Chiesa di San Siro: aspettando l’Annunciazione

Entrando nella Chiesa di San Siro il visitatore ben informato volgerà immediatamente lo sguardo verso la navata destra dove, nella prima Cappella, è ospitato un magnifico dipinto di Orazio Gentileschi raffigurante l’Annunciazione.
Ma che succede? Come mai non sembra proprio tutto come al solito?

E infatti non lo è, cari amici!
Sì, perché il dipinto di Orazio Gentileschi si trova temporaneamente esposto ai Musei Reali di Torino ad una mostra dedicata all’artista che si protrarrà fino ai primi di maggio.

E così, visto che l’Arcangelo Gabriele e la Madonna sono momentaneamente fuori sede, diciamo così, nella Chiesa di San Siro è rimasta la loro stanza vuota.
Cè la tenda blu, il lenzuolo candido, la finestra a graticcio, tutto è pronto in attesa della Vergine Maria e dell’Angelo inginocchiato davanti a Lei.

Al dipinto di Orazio Gentileschi dedicai tempo fa questo articolo, trovo la temporanea soluzione veramente ingegnosa e gradevole, i miei complimenti a chi ha avuto questa bella idea.
E comunque c’è sempre una buona ragione per entrare in questo luogo che un tempo fu la Cattedrale dei genovesi.

Aspettando l’Annunciazione, nella Chiesa di San Siro.

Chiesa di San Siro: l’Ultima Cena di Orazio De Ferrari

È un grande dipinto, un autentico capolavoro dell’artista voltrese Orazio De Ferrari che lo realizzò intorno al 1647.
La sua Ultima Cena era da principio destinata all’Oratorio di Santa Maria degli Angeli che fu soppresso nel 1811 e venne poi distrutto da un bombardamento aereo durante la II Guerra Mondiale.
L’oratorio era nelle vicinanze della magnificente Chiesa di San Siro dove poi, in seguito alla soppressione dell’oratorio, trovò spazio la magnifica opera di De Ferrari ora collocata nella Sacrestia Monumentale della Chiesa.

È un dipinto potente per i suoi contrasti e per l’efficacia delle figure.

Gli angeli e la colomba dello Spirito Santo sovrastano il Figlio di Dio.

Spiccano le tinte accese di certi manti e colpiscono gli sguardi e le espressioni eloquenti, coinvolte e meravigliate degli apostoli.

Luccicano gli ori in questa ricchezza di dettagli che merita di essere ammirata.

Tra luce e ombra si scorgono il bene e il male, il tradimento e la fede.

E un chiarore lucente avvolge il capo di Gesù.

Questa è una delle opere che potrete vedere visitando la Chiesa di San Siro, antica Cattedrale della Superba in tempi lontani.

Il dipinto, valorizzato da un recente sapiente restauro, è visibile al pubblico ogni sabato pomeriggio dalle 16.00 alle 18.00.
Lo potrete ammirare nella Sacrestia Monumentale della Chiesa di San Siro dove i vostri occhi ritroveranno così la potenza espressiva dell’Ultima Cena di Orazio De Ferrari.

La Cappella del Sacro Cuore nella Chiesa di San Siro

Vi porto ancora una volta nella bella Chiesa di San Siro, così ricca e luminosa: un tempo questa chiesa fu Cattedrale della Superba e scoprendone la maestosa bellezza se ne comprende di certo la ragione.
Lucente e mistica San Siro con i suoi infiniti tesori.

E così, giungendo al termine della navata destra, vi invito a soffermarvi ad ammirare la Cappella del Sacro Cuore già di San Giovanni Battista e Nicola di Bari.
Sull’altare spicca il meraviglioso dipinto di Domenico Fiasella risalente al 1642, il quadro è denominato “San Nicola è insignito dello scapolare”.

Tutto attorno vi è una ricchezza di raffinate decorazioni e un’armoniosa varietà di marmi come spesso si trova in queste antiche chiese.

È armoniosa e bella questa cappella così riccamente decorata.

Soffusa di misticismo è la figura del Santo, lo sguardo trova la gestualità, le espressioni, l’istante cruciale nel cammino di fede di San Nicola.

