Il Serenissimo Doge

Genova città dei Dogi.
Di alcuni di loro vi ho già parlato, ricorderete Simone Boccanegra, primo Doge della Superba.
E poi Paolo da Novi, umile tintore che rimase in carica per appena 18 giorni e Matteo Franzone che si guadagnò il titolo di Doge Leva Berretta e qui, nell’articolo dedicato a Palazzo Ducale trovate alcuni aneddoti e notizie sui Dogi di Genova.

Palazzo Ducale (2)

 Ma come veniva eletto il Doge?
Andiamo al nostro passato e alcune usanze e leggi riguardanti l’elezione della massima Autorità di Genova.
Innanzi tutto, al Doge ci si rivolgeva chiamandolo Messer Lo Duxe, guai a chiamarlo Signore!
Chi se ne fosse scordato si sarebbe visto appioppare una salata multa, ma siccome da queste parti siamo magnanimi si soprassedeva nel caso i contravventori fossero dei poveri foresti ignari di cotanta disposizione o appartenenti al popolo che sbagliavano per ingenuità.
Per essere eletti bisognava avere almeno 40 anni, età in seguito elevata a 50, essere di natali legittimi, avere dimora nella Superba, disporre di un certo patrimonio e non esercitare determinate professioni.
Al Doge non si potevano tributare certe regalie, santo cielo, la corruzione!
Lo si poteva omaggiare con frutta e vino, con latte e con altri generi di conforto tra i quali la malvasia, ma in una precisa quantità, sia chiaro!
Messer Lo Duxe indossava abiti particolari.
La statua sepolcrale di Simone Boccanegra, attualmente visibile al Museo di Sant’Agostino, mostra quale vestito usasse il primo Doge della Superba: portava la toga con il cappuccio, un ampio mantello con i cordoni sul petto, guanti, calzari bassi e un copricapo.
E quando veniva eletto il Doge la campana pubblica avvertiva il popolo, tutti i commercianti e gli artigiani dovevano chiudere le loro botteghe.

Lapide per la Campana di Palazzo Ducale
Si incorona il Serenissimo Doge, è un giorno di festa!
Un corteo con tanto di alabardieri e trombettieri se ne partiva dalla dimora del futuro eletto e si recava in Cattedrale.
E qui il Doge visitava la Cappella di Giovanni Battista e veniva benedetto dall’Arcivescovo.

Cappella di San Giovanni Battista

Quindi il corteo si dirigeva in pompa magna verso Palazzo Ducale e ad accogliere il Doge, tra suoni e musiche, erano i membri del Maggior Consiglio.
Venivano esaltate le gesta degli antenati dell’eletto e si magnificavano le sue virtù, a lui venivano consegnati scettro, corona, spada ed ermellino.
Il giuramento si svolgeva nella Sala del Trono secondo un rigido cerimoniale, compiuto il quale davanti al Doge si presentavano i senatori, i nobili e le varie autorità.
E dopo che tutti i convenuti avevano reso onore a Messer Lo Duxe, la campana della torre e tutte le campane suonavano a festa, gli artiglieri sparavano per celebrare l’avvenuta elezione che di norma avveniva di sabato, mentre il giorno successivo si teneva una messa in cattedrale e quindi un fastoso banchetto.

Le campane 2

Campane di Santa Maria di Castello

Il banchetto era a spese del Doge medesimo e ovviamente ognuno faceva a gara per essere più munifico del suo predecessore.
Mica si poteva far brutta figura, eh no!
E sapete, a ogni incoronazione i Principi Doria erano soliti offrire prelibata cacciagione e selvaggina, le pernici venivano riposte in bacili d’argento decorati con fiori e nastri, se invece si offriva un cinghiale si usava metterlo su una lettiga anch’essa decorata da rami e fiori.
Che sfarzo!
La tavola era apparecchiata con stoviglie preziose, il Doge si serviva in coppe d’oro,  alla sua sinistra sedevano i senatori e a destra le giovani appartenenti a nobili famiglie che erano convolate a nozze nel corso dell’anno.
Tutto il popolo veniva invitato ad ammirare l’eleganza del banchetto.
Certo, si trattava di una forma di sfoggio, ai poveri popolani non veniva offerto un bel nulla!

Palazzo Ducale (2)
E tra tutti i banchetti il più sfarzoso fu quello di Alerame Pallavicini, eletto nel 1789, in quell’occasione ai trecento invitati vennero servite pietanze prelibate e uno storione lungo due metri e mezzo.
Racconta il Belgrano che, a metà del ‘500, certi titoli erano particolarmente ambiti, principi e nobili in tutta Italia facevano a gara per garantirsene di nuovi.
E vi pare che da queste parti potessimo essere da meno?
Nel 1536 il titolo di Doge venne posto sullo stesso piano dei Duchi d’Italia e del Romano Impero e si aggiunse così un cerchio d’oro al copricapo del Doge.
E nel 1580 si ottenne da Rodolfo II l’attribuzione del titolo Serenissimo per il Doge, il Senato e la Repubblica.
Ma non è finita, avevamo manie di grandezza e in epoche successive il Doge acquisì il titolo di Re di Corsica, di Cipro e di Gerusalemme.

Palazzo Ducale
Eh, però non è tutto oro quel che luccica!
Il Doge, dal momento in cui veniva eletto, iniziava una sorta di dorata prigionia.
D’accordo che Palazzo Ducale non è esattamente una stamberga, ma per i due anni del Dogato il Serenissimo era costretto a rimanere lì dentro e poteva uscire solo cinque volte all’anno, in particolari circostanze come ad esempio il giorno del Santo Patrono.
Non poteva corrispondere con i ministri e con nessuno, se non sotto la supervisione del Senato e con l’ausilio del Cancelliere.
Aveva bisogno di un permesso persino per andare dal medico!
E per definire il Serenissimo si usarono così queste incisive parole:

Rex in purpurei, senator in Curia, captivus in urbe.

