Al volante

Sono due amiche intrepide, allegre e sorridenti.
Sono elegantissime, con il busto che segna la loro vita sottile, indossano abiti di buon taglio e camicette candide, portano i gioielli minuti e raffinati.
E sfoggiano ricercati cappelli arricchiti da nastri, pizzi e applicazioni floreali.
Sono due amiche e una regge saldamente un volante, chissà dove le condurrà il viaggio della vita!

Di certo il tempo che verrà presenterà loro strade tortuose ma le due amiche sapranno percorrerle insieme, con coraggio e fiducia.
La fotografia risalente ai primi del ‘900 è opera di Luigi Guerra, fotografo milanese che per i suoi meriti artistici fu premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale del 1906.
La vettura a bordo della quale paiono ritratte le due giovani altro non è che un curioso artifizio d’antan e cioè una riuscita sagoma forse di cartone o magari di legno sapientemente dipinta, non crediate poi che tale stratagemma fosse esclusivamente riservato alle signorine, ho alcune fotografie di gagliardi giovanotti ugualmente immortalati nella medesima posa!
In questo caso a tergo della cartolina, sono riportate anche le nostalgiche parole in memoria di quel giorno felice e così si legge:

“Carissima Rita, ti rammenti di questo scherzo? Ci rassomiglia o no? A destra è un’amica ed a sinistra è la tua Maria che ricordandoti viene a portarti tante cose belle ed affettuosissime.”

E così, con tutta la gioia e l’entusiasmo della giovinezza, ecco qua Maria e la sua amica, a bordo della loro rombante automobile.

Con il cappottino bianco

Eccola qui con il cappottino bianco, caldo e morbido con i bottoni grandi e il colletto ampio.
Le manine aperte e gli occhi spalancati.

E l’espressione ingenua e stupita dipinta sul visetto.
Il nasino all’insù, una testolina di riccioli e una cuffietta chiara tutta nastrini e fiocchetti.

E le ghette bianche chiuse dai bottoncini.

In piedi su una panchina, forse a Villetta Di Negro o in qualche altro luogo che fu scenario dei suoi giochi d’infanzia.
Con il cappottino bianco e tutta la vita davanti.

Nel passato di Via Roma: il favoloso negozio dei Fratelli Bocconi

Ritornando a camminare nel passato andiamocene a spasso per Via Roma, una delle strade più esclusive della Superba con i suoi negozi lussuosi e le sue scintillanti vetrine.

Incontreremo una gran folla di gentiluomini, qualcuno pare anche un po’ distratto e affaccendato nelle proprie questioni.

Un tale, invece, si fa largo tra la folla non senza fatica: è l’uomo che porta una pesante cesta sulla spalla e si guadagna il pane con il sudore della fronte.
Tutto attorno c’è un gran viavai di professionisti e uomini d’affari in giacca, cravatta e paglietta d’ordinanza.

Si noterà che gran parte della folla è proprio sul marciapiede di destra, qui c’è davvero un’autentica baraonda di gente, si vede che vanno tutti a far compere!
E certamente molti di loro se ne andranno a scegliere tra le offerte del magnifico negozio dei Fratelli Bocconi.
Si nota, salendo l’insegna che spicca lassù in alto ad attirare la clientela.

Inoltre, osserviamo con attenzione: sul muro è affisso anche un avviso che annuncia una grande liquidazione, si nota anche che come indirizzo è indicata Piazza della Nunziata.
Sapete, i Fratelli Bocconi conoscono bene i segreti del commercio, sono imprenditori di gran successo.
Vendono abiti fatti, di certo da loro si trovano anche tutti gli accessori e i capi all’ultima moda, le signore e signorine amano molto gironzolare in cerca di capi di vestiario da acquistare.

E anche voi, in qualche modo, conoscete già il talento commerciale dei Fratelli Bocconi.
Ferdinando e Luigi Bocconi erano imprenditori milanesi e nella seconda metà dell’Ottocento aprirono nel capoluogo lombardo un grande magazzino di mode sul genere di quelli allora in voga in Francia, quei magasins de nouvetés così magistralmente descritti da Emile Zola nel suo romanzo Al Paradiso delle Signore.
L’impresa dei Fratelli Bocconi venne denominata  Aux Villes d’Italie e in seguito poi Alle città d’Italia, furono aperte diverse succursali in altre città oltre alla sede di Milano, uno di questi negozi si trovava proprio a Genova.
In seguito la proprietà fu ceduta a Senatore Borletti e i grandi magazzini un tempo appartenuti ai Fratelli Bocconi conobbero un nuovo corso ed ebbero una nuova denominazione: era nata la Rinascente e come è ben noto questo nome si deve alla fantasia di Gabriele D’Annunzio.
E tutto aveva avuto inizio grazie al fiuto imprenditoriale dei Fratelli Bocconi.

