Al volante

Sono due amiche intrepide, allegre e sorridenti.
Sono elegantissime, con il busto che segna la loro vita sottile, indossano abiti di buon taglio e camicette candide, portano i gioielli minuti e raffinati.
E sfoggiano ricercati cappelli arricchiti da nastri, pizzi e applicazioni floreali.
Sono due amiche e una regge saldamente un volante, chissà dove le condurrà il viaggio della vita!

Di certo il tempo che verrà presenterà loro strade tortuose ma le due amiche sapranno percorrerle insieme, con coraggio e fiducia.
La fotografia risalente ai primi del ‘900 è opera di Luigi Guerra, fotografo milanese che per i suoi meriti artistici fu premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale del 1906.
La vettura a bordo della quale paiono ritratte le due giovani altro non è che un curioso artifizio d’antan e cioè una riuscita sagoma forse di cartone o magari di legno sapientemente dipinta, non crediate poi che tale stratagemma fosse esclusivamente riservato alle signorine, ho alcune fotografie di gagliardi giovanotti ugualmente immortalati nella medesima posa!
In questo caso a tergo della cartolina, sono riportate anche le nostalgiche parole in memoria di quel giorno felice e così si legge:

“Carissima Rita, ti rammenti di questo scherzo? Ci rassomiglia o no? A destra è un’amica ed a sinistra è la tua Maria che ricordandoti viene a portarti tante cose belle ed affettuosissime.”

E così, con tutta la gioia e l’entusiasmo della giovinezza, ecco qua Maria e la sua amica, a bordo della loro rombante automobile.

La breve felicità di Felicita

Fu breve la felicità di Felicita, come spesso accadeva alle ragazze vissute nel suo tempo, epoca in cui la vita era ancor più caduca rispetto ad oggi.
Era bella Felicita, aveva un viso dai tratti perfetti, sguardo intenso e grazia femminea.

Ed era, appunto, una donna giovane che sperava in un futuro lieto e luminoso.

Era devota e così è effigiata con un libro di preghiere tra mani.

Felicita lasciò un vuoto incolmabile, i suoi cari trovarono consolazione forse proprio nella fede così spesso richiamata nel ricordo di lei.

La perduta felicità di Felicita è narrata e scolpita nel marmo nel cippo funebre a lei dedicato e sito nel Porticato Inferiore a Ponente del Cimitero Monumentale di Staglieno, dove la giovane riposa, nella tomba riposano anche alcuni suoi famigliari.
A realizzare l’opera nel 1875 fu, con il consueto talento, l’artista Giovanni Battista Villa.

Felicita aveva 27 anni, uno sposo e tre bambini: Filippo, Emilio e Adolfo.
E ho pensato che magari da qualche parte esiste una fotografia di lei insieme alla sua famiglia, un ritratto realizzato da qualche blasonato fotografo che fermò, per appena un istante, quella completa felicità.

Felicita aveva i capelli morbidi, portava il velo, secondo l’usanza dell’epoca.

Un velo di pizzo leggero, impreziosito da stelle e orlato con delicatezza.

Il suo consorte era persona stimata e apprezzata, un abile commerciante che seppe salire i gradini del successo fino a ricoprire cariche ambite e di prestigio.
Giovanni Battista era un esempio di specchiata virtù e di laboriosa onestà.

Ed è tutta lì la perduta felicità di Felicita, nella vita che sfugge via, fragile e caduca, minata da una malattia che non le concesse scampo.
Felicita, madre e sposa tanto amata e rimpianta lasciò i suoi affetti in un freddo giorno d’inverno del 1869.

Era modesta, mansueta e pia, così si legge nella lapide in sua memoria e Villa, certamente in accordo con il desolato vedovo, ritrasse la giovane così assorta in preghiera, inginocchiata su un inginocchiatoio dal gusto orientaleggiante.

Così è giunta a noi la memoria di lei.

Fu breve la felicità di Felicita, si infranse nella tempesta della sua vita e lei rimase, nel ricordo dei suoi cari, per sempre giovane e leggiadra nella grazia dei suoi 27 fragili anni.

A tutte le donne

“Amate, rispettate la donna. Non cercate in essa solamente un conforto, ma una forza, una ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali.
Cancellate dalla vostra mente ogni idea di superiorità: non ne avete alcuna.”