A colpire la mia attenzione, in questa ricca cappella della chiesa di San Siro, è un dettaglio del dipinto di Domenico Fiasella.
Ed è quella bellezza di angioletti dalle bionde testoline ricciolute, è quella grazia di manine innocenti che stringono fiori e boccioli, è quell’armonia di sguardi, gesti angelici e ali frementi, è una leggiadria assoluta che mi lascia senza parole.
Soffermatevi anche voi, nella quieta bellezza di un’amata chiesa dei caruggi, davanti alla dolcezza degli angeli magistralmente dipinti da Domenico Fiasella.

Il Presepe della Chiesa di San Siro

Vi porto ancora con me in una bella chiesa dei caruggi, entreremo nella ricca basilica di San Siro che in altri anni fu cattedrale di Genova.
Viene qui allestito un semplice e suggestivo presepe che trova la sua collocazione nella magnifica Cappella della Natività alla quale tempo fa dedicai questo post.

Così ritorna davanti ai nostri occhi l’umile e piccolo mondo del presepe con le sue casette abbarbicate su alture impervie.

E si scorge, chiaro ed evidente, il richiamo al panorama ligure, come sappiamo le casette colorate sono tipiche dei nostri borghi marinari.

Sono le persone semplici a popolare queste vie e ognuno è indaffarato nelle proprie attività.

E sono proprio genovesi le torri che svettano fiere, su una di esse sventola la nostra bandiera di San Giorgio e il sole pare filtrare in quei caruggi con le case alte e le consuete persiane verdi.

Mentre i pastori fiduciosi si avvicinano alla capanna.

E mentre luccica la stella cometa che indica il luogo nel quale verrà al mondo il piccolo Gesù.

L’Annunciazione

Dovrete andare nella Basilica di San Siro, chiesa maestosa che fu cattedrale della Superba.
Nella cappella dedicata alla Santissima Annunziata potrete ammirare un dipinto opera di Orazio Gentileschi, la tela risale al 1622, in quel periodo l’artista si trovava a Genova e realizzò due diverse versioni dell’Annunciazione: una era destinata al Duca di Savoia Carlo Emanuele e ora si trova ai Musei Reali di Torino, l’altra rimase invece in San Siro.
Si tratta di un’opera mirabile per grazia e armonia dove è ritratta la quiete di una stanza silenziosa: qui l’Arcangelo Gabriele si inginocchia davanti a Maria e a Lei porta la notizia della sua prossima maternità.
La Madonna stringe a sé il suo manto e ascolta devota l’Arcangelo che reca a Lei un puro giglio, lui sembra parlarLe con voce salda, lui La osserva e nei suoi occhi c’è il racconto del mistero che egli svela.

L’opera è in un contesto di sicuro pregio, circondata da dipinti di altri artisti e dai marmi scolpiti da Daniele Casella.

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E la gloria del Figlio di Dio è annunciata anche dai piccoli putti paffuti che suonano i loro strumenti, le dita bambine paiono muoversi svelte su certe corde.

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E si modula lieve una melodia celestiale.

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Nel cuore delle città vecchia, nella chiesa di San Siro dove il sole, a volte, cade radioso sui marmi antichi e poi si ferma, tra le colonne.

Basilica di San Siro

Oggi, 25 Marzo, si celebra la solennità dell’Annunciazione, ho così pensato di proporvi il capolavoro di Orazio Gentileschi invitandovi ad andare ad ammirarlo con i vostri occhi.
Troverete lo sguardo di un’ umile fanciulla e la sua emozione nell’udire ciò che le accadrà.
Vedrete l’angelo dalle grandi ali con quel fiore palpitante di purezza e candore e una bianca colomba in volo in quella stanza dove tutto avviene.
È la bellezza di un mistero nello splendore di un magnifico dipinto.

Annunciazione (5)

Semplicemente

A volte, nel silenzio di certi luoghi, accade così.
Semplicemente.
Una grata, una croce.
E la luce dorata del sole nella chiesa di San Siro.

E diviene sempre più intensa, in questo bagliore che cattura.

A volte in quella semplicità c’è già tutto e non occorre nulla di più.
Tra i dipinti e le immagini dei santi, sotto lo splendore maestoso di questa chiesa.
La porta spalancata sul vicolo, le sedie di legno, le linee perfette.

E tremano le fiamme delle candele accese mentre si recitano certe preghiere.
Soltanto così, semplicemente.

