Cristo e la Samaritana al pozzo

La sapienza di un grande artista ha così tratteggiato un celebre episodio della vita di Gesù narrato nel Vangelo secondo Giovanni.
Il dipinto, opera del pittore seicentesco Domenico Fiasella, proviene dall’antico Oratorio di San Silvestro ed è attualmente conservato ed esposto a Palazzo Bianco di Genova.
L’incontro tra Gesù e la Samaritana, la parola di Dio che si rivolge a tutti, l’acqua fresca del pozzo.
E gli sguardi, le parole di lei:

“So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa”. Le dice Gesù: “Sono io, che parlo con te”.

Vangelo secondo Giovanni 4, 25-26

E l’aureola che illumina il capo di Gesù, la sua maniera di rivolgersi alla Samaritana.

La grazia di lei, il suo sguardo fidente, il sorriso speranzoso, i capelli color del grano raccolti sulla nuca.

Le mani di Gesù, la sua gestualità accogliente.

Il secchio stretto tra le dita di lei, l’acqua nel pozzo.

Sullo sfondo il panorama di una città, l’armonia perfetta delle due figure, gli abiti dai colori sgargianti, un istante che diviene rivelazione così magistralmente dipinto da Domenico Fiasella.

Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”.

Vangelo secondo Giovanni 4, 13-14

Ritratto di gentiluomo

“O avete un rivale o non l’avete. Se l’avete, dovete piacere per essere preferito a lui; se non l’avete dovete ancora piacere per evitare di averlo. In ogni caso dovete tenere lo stesso comportamento, così, perché tormentarvi?”
Pierre Choderlos De Laclos – Le relazioni pericolose (1782)

Così scrive la Marchesa di Merteuil al Visconte di Valmont nel celebre romanzo epistolare di Choderlos de Laclos.
E io credo di poter affermare che il nostro protagonista di oggi si sarebbe trovato a suo agio tra le pagine di questo libro e nel bel mezzo di certe avventure amorose.
Elegante, spavaldo, sicuro si sé e delle sue armi di seduzione, dotato di arguzia e di brillante eloquio, il nostro gentiluomo sfoggia un sorriso quasi provocatorio nel ritratto del settecentesco artista sestrese Francesco Narice che così consegna ai posteri il volto di un uomo di un altro secolo.
Un guizzo nello sguardo, i capelli a boccoli secondo l’uso del tempo, la giacca rosso vivace di tessuto pregiato, i bottoni dorati e luccicanti.

Il giovane porta con sé il suo migliore amico.

La sua giacca è rifinita con ricchi broccati, egli indossa poi delicati polsini di pizzo.
La sua pelle è diafana e chiara e, da perfetto gentiluomo, porta un anello con pietra preziosa al dito mignolo.

Anche alla mano sinistra luccica un raffinato anello, con le dita sottili egli così regge un bastone.

Il dipinto, a mio personale parere, è particolarmente gradevole per la sua luce, per i toni e per la vivacità dei colori che evocano un’epoca lontana di gioiose frivolezze e di spensierati divertimenti.
Sullo sfondo si nota un panorama bucolico, spicca poi il mantello color del cielo in contrasto con il rosso della giacca e dei pantaloni.
L’opera fa parte della collezione dei Musei di Strada Nuova ed è esposta a Palazzo Bianco di Genova.
E così, se passate da quelle parti, cogliete l’occasione per fare la conoscenza di questo gentiluomo: se potesse parlare chissà quante avventure potrebbe raccontarci, io ne sono certa!

