La sapienza di un grande artista ha così tratteggiato un celebre episodio della vita di Gesù narrato nel Vangelo secondo Giovanni.
Il dipinto, opera del pittore seicentesco Domenico Fiasella, proviene dall’antico Oratorio di San Silvestro ed è attualmente conservato ed esposto a Palazzo Bianco di Genova.
L’incontro tra Gesù e la Samaritana, la parola di Dio che si rivolge a tutti, l’acqua fresca del pozzo.
E gli sguardi, le parole di lei:
“So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa”. Le dice Gesù: “Sono io, che parlo con te”.
Vangelo secondo Giovanni 4, 25-26
E l’aureola che illumina il capo di Gesù, la sua maniera di rivolgersi alla Samaritana.
La grazia di lei, il suo sguardo fidente, il sorriso speranzoso, i capelli color del grano raccolti sulla nuca.
Le mani di Gesù, la sua gestualità accogliente.
Il secchio stretto tra le dita di lei, l’acqua nel pozzo.
Sullo sfondo il panorama di una città, l’armonia perfetta delle due figure, gli abiti dai colori sgargianti, un istante che diviene rivelazione così magistralmente dipinto da Domenico Fiasella.
“Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”.
Vangelo secondo Giovanni 4, 13-14
















































