“Qualsiasi città o tratto di strada o di mare cambia di continuo perché suscita rispondenze diverse, a seconda dell’epoca e dell’indole del viaggiatore che l’inquadra con lo sguardo. Parte non secondaria del fascino del Grand Tour risiede in questa scansione temporale che rivela o resuscita volti e prospettive di luoghi che il tempo ha cancellato per sempre consegnandoli alla gelosa custodia della storia.”
Così nasce l’epopea del Grand Tour, il viaggio di formazione e di svago attraverso l’Europa compiuto da intraprendenti aristocratici che lasciarono ai posteri le memorie dei loro viaggi e i ricordi dei luoghi visitati.
Le vie del Grand Tour è un saggio dotto ed avvincente scritto con abile maestria da Attilio Brilli, cattedratico di Letteratura Angloamericana e uno dei massimi studiosi ed esperti di letteratura di viaggio.
Il suo libro, edito da Il Mulino per la Collana Ritrovare l’Europa, restituisce un formidabile percorso da seguire con emozione attraverso tempi e luoghi diversi in compagnia di avventurosi viaggiatori alcuni dei quali molto celebri.
Nel percorrere questo viaggio di cultura che si snoda tra le capitali europee toccando inoltre i principali centri urbani del continente, Brilli ci accompagna con garbo e con una scrittura intensa e fluida, offrendo approfondimenti e particolari punti di vista e spiegando anche come, dapprima, il viaggio di studio e poi di formazione abbia evidenziato le differenze e i contrasti tra la cultura protestante e quella cattolica.
E quanto è emozionante seguire i viaggiatori inglesi che affrontano, non senza difficoltà, la traversata della Manica: le cronache settecentesche e ottocentesche sono ricche di dettagli su minacciose tempeste, con conseguenti disagi e malesseri fisici che rendono uguali i ricchi e i popolani.
E poi la Francia, con le sue seduzioni, molti sono coloro che ne scrivono con notevole vivacità.
“ ‘Quando un inglese arriva a Parigi non si fa vedere finché non subisce una completa metamorfosi’ scrive Tobias Smollett ‘infatti manda subito a chiamare il sarto, il parrucchiere, il cappellaio, il ciabattino e chiunque abbia a che fare con l’arredo del corpo umano.’ “
Da Amsterdam a Bruxelles, da Ratisbona a Berlino, da Vienna a Madrid, attraverso queste pagine osserviamo il mondo con gli occhi degli altri e a volte ci sono concessi privilegi inaspettati.
Ad esempio, seguendo Charles de Brosses ad Avignone ci troveremo di fronte alla tomba della giovane Laura amata da Francesco Petrarca. Il sepolcro, narra Brilli, venne poi profanato al tempo della Rivoluzione.
Generazioni di viaggiatori curiosi, attenti e cosmopoliti sfilano tra le pagine del volume di Brilli, è impossibile citarli tutti in quanto il libro è un’infinita miniera di aneddoti, non mancano le voci femminili come quelle della della Baronessa D’Aulnoy e di Elizabeth Gray e spero sinceramente di poter approfondire la conoscenza di queste due dame.
Il Grand Tour, come sappiamo, aveva anche una meta specifica che nell’Ottocento diverrà poi leggendaria: l’Italia.
E giungervi è un rito sacro che apre lo sguardo su uno scenario ricco di storie.
“Queste descrizioni ci dicono che, per i viaggiatori, le Alpi costituiscono una cesura temporale, oltre che fisica, con il resto del continente. Fare il proprio ingresso in Italia, loro tramite, è come entrare, più o meno inconsciamente, nel tempo del mito.”
L’Italia è culla dell’arte, della cultura, qui Stendhal viene colto dalla sindrome che porterà poi il suo nome, l’Italia è la sua storia antica e le sue tradizioni.
Cinque sono i capitoli dedicati alle maggiori città italiane, a me sarebbe piaciuto trovare anche una parte dedicata a Genova e alla Liguria.
Il viaggio con Antonio Brilli ha orizzonti vasti e mete inaspettate e si dipana per 244 pagine, con la bellezza dello stupore e della scoperta nella straordinaria avventura di quei viaggiatori e di quelle viaggiatrici che percorsero le vie del Grand Tour.