La fuga in Egitto

Essi erano appena partiti quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo.”
Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: dall’Egitto ho chiamato il mio figlio.”
Il Vangelo secondo Matteo 2, 13-15

E così, dopo aver ricevuto la visita dei Magi, la Sacra Famiglia seguì le parole dell’angelo del Signore e fuggì verso la salvezza.
La scena venne immortalata nel tempo da diversi pittori, una di queste tele è opera dell’artista seicentesco Bartolomé Esteban Murillo e fu acquisita da Raffaele De Ferrari Duca di Galliera e poi donata al Comune di Genova dalla sua consorte e munifica benefattrice Maria Brignole Sale De Ferrari, Duchessa di Galliera.
Il quadro, oggi esposto a Palazzo Bianco, mostra così questo frammento dell’infanzia di Gesù: un orizzonte da raggiungere, il timore fremente negli occhi di Giuseppe e Maria, i cuori colmi di speranza e gli sguardi rivolti verso il cielo.
Un lungo cammino da percorrere, guidati dalla fede in Dio.

Un percorso difficile e accidentato, da compiere insieme, con semplicità, pazienza e fiducia.

In questo dipinto, a mio parere, suscita particolare tenerezza un dettaglio che non può certo passare inosservato.
Il piccolo Gesù è lì al sicuro, tra le braccia della sua mamma, è avvolto in caldo panno e pare dormire profondamente, con la serenità che rischiara il suo visetto.
E sembra sorridere, così dolce e fidente.

Con questa delicata bellezza questo è lo sguardo di Murillo sugli istanti della fuga in Egitto.

Il Padre Eterno

Un grande vecchio dall’aria saggia e assorta.
Stringe il mondo a sé, tiene l’altra mano sollevata e in questa maniera impartisce così la sua benedizione.
Il dipinto, risalente circa al 1565 è parte della collezione del Museo Diocesano di Genova ed è opera magnifica di Luca Cambiaso dal titolo Dio Padre benedicente.

Questa immagine, in qualche modo, era in qualche parte della mia memoria, rammentavo infatti di aver già veduto questo profilo, questa figura solenne e assennata.
La memoria non mi ha tradita e infatti mi sono ricordata di aver visto questo stesso volto in un altro dipinto che appartiene sempre a un Museo genovese ed è esposto infatti a Palazzo Bianco, uno dei Musei di Strada Nuova.
Racchiuso in una cornice dorata ecco ancora il volto del Padre Eterno sempre tratteggiato dall’estro di Luca Cambiaso.

Il linguaggio dell’arte segue dei modelli ai quali siamo in qualche modo abituati e la nostra immaginazione ci porta spesso a figurarci il Padre Eterno proprio come lo ha rappresentato Cambiaso nelle opere che vi ho mostrato.
C’è un terzo quadro che desidero mostrarvi, è un dipinto che mi ha colpita in maniera particolare ed è esposto a Palazzo Rosso.
Il quadro si deve ai talenti di Casa Piola e si intitola Padre Eterno con angioletto, risulta poi essere una copia da Guercino.
In questa tela la dimensione divina si colma di tenerezza, di sentimento paterno e di dolcezza infinita: gli occhi amorevoli di Dio trovano così quelli dell’angioletto che tiene le sue manine salde sul globo crucigero.
È un’immagine di rara tenerezza ed è uno degli sguardi dell’uomo sulla grandezza del Padre Eterno.

Maggio con gli occhi di Jan Wildens

Così sboccia odoroso maggio, così lo dipinse il magnifico artista fiammingo Jan Wildens, il quadro fa parte di una serie di tele dedicate al ciclo dei mesi e conservate a Palazzo Rosso di Genova.
E il pittore seicentesco alza così il velo su questo tempo primaverile con il suo dipinto intitolato Maggio – La Passeggiata nel viale.
È dolce maggio, invita a ozi dorati e a gradevoli svaghi, così si indugia all’ombra degli alberi mentre l’aria tiepida spira tra le foglie.

Una barca viene sospinta dalla forza di un abile rematore.

E tutto è quieto, bucolico, è un tempo lieve che dona conforto e pace.

E accanto all’acqua gorgogliante si trovano anche i migliori amici dell’uomo.

