Prima che i Capitani cedessero all’Uffizio, perché i Magistrati del Comune esercitavano l’ufficio loro in case che si pigliavano a pensione, comprarono da Accellino D’Oria e dai compagni le case e gli edificii quasi tutti che erano a quel tempo tra la chiesa di San Matteo e la Chiesa di San Lorenzo, per duemila e cinquecento lire, e fecero edificare il Palazzo della Repubblica.
Così scrive Monsignor Giustiniani a proposito della prima fondazione di Palazzo Ducale, avvenuta ad opera dei capitani del popolo Oberto Spinola e Corrado Doria, nel lontano 1291, nel periodo di massimo fulgore della Repubblica.
Il Päxo, così come lo chiamano i genovesi, contraendo la parola Paräxo, fu sede del Governo e dal 1339 dimora dei Dogi.
Questa è la sua facciata, prospiciente Piazza Matteotti, un tempo detta Piazza Nuova.
Piazza Nuova venne realizzata nel 1527, spianando il Carrubeus Ferrariorum ove un tempo erano le botteghe dei ferrai e del calderari, un proclama che risale a quell’anno chiamava a raccolta i maestri d’ascia e i maestri d’Antelamo, ovvero i muratori così detti dal loro paese di origine, perché aiutassero ad edificare botteghe, portici e mezzani.
E lì, sulla Piazza Nuova, potevano tener banco solo coloro che pagavano un regolare affitto.
Si vendevano le verdure e i frutti della terra, davanti a uno dei palazzi più maestosi di Genova.
Alcuni credono che la facciata di Palazzo Ducale sia questa, quella che affaccia su Piazza De Ferrari.
Ma il vero accesso al Palazzo del Doge è questo.
Il battente del portone si presenta a forma di tritone.
Quanta storia tra queste mura, quanti momenti difficili che hanno segnato il cammino di questa città.
Qui si trova la Torre Grimaldina, oscura prigione dove morì Jacopo Ruffini, vi ho già mostrato quelle cupe celle in questo post.
Ma qui abitava il Doge, e magnificenti sono le stanze che occupava.
Lussoso e splendente è il Salone del Maggior Consiglio.

Certo che il Doge viveva in una dorata prigionia, pensate che non poteva uscire, durante i due anni del suo mandato era costretto a rimanersene chiuso a Palazzo, gli erano concessi appena cinque giorni di relativa libertà, in quanto le sue uscite coincidevano con occasioni ufficiali, una di queste era il 24 Giugno, giorno di San Giovanni Battista santo patrono di Genova.
Palazzo Ducale, ogni angolo è una scoperta.

Nell’atrio si trova una cassetta, sulla quale si legge: Avvisi agli Ill.mi Supremi Sindicatori.

I Sindicatori erano coloro che avevano potere di interloquire sul lavoro degli amministratori.
Ed era qui che i cittadini imbucavano i biglietti di Calice, così detti in quanto all’interno della buca si trovava un calice, dal quale si estraevano appunto i biglietti, sui quali si trovavano le più svariate proteste e lamentele all’indirizzo di chi deteneva il potere, delazioni e spiate contro chi commetteva abusi e ingiustizie di ogni sorta. Si ricorreva al biglietto di calice per denunciare la tracotanza dei nobili, il disturbo della pubblica quiete o la mancanza di decoro.
All’Archivio di Stato si trovano ancora questi biglietti vergati dagli antichi genovesi, che esperienza maneggiare quelle carte ingiallite dal tempo!
Eh, la politica! Certe abitudini non cambiano mai, sapete?
Narra Michelangelo Dolcino che, alla fine del ‘700, le sedute del Minor Consiglio andavano spesso deserte.
E si vedevano gli uscieri sciamare per le stanze e giù per le scale del palazzo gridando: Veniant jurare, venjant iurare!
E insomma, c’erano delle leggi da votare e lor signori se ne andavano a spasso, facendo così mancare il numero legale.
Nihil sub sole novi, verrebbe da dire.
Ah, i nobili!
Era diffuso un certo lassismo, nei costumi e nelle abitudini.
Pensate che Cesare Cattaneo Della Volta, doge dal 1748 al 1750, aveva la bella abitudine di presentarsi alle sedute del Minor Consiglio in compagnia del proprio cagnolino.
Il cane del Doge di chiamava Brighella e ben presto si trovò in buona compagnia, in quanto gli altri senatori pensarono bene di seguire l’esempio di Cesare Cattaneo, e così nel regale salone del Minor Consiglio, c’era una vera e propria cagnara, direi che non potrei trovare termine più adatto!
Per non dir del fatto che spesso, in quelle sale, i cagnetti scoprivano le gioie dell’amore, sotto gli occhi niente affatto turbati dei loro padroni.
I nobili, il popolo e le nuove ideologie, ispirate ai principi della Rivoluzione Francese, furono questi ad alimentare il fuoco della rivolta che incendiò Genova nel maggio del 1797: da una parte i rivoluzionari, dall’altra i difensori dell’aristocrazia.
Quelle lotte sanguinarie causarono la fine della Repubblica aristocratica stabilita da Andrea Doria nel 1528, sulle cui ceneri nascerà la Repubblica Ligure Democratica.
E cosa accadde nel Päxo in quei giorni?