Giuseppe Mazzini, Dei Doveri dell’uomo

Inverno sulla Passeggiata di Nervi

Era ritornata.
Non nella stagione del sole ma nel cuore dell’inverno.
Era ritornata, non vedeva casa ormai da molti anni, dal tempo del suo matrimonio che l’aveva condotta distante, a causa degli impegni lavorativi del suo consorte che lavorava in ambiente diplomatico.
Adele abitava ormai da tempo in una lussuosa dimora parigina dove conduceva una vita agiata e tranquilla ma con il pensiero nostalgico tornava sempre alle sue scogliere, alle agavi aggrappate alle rocce, ai fiori che sbocciavano sotto il sole battente.
E ora era ritornata.
In una fredda giornata di febbraio, sotto un cielo inquieto, nella stagione del freddo.
E così camminava, sulla sua passeggiata, vicino al marito e stretta nel suo cappotto scuro, incurante della gente che la circondava.
E osservava il mare, seguiva l’onda che batteva lieve sulla riva.
Era ritornata.

A casa, nella sua Nervi.
Nel luogo del quale conosceva ogni curva, ogni prospettiva, nel luogo che le restituiva la sua dolcezza come un afflato vitale e rigenerante.
Era ritornata.
Era inverno sulla Passeggiata di Nervi ma era estate nel cuore di Adele.

Genova del passato: i nastri e le chincaglierie del Signor Gaetano Cassini

Tic tac, tic tac, saliamo ancora con gioia ed entusiasmo sulla macchina del tempo, cari amici, oggi ce ne andremo insieme a far compere nel passato di Genova.
E troveremo una vecchia conoscenza, non sapete che soddisfazione sia stata per me ritrovare un vecchio amico!
Andiamo con ordine senza far confusione e salutiamo il Signor Gaetano Cassini, lungimirante imprenditore e commerciante.
Il Signor Cassini è titolare di una fornitissima merceria, vende fili, bottoni preziosi, nastri pregiati e raffinate passamanerie, da lui si trova tutto per la felicità di signore e signorine genovesi.
Naturalmente il nome del nostro abile commerciante ricorre nelle guide commerciali della sua epoca.
E infatti è nominato sul Lunario del 1882 e risulta nell’elenco delle Mercerie e Novità per Signora, la sua attività è situata sotto i Portici dell’Accademia.

Sul Lunario del 1892 il negozio risulta poi ancora in Piazza De Ferrari ma nel 1894 si aggiunge anche un’altra merceria in Via Giulia, la strada che un giorno verrà demolita per la costruzione di Via XX Settembre.

Ma la macchina del tempo, cari amici, ci porta ancor più indietro negli anni, seguitemi in questo viaggio per me emozionante.
Dunque, dovete sapere che qualche anno fa durante uno dei miei giretti per mercatini ho avuto la fortuna di reperire un raro foglio di carta intestata del Signor Cassini firmato per quietanza dal Signor Cassini medesimo!
È evidentemente un elenco di merce probabilmente destinato ad uno dei suoi clienti.

Guardando con più attenzione si nota in alto a destra la data: questo sgualcito foglio di carta risale al 1860.

Osserviamo poi la stampa dalla quale si evince che il negozio si trova nella piazza centrale di Genova, nella cornicetta sono poi ben specificate le pregiate merci trattate dal Signor Cassini.
Vi occorrono delle cavigliere in filosella? Ecco, adesso sapete dove trovarle!

Notiamo poi il dettaglio del documento: si riferisce a una ricca fornitura di filo, filosella e filato lucido rosa che forse sarà servito per certi leziosi abitini di ambiziose bimbette o signorinette!

Ora le fortunate circostanze che hanno portato sul mio cammino il Signor Gaetano Cassini non sono certo terminate qui.
Infatti, un po’ di anni fa ebbi già modo di fare la sua conoscenza quando al mercatino di Fontanigorda trovai su una bancarella un delizioso puntaspilli proveniente dal negozio di Piazza De Ferrari.

È un piccolo oggetto passato tra le mani sapienti di qualche abile sarta o madre di famiglia, sul bordo ho trovato appuntati alcuni spilli e lì li ho lasciati.
Questo gadget pubblicitario era chiaramente destinato dal Signor Cassini alla sua affezionata clientela e, come forse i miei più fidati lettori ricorderanno, ho già avuto modo di scriverne in passato in questo articolo.

Ora potete comprendere il mio entusiasmo per il fatto di essermi imbattuta in un foglio spiegazzato che ancora una volta ha condotto davanti ai miei occhi il nome di Gaetano Cassini.
Come se un sottile e scivoloso filo di seta potesse ricondurre questo abile commerciante davanti agli sguardi dei suoi concittadini, in quella città che lo vide protagonista dei suoi successi commerciali.
Da questa Genova così lontana mando così un affettuoso saluto a lei, caro Signor Cassini.

