Gente comune nelle cartoline di Genova antica

A volte in certe immagini del passato trovi un mondo che diversamente non potresti mai vedere, a volte  puoi scorgere certi dettagli nelle strade percorse dalla gente semplice e comune.
Così nasce questo post, osservando le cartoline di Stefano Finauri mi sono accorta di una particolare figura ritratta dai fotografi e ho iniziato una piccola ricerca dedicata a una precisa categoria di lavoratori.
E poi fatalmente altre persone hanno colpito la mia attenzione, accade sempre.
Venite con me, andiamo indietro nel tempo e iniziamo il nostro breve viaggio in Piazza della Nunziata, come sempre c’è un gran viavai.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E al centro dell’immagine si nota una donna ritratta di spalle, lei da sola è già un romanzo tutto da scrivere.
Chi sarà mai costei? E’ una levatrice, una sarta, una lavandaia?
E cosa c’è il quella sua borsa voluminosa che sembra così pesante?
Lei per me è la Scià Colomba, sono quasi certa che questo sia il suo nome, la conoscono tutti da queste parti.

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Lì accanto a lei, impegnati in un lavoro faticoso e sfibrante, ci sono alcuni uomini ed è proprio a loro che è dedicato questo articolo, sono gli spazzini della vecchia Genova.
Con tutti quei cavalli c’era bisogno di una certa solerzia per tenere pulite le strade e qui sono addirittura in tre a darsi da fare, sullo sfondo si nota un tizio che sembra osservare il loro lavoro, a dire il vero pare un po’ perplesso.

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E sull’angolo con Via Polleri si nota l’insegna dell’ufficio postale, lì sotto c’è pure la gente in coda!

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Spostiamoci in una piazza lussuosa ed elegante, a Fontane Marose ci sono uomini d’affari e ragazzini vestiti con l’abito da marinaretti.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E sì, ci saranno avvocati, notai, alcuni forse discutono di alta finanza e c’è anche una figura non meno importante: lo spazzino.

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In un altro scatto di Fontane Marose si nota un curioso particolare: nei pressi del lampione ci sono il cesto e la ramazza, poi c’è uno strano contenitore.
Che sia un cassonetto d’epoca? E se non lo è qualcuno di voi sa di cosa si tratti?

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Scendiamo in San Lorenzo e qui la folla è ancora numerosa.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E ancora ecco l’uomo che fa in modo che le dame genovesi non si sporchino il bordo dell’abito, è grazie a lui se le strade sono pulite.

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E poi se scendete a Caricamento ecco cosa vedrete, all’epoca questa era Via Carlo Alberto.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Fate caso alla parte sinistra dell’immagine, in ombra c’è un uomo seduto su un gradino.
Sarà un mendicante?
Certe vite vengono dimenticate, restano lì, in un angolo.
Eppure c’è anche lui in questa fotografia, c’è anche l’uomo seduto per terra.

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E ci sono le insegne, tra le altre una indica la trattoria e una si riferisce a un negozio che vende turaccioli di Spagna.

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Un cavallo, un calessino e lì accanto chi c’è? Sempre lui, lo spazzino!

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E ancora, andiamo in Piazza del Principe.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Un carro con le botti, un altro mezzo che ha come destinazione Rivarolo e poi gli uomini con la ramazza e il cesto, uno dei due sembra che si sia accorto del fotografo.
E osservate la strada, mi sembra piuttosto pulita.

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E questa è Corso Andrea Podestà, nel quartiere di Carignano.
Si va al passeggio, c’è chi porta fuori il cane e i bambini giocano per la strada.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Marito e moglie camminano fianco a fianco, lui pare avere un bastone.
E lì in primo piano ci sono due bimbetti e ancora l’uomo con il cesto e la scopa.

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E naturalmente se si va a zonzo con me si finisce sempre nei caruggi!
Eccoci in Soziglia, in un giorno qualunque, come sempre qui c’è un sacco di gente, questi siamo noi, in un altro tempo.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E anche nei vicoli si incontrano vite che sono romanzi, poesie e supposizioni.
C’è la bimba con il cagnolino al guinzaglio e una donna di una certa età dall’aspetto severo, sembra immersa nei suoi pensieri.

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La ragazza con lo scialle è innamorata, ne sono certa, ha quel fare quasi svagato, pare che quasi non si accorga delle persone che la circondano.
E colei che invece si vede di spalle al centro della foto è una madre di famiglia e corre a casa dai suoi bambini, ha il passo svelto e deciso.

