case di contadini.
Racconta poi l’anonimo che su un poggio, baciato dalla luce radiosa del sole, vi era la bella chiesa di Santa Margherita della Rocchetta con annesso monastero.
Dalla chiesa presero il loro nome le Mura di Santa Margherita, tutta la zona subì poi gravi danneggiamenti durante la II Guerra Mondiale con le conseguenti demolizioni che riguardarono anche le mura stesse.
Della Chiesa di Santa Margherita e del suo Oratorio, a margine del testo dell’anonimo, riferisce il Poleggi che precisa che essa era stata fondata nel XIV Secolo dalle Monache Cistercensi che poi la lasciarono nel 1535.
In seguito a riedificarla furono i membri dell’Arte dei Merciai per le loro figlie che desiderassero ritirarsi a vita religiosa, allora la chiesa mutò il suo titolo e venne dedicata ai Santi Bernardino e Alessio.
Per ritrovare il luogo dove si ergeva la Chiesa di Santa Margherita della Rocchetta dovrete percorrere Via Mylius in Carignano e dovrete arrivare fino ad una salita ripida denominata Salita dei Sassi.
Si chiamava un tempo Passo della Rocchetta e prese il suo attuale nome proprio per quei ciottoli che la caratterizzano.
E scrive in proposito Amedeo Pescio: ardua e lastricata di ciottoli con due guide di mattoni.

È ancora così la Salita dei Sassi, anche se ormai non c’è più traccia dell’antica chiesa che racchiudeva alcuni dipinti di pregio, uno era di Bartolomeo Guidobono.
Scrive ancora Amedeo Pescio che la chiesa e il monastero furono venduti nel XIX secolo al Municipio che adibì quegli spazi a caserma delle guardie municipali e daziarie, in seguito fu invece una scuola.

Osservando tra i palazzi di Salita dei Sassi si vedono in lontananza i colori luccicanti della modernità: il mare, le navi, la ruota panoramica.
Questo presente racchiude anche quel passato che non abbiamo vissuto e la memoria fragile dei luoghi perduti come la Chiesa di Santa Margherita della Rocchetta e il suo quieto oratorio.