Il mare azzurro, inquieto e vibrante di luce.
Il vento potente che fa gonfiare l’onda che poi monta ancora e ancora per perdersi e svanire come un pensiero vago o un desiderio indefinito.
L’aria, l’aria, l’aria salmastra che tutto fa fremere e vibrare incessantemente.
E la vita così forte, sfrontata e coraggiosa, tra mare, cielo e vento.
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Quinto al Mare: il fragore delle onde
La potenza del mare ha ancora sferzato la costa con il suo vigore e con il fragore intenso delle sue onde.
E queste sono fotografie che ho scattato il 3 Novembre scorso, a Quinto.
La furia dell’abisso sa essere indomabile e minacciosa.
Così si leva e poi si abbatte.
E non si ferma, il mare così arrabbiato è anche molto pericoloso e va osservato alla debita distanza.
Inquieto, ribelle, furioso.
E le onde si susseguono nello straordinario spettacolo della loro potenza.
Una forza vorticosa e inarrestabile agita l’abisso.
E si levano gli spruzzi salmastri.
E sempre ritornano le onde frizzanti a toccare la riva.
Il mare è la voce della grandezza dell’universo, lo si ascolta, muti e affascinati.
Mentre la mareggiata ancora si sfrange sopra gli scogli.
E la spuma del mare candida come pizzo ancora lambisce le spiagge.
E così risuona ancora, forte e potente, il fragore delle onde.
Mareggiata ottobrina
Una mareggiata potente si è abbattuta sul litorale di Genova, la forza indicibile del mare è poesia e sa sempre incantare chi osserva l’inquietudine incostante dell’abisso.
Così, a Quarto dei Mille.
Le onde di spuma bianca si inseguono rapide, sospinte dal vento.
Il mare è forza, vita che si rinnova e splendore.
Il mare è speranza, vigore, bellezza.
Nel suo eterno ritornare verso la riva per poi ritrarsi.
E frangersi, ancora, leggero e profumato del suo salmastro intenso.
A Vernazzola il mare brioso e vivace superava gli scogli.
E l’onda orlata di pizzo bianco lambiva la spiaggia con la sua carezza.
Il mare è imperioso, magnifico, potente.
Ruggisce, vibra, canta e mai si placa.
Risuona ancora, nell’azzurro, nel vento, davanti allo sguardo, accompagna i battiti del cuore.
E ancora riacquista vigore e intensità, energico e instancabile si leva frizzante in candidi spruzzi.
Onda dietro onda, nel canto infinito dell’abisso, mentre le barche di Boccadasse attendono la quiete.
Con questa bellezza che rapisce e meraviglia, nello stupore di una mareggiata ottobrina.
Mare di dicembre
Ecco poi il mare di dicembre, così arrabbiato, potente e vivace, con le sue onde d’argento si abbatte sulla costa nel levante della città.
Tra Quinto e Nervi in una domenica d’inverno, così si manifesta la forza del mare.
E si gonfia l’acqua salmastra ed esplode in spruzzi frizzanti.
Con questo vigore, con questa assoluta bellezza che ammalia e incanta.
Il mare lambisce le rocce, si ritira e ancora ritorna.
Si schianta poi sugli scogli, bagna la strada e resta così inquieto e agitato.
È questa la magica danza del mare che mai si posa e sempre si rinnova con nuova beltà.
Ed è fragore di onde, canto incessante di acqua, sale da respirare e ancora potenza.
Ed è stupore, meraviglia e ancora energia vitale.
Fino a quando l’orizzonte si tinge con le luci del tramonto e ancora il mare indomito si alza.
E non si ferma, nella sua perenne inquietudine ritorna sempre a danzare.
Con la sua bellezza misteriosa che sempre ci fa innamorare, meraviglioso fratello mare nel tempo di una sera di dicembre.
La mareggiata
Prorompente e vitale, il mare con la sua bellezza misteriosa si solleva inquieto e si abbatte sugli scogli affioranti e sulla riva con questa magnifica potenza.
