Matteo Franzone, la vanità di un Doge

Oggi vi regalo un piccolo aneddoto nel quale mi sono casualmente imbattuta, certa che susciterà l’ilarità generale.
Vi narro di un genovese blasonato, Matteo Franzone, con il nom de plume di Clorano Alesiceate compose diversi sonetti, la poesia era il suo vero amore.
Tuttavia, da ricco patrizio qual era, Matteo si dedicò alla politica e ai pubblici affari, nella Genova della rivolta del Balilla parve quasi voler appoggiare le folle di insorti, ma presto si ricredette e fece un rapido quanto sgradito retrofont.
E insomma, i popolani la presero male e per manifestare il proprio disappunto, se così si può dire, volevano niente meno che incendiare il suo palazzo di Recco.
Tempo dopo, nel 1758, Matteo diviene Serenissimo Doge della Repubblica di Genova e a quanto ci tramanda lo storico Accinelli si distinse per una certa superbia.
Infatti, a quanto pare, il Doge pretendeva che al suo passaggio tutti i sacerdoti si levassero la papalina.
E per far sì che il mondo girasse come piaceva a lui aveva dato ordine che gli alabardieri provvedessero a far rispettare le sue disposizioni.
Gli alabardieri del Doge!
Forse rammenterete, a loro è dedicato un caruggio dalle parti dalle parti di Vico Vegetti.

Vico degli Alabardieri

E così, quando partiva il corteo del Doge, tutto attorno c’era una gran confusione, con gli alabardieri che avevano un gran da fare a redarguire i religiosi con queste parole:
– Leva berretta! Leva berretta!
E tanto bastò perché il Serenissimo si guadagnasse il titolo di Doge Leva berretta!
Come previsto rimase Doge per due anni, e tempo dopo, ahimé, rese l’anima al Creatore.
Accadde però un fatto increscioso: proprio nel giorno del suo funerale su Genova si scatenò il diluvio.
Lampi, fulmini e pioggia a catinelle.
E il corteo funebre si diresse in pompa magna presso la Chiesa di San Carlo, in Via Balbi.

Chiesa di San Carlo

E così scrive l’Accinelli:

i preti e sacerdoti tutti e gli associanti non solo avevano in capo il cupolino, ma anche il cappello, tabarro e paracqua.

E tanti saluti alle disposizioni dogali!
Va detto che il Serenissimo doveva avere quasi una fissazione per la propria augusta persona, sempre Accinelli rammenta che prima di lasciare questo mondo Matteo Franzone si fece immortalare in due quadri principeschi nei quali lui compariva con il suo abito fastoso a bordo di una galea.
E non solo pretese che i galeotti fossero tutti dipinti con la berretta in mano ma volle che così fosse per coloro che erano ritratti sullo sfondo, tutti dovevano dimostrare ammirazione verso il Serenissimo.
Che disdetta, però!
Proprio nel giorno delle sue celebrazioni funebri, come vi ho detto, destino volle volle che su Genova cadesse copiosa la pioggia, da queste parti Giove pluvio dispensa fragorosi temporali resi ancor più furiosi dal vento.
E così, come racconta l’Accinelli, il Doge Leva Berretta fu salutato dagli astanti con queste incisive parole:

Periit memoria eius cum sonitu acquarum multarum

Svanì la memoria di lui con il rumore di molte acque

41 pensieri riguardo “Matteo Franzone, la vanità di un Doge

  1. Mentre ti stò leggendo qui, ti rispondo da me, è forte ‘stà cosa… mò aspetta che finisco e ti scrivo qui che m’interessa… sono arrivata al funerale sotto al diluvio!…

  2. Miss, ah! ah! ah! … ma te la sei levata la berretta per scrivere ‘stò post?! Carinissimo, non ne conoscevo l’esistenza di questo strampalato e pretenzioso Doge. Grazie!

    1. Te l’ho detto che c’era da ridere! Tabarro, cappello e paracqua e via! Avevo qualche notizia di questo Doge, ma la storia con tutti i dettagli l’ho trovata per caso, come ila vicenda del tuo Andrea!
      Grazie a te e buona serata!

      1. Ma come sempre a caso??? Questa è una chicca davvero simpatica! Ho capito, hai proprio il fiuto dell’investigatrice! Con tanto di…….. CAPPELLO! 😀

      2. Questa è buona! E sì, l’ho trovata mentre stavo cercando ben altro e così mi sono messa subito a scrivere il post, appena sono riuscita a smettere di ridere, s’intende.

  3. Si può ben dire che il potere dà alla testa…con o senza berretta. Ma non mi sembra che ci si sia lasciati alle spalle certe megalomanie;) buona serata carissima

      1. Prima non c’erano ma magari wordpress ha avuto un momento di smarrimento. Adesso provo a tornare e controllo. Se vedi il like vuol dire che è tutto a posto se no…

  4. ben gli sta!!! qualche problemi doveva certo averlo…
    grazie Miss, fiuto infallibile per le chicche!!! invito ufficiale x il 7 aprile, niuovo evento qui a Celle… That’s Aroma …in riviera!!! vieni a trovarmi? previste anche passeggiate botaniche alla ricerca del prebuggiun (vi porto a perdere nei campi..) whorkshop di cucina, faremo il sapone ci saranno espositori di piante, gusto e benessere! ti aspetto
    s

    1. Esatto, ben gli sta! Proprio il sette aprile non so se posso, cara Simonetta, perché per quel weekend, sempre ammesso che si concretizzi, ci sarebbe in programma una gita fuori Liguria! Se invece fossi libera verrei molto volentieri. In ogni caso possiamo tentare di organizzarci in qualche modo, spero.
      Contenta che ti sia piaciuta la storia del doge vanitoso, che personaggio!

  5. Non c’è una statua a Genova del Doge levaberretta? Sarebbe adattissimo a fare il ‘Pasquino’ di Genova dove lasciare le pasquinate piu’ triviali contro i potenti. E di questi tempi se ne sentirebbero delle belle…

    1. Non che io sappia! Sul libro che ho letto c’è scritto che venne sepolto in quella chiesa della foto, ma in questo periodo la chiesa viene sottoposta a restauri…vorrei vedere la tomba!
      Comunque il Doge Leva Berretta sarebbe perfetto per le pasquinate, hai ragione!

  6. be’, questo significa che di personaggi strani e folli se ne trovavano anche nelle altre repubbliche marinare, non solo a Venezia

  7. Certo che tutte tu le trovi le chicche storiche e non della nostra gloriosa storia zeneise,ci mancava il Doge leva berretta grandioso e rompic…… nel suo maniacale delirio di onnipotenza…..ma poi il diavolo fa le pentole e non coperchi….e lo aspettava alla fine della strada….ride bene ci ride ultimo….ciao Super Doge leva berretta e non potevi dire neanche piove governo ladro…..eri morto e poi il governo eri tu…..Ciao sto ancora ridendo un caro saluto Miss altro che Amica tu sei la nostra Stella Lumnosa…..un abbraccio!!!:-)))

    1. Hahaha, sto ridendo come una matta anch’io per il tuo commento!
      Non potevi neanche dire governo ladro… è meraviglioso! Ti ho segnalato questo post perché ero certa che ti saresti divertito, è una storia assai peculiare! Un abbraccio a te Pino, grazie!

  8. Miss, Serenissimo, ma tutt’altro che sereno, quel vostro Doge, lì… insomma, a Genova, la pioggia poche volte fu così opportuna…

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