L’orfanella di Giovanni Scanzi

È una creatura fragile, una bimba raffigurata nel bronzo e scaturita dalle mani dell’artista Giovanni Scanzi, autore di innumerevoli opere molte delle quali si trovano al Cimitero Monumentale di Staglieno.
L’orfanella pare una creatura uscita dalle pagine di un romanzo di Charles Dickens, porta i capelli raccolti in treccine e ha dipinta sul viso un’espressione mesta che narra la sua solitudine.

È scalza, ha i piedini smunti.

Tiene una mano in grembo, in un gesto quasi arrendevole e stanco.

È una bambina, dovrebbe ridere ed essere allegra e invece non può: così osserva diffidente e timorosa, incerta sul proprio destino.

Così desolata, inconsolabile, gracile e delicata, ritratta nel tempo della sua infanzia da uno scultore capace di commuovere ed emozionare.

La statua è conservata negli spazi del Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, se la visiterete i vostri occhi troveranno lo sguardo della piccola orfanella.

Giuseppe Ferraro: onesto e intrepido capitano

Un raggio di sole sfiora il marmo e la grazia di questa figura che così è posta a custodia del cippo dove riposa un uomo di mare.
Il suo nome era Giuseppe Ferraro e il luogo del suo eterno sonno narra molto di lui e del suo cammino terreno.

Il cippo è opera del magnifico scultore Giovanni Scanzi ed è collocato nel Porticato Superiore a Ponente del Cimitero Monumentale di Staglieno.
La figura dalla grazia impareggiabile regge un timone e tiene così la rotta.

E non poteva essere altrimenti per Giuseppe Ferraro che ebbe sempre in mare nel destino: nato in quel di Quinto sul finire del secolo dei lumi, fu onesto e intrepido capitano e sulla lapide scolpita in sua memoria si legge una sapiente metafora tipicamente ottocentesca.
La vita è quel viaggio per mare che termina nel porto dell’eternità, ad accompagnare Giuseppe nei giorni della sua esistenza fu la moglie Francesca che con lui riposa.

Raffinatissime sono le decorazioni scolpite nel marmo dall’abile estro di Scanzi.

Splendida è la figura che salda stringe il timone tra le mani.

Ha le chiome smosse da fresca brezza marina e il viso bellissimo.

Dopo le tempeste e le alte maree così infine giunse nel porto dell’eternità il capitano Giuseppe Ferraro, ricordato per il suo coraggio e per la sua specchiata virtù.

Bambina con canestro di frutta

È una statua dalla bellezza armoniosa e ritrae un bimbetta con una sua particolare spontaneità.
La bambina con canestro di frutta è un’opera di Giovanni Scanzi ed è esposta al Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.
Scanzi, acclamato artista, fu autore di molte pregevoli opere funerarie collocate nel nostro Cimitero Monumentale di Staglieno e il paragone con una delle sue sculture così accuratamente conservata in un Museo rende l’idea di quanto potrebbero essere valorizzati certi monumenti se venissero sottoposti regolarmente a restauri e puliture.
La bimba, inconsapevole, ci osserva dal suo tempo lontano.

Ha i piedini scalzi e posato a terra il suo cestino con la frutta.

Ha i ricciolini ribelli a incorniciare il suo bel visetto.

Gli occhi spalancati, un sorrisetto appena accennato e questa tenera dolcezza.

È la bambina con il canestro di frutta, con sua grazia infantile.