Via Roma è ancora il salotto buono di Genova e qui troviamo le grandi firme e i negozi alla moda.

E camminando per la città, osservando con gli occhi dell’immaginazione, forse anche a voi potrà capitare di compiere una sorta di meraviglioso salto nel tempo alla scoperta del favoloso negozio dei Fratelli Bocconi.

Genova del passato: i nastri e le chincaglierie del Signor Gaetano Cassini

Tic tac, tic tac, saliamo ancora con gioia ed entusiasmo sulla macchina del tempo, cari amici, oggi ce ne andremo insieme a far compere nel passato di Genova.
E troveremo una vecchia conoscenza, non sapete che soddisfazione sia stata per me ritrovare un vecchio amico!
Andiamo con ordine senza far confusione e salutiamo il Signor Gaetano Cassini, lungimirante imprenditore e commerciante.
Il Signor Cassini è titolare di una fornitissima merceria, vende fili, bottoni preziosi, nastri pregiati e raffinate passamanerie, da lui si trova tutto per la felicità di signore e signorine genovesi.
Naturalmente il nome del nostro abile commerciante ricorre nelle guide commerciali della sua epoca.
E infatti è nominato sul Lunario del 1882 e risulta nell’elenco delle Mercerie e Novità per Signora, la sua attività è situata sotto i Portici dell’Accademia.

Sul Lunario del 1892 il negozio risulta poi ancora in Piazza De Ferrari ma nel 1894 si aggiunge anche un’altra merceria in Via Giulia, la strada che un giorno verrà demolita per la costruzione di Via XX Settembre.

Ma la macchina del tempo, cari amici, ci porta ancor più indietro negli anni, seguitemi in questo viaggio per me emozionante.
Dunque, dovete sapere che qualche anno fa durante uno dei miei giretti per mercatini ho avuto la fortuna di reperire un raro foglio di carta intestata del Signor Cassini firmato per quietanza dal Signor Cassini medesimo!
È evidentemente un elenco di merce probabilmente destinato ad uno dei suoi clienti.

Guardando con più attenzione si nota in alto a destra la data: questo sgualcito foglio di carta risale al 1860.

Osserviamo poi la stampa dalla quale si evince che il negozio si trova nella piazza centrale di Genova, nella cornicetta sono poi ben specificate le pregiate merci trattate dal Signor Cassini.
Vi occorrono delle cavigliere in filosella? Ecco, adesso sapete dove trovarle!

Notiamo poi il dettaglio del documento: si riferisce a una ricca fornitura di filo, filosella e filato lucido rosa che forse sarà servito per certi leziosi abitini di ambiziose bimbette o signorinette!

Ora le fortunate circostanze che hanno portato sul mio cammino il Signor Gaetano Cassini non sono certo terminate qui.
Infatti, un po’ di anni fa ebbi già modo di fare la sua conoscenza quando al mercatino di Fontanigorda trovai su una bancarella un delizioso puntaspilli proveniente dal negozio di Piazza De Ferrari.

È un piccolo oggetto passato tra le mani sapienti di qualche abile sarta o madre di famiglia, sul bordo ho trovato appuntati alcuni spilli e lì li ho lasciati.
Questo gadget pubblicitario era chiaramente destinato dal Signor Cassini alla sua affezionata clientela e, come forse i miei più fidati lettori ricorderanno, ho già avuto modo di scriverne in passato in questo articolo.

Ora potete comprendere il mio entusiasmo per il fatto di essermi imbattuta in un foglio spiegazzato che ancora una volta ha condotto davanti ai miei occhi il nome di Gaetano Cassini.
Come se un sottile e scivoloso filo di seta potesse ricondurre questo abile commerciante davanti agli sguardi dei suoi concittadini, in quella città che lo vide protagonista dei suoi successi commerciali.
Da questa Genova così lontana mando così un affettuoso saluto a lei, caro Signor Cassini.