La Cappella della Natività nella Chiesa di San Siro

Nel tempo dei presepi e in questi giorni vicini al Natale vi porto ancora nella Chiesa di San Siro che un tempo fu cattedrale della città.
Là, tra gli ori e le immagini sacre, troverete una splendida rappresentazione della Natività.

Il dipinto è opera di un pittore di nome Cristoforo Roncalli vissuto tra la seconda metà del ‘500 e gli inizi del ‘600.
Scrive di lui Raffaele Soprani nel suo testo Vite de pittori, scultori e architetti genovesi e narra che questo pregiato artista era nativo di un borgo toscano detto delle Pomarance e da questa località egli prese il suo nome, a tutti era noto come il Pomarancio e il suo pseudonimo per me è già poesia.
Il Pomarancio dipinse opere importanti in diverse chiese di Roma e proprio in quella città conobbe il Marchese Vincenzo Giustiniani ed è sempre Soprani a scrivere che il nobile genovese volle fare un giro d’Italia alla scoperta delle bellezze artistiche e volle essere accompagnato proprio dal Pomarancio.
E così lo condusse anche nella Superba dove il pittore incontrò il Marchese Giacomo Lomellini che gli commissionò questo dipinto per la Cappella della sua nobile famiglia.

Il presepe dipinto dal Pomarancio è un capolavoro di grazia, angeli e putti annunciano la venuta di Gesù, dal cielo assistono alla sua nascita.

Ed è rischiarata da una luce salvifica l’immagine della Sacra Famiglia.

La cappella è arricchita dagli intarsi di Giuseppe Carlone, nella chiesa c’è una legenda che spiega come questo altare sia impreziosito da corniola, ametista, diaspro rosso e lapislazzuli, alla base della grande Croce c’è un calvario di pirite e due magnifici angeli reggono con grazia l’altare.

È un presepe genovese in una delle più belle chiese della Superba e potete ammirarlo in ogni periodo dell’anno.
È l’opera di un valente pittore che giunse a Genova molti anni fa.

Gli angioletti di San Siro

Passo spesso davanti alla Chiesa di San Siro, a volte mi accade di vedere questa luce.
E così entro in quella che un tempo fu la cattedrale della Superba.

Ed è stata la luce a farmi notare gli angioletti di San Siro, non li avevo mai veduti.
E poi, una mattina, ho alzato gli occhi ed erano proprio lì, sopra di me.

La luce effimera ha fatto brillare l’oro e ha reso tutto splendente.

Non sono angioletti come tutti gli altri, questi: a loro modo sono speciali.
Sono irrequieti e turbolenti come spesso sono anche i bambini.

E avventurosi.
Stanno lassù, in equilibrio.

Giocosi, gioiosi e impertinenti.

Spericolati.
Si reggono con la manina a una catena.
E più su c’è la cupola e poi ancora il cielo.

Ce ne sono tre su ogni lampadario.

E poi ci sono molti altri angeli in questa chiesa, se di dovesse contarli tutti non saprei dirvi quanto tempo ci si metterebbe.
Io questa volta ho solo guardato loro.
Le ali aperte, i piedi in movimento.

I boccoli sulla fronte e i tratti delicati.

Un po’ sfrontati, un po’ bambini ma sempre angeli.

Nelle armonie di questa chiesa che racchiude capolavori.

Una mattina di settembre ho alzato lo sguardo e li ho veduti, sono i dolci angioletti della Chiesa di San Siro.

Oro e bronzo

A volte, in certe chiese, non mi soffermo ad osservare pregiate sculture o quadri dipinti da valenti artisti, a volte no.
Basta la prospettiva.
Dal vicolo che scende e sul quale si spalanca il portone di San Siro.
A volte.
Una cascata miracolosa di luce, effimera come sa essere soltanto certa bellezza che svanisce rapida e forse tornerà.
In un altro giorno, in una diversa circostanza.
Luce, oro sul pavimento e su certe geometrie.

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A volte.
Sotto ai soffitti affrescati, accanto ad opere preziose e ricche di inesplicabile armonia spiccano solo certi dettagli.
E il suono, quello puoi immaginarlo.
Soltanto la semplicità.
E un chiarore di bronzo sul candido biancore del marmo.
A volte, in certe chiese.

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Chiesa di San Vittore e San Carlo