Là, davanti alle casette colorate di Boccadasse.
E l’onda si gonfia, turbolenta si schianta sui sassi e sempre ritorna.
Sotto a un cielo cupo e gonfio di pioggia.
Ed è una danza che mai si ferma e ha diverse sfumature di grigio, di azzurro e di mare.
Ed è magnifico blu sfiorato dalla luce calda del sole.
Luccicano le piastrelle di Corso Italia bagnate dagli spruzzi di acqua salmastra.
Ed è fresca effervescenza che si leva e si dissolve e poi ritorna, ancora e ancora.
La forza dell’acqua incanta, la sua potenza ammalia e leva il fiato.
E ancora le onde si alzano e cadono giù.
E il mare impetuoso non si placa, infuria maestoso e tutto sovrasta.
E danza, gioca, si abbatte e si solleva in una danza senza fine.
Inquieto il mare mai si ferma e la sua bellezza affascina gli sguardi.
E le sue onde potenti lambiscono la riva.
La mareggiata è uno spettacolo straordinario, è la voce dell’abisso che sussurra a tutti coloro che vogliono ascoltarla mentre l’acqua si frange ancora e ancora.
Ed è spuma bianca che briosa ed evanescente si dissolve.
Questa è l’avventura del mare e del suo eterno divenire davanti ai nostri occhi meravigliati.
Ed è vento e acqua, forza e pura bellezza, splendore e vita.
Così si resta, lasciando scorrere il tempo e ammirando le onde che si rincorrono sulla spiaggia di Corso Italia.
Mentre piano la luce del giorno si fa più fioca e il mare in tempesta ancora non si placa.
E le onde si alzano, davanti ai gozzi della Foce, in una sera d’autunno e di Genova.
Dopo le onde
Il mare.
Il mare sa essere così imprevedibile, impetuoso ed implacabile.
Lo amiamo, è parte dell’anima nostra e ci tradisce, a volte.
Il mare ha travolto barche, muri, coste e litorali, ha cancellato spiagge e sferzato i paesi della riviera.
Il mare, ieri a Boccadasse, era ancora così.
Nulla rispetto a quella potenza del giorno prima, eppure era ancora forte.
Con le onde scure e inquiete.
In quell’eterna danza tra le case del borgo.
Con i gozzi messi in salvo nelle piazzette e nei caruggi.
Il mare ha portato via il muretto dove ci mettevamo ad ammirare il tramonto ma braccia solerti sono già all’opera e al lavoro.
Il mare, dopo le onde alte, ancora non si placa.
E ho camminato, lungo Corso Italia.
E la luce ancora rimbalzava sull’acqua inquieta e tempestosa.
E c’erano le onde, onde agitate oltre il cancello.
E spuma frizzante di abisso profondo.
In una giornata in cui molti di noi sono andati a guardarlo questo mare capriccioso e ribelle che non sappiamo comprendere.
E gli spruzzi si frangevano contro le rocce.
Mare d’autunno, incerto e imprevedibile.
Mare che canta, sempre, ancora.
Mare che fluisce e ritorna, ancora.
Poi il sole si è nascosto tra le nuvole e ha donato il suo calore al cielo.
E la sua luce ha illuminato Capo Santa Chiara e il nostra mare ancora inquieto.
Davanti al mare
Quando ti trovi davanti al mare.
Ed è domenica.
Passa una ragazzina bionda sui pattini e poi un giovane papà con un bimbetto addormentato in braccio.
Quando ti trovi davanti al mare.
E c’è il sole.
Ci sono tre amiche che chiacchierano amabilmente e intanto passeggiano, i ragazzi seduti sul muretto e quello sulla Vespa che rallenta, in cerca di parcheggio.
E una nonna chiama il nipotino.
Quando ti trovi davanti al mare.
Ed è domenica.
E l’aria è un frusciare confuso di voci, di risate, di parole indistinte.
E poi, d’un tratto, odi una voce sola.
E poi ti distrai, vorresti contarli uno ad uno i gozzi tirati in secca.
