Il mare di novembre

Il mare di novembre è come una musica che inizia piano, dolcemente.

E poi segue il ritmo concitato delle onde che si abbattono sulla spiaggia di Corso Italia.

Accarezzando i sassi, con grazia e delicatezza.

Il mare di novembre è increspato di candida schiuma e laggiù, sull’orizzonte, si scorgono cime innevate.

Mentre l’onda sempre ritorna, ancora e ancora.

Nella luce chiara e cristallina di una giornata limpida.

E di nuovo si rincorrono quelle onde, ancora e ancora.

In una sincronia perfetta che supera la nostra semplice percezione del tempo.
Il mare ha un canto eterno che mai si posa.

E così si frange sugli scogli.

Per poi levarsi in spruzzi gioiosi.

E gioca con le nuvole, con questi contrasti di bianco e di azzurro.

E ancora ritorna con i suoi incanti e i suoi stupori: questo è il mare di novembre e di Genova.

Seguendo le onde al Porticciolo di Nervi

Con il suo canto incessante e armonioso, l’onda sfiora la riva, si infrange e sempre ritorna, davanti al Porticciolo di Nervi.
Le case, le finestre, l’aria fresca e intrisa di salmastro.

E ancora accade, nel piccolo borgo di pescatori che pare tratteggiato dal pennello di un abile artista.

E si sale, seguendo le curve sinuose della passeggiata di Nervi, mentre tutto attorno è uno splendore mediterraneo.

Volgiamo ancora lo sguardo al passato e a un ulteriore dettaglio di una caratteristica cartolina che venne spedita nel lontano 1919.
Sulla ringhiera sono posati certi panni stesi ad asciugare, soffia benevolo il vento e l’onda sussurra le sue parole.

E sono le stesse frasi che ancora ripete alle barche che placide riposano al porticciolo.

Nella luce calda della sera.

In questa cornice perfetta dai colori pastello, sotto l’azzurro intenso del cielo, nella dolcezza della riviera.

Ieri come oggi, seguendo le onde al Porticciolo di Nervi.

Il mare, il vento, la vita

Il mare azzurro, inquieto e vibrante di luce.
Il vento potente che fa gonfiare l’onda che poi monta ancora e ancora per perdersi e svanire come un pensiero vago o un desiderio indefinito.
L’aria, l’aria, l’aria salmastra che tutto fa fremere e vibrare incessantemente.
E la vita così forte, sfrontata e coraggiosa, tra mare, cielo e vento.

Quinto al Mare: il fragore delle onde

La potenza del mare ha ancora sferzato la costa con il suo vigore e con il fragore intenso delle sue onde.
E queste sono fotografie che ho scattato il 3 Novembre scorso, a Quinto.
La furia dell’abisso sa essere indomabile e minacciosa.

Così si leva e poi si abbatte.

E non si ferma, il mare così arrabbiato è anche molto pericoloso e va osservato alla debita distanza.

Inquieto, ribelle, furioso.

E le onde si susseguono nello straordinario spettacolo della loro potenza.

Una forza vorticosa e inarrestabile agita l’abisso.

E si levano gli spruzzi salmastri.

E sempre ritornano le onde frizzanti a toccare la riva.

Il mare è la voce della grandezza dell’universo, lo si ascolta, muti e affascinati.

Mentre la mareggiata ancora si sfrange sopra gli scogli.

E la spuma del mare candida come pizzo ancora lambisce le spiagge.

E così risuona ancora, forte e potente, il fragore delle onde.

Vernazzola: il tempo è come l’onda

Ritorniamo ancora a camminare nel passato, nella nostra Vernazzola, caratteristico borgo di pescatori nel levante della città.
Là dove si respira profumo di salsedine, là dove le case si affacciano sulla spiaggia davanti al blu.

La bella Vernazzola, così semplice e autentica, ancora tenace custode della sua antica fierezza marinara.


Qui, davanti a questo mare, in un giorno distante, passò anche una giovane donna, il destino mi ha fatto trovare una sua fotografia che adesso ho l’onore di preservare come ricordo prezioso di un istante felice.
Lei è giovane, elegantissima, con il suo tailleur alla moda e la pettinatura composta.
Appoggiata alla barca, sorride serena e il suo viso pare illuminarsi di una gioia radiosa.
E il suo pensiero, segreto e inconoscibile, forse racchiude dolcezza, rimpianto o desiderio di trattenere la fugace felicità di quell’istante.

A Vernazzola, là dove si usa tenere la barchetta davanti alla porta di casa.

