Le targhe storiche di Genova

Le antiche targhe con i nomi delle vie, uno dei fragili patrimoni della città.
Esistono ancora molte targhe storiche, molte altre sono andate invece purtroppo perdute e in certi casi sono state sostituite da targhe moderne, con caratteri diversi e di materiali differenti.
Le antiche targhe di marmo con le loro lettere scure raccontano la bellezza vera della città antica.

Narrano di pie devozioni e di antiche chiese.

Rievocano eroi e gesta leggendarie.

Toponimi e targhe costituiscono una delle anime della città vecchia e di quel modo antico che andrebbe preservato e valorizzato.
Una targa storica che va in frantumi andrebbe sostituita, a mio parere, con una di identica fattura mantenendo lo stile e i caratteri a suo tempo utilizzati, per preservare al meglio una certa idea di città che corrisponde alla nostra identità e alla nostra storia.

Queste targhe sono preziose testimonianze di un tempo passato e descrivono antichi mestieri.

Raccontano di fatiche ai lavatoi ma narrano anche dell’abilità degli artigiani nel realizzare le scritte che ancora oggi riusciamo a leggere, un talento antico che ai nostri giorni dovremmo saper salvaguardare.

Indicano minuscole e raccolte piazzette.

Raccontano la magia di parole e di immaginazione della nostra città.

Ritrovare le targhe storiche per le strade di Genova significa posare lo sguardo su qualcosa che è stato difeso, trattenuto e salvato dalle ingiurie del tempo.
Sono marmi che raccontano di noi, dei nostri giorni passati e di una Genova antica che ancora oggi attraversiamo.

La magia di Vico delle Fate

La magia di Vico delle Fate è già nel suo toponimo e in questa quiete silenziosa, nei colori che la luce sa rendere vividi.
Così si osserva il nostro caruggio, tra Vico del Fico e Via di Ravecca.

Queste sfumature incantevoli della città vecchia diventano più tenui e assumono toni pastello quando il cielo è velato dalle nuvole: è la magia del Vico delle Fate.

E qui, salendo verso Ravecca, si trova un’edicola vuota, un tempo ospitava una statua della Madonna con il Bambino.

Il Vico delle Fate si incrocia così con il Vico del Dragone sul quale, in certe giornate, cade così splendente la luce del sole tagliando in due il nostro caruggetto magico.

Un vicoletto breve e da poco, si dirà, eppure ha conservato ben tre delle sue targhe storiche, doveva essercene anche una quarta all’inizio del vicolo.
Ai tempo nostri ce ne sono tre e sono piccoli tesori di un tempo lontano.

E anche questa, se volete, è la magia del Vico delle Fate.

Non potrete mai perdervi in questo vicoletto, l’antica saggezza di chi ci ha preceduto ha voluto che ovunque vi venisse ricordato dove vi trovate.

E poi riguardando ancora il Vico delle Fate con gli occhi di un’altra epoca lo troverete particolarmente vivace e pieno di gente che va e viene, quelli che abitano qui si conoscono tutti e, come ho letto sulla mia copia della Guida Pagano del 1927, in quell’anno in Vico delle Fate c’erano un fabbro, un ottoniere e un fornito pollivendolo.
E inoltre va ricordato che c’erano anche due osterie dove di certo si serviva il vino buono per brindare alla bellezza della vita.

Ogni luogo ha la propria storia, le sue memorie dimenticate, le vicende di un quotidiano che poi, nel tempo, è mutato.
Rimane, in questa parte della città vecchia, la semplice magia di Vico delle Fate.

Panni stesi d’inverno

I panni stesi d’inverno sono colorati come nelle altre stagioni, ravvivano i caruggi e regalano allegria a coloro che come me amano le sfumature e i contrasti.
E così attendi il sole, una giornata tersa e la luce catturerà questa bellezza per te.
In Piazza delle Lavandaie, dove un tempo dai truogoli si spandeva odoroso il profumo del sapone.

E più oltre, dove il vento attorciglia il bucato sulle corde.

Azzurro, bianco, tende, salita.
Voci di caruggi, vita, semplicemente.

E un bagliore di giallo e di arancio, denso della luce che fende i caruggi.

Poi sali e scendi, su e giù, sempre in quei vicoli che piacciono a me, ritrovo sempre un arcobaleno di colori e scalette e ocra in Salita della Seta.

E un’edicola, un Piazza Santa Croce, arrivo laggiù e mi siedo un po’ sulla panchina, immagino che lo facciate anche voi!

C’è più bellezza nelle cose semplici e la ritrovi quando la vita di ogni giorno palpita in luoghi dalla lunga storia.
E pare strano, eppure a volte certe tovaglie o certi accessori sembrano perfetti per stare davanti a certe finestre di pietre antiche e contro muri di mattoni.

E a volte, ancora, è rosso su rosso, con toni di bianco candido e verde brillante.

E poi io lo so che devo sempre andare dalle parti di San Bernardo, certi luoghi non mi deludono mai.

E puoi vedere persiane, antichi stemmi, pietra nera e pianticelle.
Sono le cose di caruggi che piacciono a me, in qualsiasi stagione.

Quando il vento di Genova ti accompagna

A Genova, quando tira vento, hai un compagno bizzoso con il quale camminare, passo dopo passo nel turbine dell’aria che lucida il cielo e rende la città ancora più splendente.
E a volte io faccio così, lascio i mezzi di trasporto a periodi di maggior pigrizia e cammino insieme al vento, giù per le creuze del Carmine.