Re in porpora, senatore in Curia, prigioniero in città, negli splendori di Palazzo Ducale.

Palazzo Ducale

24 pensieri riguardo “Il Serenissimo Doge

  1. Non la migliore delle idee quella di invitare il popolo ad ammirare la ricchezza del banchetto senza offrire nulla… Che dici? Molto bella la foto di quella magnifica sala. Bacioni carissima 🙂

  2. E ma che pizza poverino! Cinque sole uscite all’anno? Mi par davvero poco! Già basta per non voler essere Dogessa cara Miss, ma i tuoi post, sono sempre interessatissimi! Bacioni.

  3. Cara Miss, trascrivo le regole per l’elezione del Doge tratte da un mio prezioso volume del 1584.

    Delle forma di eleggere il Duce
    Quanto la dignita Ducale è piu sublime, tanto piu è desiderabile: percio giudichiamo, che si covenga ovviare cò un modo d’eletione dubbio alla nò moderata cupidità de gl’huomini, & cercare, che li voti siano liberi, quanto sia possibile quando donque si doverà trattare d’eleggere il Duce, si farà congregare il Cònsiglio maggiore, & ivi si metteranno diece palle notate con lettere differenti in un vaso,& se ne tirerà fuori una à sorte, la lettera, ò nota della quale non doverà mostrarsi ad altri, che agli Conservatori delle leggi, & poi si metterà appresso alla sedia Ducale una urna, nel la quale si riponeranno cinquanta palle d’oro di quella lettera, che sarà stata tirata a sorte,& tatè altre d’argento senza inscrezione alcuna, quante bastino a far il numero di tutte le palle pari al numero de Consiglieri. Siano però l’argentate simili a quelle d’oro di grandezza di peso, di forma, & di materia: e così tutte si mescoleranno bene insieme, & poi tutti li Consiglieri, escluso li dua Collegi, ne piglieranno una per uno a sorte, & senza frode, & chi la pigòierà d’oro, subito la mostrerà, & darà alli Cesori, li quali saranno assisteti all’urna; et segretamente scriverà il nome di quel Cittadino, che vorrà, del corpo della Nobiltà, il qual habbia le qualità richieste,& così partirà da quel luogo, in modo che non possa parlare ad alcuno. Cavate che si saranno tutte le palle d’oro, li dua Collegileggeranno li nomi di quelli, che saranno stati iscritti, & li faranno notare in ordine,& se li nominati, o iscritti no arriveranno a venti, si metteranno in un vaso li nomi di quelli cinquanta, che haveranno preso le palle d’oro,& si caveranno à sorte, acciochè rinovino le nominazioni, tanto che resti compiuto il numero de venti, havendo ordinato, che il numerodelli nominati nò sia minore de venti, ne maggiore di cinquanta, li quali nomi (richiamati prima quelli delle palle d’oro) si proponerànno al Còsiglio, & si metteranno a voti; & quelli quindeci, che haranno piu voti, se intenderanno proposti al Ducato: li nomi de quali quindeci si manderanno al Consiglio minore, & da esso posti a palle, quei sei, che haranno maggior numero (pur che non n’abbino manco delli tre quinti) si rimanderanno al Consiglio maggiore, & quello, ch’hara piu voti, sarà Duce: & quando ne i voti fusse parità, si daranno un’altra volta le palle, & perseverando la parità, si manderanno via dal Consiglio cinque cavati a sorte,& si metterà à palle, accioche la parità resti levata via.

    Come puoi leggere si erano inventati un sistema particolare, che diede inizio al gioco del lotto, in cui si giocava inizialmente sull’elezione del Doge.
    Scusa se ho trascritto tutto, nella stessa modalità cinquecentesca.
    Eugenio

    1. Ma grazie Eugenio, che bello!
      Un sistema piuttosto complicato, eh. Ma queste palle d’oro e d’argento? Se ne sarà conservata qualcuna? Spero proprio di sì.
      Che tesori hai nella tua biblioteca Eugenio, questo è un testo veramente preziosissimo!
      Un abbraccio!

  4. Un Doge se non ricordo male, nel 1684,ando’ in Francia a concordare la tregua/pace,dopo il bombardamento della nostra citta’.
    Un saluto a tutti
    Vito

  5. Interessanti le tradizioni che hai accuratamente descritto e prezioso il contributo cinquecentesco di Eugenio!
    Incredibile, non sapevo di questa prigionia dorata del Doge genovese: proprio tutto hai i suoi pro e i suoi contro… 🙂

    1. Sì, non doveva essere tanto bello fare il doge, tutto sommato! Eugenio come sempre è fondamentale, quel brano che ha riportato qui è una vera chicca.
      Un bacione e grazie!

  6. Bellissimo post che riesce a far rivivere l’età d’oro di Genova e la sua antica tradizione di Dogi e ferree regole.
    Un abbraccio!

  7. Veramente interessante,perchè non raccogli in un libro tutte queste belle cose ci racconti sulla nostra città? sarebbe bello.

  8. Più che prigionia, il doge si guardava bene dal circolare per la pericolosa Genova… Mi sa che si stava meglio dentro i luminosi palazzi che per i bui vicoli.

  9. Miss, sarebbe interessante sapere se quei 5 giorni annuali di libera uscita, Messer Lo Duxe poteva sceglierseli a piacimento oppure erano giorni predeterminati dalle regole… se così fosse stato, in caso di pioggia, poteva, almeno posticipare?

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