Ma quella voce sussurra e sospira, è il richiamo della grandezza del mare, l’onda che sale, monta e si infuria, tormentata, inquieta e vitale.
E non esiste più nulla attorno, nessun suono, si sente solo il canto delle onde che si inseguono.
E il mare sale e discende, si posa sulla sabbia e si ritira.
E poi si eleva, esplode per un istante, diviene spruzzi e pura energia, il mare è vita e potenza.
Non si ferma, si scuote dall’abisso e dal suo cuore di acqua si rigonfia, bianco di spuma effervescente, lambisce la riva, trascina le alghe, sbatte sugli scogli.
E mostra la parte profonda di sé ai nostri occhi meravigliati e increduli.
L’onda.
L’onda che nasce da lontano, e lenta cresce e prende vigore.
E poi giunge al suo destino, seguendo il ritmo dell’universo.
Danzano le onde, con una sincronia perfetta.
Quando ti trovi davanti al mare e odi una voce sola.
E la forza della natura è più potente di ogni dubbio o di ogni esitazione.

E l’onda si scioglie, svanisce.
E rimani a guardare il mare.
Il mare agitato, arrabbiato, furioso, il mare che urla e gorgoglia.
E respiri, respiri vento, sale, aria.
E i tuoi occhi vedono conchiglie e ricci, pesci guizzanti e stelle marine, è la suggestione infinita del mare.
E vorresti tuffarti, toccare il fondo e riemergere stringendo la sabbia in una mano.
E canta il mare, cantano le sue onde che corrono verso la spiaggia.
Lì risiede la vera bellezza, nell’inesplicabile armonia del creato, nel ritmo dell’onda che si frange e si dissolve.

Il mare gioca, gioca con le nostre sensazioni e con il nostro stupore.
E’ il richiamo della grandezza del mare, il mare che è vita e potenza.

E poi il giorno lentamente declina, il sole imperla il cielo e tinge di rosa l’orizzonte.
E brilla l’acqua che lentamente si placa.
E tu sei lì, davanti al mare.
Mareggiata
La voce del vento viene dal mare.
E sale la voce dell’abisso, dalla profondità oscura che è sotto di noi.
E un rimbombo si diffonde, la sua eco rimbalza contro le nuvole, ritorna e pronuncia certe parole.
Prima è un sussurro quasi leggero e flebile, poi diviene un ruggito, forte e potente.
Parla a te, a te che guardi le rocce e l’orizzonte.
La voce del vento.
La voce del vento, la mareggiata che sale.
E l’acqua salina che sbatte, risciacqua gli scogli, spruzza senza posa.
E pronuncia certe parole.
Io sono potenza, vigore, energia e vita.
Io sono mutamento, rinnovamento e rinascita.
Io sono il gorgo, il tempo che fluisce e trascina via ogni esitazione e ogni timore.
Il mare si solleva e si alza.
Lo sposalizio dell’acqua e del vento ha un suono a volte indefinito, un suono che entra nell’animo e vi rimane.
E quando in lontananza vedi il mare agitato e inquieto ti assale il desiderio di andare lì, al suo cospetto, per udire la musica dell’infinito.
La voce del mare e la voce del vento cantano all‘unisono.
Una dolce violenza accarezza le rocce, si solleva, si alza e si dissolve.
Il mare.
E poi pare fermarsi.
Respira, forse più lentamente senza affanno.
E invece rimonta, risale e riesplode, si versa sulle rocce, scivola, scende.
E canta, sibila, risuona.
Circonda uno scoglio, lo sommerge e lo abbandona.
Si abbatte, si rovescia e si ritira.
E la sua voce, la sua voce ancora pronuncia altre parole.
Io sono trasformazione, io sono pensiero, io sono emozione.
Passa un gabbiano.
E tu sei lì, guardi il mare, ascolti quella voce e nemmeno ti accorgi della sua presenza.
Sorriderai pensando a quante volte hai tentato uno scatto come questo.
