Vi porto ancora a Palazzo San Giorgio.
Vi porto con me in una Sala dove si possono ammirare opere meravigliose.
Benvenuti nella Sala del Capitano, che si trova nella parte medievale dell’edificio.
L’allestimento venne curato dal D’Andrade e racchiude dei veri tesori.
Ho avuto il privilegio di restare a lungo in questa sala, io sola, attorno a me una parte importante della storia di questa città.
Immaginatemi davanti a queste lapidi, mentre tento di decifrare queste antiche memorie.
Che meraviglia!
E no, non ero proprio sola, nella sala del Capitano si trovano numerose statue.
Non ci si ritrova con una statua che immortala la propria immagine a memoria dei posteri senza aver fatto nulla per meritarlo.
Ma chi saranno questi illustri personaggi? Ognuno di loro indossa il robbone e il copricapo alla maniera medievale.
Signori, questi sono i benemeriti e i Protettori del Banco di San Giorgio, illustri genovesi forse ora dimenticati.
Le statue che vedete avevano un tempo altre collocazioni, alcune si trovavano nell’atrio, adesso sono qui riunite, alla base di ogni statua c’è un’iscrizione nella quale vengono descritte le gesta e i meriti del personaggio in questione.
E ognuno di loro regge un cartiglio sul quale è riportata una frase in latino che ancora rimanda alle virtù e alle azioni della persona che lo stringe tra le mani.
Ecco, lasciatemi in compagnia di cotanti genovesi e mi nasce una tale curiosità che voi non potete neanche immaginare!
E questi nostri tempi sono difficili e complicati, abbiamo tutti bisogno di fulgidi esempi.
E allora ve li presenterò brevemente uno ad uno, meritano di essere citati e ricordati, le loro parole hanno un valore eterno, lascio spazio alla sapienza e alle virtù dei Protettori del Banco di San Giorgio, è un tributo a coloro che hanno concorso a rendere Genova grande e degna di rispetto.
I benemeriti sono seduti o in piedi, a seconda dell’importanza del lascito grazie al quale si potevano estinguere determinate gabelle.
E’ seduto in posa regale lo prestante nobbile Messer Francesco Vivaldi, così si legge sulla lapide.
Federico Alizeri lo definì esempio di civil carità.
Ricco mercante, in un momento di grande difficoltà per la Repubblica giunse in suo soccorso lasciando in dono una forte somma.
Nel 1371 inventò il moltiplico, cioè l’interesse composto nelle operazioni bancarie.
Con questo metodo i privati cittadini investivano nei luoghi delle compere, ovvero nelle quote del debito pubblico, il reddito che ne derivava doveva essere a sua volta reinvestito fino a che non si ottenevano somme che dovevano essere spese in opere pubbliche a beneficio della cittadinanza.
Grazie alla sua opera fu così possibile estinguere il debito pubblico, si può leggere il suo elogio su questa lapide, l’unica scritta in dialetto.
Questo è il cartiglio tra le mani di Francesco Vivaldi.
Ad me respicite et curate quod pacta serventur
Guardate a me e amministrate in modo che i patti vengano osservati
Ritto in piedi è Domenico Pastine di Rapallo anch’egli ricco mercante che morì a Famagosta.
E ancora di lui parla l’Alizeri e scrive: fornì per legato onde togliere di mezzo le tante gravezze che s’imponevano all’arrivar de’ frumenti.
Grazie a Domenico Pastine le tasse che gravavano sul grano vennero annullate, nel 1475 venne così eretta questa statua.
Un esempio da seguire.
Ciascuno studii fare simili servicii a la sua Patria
Ciascuno studi come fare simili servizi alla sua patria
Luciano Spinola, esempio di liberalità e generosità.
Fu munifico e grazie a lui vennero sgravate gabelle sui servi, sulle cavalcature, sui vini e sull’arena.
Ancora un genovese da ammirare che ha un monito per i posteri.
Discite a me utilitati pubblice inservire
Imparate da me ad essere al servizio della pubblica utilità
Luciano Grimaldo, sulla sua lapide si legge che nella sua vita liberamente donò settanta luoghi delle compere di San Giorgio, i proventi vennero distribuiti fra i poveri.
E su quel marmo viene anche ricordato come Luciano fu abile nel far fruttare i suoi investimenti, soldi su soldi per un uomo abile in operazioni di alta finanza.
E dalle sue mani giunge un consiglio che sarebbe bene seguire.
