Al di qua del fiume

“Da quando coltiva questo sogno? Lo ha immaginato talmente tanto che se chiude gli occhi riesce a vedere il lungo viale alberato che costeggia l’opificio e la ciminiera in mattoni che svetta nel cielo come un vessillo; può sentire il suono della campanella che dà vita alla fabbrica, gli operai che passano i cancelli ed entrano vociando, il clangore assordante dei macchinari, treni carichi di stoffe diretti in ogni parte del mondo. E il marchio della ditta Benigno Crespi, che varca l’oceano e arriva fino nelle Americhe.

Il sogno, straordinario e tenace, è quello di Cristoforo Crespi, figlio di un tintore e imprenditore con gli occhi colmi di futuro, la sua visione del mondo è narrata nel corposo romanzo Al di qua del Fiume di Alessandra Selmi pubblicato da Editrice Nord.
La storia vera di Crespi si mescola così ad elementi letterari, l’autrice ci svela il lungo percorso di Cristoforo, narrando i suoi talenti e i progetti che egli realizzerà a Canonica d’Adda, in provincia di Bergamo, a partire dal 1877.
Il cotonificio di Cristoforo Crespi crescerà e diverrà un luogo che si distingue, nel tempo delle innovazioni industriali, perché Cristoforo farà sorgere attorno alla fabbrica un avveniristico villaggio operaio: il villaggio Crespi d’Adda.
Lo pensa, lo progetta, lo fa divenire solida realtà:

Cristoforo immagina le donne che fanno capannello al lavatoio, i bambini che giocano in strada, davanti a una fila di casette ordinate, e magari una scuola, l’infermeria, la chiesa, una piccola comunità coesa e autonoma, in cui i confini di lavoro e di vita familiare si fondono.

E così Cristoforo sceglie i suoi migliori operai e insieme a loro costruisce il suo sogno, per oltre 480 pagine la Selmi ci accompagna alla scoperta di queste vite, intrecciando realtà e immaginazione in maniera sottile e abile, intessendo un romanzo scorrevole che si legge piacevolmente.
È un mondo duro quello degli operai, il sogno è fatto anche di molta fatica e di una sorta di ineluttabilità, ognuno segue il proprio destino dato dalla nascita e dalla propria classe sociale, tra queste pagine si toccano spesso le corde del dramma e della tragedia come parti integranti della vita stessa e del suo naturale fluire.
Ricco è l’intreccio che arriva a coprire le alterne vicende del cotonificio e del villaggio fino al 1930: la storia di Crespi d’Adda muta insieme alla storia d’Italia e agli eventi che segnano la nazione.
Il popolo di Crespi d’Adda poi è composto da gente semplice e vera che conosce il sacrificio, la dedizione e il senso lavoro.
C’è l’Amalia che sente certe voci che le preannunciano fatti terribili e c’è Remigio che fin dall’infanzia pare segnato dal marchio della fragilità, poi c’è l’Elvira, una ragazza che farà scelte sconsiderate e ne pagherà il duro prezzo.
E poi c’è l’Agazzi, lui gestisce la locanda e ha un figlio di nome Rino, una testa calda, uno che si infervora per i diritti dei lavoratori e parteciperà agli scioperi e alle manifestazioni.
Il Rino dell’Agazzi, con il suo fervore assoluto e spontaneo, a tratti mi ha ricordato Etienne Lantier, l’eroe di Germinal di Emile Zola.
Figura fondamentale del romanzo è poi l’Emilia, la conosciamo bambina e la vediamo diventare donna e stringere un legame di affetto e sincera amicizia con Silvio Crespi, il figlio del padrone, colui che un giorno prenderà le redini dell’azienda raccogliendo l’eredità del padre.
I due cresceranno insieme, vicini ma distanti, come prevede il loro destino, saranno amici, complici, si conforteranno e a tratti non si comprenderanno, Silvio poi ha anche il suo da fare con il fratello Daniele che in famiglia dà diversi pensieri.
Parallelamente alla vita degli operai scopriamo il mondo dei Crespi con i suoi privilegi: la casa di Milano, la pinacoteca, la villa sul lago, le frequentazioni esclusive e le ambizioni politiche, le usanze e i ritmi di esistenze agiate.
Il villaggio Crespi d’Adda è oggi un sito Patrimonio dell’ UNESCO ancora abitato, le villette e le case del villaggio operaio ospitano così nuova vita, è possibile visitarlo e qui trovate il sito con tutte le informazioni e con una ricca galleria fotografica.
Alessandra Selmi, con il suo romanzo, ha alzato il velo su un mondo e su una grande storia ottocentesca, sul sogno magnifico di Cristoforo Crespi e sul suo culto del lavoro: il Villaggio Crespi d’Adda sorto su un lembo di terra lombarda, in un tempo di grandi mutamenti e importanti innovazioni.

Le macchine sono tutte uguali; se una si rompe, ne compri un’altra e non noti nemmeno la differenza. Gli uomini invece, sono unici. Se gli operai ti abbandonano, puoi avere la fabbrica più grande e moderna del mondo ma non hai più niente. Non sei più niente. Noi siamo imprenditori del cotone grazie agli uomini, e agli uomini dobbiamo ogni cosa. Per questo è importante conoscerli tutti di persona, i tuoi operai.