Le bellezze della Basilica di Santa Maria Immacolata

Una chiesa ricca e magnificente, la Basilica di Santa Maria Immacolata in Via Assarotti venne realizzata sul finire dell’Ottocento e a renderla maestosa fu il concorso di numerosi artisti.
Proverò a mostrarvi alcune delle sue bellezze avvalendomi del volumetto curato da Luigi Gravina risalente al 1937 e della più recente guida curata da Ferruccio Mazzucco.
L’idea della Basilica sorse nel 1854, anno nel quale la Chiesa proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione.
Un cittadino generoso di nome Pietro Gambaro decise così di far edificare la chiesa a sue spese e le opere di edificazione vennero iniziate nel 1855, non senza difficoltà, su progetto dell’Architetto Domenico Cervetto.
Di lì a pochi anni le morti improvvise di Gambaro e Cervetto fecero di conseguenza fermare i lavori che ripresero tempo dopo su direzione dell’Architetto Maurizio Dufour.
La Basilica di Santa Maria Immacolata fu aperta al culto nel 1873 e divenne parrocchia del 1879.

Racchiude opere pregiate e la sua realizzazione si deve anche a munifiche donazioni.
Il grande organo che occupa la parete sopra il portone principale è opera dell’inglese William George Trice.

L’altare si distingue per la raffinatezza dei marmi e per la ricchezza delle decorazioni.

Decorato finemente è anche il coro e una menzione particolare merita di certo il pavimento del presbiterio con marmi intarsiati a mosaico.

Una ricchezza decorativa impreziosita anche da onici e lapislazzuli.

Riluce di ori l’altare maggiore della bella basilica, ogni opera qui collocata è volta a glorificare la Madonna.

E nelle nicchie si trovano le statue bronzee raffiguranti diversi santi realizzate da Filippo Chiaffarino.

I maggiori artisti dell’epoca diedero il loro prezioso contributo, molti di essi lasciarono la traccia del loro talento sulla facciata della Basilica.
Sull’altare è posta la meravigliosa statua della Madonna Immacolata opera di Santo Varni che venne donata dal Principe Odone di Savoia.

È una scultura dalla grazia sublime e perfetta.

La sovrastano le vetrate nella quale sono raffigurate diverse Sante e il catino a mosaico disegnato da Ermanno Paoletti e riprodotto in mosaico da Antonio Castaman di Murano.
Vi è rappresentato Dio che promette la salvezza ad Adamo ed Eva tramite l’Immacolata.

Numerose sono le statue che troverete in questa chiesa.
Sul fondo, in capo alla navata destra, c’è l’Edicola di Nostra Signora di Lourdes opera di Antonio Brilla e ai lati sono poste le statue di Ester e Giuditta opera di Antonio Quinzio.

In capo alla navata sinistra, invece, alle spalle del fonte battesimale si trova di nuovo un’opera di Antonio Quinzio risalente al 1890 denominata il Battesimo di Gesù.
Ai lati due statue di Adamo ed Eva di Giuseppe Benetti, raffinato scultore che ha lasciato molte sue sculture al Cimitero Monumentale di Staglieno.

Non mi è possibile, naturalmente, mostrarvi tutte le opere che arricchiscono questa chiesa, ma provo semplicemente a evidenziarne alcune invitandovi così a visitare la Basilica di Santa Maria Immacolata.
Di gran pregio e di notevole raffinatezza è anche il pavimento della navata centrale in marmi policromi.
Lo si ammira nella prospettiva straordinaria della Chiesa e nella ricchezza dei dettagli.

Degni di nota sono anche i confessionali in legni pregiati come l’ebano e il palissandro e decorati con madreperla, avori e metalli diversi.

Nella navata sinistra è di sommo pregio la Cappella di San Pietro finanziata dalla famiglia Gambaro in memoria di Pietro Gambaro, primo progettista della Chiesa.
Fu realizzata su progetto dello scultore Agostino Allegro ed è in marmo bianco con ricchi bassorilievi.

Le tre statue sono opera sempre di Agostino Allegro, al centro è rappresentato San Pietro seduto solennemente sul trono.

Alla sua sinistra la fiera figura di San Paolo.

E a destra la grazia palpitante di San Giovanni Battista.

Voltandovi nella direzione opposta, verso la navata destra, noterete un’altra maestosa cappella.

È la grandiosa cappella di San Giuseppe realizzata tra il 1883 e il 1887 su disegno dell’Architetto Maurizio Dufour e molti furono i benefattori che diedero il loro contributo alla sua realizzazione.