Exemplo meo discite patrie vestre bene facere
Dal mio esempio imparate a fare il bene della vostra patria
Un nobile, rappresentante di una illustre famiglia genovese e generoso filantropo, Francesco Lomellini.
E deve essere stato davvero munifico, in quanto siede fiero come si conviene alle persone come lui.
La statua venne eretta quando lui era ancora in vita, così si legge su questa lapide.
Un saggio e antico genovese.

Ad rem pubblicam augendam contendite
Aspirate a rendere florida la repubblica
Ancora un personaggio la cui statua venne scolpita mentre lui era vivente.
Ambrogio di Negrone, commissario di Corsica dove venne inviato nel 1488 per sedare una ribellione fomentata da un certo Gian Paolo da Leca.
Uomo astuto e valoroso, scacciò il suo nemico, riportò splendenti vittorie e si distinse per la sua clemenza.
Quando tornò un patria in suo onore venne eretto questo monumento.
E la lapide che si trova alla base di esso decanta le sue gesta.
A breve distanza, un altro benefattore, Melchiorre Negrone, che regge un cartiglio dove è scritto: verae divitiae, la vera ricchezza.
Osserva l’Alizeri che Melchiorre pare eccezionalmente basso e si domanda se ciò fosse corrispondente a realtà.
E lo definisce in maniera piuttosto efficace, provvido estinguitor di balzelli.
Altro esempio di illustre beneficenza è Antonio Doria, al quale è dedicata quest’opera.
E ancora parole da ricordare.
Uti Rempub. augeatis maiorum vestigis insistite
Adoperatevi affinché la Repubblica si arricchisca di maggiori vestigia
E da ultimo un uomo solenne e regale, Eliano Spinola, che fece ampi investimenti e destinò un terzo dei suoi proventi per sdebitare alcune gabelle, senza mancare alcune generose elargizioni.
E anch’egli porge una frase che incita a fare il bene.
Eia agite o cives Patriae succurite mecum dupliciter Patriae qui dedit illud habet
Orsù agite o cittadini della patria provvedete con me doppiamente alla Patria
colui che lo diede ha
Saggi, munifici e provvidi di buone azioni, costoro sono i i benemeriti del Banco di San Giorgio, altri illustri personaggi sono ricordati con lapidi che sono affisse alle pareti.
Tornerò a mostrarvi ancora questa splendida sala, vi sono alcuni dettagli che ancora non avete visto, in particolare le piastrelle che ricoprono la sala ed altre magnifiche particolarità non visibili in queste immagini.
Oggi questo spazio è dedicato a loro, a questi uomini austeri e fieri, uomini che sapevano amministrare il bene pubblico e rendere la città ricca e fiorente.
Fuori c’è la città con la sua frenesia, la gente che corre e passa oltre.
Loro sono qui, nel silenzio antico di Palazzo San Giorgio.

























Che splendore! Bellissime le maioliche alle pareti ma si intravedono anche dei pavimenti sontuosi. Molto suggestivo… Questo palazzo è una meraviglia! Baci
E’ vero, è uno spettacolo Viv, infatti è proprio su questi dettagli che mi concentrerò prossimamente, potrei evitarlo?
Grazie cara, un bacione a te!
Allora aspetto anche uno sguardo al soffitto a cassettoni! 🙂
Certamente! E’ un palazzo di una bellezza rara secondo me, che fatica però tradurre queste lapidi…ieri sera avresti dovuto vedermi con il vocabolario di latino sulle ginocchia 🙂
Ho immaginato! Avevo letto su Twitter che stavi rinfrescando le reminiscenze del liceo 😉
Guarda, ci sono poi quelle lapide immense che sono davvero complicatissime!
:-*
Ciao Rosa, grazie del tuo passaggio.
tornero’ spesso, mi piace un sacco il tuo modo di scrivere brava!
Messer Francesco Vivaldi…non è che lo puoi richiamare in servizio e fargli risolvere il nostro debito pubblico?
Haha! In effetti potrebbe servirci in questo momento, facciamo così, in settimana torno a Palazzo San Giorgio e vedo se riesco a convincerlo a intervenire!
Che splendida sala!
Si sa che la gente dà buoni consigli… dopo aver dato il buon esempio. 😉
Eh, Giulia che commento speciale hai scritto, non potevi scegliere parole migliori.
Eccomi Miss! Stò assente due giorni e guarda che popò di articolo che mi posti! Mamma mia, che splendore! Questo palazzo offre davvero tante sorprese per chi non lo conosce. Una sola domanda mi giunge spontanea: perchè non c’è più nessun Pastine a governarci? Gli faremmo anche noi la giusta statua! Un bacione.
