Come è normale che sia, ciò che ci circonda racconta molto delle nostre vite e delle nostre abitudini, gli oggetti del nostro quotidiano parlano per noi.
E qui, in campagna, naturalmente ci sono moltissime carriole.
Quante? Non saprei, sono troppe per contarle!
E non le ho neppure cercate, semplicemente le ho trovate sul mio cammino.
Una scala, un solido muro di pietra, gerani rossi.
Uno squarcio di luce, assi di legno e forse qui ci sono dei lavori in corso.
Un pergolato, un tavolo all’ombra degli alberi, un giardino e l’orto.
E le erbacce?
Si tolgono e si mettono là, nella carriola.
Che fatica però!
Ancora un giardinetto, curato e ben tenuto, ho trovato lì davanti una previdente signora impegnata a metter da parte la legna per l’inverno.
La sua carriola è carica di fiori e occupa un delizioso angolino.
Una e due, a ridosso del muro.
Isolate, lontane dallo splendore di verde degli alberi, diverse tonalità di grigio per un quadro minimalista.
Chi le avrà messe così?
E’ proprio vero, a volte si è artisti senza neppure saperlo.
E poi un camino e ancora la legna che ravviverà il fuoco.
Carriole di campagna, ruggine e impreviste simmetrie.
Un po’ in discesa ma saldamente ancorate al suolo.
Carriole di campagna, duro il lavoro della terra, costa fatica e sudore.
Carriole di campagna, sul prato verdissimo.
Un libro, un cappellino in testa, un gatto pigro che dorme sull’erba.
Ozi d’estate, tra le corolle che sbocciano.
Estate e una carriola forse dimenticata?
Sembra quasi che la pianta la abbracci e la sommerga.
Ciò che ci circonda racconta molto di noi e delle nostre consuetudini, narra anche i nostri gusti e il nostro amore per il bello.
E tra le tante carriole che ho visto una vince tutto, senza alcun dubbio.
Fiori rosa, vasi, piante, un’esplosione di colori.
E pace e amore, all you need is love.
A luglio, a Fontanigorda.