All’interno del palazzo il popolo fece scempio delle statue che rappresentavano le immagini di quei nobili tanto detestati, le statue vennero abbattute, furono mozzati le teste e gli arti.
Giuseppe Banchero, nel 1846, scriverà di quelle statue, rammaricandosi di come il visitatore, arrivando a Palazzo Ducale, possa stupirsi nel trovare queste figure monche e disprezzate.
Rappresentavano, a quanto riferisce il Banchero, alcuni illustri personaggi della storia di Genova, tra i quali Tommaso Raggio, Giulio Sale e il Doge Giambattista Cambiaso.
L’autore, nella sua amarezza, conclude considerando che sarebbe meglio gettare queste statue sul fondo del mare, piuttosto che vederle ridotte in quello stato.
E’ trascorso molto tempo da allora.
Palazzo Ducale è ora uno dei luoghi più importanti di Genova, vi si allestiscono mostre di grande pregio, nelle sue sale abbiamo potuto ammirare i quadri degli Impressionisti e la mostra di Van Gogh quest’anno ha attirato molti visitatori.
E’ uno spazio di rilievo, che festeggia in questi giorni il ventennale della sua riapertura.
Sono passati anni da quel 1797, in quei giorni, a furor di popolo, oltre alle statue di cui narra Banchero, al Päxo vennero abbattute anche la statua di Andrea Doria, opera di Giovanni Montorsoli e quella di Giovanni Andrea Doria, realizzata da Taddeo Carlone.
Non sono state gettate nel fondo degli abissi e il Banchero si compiacerà di sapere che sono visibili a Palazzo Ducale, in cima allo scalone.
Qui erano un tempo e qui sono ritornati, uno accanto all’altro.
Ma non sono terminate le sorprese di Palazzo Ducale, ancora altre statue suscitano il nostro interesse.
Sono le otto figure ritratte sulla facciata.

Se le osservate con attenzione vi accorgerete che tutte hanno un particolare in comune: ciascuna di esse ha una pesante catena.
Perché? Chi sono questi otto che se ne stanno lassù, incatenati al Palazzo del Governo?
Lo scopriremo presto, ognuno di loro rappresenta una storia da raccontare.
Sventola fiera sulla torre Grimaldina la Croce di San Giorgio, simbolo di tanta grandezza e del grande orgoglio dei genovesi.
E scende la sera, sulla piazza, sul Palazzo che un tempo fu dimora dei Dogi.





![torre-grimaldina[2]](https://i0.wp.com/dearmissfletcher.com/wp-content/uploads/2012/05/torre-grimaldina2.jpg?resize=303%2C404)