Arricchita da bassorilievi dell’artista Antonio Canepa è radiosa di ori e di molte raffinate decorazioni che esaltano la bellezza delle tre statue scaturite dalle mani sapienti dello scultore Giovanni Scanzi.

Al centro è posta la figura dolce di San Giuseppe con Gesù Bambino.

Su un lato poi c’è la solenne figura di Abramo.

E sull’altro è così raffigurato Davide.

Al principio della navata destra si ammira poi la Cappella della Sacra Famiglia con il dipinto di Cesare Mariani.

Più oltre, nella Cappella del Crocifisso, si ammira una preziosa scultura seicentesca: è il Crocifisso in legno dipinto di G. B. Gaggini.

Sulla navata sinistra poi troverete ancora la grazia di un dipinto delicato opera di Enrico Reffo, ai lati della figura di Gesù ci sono Santa Teresa d’Avila e Santa Margherita di Alacoque.

Troverete qui numerose altre opere che non vi ho mostrato, la Basilica di Santa Maria Immacolata merita di essere scoperta nelle sue molte particolarità ma io qui vorrei spendere ancora alcune parole per un autentico capolavoro che ho già avuto modo in passato di citare, nel mio articolo dedicato alla Madonna dell’Olivo.
Luminosa di mistica armonia così si svela la Cappella di Nostra Signora del Rosario realizzata dal valente artista Nicolò Barabino.

L’edicola è in legno dorato e in essa sono anche collocati 15 quadretti dei misteri del Rosario.

Nel pregiato trittico del Barabino sono così raffigurati la Madonna del Rosario con il Bambino e ai lati San Domenico e Santa Caterina da Siena.

Maria è dolcissima così avvolta nel suo manto azzurro e con la sua grazia di fanciulla che amorevole tiene tra le braccia il piccolo Gesù.

È una delle molte opere che troverete nella Chiesa di Via Assarotti e vi lascio così, sotto il blu  della cupola.
Non ho ancora terminato di scrivere di questa chiesa e ancora vi inviterò ad alzare i vostri sguardi per ammirare altre bellezze della Basilica di Santa Maria Immacolata.

Basilica di Santa Maria Immacolata: guardando la cupola, il campanile e i tetti

Vi porto ancora una volta a osservare prospettive inconsuete di Genova: sopra i tetti, là davanti alle scalette che conducono alla cupola della Basilica di Santa Maria Immacolata in Via Assarotti.
Questa chiesa maestosa fu progettata sul finire dell’Ottocento su progetto di Maurizio Dufour per essere poi aperta al culto 1873 ed è riccamente decorata sia all’esterno che nei suoi interni.

E così imponente si erge la cupola maestosa.

Si notano così alcuni particolari della ricca Basilica, ecco la sommità della facciata vista da tergo con il profilo del Cristo Risorto.
La magnifica statua è opera dello scultore Antonio Canepa.

Così la si ammira, da questo insolito punto di vista.

Sulla sommità della cupola è collocata la statua in bronzo dorato dell’Immacolata realizzata da Giuseppe Pellas su modello di Giovanni Scanzi.

Ebbi modo, in un giorno di sole radioso, di fotografarla in questa maniera.

Nei locali della sacrestia, poi, si conserva la statua un gesso fatta da Giovanni Scanzi che fu usata  come modello per l’opera sita sulla cupola.

Una grazia sublime l’avvolge, nella luce mistica della chiesa.

Ancora, tornando sui tetti, ecco uno scorcio di Via Assarotti e parte della Chiesa.

E poi ardesie, scale, finestre e la città sullo sfondo.

E altri dettagli della cupola.

E il campanile svettante che sfiora il cielo.

Il teatro Carlo Felice, la linea del mare, i tetti, i terrazzini, semplicemente Genova.