Nel luogo dove anche lei rimase in posa per una foto che la ritrasse nella sua aggraziata giovinezza.
Alle spalle di lei un indaffarato uomo di mare e poi le finestre, i terrazzini, i panni stesi e smossi dal vento.

In questo tratto di Vernazzola.
Si riconoscono le case, i portoni, i muri dai colori vivaci.

Il tempo è come l’onda, scorre inesorabile e lascia sulla riva le nostre memorie, le risate che ci hanno reso felici, gli abbracci che amiamo ricordare, i sorrisi che ci hanno consolato.
Il tempo è come l’onda, fluisce, ritorna, risuona nei nostri pensieri.

E il tempo restituisce l’immagine di lei, in un altro tempo.

Come l’onda che lenta e nostalgica batte sulla spiaggia di Vernazzola.

Viaggiando sul 15

Quando è stata l’ultima volta che ho preso il 15?
Ormai diverso tempo fa, sono passati mesi.
Per chi non lo sapesse il 15 è l’autobus che dal centro porta verso il levante della città, verso il mare di Nervi e la sua bellezza.
Così, quando devo prendere il 15, me ne vado al capolinea e scelgo un posto a sedere comodo e panoramico, mi metto accanto al finestrino e guardo scorrere la città.
Il 15 attraversa le belle e ampie strade di Albaro, durante un paio di questi viaggi cittadini ho fatto anche qualche fantastica scoperta della quale un giorno magari scriverò: in questi casi, a parte l’iniziale stupore, finisco per scapicollarmi giù dall’autobus alla prima fermata utile e vado con calma in cerca di ciò che ho intravisto dal finestrino.
Il più delle volte, invece, resto semplicemente al mio posto in attesa che i miei occhi trovino il mare.
E ad un tratto eccolo, oltre le porte chiuse, oltre la ringhiera celeste, nel bagliore di una luce d’inverno.

Viaggiare sul 15 è semplicemente una piccola magia marina, un ininterrotto susseguirsi di scogli, insenature e onde e curve e case che si affacciano sul blu e ringhiere sulle quali posare la mano e nuvole che si stagliano all’orizzonte e panchine e gozzi posati sui sassi e bandiere che sventolano sospinte dal vento.
Viaggiare sul 15 sa essere proprio una di quelle poesie semplici che piacciono a me.

E poi, a un certo punto, ecco ancora il profilo della costa meta di altre gite e altre passeggiate.
E poi le vele sull’acqua sospinte da brezza favorevole, la spuma bianca del mare che si frange sulle rocce e certe sfumature di azzurro.

E poi quando giunge il tempo di scendere allora ci si avvicina alla porta ma il panorama continua ancora a scorrere rapido là fuori.
In una vaghezza di celeste, mentre certe nuvolette chiare paiono sfiorare la linea del mare e tu sei là, in viaggio sul 15.

E così danza

È appena una breve discesa che ripida conduce di fronte al blu.
A Quinto, questa è Via alla Scogliera.
E quando mi trovo da quelle parti finisco sempre per andare a cercare quel tratto di mare così dolcemente racchiuso tra le case colorate, a volte è una magnifica quiete e una netta linea di azzurro combacia alla perfezione con la calma celeste del cielo.
A volte, invece, il mare si arrabbia.
Si agita e così si leva con le sue onde inquiete, bianche di spuma e del suo vigore salmastro.
E sempre ritorna e così danza, nel sole d’inverno, davanti a Via alla Scogliera.

Il mare di Nervi nella luce della sera

E poi arrivi a Nervi e trovi il mare così: vivace, brioso e inquieto nella sua interminabile danza che cattura gli sguardi, mentre le onde potenti si frangono sulla scogliera.

È spuma bianca ed evanescente, è freschezza di abisso che sfiora l’aria.

E piano all’orizzonte il sole si getta giù, in quel mare agitato.

E ancora le onde si inseguono, verso il porticciolo e la sua riva.

E sono sfumature di oro e di argento in questa sera tiepida sulla passeggiata di Nervi.

Ed è ancora vita, vigore, bellezza, mentre le onde instancabili lambiscono gli scogli.

Intanto il sole si nasconde quasi tra certe nuvole basse e una nave laggiù segue la sua rotta.

Così, in una sera tanto bella con questo mare inaspettatamente arrabbiato, ho scelto una panchina tutta per me.

E poi sono rimasta a guardare quelle onde e i loro giochi gioiosi sulla superficie dell’acqua.