Il destino a volte ti regala ciò che hai sempre cercato.
Il cielo si apre, le nuvole vanno verso i monti.
E le rocce, quasi indifese, cercano di proteggersi da quell’assalto.
Una scaletta scende tortuosa tra le rocce.
E’ come certi dubbi, come certe insicurezze scivolose.
La voce del mare e la voce del vento ancora cantano.
Tutto muta, in un istante.
E ritorna la melodia, si ripete e si sussegue senza sosta.
E’ un gioco che pare non avere fine.
E’ una sfida all’immensità.
E’ magico, coinvolgente, ammaliante.
Un paesaggio straniante, quasi di altri mondi.
Scuro e chiaro, di azzurro, di blu e di celeste.
Evanescente, ora torbido ora limpido.
Di puro cristallo.
Una perfetta inquietudine che a noi trasmette pace.
E si resta lì, a guardare la mareggiata.
Si seguono le onde, il loro suono.
E quella musica è ipnotica, irripetibile, nessuno al mondo sa recitare la poesia del mare.
Osservi e ti domandi se siano le nuvole a imitare le onde o se sia il contrario.
Fanno a gara, giocano tra di loro davanti ai nostri sguardi attoniti e meravigliati.
E ancora ritorna.
E sospira, batte più forte.
E’ il cuore grande del mare che abbraccia gli scogli e porge a noi il suo saluto.
E’ la sua anima pulita, candida e vera che si manifesta.
E’ la sua voce.
Parla a te, a te che guardi le rocce e l’orizzonte.
Parla a te, ancora.
Veste di luce d’argento e di riflessi la costa, davanti alla passeggiata di Nervi.
La voce dell‘abisso, intensa, forte, magnifica e immensa.
E ancora non tace.
L’accompagna il vento, compagno e amico del mare.
Onde
Onde, onde alte e potenti.
Ieri in Corso Italia.
Soffia un vento furioso e alza le onde, spingendole contro gli scogli.
Quando il mare si arrabbia offre uno spettacolo che non ha pari e non c’è immagine che rimandi la prepotente bellezza di una mareggiata.
Il mare coinvolge tutti i nostri sensi.
Lo si vede agitarsi impetuoso, lo si ascolta infrangersi contro le rocce, lo si sente al tatto, sulla pelle, lo si respira, ci si sente pervasi dal sapore e dal profumo del sale.
Quando il mare si infuria smuove i fondali, alzando la sabbia e il pietrisco, e l’acqua si fa torbida.
E quelle onde rispecchiano il colore del cielo, carico di nubi.
Tu sei lì, sugli scogli, e vedi la marea venirti incontro, sempre più forte, sempre più potente.
E allora resti ad osservarla, mentre cresce e diviene indomabile.
E la sua violenza pare non aver fine.
Non si placa e non si ferma.
E quelle onde diventano sempre più alte.
Anche stamattina avevo desiderio di vedere le onde, io non potrei vivere lontano dal mare e neppure lontano da qui.
Oggi il cielo è più sereno, ma il mare è ancora agitato e picchia contro gli scogli.
E l’onda avanza verso la spiaggia di Boccadasse e verso le sue case.
E quando si frange contro la riva si scioglie in spuma bianchissima.
Alza contro gli scogli spruzzi di salsedine.
E te lo senti addosso il profumo del mare.
Quel mare ha diverse gradazioni di blu.
In certi tratti è chiarissimo, ma sfuma verso una tinta più scura all’orizzonte.
E sulla spiaggia le onde sfidano le nuvole, bianche compagne di giochi.
La spuma del mare, ora più gentile, accarezza la sabbia, mentre ancora le onde si rincorrono.









































































































