Ritornerò a scrivere di questa magnificente chiesa che racchiude opere dei più celebri artisti ottocenteschi, da Santo Varni ad Agostino Allegro, da Nicolò Barabino a Giovanni Scanzi, molto sono coloro che lasciarono il segno del proprio talento in questa Basilica.
Da qui ringrazio, riconoscente, chi ha reso possibile ammirare queste vedute straordinarie.

Nella Chiesa custodita dall’immagine dolce di Maria.

Là, dove si spande il suono delle campane della Basilica di Santa Maria Immacolata in Via Assarotti.

Basilica di Santa Maria Immacolata: le ricchezze della facciata

La Basilica di Santa Maria Immacolata è una delle chiese più fastose di Genova: progettata nella seconda metà dell’Ottocento venne realizzata su progetto dell’architetto Maurizio Dufour e aperta al culto nell’anno 1873.
Si tratta di un edificio di particolare ricchezza, è una chiesa ampia e vasta costruita sull’ottocentesca Via Assarotti che è una delle vie di quella Genova Nuova pensata e immaginata dagli uomini di quel tempo e rimasta a noi come preziosa eredità.
Vorrei mostrarvi, in questa circostanza, alcune delle ricchezze che abbelliscono la facciata della Chiesa, sono opere di artisti che lasciarono la traccia del loro indiscutibile talento.

Ho consultato a tal scopo l’esaustivo ed interessante libretto scritto da Ferruccio Mazzucco e disponibile presso la Basilica stessa.
Osserviamo la chiesa nella sua indiscutibile magnificenza, la facciata venne realizzata utilizzando diversi tipi di marmi pregiati e abbonda di decorazioni ed ornamenti diversi come fiori e foglie rampicanti.

Nella parte superiore, nel grande frontone centrale, si trovano dei tondi scolpiti da celebri artisti: al centro si trova il Cristo di Domenico Carli, ci sono poi San Marco di Pietro Costa, San Giovanni di Federico Fabiani, San Pietro di Domenico Carli, San Paolo di Giovanni Scanzi, San Matteo di Lorenzo Orengo, e infine San Luca dello scultore Giacobbe.
Questi artisti lasciarono la loro eredità di bellezza in molti luoghi diversi, primo tra tutti il Cimitero Monumentale di Staglieno.

E al di sotto ecco sette angeli, sono magnifiche creature celesti opera dello scultore Antonio Canepa.

E suonano una musica celestiale per celebrare la gloria di Dio: uno legge la musica e un altro soffia gentile su un flauto.

Uno pare intonare una melodia armoniosa e uno muove le dita svelte sul suo mandolino.

E infine uno suona la tromba.

Si staglia nel cielo chiaro la bella statua della Madonna Immacolata posta sul culmine della cupola e opera di Giuseppe Pellas su modello di Giovanni Scanzi.

Sulla sommità della Chiesa, invece, si erge l’amorevole figura del Cristo Risorto scolpito da Antonio Canepa.

Sulla facciata trovano spazio poi due bassorilievi realizzati da Antonio Burlando su modello di Antonio Canepa.
A sinistra del portale è così rappresentata l’Annunciazione.

Sull’altro lato invece si trova la Visitazione.

Osserviamo ancora questa maestoso portale: nella lunetta si ammira il magnifico mosaico nel quale è rappresentata l’Incoronazione della Vergine realizzata sui disegni di Cesare Maccari.

Sulla sommità del portale invece si erge lieve e gloriosa la figura dell’Arcangelo Michele che stringe in una mano la sua spada, la scultura si deve ancora ad Antonio Canepa.

Due nicchie sono poste ai lati del portale e accolgono le opere di due artisti di impareggiabile talento.
Il sole così lambisce la figura ieratica di San Giovanni Battista scolpita dal talentuoso Giovanni Battista Villa.

Il Patrono della Superba è rappresentato mentre stringe a sé la bandiera di Genova.

