È un fremito inquieto, un palpito concitato, un turbine di emozioni che non sa fermarsi.
Un battito, un ritmo cadenzato.
Come se spirasse un vento instabile: sibila all’improvviso e poi si posa, smuove il pesante manto e scosta il velo che copre il viso della fanciulla.
In equilibrio tra l’inesplicabile mistero della vita e l’ineluttabilità del destino.
Con un gesto lieve la ragazza regge il mondo in una mano.
E la luce vira e lo lambisce per un istante effimero.
Un serpente avvolge il polso di lei e sfiora le sue dita.
È un rettile che si morde la coda, simbolo dell’eternità.
Questa figura, opera di Vittorio Lavezzari, domina il sonno della Famiglia Fassio.
In equilibrio sulle cose conosciute e su quelle inesplicabili.
Sul limite tra la vita terrena e ciò che travalica il confine del tempo.
Armoniosa e frastornante.
Un palpito, un’emozione immobile, un segreto.
Il fremito dell’eternità.