sì, una prigione dorata quella del doge. Che poi lo sappiamo: loro non possono uscire per girare il mondo ma fanno venire il mondo a sé
Eh, in effetti è proprio così.
Comunque starsene reclusi per due anni non è una bella prospettiva, malgrado la bellezza del Palazzo.
Grazie per questo magnifico post, e se niente di nuovo sotto il sole, il vecchio è intrigante gradevole ed artistico.
Una buona domenica
Grazie a te! E sì, il passato offre storie avventurose e sempre interessanti da raccontare.
Buona domenica cara Gingi!
Seriamente, più ti leggo più penso che dovresti pubblicare i tuoi “appunti”. Ne verrebbe fuori una guida piena di curiosità, non paludata che condurrebbe per mano i turisti tra le bellezze di Genova! Un bacione!
Grazie Viv, grazie di cuore.
Sarebbe bello accompagnare i turisti per mano a spasso per la Superba….non sai quanto mi piacerebbe!
Un bacio a te!
Bellissimo post,come sempre!!!!!
Grazie tesoro, ci ho messo tanto a scriverlo ma sono contenta del risultato.
Un bacino!
Questo tuo bellissimo post rende ancora più fascinosa ed interessante la nostra città.
Buona domenica e bacetti.
E’ immenso il fascino di Zena, cara Sabri!
Un bacio grande!
Splendido post e bellissime foto! Buona domenica!
Grazie cara, buona domenica!
Bellissimo post come sempre. Ciao Miss.
Ciao Graziella, felice che ti sia piaciuto questo giretto a Palazzo Ducale!
Ma tu guarda che post che ha fatto oggi la nostra Miss! Cavoli, Miss ma meriti davvero un inchino, senza scherzi! Hai scritto un mucchio di cose interessantissime e che dire della prigione dorata del Doge! Io non so più come farti i complimenti ma questo è un trattato storico. Brava, brava, brava veramente! Baci grandi.
Oh, caspita…sono io che non so come ringraziare te!
Un bacino sorellina!
Brava la mia Miss Fletch. Gran bel post. Molto di attualità.
Trecento anni son passati e niente è cambiato. Lo stato ci chiede ancora di segnalare cosa non va nella pubblica amministrazione ci chiede di imbucare il nostro bigliettino di Calice. Ci sono i consigli di amministrazione che vanno deserti e politici che portano cani, servi e clientes nei posti di potere. E nei posti di potere si organizzano festini e grandi trombate sotto gli occhi niente affatto turbati dei propri padroni. Tutto uguale.
Adesso taglieremo gli arti a qualche vecchia cariatide, ma non lo butteremo a mare. Tra qualche anno sui libri troverà il suo posto chi ci sta facendo percorrere il rapido declino delle nostre città e del nostra nazione.
Aspetto con ansia la storia degli otto incatenati a palazzo.
Oggi sono negativo, ma vedere quali grandi palazzi, opere e bellezze ha creato un popolo che da sempre è stato governato da personaggi così inadeguati, mi lascia comunque l’amaro in bocca,
E già, hanno ripristinato la cassetta delle delazioni 🙂
Nihil sub sole novi, caro Moka.
Quegli otto incatenati al palazzo ne hanno combinate di tutti i colori, non ti farò attendere molto, promesso!
Questo palazzo è un vero scrigno pieno di storie da raccontare.
Una piccola informazione i grossi battenti a forma di tritone sono copie, gli originali hanno preso il volo come tanti capolavori genovesi.
Comunico che si possono vedere alcuni pezzi delle mie collezioni sul mio nuovo sito http://www.genovacollezioni.it
Eugenio
Che meraviglia la tua collezione, Eugenio, pezzi meravigliosi!
Sapevo che il battente non è originale, che peccato, però!
Buona serata Eugenio.
Splendido questo palazzo Miss Fletcher, che bello. Quanto gli avvisi nella buca…hi,hi,hi…. siamo alle solite Calimero.
Dai, raccontaci presto la storia di questi incatenati!
Un baciotto Susanna
Ecco, infatti.
Gli incatenati arriveranno presto, promesso!
Bacio carissima!
Veramente molto interessante.E’ la prima volta che scopro un’informazione cosi’ detagliate e precisa-Sono un genovese di vecchia data,ritornato dopo una lunghissima residenza all’estero e tutto cio’ che riguarda la mia citta’ mi affascina.Conobbi il Dolcino molti anni fa’ ,prematuramente csomparso. Grazie di cuore per tutto quello che lei ci mette a conoscenza di Genova.g.l
Benvenuto Giorgio, sono felicissima di leggere che trovi interessante ciò che scrivo, grazie davvero!
Le storie di Zena poi, sono affascinanti e avventurose, è vero?
Michelangelo Dolcino è uno degli autori che più amo, ironico, intelligente, con una scrittura davvero unica e riconoscibilissima, che bello averlo conosciuto, sarebbe piaciuto molto anche a me.
Auguri di cuore per il nuovo anno e a presto!
Miss, penso che agli stessi dogi sarebbe piaciuto sentirsi raccontare il passato di Genova come lo racconti tu… e perchè, no?… anche averti come guida attraverso le bellezze della Superba, visto che loro avevano tendenza ad uscire poco di casa!…
Sergio, troppo generoso davvero! Grazie infinite!