Sull’altro lato si staglia poi nella sua fierezza un altro santo molto caro ai genovesi: ha l’armatura, lo scudo, le sue doti guerresche sono bene rappresentate.

E tiene sotto il suo piede il serpente: è il nostro San Giorgio magistralmente scolpito da Giovanni Scanzi.

Non è il solo luogo nel quale potete trovare questo sguardo indomito.
Lo scultore Giovanni Scanzi, infatti, volle un’identica statua di San Giorgio a custodire il suo sonno eterno e così la si ammira sulla tomba dell’artista nel Porticato Inferiore a Levante del Cimitero Monumentale di Staglieno.

La Basilica di Santa Maria Immacolata è una chiesa ricca e imponente, al suo interno si conservano opere di abili scultori e artisti, sull’altare maggiore è collocata la splendida Madonna Immacolata di Santo Varni e numerose sono le altre opere degne di nota delle quali tornerò a parlare.
Vi ho mostrato, con semplicità e alla mia maniera, il sole che sfiora i tratti degli angeli che custodiscono questo luogo.

Percorrendo Via Assarotti lo sguardo incontra questa grazia e questa leggiadria.
Soffermatevi ad ammirare tutta questa bellezza che così si svela sulla facciata della Basilica di Santa Maria Immacolata.

Tomba Faveto: la grazia dell’angelo

Nel silenzio e nel mistero così si staglia la figura gentile di un angelo dalle fattezze armoniose di eterea fanciulla, la creatura celeste così vigila sul sonno eterno di Luigi Faveto.
Ha sguardo colmo di purezza, i boccoli incorniciano il suo viso, gli occhi speranzosi e fidenti sono rivolti a Dio.

Austero è il volto di colui che qui riposa e che venne così effigiato nel marmo: i baffi importanti, l’espressione compunta, un ritratto probabilmente ispirato a qualche antica fotografia.

Il cippo, situato nel porticato superiore a levante del Cimitero Monumentale di Staglieno, è opera sempre mirabile del bravo Giovanni Scanzi e venne realizzato nell’anno 1888.
A percorrere con frequenza i porticati del Staglieno accade di saper ritrovare alcune caratteristiche proprie delle sculture di un determinato artista: gli angeli ragazzini di Scanzi sono per me sempre inconfondibili nella loro magnifica grazia.
Alla cara memoria di Luigi Faveto la moglie e il figlio dolenti posero, così si legge scolpito nel marmo.
E l’angelo con le sue ali frementi là rimane a custodire il luogo dell’ultima dimora di Luigi Faveto.

Le dita intrecciate, le labbra socchiuse, le parole sante e preziose.

Il viso bellissimo, la grazia assoluta, la lieve e mistica dolcezza di un angelo assorto in preghiera.

Monumento Carpaneto: una vela gonfia di luce

Ritorno a mostrarvi un angelo bellissimo, di lui già scrissi ampiamente diverso tempo fa in questo post nel quale vi descrivevo la sua ritrovata bellezza dopo un accurato restauro.
È un angelo aggraziato ed è rappresentato come nocchiero di una barca, così presiede il luogo del sonno eterno di Giacomo Carpaneto, a scolpirlo con autentico talento fu Giovanni Scanzi nel 1886.
E così la luce accarezza i suoi tratti di fanciullo acerbo in certe ore d’autunno.

Avventurato chi nel mare della vita ebbe nocchiero sì fido.
Così si legge alla base della tomba, queste parole sono tratte dalle Sacre Scritture.
Ed è sempre il sole ad avermi incantata e ad avermi trattenuta per qualche istante al cospetto dell’angelo ragazzino che così governa questa nave che è chiara metafora dell’umana esistenza.
Con i suoi gesti sapienti egli regge le cime e dirige la sua barca e quella vela che lui ammaina, in luogo di favorevole brezza, pare essere inondata da luce miracolosa e salvifica.

Così il sole lambisce le fattezze della creatura celeste, così sfiora le sue ali grandi e rischiara la vela di lui, l’angelo nocchiero così magnificamente scolpito da Giovanni Scanzi.

