Oltre la curva

Oltre la curva c’è la nostra Via XX Settembre.
Le vetrine, lo shopping, il passeggio.
Oltre la curva forse tutti vanno più di fretta, veloci e distratti.
Oltre la curva arriverà anche lei, con la sua calma, con il suo abito azzurro come il cielo e il suo velo oltre ogni moda.
Sotto i portici, con il suo passo deciso e fiducioso, oltre la curva.

La caparbietà della vita

Li ho veduti su una creuza.
Testardamente abbarbicati alla sommità un muretto, con commovente caparbietà.
Là, nell’ultimo tratto di Salita San Gerolamo.
Sullo sfondo le finestre di un elegante palazzo di Via Caffaro e poi loro, i muscari dai toni polverosi d’azzurro.
Le foglie sottili, i piccoli fiori ondeggianti e gioiosi, un annuncio della primavera che verrà.
È la tenacia della vita che non si arrende, così indomita e sfrontata, silenziosa e leggiadra, così infinitamente forte.

Diventare grandi in Spianata Castelletto

Diventare grandi è sempre un’avventura.
Un gioco di continui entusiasmanti cambiamenti, una scoperta, ogni giorno un nuovo inizio e una nuova cosa da imparare.
Diventare grandi è un’emozione, tenendo stretta la mano della mamma.
E poi correre, scappare, sporcarsi la faccia con il gelato, rialzarsi, sbucciarsi le ginocchia, piangere un po’, ridere forte, nascondersi, saltare, correre giù per le discese, sdraiarsi sui prati, fare le capriole nell’acqua.
Diventar grandi è una faccenda estremamente divertente, dai.
Ed è anche una questione terribilmente seria, a dire il vero.
Si diventa grandi anche pedalando, prima con le rotelle e poi senza, su una bicicletta piccina che racconta questa bellezza qui di crescere e di diventare grandi.
In un pomeriggio tiepido, nella gioia dell’infanzia, in Spianata Castelletto.

Attraversando Galleria Mazzini

Una mattina qualsiasi e una prospettiva genovesissima.
Attraversando Galleria Mazzini, con passo leggero.
Con la giacca scura e un sacchetto in una mano, mentre la tonaca ondeggia sospinta dai passi sicuri. Su una spalla uno zainetto nero, forse colmo di preghiere e di buoni pensieri.
Attraversando Galleria Mazzini, nella luce dorata.

La città della meraviglia

Ho scelto quella che è sempre stata ai miei occhi, più di qualunque altra città del mondo che mi è capitato di conoscere, la città della meraviglia e della bellezza. Dello stupore che non finisce mai. E della complicazione: la città dove non basta mai un solo sguardo, una sola idea, un solo concetto, una sola parola, per contenerla tutta, descriverla senza banalizzarla, decidere se volerle bene o volerle male.

Maurizio Maggiani in “Come è stato bello perdersi a Genova”
Il Secolo XIX, 16 settembre 2012

Piazza Banchi

Una panchina, un orizzonte

Non tutte le panchine sono uguali, alcune diventano luoghi dove riposarsi nel clamore della vita cittadina.
Alcune panchine poi servono semplicemente per fermarsi a chiacchierare con qualcuno che conosciamo.
Alcune panchine sono per le attese, altre per i primi baci, certe sono perfette per ammirare i tramonti.
Alcune sono spesso sferzate dal vento o inondate dal sole, a seconda della stagione.
Non tutte le panchine sono uguali, alcune sono la quiete di un istante, una ringhiera, un orizzonte e un molo, un pensiero che fugge via e si mescola al rumore del mare, perdendosi nell’aria salmastra di una mattina d’inverno.

Bogliasco

Una sera dorata

Una sera dorata, davanti alla ringhiera sinuosa della passeggiata di Nervi.
Tra la luce e l’ombra il canto inquieto del mare.
Un’attesa, uno sguardo che trova l’orizzonte, le parole e un tempo che scorre lento come se il giorno non dovesse mai finire.
Una dolcezza nuova eppure già conosciuta, in una sera dorata.

Azzurro di gennaio

Una mattina di gennaio, primo mese dell’anno.
Attraversando i luoghi sempre vissuti, con lo sguardo della consuetudine, andando verso Soziglia, ognuno con i propri pensieri.
Con un passo più deciso ma sempre leggero che smuove appena l’abito color del cielo, in una fredda giornata d’inverno.
Ed è azzurro di gennaio, nei caruggi di Genova.

Azzurro all’orizzonte

Un nuovo inizio in un luogo amato e a me molto caro.
Davanti alla ringhiera di Spianata Castelletto, ammirando i tetti, il mare e la Lanterna.
Il tempo è come una musica di frammenti irripetibili e per ognuno di noi assume un significato differente a seconda del nostro sentire.
E guardando lontano lo sguardo si impiglia nel blu del mare e nel tono celeste del cielo, in una sola sinfonia senza tempo che risuona come un felice auspicio di lucente azzurro all’orizzonte.