A far compere nel passato di Vico Superiore del Ferro

Ritornando a camminare nel passato andiamo insieme a far compere nel centro storico, in Vico Superiore del Ferro.
Questo caruggio che parte da Piazza Luccoli è vibrante di vita e di commerci e i genovesi ci passano volentieri.
Nella luce del secolo nascente, nel glorioso 1902, il pregiatissimo Lunario Genovese del Signor Regina fornisce indicazioni di diverse interessanti attività.
C’è l’affabile Signor Tassara che vende lana per materassi, il Signor Merega fa l’ottoniere, la signora Maria offre ai suoi clienti i migliori vini e il suo profumato caffè, ci sono due negozi di commestibili, un ottoniere, un negozio di frutta e verdura e c’è anche la magnifica bottega del signor De Benedetti che vende stoviglie.

Qualche anno dopo, nel 1926, il nostro vicoletto si arricchirà di altre attività.
Ecco l’orefice Capurro, l’ottoniere Merega svolge ancora il suo lavoro, un nuovo ristorante ha aperto i battenti, troviamo anche un negozio di materiale elettrico, un deposito di sedie e una calzoleria.
E poi ecco due attività che attirano la mia attenzione: il negozio di confezioni della signora Maria e la profumeria della Signora Ninfa che aveva proprio il nome perfetto per la sua deliziosa attività!
Ora, tutto questo mio vagare a ritroso negli anni ha in realtà uno scopo ben definito.
Infatti mi sono sempre chiesta quale attività ci fosse un tempo al civico 6 rosso di Vico Superiore del Ferro e, consultando i lunari e gli annuari a mia disposizione, sono infine arrivata al 1937 per scoprire che in quell’anno lì c’era la macelleria del Signor Gianello.

E poi c’era ancora l’orefice Capurro e non mancava la concorrenza perché anche il signor Vazzoler vendeva qui i suoi ori, poco più in là si trovava pure un orologiaio.
C’erano poi una merceria, un sarto, un parrucchiere, una pasticceria, un pastificio, un negozio di coloniali e droghe e infine un materassaio.
E in tutto questo nostro girovagare per botteghe da un anno all’altro nel passato di Vico Superiore del Ferro cari amici, mi è venuta proprio sete.
E allora fermiamoci al bar Luccoli e brindiamo alla bellezza dei caruggi e delle botteghe genovesi.

6 pensieri riguardo “A far compere nel passato di Vico Superiore del Ferro

  1. Queste piccole botteghe di una volta mi fanno ricordare quanto tempo ci impiegassimo a far la spesa anche solo quando eravamo bambine noi! Un negozio che vende solo vino e caffè, impensabile oggi! Era un tour interminabile costellato di incontri per la via e di chiacchiere coi bottegai, una sorta di via crucis delle compere che nel mio caso finiva con l’edicolante e una volta alla settimana ci scappava il giornalino! Che tempi… baci cara!

  2. Che bello e che memorie!Mi ricordo quando ero lì,ogni porta che vedevo osservavo bene i particolari,tutto mi parlava e mi raccontava qualcosa.Un giorno passavo giù per uno di quei vicoli e vidi anche la targa a terra della signora Maria Calcagno,proprietaria all’epoca di quella piazzetta.Mi chiedo considerato che non esistevano le sporte in plastica come facevano a contenere gli acquisti.Ma coraggio Mauro domani sei lì,e hai preso un bel regalo per Miss Fletcher:chi sa se la incontri,sono sicuro che le piacerà moltissimo.In qualche modo farò. Questo pomeriggio vado in Vico Superiore del Ferro a ultimare le compere, chissà se troverò un fioraio. Grazie del viaggio nel tempo Miss,ci vediamo dalla signora Ninfa.

    1. Carissimo, che bello che hai trovato la targa della Signora Maria, sulle tracce della Genova lontana.
      Fai buon viaggio, caro Mauro, nel tempo e nello spazio, ti aspetto come d’accordo dalla signora Ninfa, un abbraccio!

  3. Miss, questo post mi fa pensare alla freddezza del termine Negozio, se confrontato al termine Bottega… tanto più che ai tempi del Rinascimento, con Bottega s’intendeva lo Studio di qualche Maestro del colore, che insegnava ai ragazzi i trucchi del mestiere…

    1. Eh sì, è un po’ così anche per le botteghe custodi di segreti antichi e di una certa bellezza che può racchiudersi solo in una bottega di tradizione.

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