Si arriva a cavallo, uscendo dal bosco, accanto a una piccola dimora così collocata accanto al alberi imponenti.

E scorre lento questo tempo sublime, nell’armonia perfetta della natura, dimensione ideale che conforta e avvolge come una melodia.

Sul viale alberato, tra i profumi di un tempo nuovo: questo è maggio e questo è lo sguardo di Jan Wildens.

Aprile con gli occhi di Jan Wildens

Sboccia e fiorisce teneramente aprile, nel cuore della primavera, nello scenario incantato di un giardino all’italiana dipinto con maestria dall’artista fiammingo Jan Wildens nel 1614.
Il quadro, come altri della serie dei mesi del medesimo artista, fa parte della collezione dei Musei di Strada Nuova ed è esposto al Palazzo Rosso.
È dolce aprile in questo giardino bucolico e incantato.

Un solerte giardiniere sistema un pesante vaso nelle vicinanze degli alberi carichi di fiori bianchi, un cane sembra proprio incuriosito da ciò che accade nei dintorni.

E la vanga spezza le zolle di fertile terra.

Si ara e si semina in questa stagione prolifica e generosa.

E così la vita sa essere infinitamente dolce nel giardino ricco di profumi odorosi e delicati, un cagnolino gioca con la sua padrona e il giardiniere che regge la cesta pare seguire le indicazioni del gentiluomo con il mantello bianco.

Il sole illumina i sorrisi e fa sbocciare i tulipani nelle aiuole, gli sguardi si incontrano e le mani si stringono in questa magnifica cornice primaverile.

Aprile è lieto, sereno, quieto e avvolgente come il delizioso profumo dei fiori e dell’erba fresca in questa stagione di nuovi inizi così magistralmente narrata da Jan Wildens.

Ritratto di giovane dama con la maschera in mano

Ritorna la suggestione di un Carnevale del tempo lontano e ad evocarne l’allegra lievità è un capolavoro dell’arte, un ritratto opera dell’artista Domenico Parodi, pittore vissuto tra la fine del Seicento e prima metà del Settecento.
Il dipinto fa parte della collezione dei Musei di Strada Nuova ed è esposto a Palazzo Doria-Tursi dove potete ammirare la garbata eleganza di lei: questo è il Ritratto di giovane dama con la maschera in mano.
Un abito color carminio, un mantello ocra, i gioielli preziosi, le perle tra i capelli.

La dama regge così il suo fastoso vestito, le maniche rifinite dai pizzi delicati sfiorano la sua pelle diafana.

E poi, con questo gesto dalla delicatezza impareggiabile, la dama tiene tra le dita la mascherina nera.

Ha l’ovale perfetto e una luce nello sguardo, pare anche accennare un sorriso divertito.

Nella quiete silenziosa di un museo genovese lei è la testimone di un secolo distante e di un Carnevale gioioso e spensierato, sembra così rievocare le feste nei palazzi nobiliari alla luce tremula delle candele, la sfrenata allegria delle danze e dei giochi di un tempo diverso.
E ancora oggi lei volge il suo sguardo verso di noi, con la sua grazia di giovane dama con la maschera in mano.

L’adorazione dei pastori di Antonio Travi

Opera conservata ai Musei di Strada Nuova, questo dipinto fa parte della collezione di Palazzo Bianco e si deve al talento del pittore seicentesco Antonio Travi, detto il Sestri in quanto originario di Sestri Ponente.
La sua arte ci restituisce lo stupore, la meraviglia e la bellezza della scena della Natività.
Dolce e sorridente è Maria, giovane madre amorosa.

E attorno alla Sacra Famiglia si riuniscono adoranti i fedeli: osservano, pregano e nutrono speranze nuove.
È una scena di particolare vivacità e ricca di molti aspetti di normale quotidianità.
Ecco sullo sfondo un uomo che incede portando con sé del pollame e di spalle, in primo piano, osserviamo un giovane pastore così raccolto al cospetto del piccolo Gesù e anche se non possiamo vedere il suo viso grazie alla bravura di Travi riusciamo a immaginarlo così dolcemente commosso.