Tomba Giazotto: l’assenza e la preghiera

Così restano, nella quiete e nel silenzio, le due dolci figure che vegliano sull’ultima dimora di Giovanni Giazotto: il cippo è opera dello scultore Giovanni Scanzi, risale al 1898 ed è collocato nel Porticato Inferiore a Levante del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Con la consueta maestria Scanzi ci ha restituito un capolavoro di mirabile bellezza: occhi smarriti cercano il cielo e la misericordia divina, le mani sono giunte in una struggente preghiera.
E in quello sguardo rivolto all’infinito e all’eternità si leggono speranza e al tempo stesso rimpianto.

Qui dorme il suo sonno eterno un padre di famiglia rammentato per le sue umane virtù e per le doti del suo animo nobile.
Visse 60 anni, ahi troppo poco: così si legge sulla lapide e questo grido di dolore risuona ancora in memoria di quell’assenza mai colmata nelle vite di coloro che avevano nel cuore Giovanni Giazotto.

Una moglie e una figlia rimaste senza il suo sostegno e senza l’affetto di lui.
In questa sua opera Scanzi rappresenta in modo magistrale quel senso di perdita e di tristezza che trova conforto nella preghiera e nella supplica, nel ricordo e nella dolcezza del legame che non si scioglie e va oltre la morte.

Ed è per il defunto il fragile fiore tenuto tra le dita sottili.

Così si raccontano l’assenza, la preghiera e la ricerca di conforto.
A volte poi la luce così cade e sfiora quei volti gentili, illumina le palpebre, i capelli morbidi e le labbra serrate nell’aggraziata bellezza catturata nel marmo dal talento di Giovanni Scanzi.

I pensieri del piccolo Giambattista

Di lui è rimasta per certo un’immagine dei giorni della sua infanzia e ad osservare l’opera nella quale egli è ritratto sorge spontaneo chiedersi quale destino abbia poi incontrato questo bambino e quali fossero i suoi pensieri.
Il suo nome è Giambattista e così lo si vede, affranto e dolente, nella scultura che adorna il cippo marmoreo posto sulla tomba di suo padre Michele Marré.

Eccolo questo papà troppo presto presto perduto, ha il volto serio e amorevolmente bonario.
L’opera è collocata nel Porticato Inferiore a Levante del Cimitero Monumentale di Staglieno, a scolpirla con mirabile cura fu Giovanni Scanzi nel 1884.

La scultura fu commissionata dall’Avvocato Angelo Marré, con tutta evidenza si trattava di un parente stretto del defunto.
Il fatto che non risulti in nessun luogo il nome di una vedova mi induce a supporre che il piccolo Giambattista in quell’epoca non avesse più nemmeno la mamma: chiaramente non è una certezza ma soltanto una mia personale deduzione alla quale sono giunta osservando il complesso dell’opera.

Il piccolo invece è figura presente e viva della quale si vuole lasciare memoria anche nell’iscrizione incisa nel marmo a ricordo del padre Michele.

Nel progetto iniziale dell’opera Scanzi aveva ritratto il bimbo con un libro nella mano mentre nella realizzazione della scultura pose invece tra le dita del bimbo un cappellino.
La luce così sfiora la sua giacchetta e le sue fattezze di fanciullino.

Lui porta gli stivaletti alla caviglia chiusi da una fila di bottoncini, altri piccoli bottoni tondi sono sui suoi pantaloni.

Questo piccolino visse in un’epoca diversa dalla nostra e ancora così lo vediamo in un momento di grande difficoltà per lui.
Nei suoi occhi e nella sua mente si celano i suoi dolci pensieri di bimbo, le sue nostalgie e il rimpianto di quell’affetto perduto.
Ancora aggi il nostro sguardo trova il visetto dolce del piccolo Giambattista così come lo ritrasse con il consueto talento lo scultore Giovanni Scanzi.