Una ragazza degli anni ’60

Era stata una ragazza degli anni ‘60.
Ah, come se la ricordava bene la swinging London con le sue attrattive, lì aveva scoperto un nuovo modo di essere.
Libera, indipendente, ribelle.
Una giovane creatura fiera e sottile come un giunco, con i capelli castani lisci e dritti fino alla vita, la minigonna vertiginosa e gli stivali sotto il ginocchio.
E gli abiti dai colori vividi e sgargianti, quanto li aveva amati!
Lei che a volte era stata Eleanor Rigby e a volte invece My Sweet Lady Jane.
Poi.
Poi il tempo era trascorso, lei aveva avuto successo sul suo lavoro e poi aveva conosciuto Stefano.
Rapporto anticonvenzionale il loro, per un certo tempo.
Poi c’era stato il matrimonio, erano venuti i figli e persino i nipotini, a guardare indietro a quella ragazza che attraversava King’s Road con la falcata decisa le pareva che il tempo fosse scivolato via troppo velocemente.
Così, rifletteva, mentre incedeva con quel garbo appreso, nonostante tutto, dalla rigida educazione della sua famiglia borghese.
Pensava a se stessa e a quella ragazza che era stata, si rivedeva ancora.
E mentre scendeva verso la città vecchia il suo sguardo si posò sulla vetrina e vide quel cappello dai colori vivaci, così particolare e diverso da tutti gli altri.
E non ci pensò un attimo, entrò nel negozio, acquistò il cappello e subito lo indossò.
Un elegante taglio a carré le incorniciava il viso, gli occhiali scuri le conferivano una certa aria di mistero.
Era ancora lei: una ragazza degli anni ‘60.

Luciana 1950 – Via Luccoli

Saluti da Corso Torino

Saluti da Corso Torino e dalla giovane donna che, leggera e decisa, attraversa così la strada e il suo tempo nel mondo.
È elegantissima, con l’ombrellino e il cappello vezzoso, lieve incede immersa nei suoi pensieri senza curarsi di ciò che accade attorno a lei.
Sono anni lontani in cui non si saprebbe immaginare che, un giorno, sarà improbabile poter percorrere Corso Torino a questa maniera.

E gli alberi giovani un giorno si staglieranno alti, marcando lo scorrere degli anni.
Saluti da Corso Torino e da coloro che percorrono questa ampia arteria della Foce dirigendosi verso casa o sul lavoro, con il passo affrettato e lo sguardo sul presente.
Il futuro conserverà Corso Torino pur con qualche cambiamento ma in città sorgeranno strade nuove e ampie e costruzioni avveniristiche neanche immaginabili per questi antichi genovesi.

Saluti da Corso Torino e dalle due donne che paiono quasi titubanti nel percorrere la via.

Saluti da Corso Torino e da tutti coloro che vennero immortalati in questa mia cartolina spedita nel 1907.
Ognuna di queste persone portava con sé sogni, progetti, rimpianti, gioie e pensieri.
Era un giorno lontano, in Corso Torino.

Genova, 1899: una scuola per fanciulle

Ritornando a camminare nel passato di Genova, conosciamo insieme una benemerita istituzione scolastica della quale ho trovato notizia nella mia Guida Pagano del 1899: vi porterò con me a scoprire i preziosi insegnamenti impartiti alla Scuola Civica Femminile Industriale Duchessa di Galliera.
Come i genovesi ben sanno, ancora esiste a Genova un Istituto Professionale Duchessa di Galliera nel quale si insegnano materie inerenti il settore industria e artigianato per il Made in Italy e che propone anche un liceo di scienze umane.
Come è normale che sia, la scuola è lo specchio dei tempi e quindi si evolve, cambia e si rinnova.
Attualmente inoltre questo istituto si trova in Corso Mentana, nel 1899 invece la sua sede era in Via San Bartolomeo degli Armeni, elegante traversa di Via Assarotti.

Ciò che lascia meravigliati è il programma scolastico che comprendeva un patrimonio di arti manuali ormai spesso perdute e mi pregio di elencarle di seguito per voi.
Dunque, in questo glorioso 1899 nella sezione disegno e industrie si insegnano appunto disegno e anche calligrafia artistica, cucito, sartoria, ricamo in bianco e a colori.
E c’è una maestra di pizzi, una di fiori artificiali e un’abile maestra crestaia che insegna alle ragazze a creare cuffie e cappelli.
La scuola comprende anche una sezione di studi dove si impartiscono invece lezioni di italiano, aritmetica, storia e geografia, inglese e francese.
Questa scuola volta ad esaltare le attività manuali e le inclinazioni artistiche era stata fondata dal pittore Tammar Luxoro nel 1871 e allora aveva la sua sede nell’ex convento di Via Santi Giacomo e Filippo.
Luxoro fu un quotato e stimato artista, molto attivo nella tutela dei monumenti cittadini e nell’ambiente culturale genovese, fu anche presidente dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e proprio in una sala del Museo dell’Accademia troverete il busto che così lo ritrae nella sua austera severità, la scultura è opera di Augusto Rivalta.