C’è sempre un tono d’azzurro che non hai mai visto prima, un rombo d’acqua che risuona forte insieme al tuo cuore, c’è sempre un’onda che non sapevi di dover aspettare.

E c’è una ringhiera tanto amata, così sinuosa davanti al mio blu.

E c’è il canto di fratello mare, voce dei luoghi, degli animi e consolazione dolce che non smette mai di emozionare.

Mentre le onde ancora non si placano e si sciolgono in bianca spuma, nella luce calda della sera, davanti alla passeggiata di Nervi.

La mareggiata

Prorompente e vitale, il mare con la sua bellezza misteriosa si solleva inquieto e si abbatte sugli scogli affioranti e sulla riva con questa magnifica potenza.
Là, davanti alle casette colorate di Boccadasse.

E l’onda si gonfia, turbolenta si schianta sui sassi e sempre ritorna.

Sotto a un cielo cupo e gonfio di pioggia.

Ed è una danza che mai si ferma e ha diverse sfumature di grigio, di azzurro e di mare.

Ed è magnifico blu sfiorato dalla luce calda del sole.

Luccicano le piastrelle di Corso Italia bagnate dagli spruzzi di acqua salmastra.

Ed è fresca effervescenza che si leva e si dissolve e poi ritorna, ancora e ancora.

La forza dell’acqua incanta, la sua potenza ammalia e leva il fiato.
E ancora le onde si alzano e cadono giù.

E il mare impetuoso non si placa, infuria maestoso e tutto sovrasta.

E danza, gioca, si abbatte e si solleva in una danza senza fine.

Inquieto il mare mai si ferma e la sua bellezza affascina gli sguardi.

E le sue onde potenti lambiscono la riva.

La mareggiata è uno spettacolo straordinario, è la voce dell’abisso che sussurra a tutti coloro che vogliono ascoltarla mentre l’acqua si frange ancora e ancora.

Ed è spuma bianca che briosa ed evanescente si dissolve.

Questa è l’avventura del mare e del suo eterno divenire davanti ai nostri occhi meravigliati.

Ed è vento e acqua, forza e pura bellezza, splendore e vita.

Così si resta, lasciando scorrere il tempo e ammirando le onde che si rincorrono sulla spiaggia di Corso Italia.

Mentre piano la luce del giorno si fa più fioca e il mare in tempesta ancora non si placa.

E le onde si alzano, davanti ai gozzi della Foce, in una sera d’autunno e di Genova.

Dopo le onde

Il mare.
Il mare sa essere così imprevedibile, impetuoso ed implacabile.
Lo amiamo, è parte dell’anima nostra e ci tradisce, a volte.
Il mare ha travolto barche, muri, coste e litorali, ha cancellato spiagge e sferzato i paesi della riviera.
Il mare, ieri a Boccadasse, era ancora così.

Nulla rispetto a quella potenza del giorno prima, eppure era ancora forte.

Boccadasse (1a)

Con le onde scure e inquiete.

Boccadasse (2)

In quell’eterna danza tra le case del borgo.

Boccadasse (2a)

Con i gozzi messi in salvo nelle piazzette e nei caruggi.

Boccadasse (3)

Boccadasse (4)

Il mare ha portato via il muretto dove ci mettevamo ad ammirare il tramonto ma braccia solerti sono già all’opera e al lavoro.

Boccadasse (5)

Il mare, dopo le onde alte, ancora non si placa.

Boccadasse (6)

E ho camminato, lungo Corso Italia.

Corso Italia (1)

Corso Italia (2)

E la luce ancora rimbalzava sull’acqua inquieta e tempestosa.

Corso Italia (3)

E c’erano le onde, onde agitate oltre il cancello.

Corso Italia (4)

E spuma frizzante di abisso profondo.

Corso Italia (5)

In una giornata in cui molti di noi sono andati a guardarlo questo mare capriccioso e ribelle che non sappiamo comprendere.

Corso Italia (6)

E gli spruzzi si frangevano contro le rocce.

Corso Italia (7)

Mare d’autunno, incerto e imprevedibile.

Corso Italia (8)

Mare che canta, sempre, ancora.

Corso Italia (9)

Mare che fluisce e ritorna, ancora.

Corso Italia (10)

Poi il sole si è nascosto tra le nuvole e ha donato il suo calore al cielo.

Capo Santa Chiara (1)

E la sua luce ha illuminato Capo Santa Chiara e il nostra mare ancora inquieto.

Capo Santa Chiara (2)