Sì, è un palazzo meraviglioso, per me uno dei più belli di Genova e ne parlerò ancora, c’è ancora molto da mostrare e San Giorgio merita davvero di essere conosciuto. E questi personaggi mi fanno sentire anche più orgogliosa di essere genovese.
Ma non ti sei seduta sullo scranno principale a guardare i tuoi concittadini dalla posizione del doge? Non hai fantasticato che un giorno ci sarà in quella sala anche la statua di miss Fletch, “Illustrissima qui declamavit pulchritudinem Zenae pro gaudio bloggerorum”?
Haha! Che dici, mi dovevo sedere in braccio a un benemerito?! Ecco il mio cartiglio lo hai già scritto tu, è fantastico!
Questi personaggi che ci hai presentato sentivano la responsabilità del bene comune, possedevano grandi ricchezze che utilizzavano anche per grandi opere di carità, questa politica ha funzionato per secoli con esempi eclatanti come quelli dei Duchi di Galliera, oppure di Emanuele Brignole o di Ettore Vernazza e molti altri.
Negli ultimi 50 anni sembra crollato tutto, i grandi patrimoni dovuti alla munificenza di quei personaggi che oggi ricordiamo finiscono tutti nelle Fondazioni, queste nuove forme moderne che permettono ai consigli di amministrazione di alienare il patrimonio, attraverso motivazioni il più delle volte discutibili.
A noi non rimane che vivere di quei ricordi, testimoniati negli antichi libri o nelle lapidi di cui egregiamente ci parli.
A oriente del palazzo nel 1404 venne trasferita la zecca di fianco all’attuale Raibetta, poi in periodo repubblicano venne collocata a ponente dello stesso palazzo (odierna piazza Caricamento), nel 1842 necessitò la distruzione di quell’edificio e il trasporto della zecca ai Forni Pubblici in Castelletto.
Le monete battute dal banco erano bellissime, con l’immagine di S.Giorgio che uccide il Drago, in quel tempo la zecca
utilizzava una metodologia interessante acquisiva monete aree consumate togliendole dalla circolazione ricavandone il materiale necessario per le nuove monete. Funzionava anche da fornitore, si poteva avendo metalli preziosi (oro e argento) portarli alla zecca e con un giusto cambio ricevere il controvalore in monete nuove.
Una piccola curiosità il Francesco Vivaldi nel 1371 visto le condizioni gravi del debito pubblico che opprimeva Genova pensò bene di impiegare 90 luoghi, pari a lire 9000 nella Compera della Pace con la clausola del moltiplico.
Senza farla troppo lunga, alla sua morte erano passati a 448 luoghi, pari a lire 44800, e nel 1467 i luoghi a suo nome salirono ancora a 1467, raggiungendo la somma di lire 800000.
Da qui si capisce perché la repubblica genovese funzionava.
Eugenio
Chissà che belle quelle monete Eugenio.
E tu come sempre aggiungi notizie preziose al mio artivolo, certo che Francesco Vivaldi era veramente un mago della finanza, queste cifre lasciano stupiti e ammirati.
Un abbraccio, carissimo e grazie di cuore!
Questo magnifico Palazzo continua ad essere una sorpresa graditissima, mano che ci porti a spasso per le numerose e nuove stanze!
Ciao Susanna
E’ bello, vero? E’ proprio uno degli splendori di questa città! Grazie amica mia!
Bellissimo,solenne e austero come tutti i palazzi genovesi,li non ci sono ancora stato,oltre alle statue e alle lapidi mi sembra di vedere splendide maioliche,a Zena sono rarissime,ce ne devono essere in qualche androne di palazzo nobiliare,ma non ricordo dove,forse in Palazzo Spinola di P.za Pellicceria…e comunque un Grazie a Te per ogni cosa che scrivi…
Oh, i laggioni ci sono in molti palazzi, farò presto un post su questo argomento.
Riguardo alle maioliche di San Giorgio ho scritto un articolo, guarda qui:
http://dearmissfletcher.wordpress.com/2013/03/18/palazzo-san-giorgio-laggioni-e-maioliche-nella-sala-del-capitano/
Grazie a te Massimo, sei veramente gentile!
L’onore di stare in quelle nicchie…
Proprio bella la sala del Capitano 🙂
Caspita, Miss!… di una bellezza, davvero, raffinatissimma!
Sì, mi piace moltissimo Palazzo San Giorgio, questa sala è ricca di tesori.