Una ragazza degli anni ’60

Era stata una ragazza degli anni ‘60.
Ah, come se la ricordava bene la swinging London con le sue attrattive, lì aveva scoperto un nuovo modo di essere.
Libera, indipendente, ribelle.
Una giovane creatura fiera e sottile come un giunco, con i capelli castani lisci e dritti fino alla vita, la minigonna vertiginosa e gli stivali sotto il ginocchio.
E gli abiti dai colori vividi e sgargianti, quanto li aveva amati!
Lei che a volte era stata Eleanor Rigby e a volte invece My Sweet Lady Jane.
Poi.
Poi il tempo era trascorso, lei aveva avuto successo sul suo lavoro e poi aveva conosciuto Stefano.
Rapporto anticonvenzionale il loro, per un certo tempo.
Poi c’era stato il matrimonio, erano venuti i figli e persino i nipotini, a guardare indietro a quella ragazza che attraversava King’s Road con la falcata decisa le pareva che il tempo fosse scivolato via troppo velocemente.
Così, rifletteva, mentre incedeva con quel garbo appreso, nonostante tutto, dalla rigida educazione della sua famiglia borghese.
Pensava a se stessa e a quella ragazza che era stata, si rivedeva ancora.
E mentre scendeva verso la città vecchia il suo sguardo si posò sulla vetrina e vide quel cappello dai colori vivaci, così particolare e diverso da tutti gli altri.
E non ci pensò un attimo, entrò nel negozio, acquistò il cappello e subito lo indossò.
Un elegante taglio a carré le incorniciava il viso, gli occhiali scuri le conferivano una certa aria di mistero.
Era ancora lei: una ragazza degli anni ‘60.

Luciana 1950 – Via Luccoli

Saluti da Corso Torino

Saluti da Corso Torino e dalla giovane donna che, leggera e decisa, attraversa così la strada e il suo tempo nel mondo.
È elegantissima, con l’ombrellino e il cappello vezzoso, lieve incede immersa nei suoi pensieri senza curarsi di ciò che accade attorno a lei.
Sono anni lontani in cui non si saprebbe immaginare che, un giorno, sarà improbabile poter percorrere Corso Torino a questa maniera.

E gli alberi giovani un giorno si staglieranno alti, marcando lo scorrere degli anni.
Saluti da Corso Torino e da coloro che percorrono questa ampia arteria della Foce dirigendosi verso casa o sul lavoro, con il passo affrettato e lo sguardo sul presente.
Il futuro conserverà Corso Torino pur con qualche cambiamento ma in città sorgeranno strade nuove e ampie e costruzioni avveniristiche neanche immaginabili per questi antichi genovesi.

Saluti da Corso Torino e dalle due donne che paiono quasi titubanti nel percorrere la via.

Saluti da Corso Torino e da tutti coloro che vennero immortalati in questa mia cartolina spedita nel 1907.
Ognuna di queste persone portava con sé sogni, progetti, rimpianti, gioie e pensieri.
Era un giorno lontano, in Corso Torino.

Una ragazza alla moda

Lei è una ragazza alla moda, ritratta così seria e quasi imbronciata come di abitudine nella sua epoca.
Ha i capelli lunghi e mossi e un’acconciatura raccolta, porta orecchini piccoli e preziosi e un nastro di velluto al collo.
E sempre in velluto è il grande fiocco che chiude il suo ricco colletto.

E così aggraziata se ne sta appoggiata alla balaustra, come certamente le ha chiesto di fare il fotografo.
Stretta nel suo bustino che rende la sua vita ancor più sottile, indossa un elegante abito in tessuto a quadri rifinito con fiocchetti semplicemente deliziosi.
Non riesco a dedurre il colore, ma la mia fantasia mi porta a pensare che si trattasse di un rosa tenue.

È una ragazza alla moda, le maniche del suo vestito sono più ampie sui polsi e svelano una rifinitura in pizzo ricercato.
E lei, con il garbo che le si addice, tiene tra le dita candide un ventaglio, una vezzosità irrinunciabile per quel tempo.

E poi ancora altri fiocchi, balze, secondo lo stile dell’epoca.

Lei era una giovane donna di Genova e venne ritratta in questa Carte de Visite dal fotografo Emilio Bonacina nel suo studio di Via Caffaro.
Con il suo abito elegante e con la sua leggiadra femminilità lei era davvero una ragazza alla moda.

20 Ottobre 1904: Giulio e Angela sposi

Era un giorno lontano, era il 20 Ottobre 1904.
La sposa era giovane, timida, forse un po’ ritrosa.
Ecco così Angela accanto al suo Giulio nel tempo che li condurrà a condividere poi il lungo cammino della vita.
Lei porta questo cappello ingombrante e il suo abito è ricchissimo, con lo sguardo pare osservare un punto indefinito come se fosse intenta a non distrarsi in questo momento così importante per lei.
Giulio è austero e serio, forse entrambi seguono le istruzioni impartite dal fotografo autore dei loro ritratti.

