Il grillo del focolare

Giacché tutti i membri della tribù dei grilli sono spiriti potenti anche se la gente (come sovente è il caso), pur conversando con loro, non sa che non ci sono nel mondo invisibile voci più gentili e veritiere alle quali ci si possa affidare e che diano più teneri consigli: con queste voci, gli spiriti dei grilli dei focolari parlano alla mente degli uomini.”

Queste creature vigili abitano tra le pagine di un romanzo breve di Charles Dickens: Il grillo del focolare, dato alle stampe per la prima volta nel 1845.
Questa è una storia di gente semplice e dal cuore grande oppure duro come solo Mr Dickens sapeva descrivere, Il grillo del focolare è una delle storie di Natale nate dalla fervida fantasia dello scrittore inglese.
Ed è una storia anche complessa nel suo articolato intreccio, tra l’altro i tre capitoli sono denominati Primo Cri-Cri, Secondo Cri-Cri, Terzo Cri-Cri.
Si perché questo grillo del focolare è davvero uno dei protagonisti della storia, tanto da aprire il romanzo in compagnia di una pentola che se ne sta sul fuoco, questi due vanno avanti per pagine e pagine in una sorta di competizione del tutto particolare.

Poi c’è un matrimonio da celebrare e c’è un misterioso uomo venuto da lontano, ci sono anche i meno fortunati che tra le pagine delle storie di Dickens trovano sempre il giusto spazio.
E, puntuale e precisa, emerge la caratterizzazione dei personaggi tratteggiata da Dickens con autentica maestria.
Prendiamo, ad esempio, Mr Tackleton.

Tackleton, il mercante di giocattoli, era un essere la cui vocazione era stata mai compresa da genitori e maestri. Avessero fatto di lui uno strozzino, un azzeccagarbugli, uno sceriffo o un affarista, avrebbe potuto dar sfogo in giovinezza ai suoi istinti, ed essendosi alleggerito l’animo in quei tristi commerci, divenire poi, se non altro per la novità dell’esperienza, una creatura amabile.

E invece il nostro si guadagna da vivere con i giocattoli ma non ha nessuna predilezione per i bambini e detesta i giocattoli, è un personaggio dalle molte sfaccettature e se vorrete fare la sua conoscenza finirà per sorprendervi.
Ed è lui a pronunciare una di quelle frasi da scolpire nella pietra.

Ognuno pensa che le sue oche siano cigni.

Alle sue dipendenze c’è un certo Caleb Plummer che vive con la sua figlia cieca in una condizione miserevole, in un guscio di noce di una casetta di legno.
Magnifica è la descrizione del laboratorio dove preparano le case di bambola per tutti i livelli sociali.

“Casette suburbane per bambole dai mezzi limitati, cucine e appartamentini da bambole povere, palazzi per bambole d’altra classe.”

Eh, però il buon Caleb narra alla figlia che la sua casa è un’accogliente bomboniera, la protegge così dalle durezze del mondo e la fanciulla pensa persino che Mr Tackleton sia semplicemente un tipo molto eccentrico, figuratevi!
Non vi ho svelato di proposito l’intreccio della trama, lasciandovi il gusto di scoprirlo da voi se vorrete leggere Il Grillo del focolare.
Tra queste pagine, una volta in più, si scopre quanto Dickens fosse un profondo conoscitore dell’animo umano, quando arriverete anche voi attorno alla torta di nozze sul volto vi si stamperà un sorriso, ve lo garantisco.
E poi? Che altro aggiungere?

Un grillo canta nel focolare; un giocattolo rotto giace sul pavimento; non rimane null’altro.”

10 pensieri riguardo “Il grillo del focolare

  1. Alcuni elementi – il giocattolaio gretto, il buo padre alle sue dipendenze con una figlia malata – sembrano richiamare il più celebre “Canto di Natale” ma immagino che Dickens abbia apparecchiato una storia del tutto diversa e le case di bambola per classi sociali sono già un dettaglio splendido. Baci cara!

    1. Vero, ci sono degli elementi comuni ma anche molte differenze, quel dettaglio delle case di bambola ha colpito anche me.
      Baci cara, buon pomeriggio.

  2. paragonare la casetta a una bomboniera è un bellissimo pensiero per la figlia. Mi ricorda un po’ Benigni quando riesce a fare sembrare un bel posto persino un campo di concentramento per il figlio.

  3. Miss, rispondo tardi perchè tutto ieri l’ho trascorso in cima a una scala alle prese con una tapparella… e stamane, Dickens a parte, mi vien da chiederti come mai il gioco del Cricket non è una gara a chi canta meglio?

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