Quelli che amano i caruggi sanno che passando da un vicoletto all’altro si arriva lontano molto rapidamente, se ne sorprenderebbero quelli che invece amano solo le vie larghe e trafficate, non sanno cosa si perdono.
Io seguo il vento e vado a cercare i miei ritagli di cielo.

E poi, sempre, finisce che mi infilo in Canneto il Lungo.

E così fa il sole, tracciando a terra una linea perfetta.

Seguendo quel vento che è fratello del celeste cielo.

Poi magari a volte ho anche fretta ma non rinuncio mai a sbirciare nelle botteghe dei caruggi.

E in certi posti mi fermo sempre, in Canneto c’è una delle più incantevoli prospettive genovesi.

E il vento fa fremere quel bucato steso in Piazza delle Erbe.

E mentre percorro la salita che porta a Sarzano mi volto sempre indietro a cercare la bandiera di Genova in quel cielo limpido.

Quando cammino insieme al vento finisce sempre che vado anche nei posti dove non dovrei andare, in realtà vado proprio a salutare questi caruggi e mi piace ritrovarli sempre così, semplici e veri.

A volte poi chiacchiero anche con le persone che non conosco, finisce persino che mi capita di scoprire dei lettori sconosciuti di questo blog e questa davvero è una cosa bellissima.

Poi continuo a seguire il vento, poi vorrei scendere giù, andare in Campo Pisano, risalire, ritornare ancora e guardarmi indietro.
E so che lo farò di nuovo, ancora.
E anche questa davvero è una cosa bellissima.

Per caruggi

Vi porto per caruggi, in un pomeriggio d’inverno.
In quei posti che amo, oltre la prospettiva di case alte a breve distanza da Porta Soprana.
Lo dico sempre, io vado ovunque e senza alcuna meta, in realtà.
Cammino, a Genova.

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E si può non indugiare davanti alla vetrina di Casaleggio?
Canestrelli, nocciole, miele, sciroppo di rose, vasi e vasetti.

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E poi scendo in Piazza delle Erbe, con le sue antiche case dai colori caldi di zafferano e biscotto.

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E mi fermo davanti a quella che fu una libreria antiquaria, questo posto è rinato a nuova vita e adesso ospita un caffè letterario, io non ci sono mai stata e mi ripropongo di scoprirlo presto.

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Su e giù per questi caruggi, tuttavia la meta non è importante, ve l’ho detto, io vado ovunque.
Basta esserci, basta guardare il cielo sopra la città.

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E la prospettiva di Vico del Fico che si perde lassù in un bagliore di giallo.

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Gli edifici che si scorgono in lontananza sono quelli di Piazza delle Lavandaie, facile immaginare di vedere donne curve sotto ceste pesanti cariche di panni, difficile immedesimarsi nelle vite degli altri e figurarsi fatiche che fortunatamente non abbiamo conosciuto.

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Da queste parti nel tardo pomeriggio la luce dolcemente declina mentre il cielo si tinge di oro oltre i tetti e oltre il campanile di San Donato.

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E poi sali su per Vico delle Fate, un posto con un nome simile può soltanto riservare incanti.

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E muri antichi e mattoni consunti.

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E poi, magari, vagando senza meta per i caruggi, può capitare di sbucare in Via Ravecca, a volte si finisce per trovare persino una perfetta geometria di colori in luoghi come questi.

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Quando meno te lo aspetti, in ogni luogo.

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Quando il sole illumina i tetti, a Genova, in un pomeriggio d’inverno.

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Caruggi in rosa

Dicono certi pessimisti che non sia bene vedere in rosa.
Che abbiano ragione loro?
Non saprei, lascio ad ognuno le proprie convinzioni, io, malgrado tutto, vedo sempre in rosa.

Panni stesi (2)

E a dire il vero non mi capita neanche tanto di rado, sarà una predisposizione dell’animo, certo ognuno di noi vede ciò che sa vedere.

Panni stesi (3)

Fate caso a quante sfumature di rosa possono incontrare i vostri sguardi e sono là, su una semplice corda da stendere in una piazzetta nella città vecchia.

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Un colore, tenue e pacato di certa biancheria nella discesa di un caruggio dal nome fiabesco, questo è Vico delle Fate.

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Rosa a volte opaco e polveroso.

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Rosa di frange e sciarpe leggere, ma allora non ho del tutto torto a vedere in rosa!

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Confetto, chiaro e pastello.

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E tra tanto azzurro e turchese, un piccolo gozzo fiero sfoggia un colore insolito, sempre quello.

Priaruggia

E poi, davanti alla mia finestra, rosa effimero e delicato di margherite che si aprono al sole.

Margherite

Destino vuole che ovunque io trovi queste sfumature chiare e non potrebbe essere diversamente in Vico di Santa Rosa.

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Sarà l’amore incondizionato per i caruggi e per Genova, le ho trovate tutte nel corso del tempo le diverse tonalità di rosa.

Panni Stesi (10)

E nei miei giorni d’estate in Val Trebbia?
Eh, quello è il luogo dove vedi in rosa ad ogni respiro, è pace, tranquillità e tanta bellezza.

Fontanigorda

Sarà un modo di sentire, un’inclinazione dello spirito o forse semplicemente il caso.
Certo ognuno di noi vede ciò che sa vedere.

Ortensie