Ed eccoli ancora, entrambi sono senza cappello, lui ha aggiunto un fazzoletto nel taschino.
E lei pare più rilassata, accenna appena un sorriso ingenuo.

L’anello al dito, il bracciale, l’orologio con la sua catena, la collana di lei: pegni d’amore e segni di un legame.

I due ritratti dei due sposi sono opera di un fotografo di Novi Ligure, località che doveva essere evidentemente un luogo del cuore per la coppia.
Ho trovato queste due fotografie due giorni fa al mercatino, le ho prese in mano e voltandole ho letto una data: 20 Ottobre 1904.
E poi ho trovato il nome di lui, il nome di lei e la parola sposi.
Strana coincidenza questa data così vicina, mi sono detta, a volte sembra di ritrovare nelle fotografie emozioni e felicità lontane di persone sconosciute.
E così, esattamente 121 anni dopo, ho pensato di celebrare questo amore eterno e indissolubile, al di là della fragilità del tempo.
Cari Giulio e Angela, di cuore, buon 20 Ottobre a voi!

 

Estate 1933: ricordo di Nervi

Era l’estate del 1933, a Nervi.
E loro erano là, davanti al mare: la ragazza timida, la bambina con i capelli a caschetto, la giovane donna sicura e disinvolta.

Sorrisi radiosi, diverse generazioni di donne in posa per la foto ricordo.
La ragazza sulla sinistra ha una grazia incomparabile, non so se lei ne sia consapevole ma ha l’allure di una diva del cinema.
Accanto a lei una donna più adulta, forse è la mamma e la abbraccia affettuosamente.

Quanta eleganza in questi giorni al mare, si indossano i costumi alla moda con il cinturino chiaro.
Sugli scogli di Nervi, nel tempo d’estate.

E si sorride, nel tempo dello svago.

Sorelle madri e zie.
Donne grandi e più piccine e si scorgono con certezza le somiglianze, mentre una vela va sospinta dal vento.

Era un tempo felice, era il giorno 11 Agosto del 1933, davanti al mare di Nervi.

Tutti insieme al Santuario della Madonna della Guardia

29 Agosto: è tempo di pellegrinaggi al Santuario della Madonna della Guardia.
Là, sul Monte Figogna, si susseguono gruppi di fedeli, molti di loro si metteranno in posa per una foto ricordo di una giornata straordinaria.
Vi mostrerò così una fotografia affollatissima e insieme troveremo sguardi e volti del passato.
Come sempre, seduti a terra ci sono i più piccini con la collana di nocciole, il cappello in testa e una specie di trombetta tra mani.

Felici, distratti, ingenui.

Seduti per terra a gambe incrociate, con tutta la vita davanti.

E c’è quello più spavaldo di tutti, in mezzo ai suoi amici, si vede che lui è uno con un certo carattere.

È un tempo sereno al Santuario della Madonna della Guardia.

E ci sono le signorine alla moda con i cappelli a cloche.

E i signori con i baffi importanti e tutto un mondo di ferventi fedeli.

Ci sono le bimbe con l’abitino bello.

E c’è quello con la maglietta righe che strizza un po’ gli occhi forse a causa del sole.

Poi c’è uno che sembra portare una sveglia al collo, chissà come mai.

E ci sono le sorelle, le zie e le mamme.

E le signorine sorridenti con il cappello bianco.

Ci sono la giovinezza, l’età adulta, la saggezza e la spensieratezza.

Poi ci sono questi due che tengono qualcosa tra le labbra, forse un bastoncino o magari un lecca lecca.

E poi c’è ancora quello con la sveglia al collo, qui si nota che in una mano stringe un piccolo cestino dove forse ha la sua merenda.
E ancora tenerezza, collane di nocciole e sguardi.

C’è la signorina con il suo favoloso cappello scuro e c’è la ragazza con il cappellino chiaro e le mani sono il mento e quel sorriso luminoso che racconta tutta la sua gioia di vivere.

E poi c’è il ragazzino che sta laggiù in ultima fila, dietro ai grandi, e si regge al palo con divertita disinvoltura.

Era un giorno di un tempo lontano e loro erano tutti insieme al Santuario della Madonna della Guardia.