Ed ecco un altro pastore seguito dalle sue pecore.

E poi c’è uno arriva con il cappello calcato sulla testa, mentre da dietro una colonna si affacciano i curiosi giunti anch’essi ad onorare il figlio di Dio.

Così Gesù porta la luce nel mondo e così l’artista Antonio Travi ci ha narrato l’adorazione dei pastori.

Il busto della Duchessa di Galliera

Molti luoghi in questa città parlano di lei, Maria Brignole Sale fu una nobildonna genovese alla quale dovremmo essere grati per la sua prodiga generosità.
Lei e il suo consorte, Raffaele Luigi De Ferrari Duca di Galliera, si distinsero per la munificenza verso questa città: la generosità del Duca di Galliera permise l’ampliamento del Porto di Genova.
Maria Brignole Sale fondò poi anche l’Ospedale San Raffalele di Coronata, il San Filippo di San Bartolomeo degli Armeni e l’Ospedale di Sant’Andrea, il nostro attuale Galliera.
La Duchessa di Galliera, inoltre, donò alla città i suoi palazzi con i loro ricchi arredi, i dipinti e le preziose opere d’arte che oggi sono il fiore all’occhiello di Genova e sono parte dei Musei di Strada Nuova.
Nell’atrio in uno di questi edifici di Via Garibaldi, il nostro Palazzo Rosso che ora è appunto sede museale, trovate il busto di lei: Maria Brignole Sale, Duchessa di Galliera.

A scolpirlo, con il consueto mirabile talento, l’artista Vittorio Lavezzari, autore di diversi pregevoli monumenti siti sotto i porticati del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Ed ecco la grazia della mano di lei, le sue dita sottili, il bracciale al polso.

E gli orecchini pendenti, le perle che le cadono sul petto, lo sguardo che sa vedere lontano.

Così la ritrasse il bravo scultore, lasciando a noi il volto di lei in quella Strada Nuova che era uno dei suoi luoghi, in quell’edificio che fu dimora della Duchessa.
Colpisce la candida leggiadria dei pizzi e dei merletti scolpiti nel marmo.

E spicca la bellezza armoniosa delle sue mani, la raffinatezza dei suoi gioielli che sono il suo ornamento e quel foglio che tiene tra le dita: non so dirvi cosa rappresenti quella carta ma a me piace pensare che possa essere il munifico testamento scritto dalla Duchessa in favore della sua città.

Così si svela, nella sua dolcezza, in un luogo a lei caro, la nostra Marinetta Brignole Sale Duchessa di Galliera, generosa benefattrice che sempre dovremmo ricordare.

Ritratto di dama con tazzina di caffè

Tra tutte le creature del passato che si incontrano passeggiando nei nostri musei alcune colpiscono di più la nostra immaginazione e suscitano la nostra curiosità.
Ad esempio lei, nel mio caso.
Non ne conosco il nome ma il suo volto gentile ci è così restituito dal mirabile talento di un artista del tempo lontano.
Il dipinto dal titolo Ritratto di dama con tazzina di caffè è attribuito al pittore settecentesco Giovanni David e si trova esposto a Palazzo Bianco che è uno dei Musei di Strada Nuova.
Lei mi è sempre sembrata così svagata e quasi deliziosamente distratta: ha il capo coperto, un fiocco dalle raffinate tonalità cremisi, una leggerezza di pizzi e di diversi candori.
Tiene il capo leggermente reclinato, la mano sinistra in questa posa leziosamente femminile e tra le dita dell’altra mano regge una tazzina di raffinata porcellana.
E con questa dolcezza che le è propria si appresta così a sorseggiare il suo fumante caffè, elegante dama misteriosa che ancora ci osserva nella sala di un museo genovese.