Torniamo alla nostra bella scuola, con gli anni l’istituto ampliò il suo ventaglio di proposte formative e infatti se sfogliamo la Guida Pagano del 1902 scopriamo che alle materie precedentemente citate si aggiungono insegnamenti di meccanografia e stenografia.
E dalle pagine della Guida del 1926 emerge poi una scoperta per me straordinaria: nel segno del progresso e della modernità qui aveva una cattedra la professoressa Giulia Montaldo che era insegnante di fotografia, arte destinata a mutare il nostro modo di osservare il mondo e di raccontarlo.
Provate a immaginare le ragazze del 1926 a lezione di fotografia, per loro deve essere stata un’esperienza a dir poco magnifica.
Da quella scuola uscirono veloci stenografe, abili artigiane delle filigrana e dell’arte della calzatura, stiratrici e sarte, modiste e ricamatrici, custodi di arti apprese alla Scuola Civica Femminile Industriale Duchessa di Galliera.

Fili del negozio di passamanerie del mio bisnonno

Una ragazza alla moda

Lei è una ragazza alla moda, ritratta così seria e quasi imbronciata come di abitudine nella sua epoca.
Ha i capelli lunghi e mossi e un’acconciatura raccolta, porta orecchini piccoli e preziosi e un nastro di velluto al collo.
E sempre in velluto è il grande fiocco che chiude il suo ricco colletto.

E così aggraziata se ne sta appoggiata alla balaustra, come certamente le ha chiesto di fare il fotografo.
Stretta nel suo bustino che rende la sua vita ancor più sottile, indossa un elegante abito in tessuto a quadri rifinito con fiocchetti semplicemente deliziosi.
Non riesco a dedurre il colore, ma la mia fantasia mi porta a pensare che si trattasse di un rosa tenue.

È una ragazza alla moda, le maniche del suo vestito sono più ampie sui polsi e svelano una rifinitura in pizzo ricercato.
E lei, con il garbo che le si addice, tiene tra le dita candide un ventaglio, una vezzosità irrinunciabile per quel tempo.

E poi ancora altri fiocchi, balze, secondo lo stile dell’epoca.

Lei era una giovane donna di Genova e venne ritratta in questa Carte de Visite dal fotografo Emilio Bonacina nel suo studio di Via Caffaro.
Con il suo abito elegante e con la sua leggiadra femminilità lei era davvero una ragazza alla moda.

20 Ottobre 1904: Giulio e Angela sposi

Era un giorno lontano, era il 20 Ottobre 1904.
La sposa era giovane, timida, forse un po’ ritrosa.
Ecco così Angela accanto al suo Giulio nel tempo che li condurrà a condividere poi il lungo cammino della vita.
Lei porta questo cappello ingombrante e il suo abito è ricchissimo, con lo sguardo pare osservare un punto indefinito come se fosse intenta a non distrarsi in questo momento così importante per lei.
Giulio è austero e serio, forse entrambi seguono le istruzioni impartite dal fotografo autore dei loro ritratti.

Ed eccoli ancora, entrambi sono senza cappello, lui ha aggiunto un fazzoletto nel taschino.
E lei pare più rilassata, accenna appena un sorriso ingenuo.

L’anello al dito, il bracciale, l’orologio con la sua catena, la collana di lei: pegni d’amore e segni di un legame.

I due ritratti dei due sposi sono opera di un fotografo di Novi Ligure, località che doveva essere evidentemente un luogo del cuore per la coppia.
Ho trovato queste due fotografie due giorni fa al mercatino, le ho prese in mano e voltandole ho letto una data: 20 Ottobre 1904.
E poi ho trovato il nome di lui, il nome di lei e la parola sposi.
Strana coincidenza questa data così vicina, mi sono detta, a volte sembra di ritrovare nelle fotografie emozioni e felicità lontane di persone sconosciute.
E così, esattamente 121 anni dopo, ho pensato di celebrare questo amore eterno e indissolubile, al di là della fragilità del tempo.
Cari Giulio e Angela, di cuore, buon 20 Ottobre a voi!