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E poi c’è un gruppo di amiche.
Sono eleganti e raffinate, indossano vezzosi cappellini, direi che sono uscite insieme a far compere.
In mano reggono dei pacchi, secondo me hanno comprato delle stoffe per rinnovare il guardaroba.
E chiacchierano, lo shopping non è ancora terminato, ci giurerei!
Chino sulla strada, di fronte a loro, c’è un uomo.
Ha la scopa, il capiente secchio e una paletta.
E compie il suo lavoro a beneficio di tutta la comunità.
In quanti scatti ho trovato gli spazzini!
In ogni strada e in ogni piazza della Superba c’erano anche loro, preziosi custodi della bellezza di Genova.

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Corso Firenze nel 1904, una cartolina da Ester

Immagini e voci dal passato e il desiderio di osservare ed ascoltare.
E’ un giorno d’agosto del secolo scorso e una giovane donna genovese acquista una cartolina da spedire, ne sceglie una con uno scorcio del suo quartiere.
Ed è anche la mia zona, appena ho visto questa fotografia ho pensato di riconoscere subito quel tratto di Corso Firenze,  da un lato c’è Villa Piaggio e dall’altro l’inizio di Via Paride Salvago.
E poi è subentrata l’incertezza, come mai non mi sembra di aver mai visto l’edificio?
Osservo meglio, scruto i palazzi sullo sfondo e conto le finestre.
E poi vado a cercare lo scatto da affiancare a quella cartolina.
Abbiate pazienza, non è una foto perfetta ma lì c’è un incrocio e passano moto, macchine, autobus.
Santo cielo, quando faccio le foto non si potrebbe togliere tutte le auto parcheggiate e fermare il traffico?
Tornando a noi, il fotografo scattò questa immagine nel 1904, la cartolina venne spedita l’anno successivo.
E da allora qualcosa è mutato, c’è un edificio diverso e gli alberi sono cresciuti.

Corso Firenze - 1

Naturalmente la cartolina appartiene alla bella collezione dell’amico Stefano Finauri e osservandola sul suo sito a questo link noterete che sullo sfondo in lontananza si scorge il muraglione della Rampa Silvio Fellner con la creuza che sale e si biforca in Via Paride Salvago.

Corso Firenze (2)

E sì, siamo proprio in quel punto di Corso Firenze dove inizia Via Paride Salvago.

Corso Firenze (4)
E come vedete c’è un lungo testo sulla cartolina, chi lo avrà scritto?
Per mia fortuna la calligrafia è abbastanza comprensibile, non sono del tutto sicura dei nomignoli ma questo è ciò che si legge:

Carissima Signora Quintavalle,
Che ha pensato di me?
Malgrado il mio lunghissimo silenzio creda buona e cara signora che non ho cessato di pensare a lei e ai suoi cari piccini.
Mio marito è partito per Tunisi il 10 dello scorso mese e anche questa partenza ha contribuito a protrarre il mio vivo desiderio di scriverle.
I suoi piccini che fanno? Babussi è sempre così birichino?
Il mio Battistino grazie a Dio sta bene, è ingrassato e conosce già tutti ma specialmente la sua mammina.
Presto andrò in campagna ma prima le scriverò a lungo com’è mio desiderio, Battistino invia ai suoi piccoli amici tanti baci, alla sua Ziotin un bacione grosso e bacioni riceva tanti e tenerissimi dalla sua
Ester Cassanello
Genova, 5 Agosto 1905

Ester abitava in Via Caffaro, è riportato anche il suo indirizzo.
La immagino magra e nervosa, porta i capelli scuri raccolti in uno chignon, la vedo seduta allo scrittoio, con cura e attenzione intinge il pennino nell’inchiostro e scrive.
E di là sono già pronti i bauli per la villeggiatura, si va in campagna per sfuggire al caldo estivo che sa essere sfibrante, tuttavia il pensiero di lei va ancora più lontano, oltre il mare e in altri luoghi.
Suo marito sarà tornato dall’Africa?
E come sarà stata la vita del piccolo Battistino?
Ed Ester l’avrà poi mandata la lunga lettera alla Signora Quintavalle?
Le voci del passato sussurrano appena, a volte.
E se tu le ascolti potrai vedere una giovane donna che attende il ritorno del suo sposo.
Ha un bimbo piccino, è la gioia della sua mammina.
Ovunque tu sia, un pensiero per te, cara Ester.

Corso Firenze (3)

Pissimbono, lo stile dei genovesi dal 1898

Sono gli inizi del ‘900 e in Piazza Fontane Marose c’è un gran viavai di gente: carrozze, massaie affaccendate nelle proprie commissioni, distinti gentiluomini in abito scuro, chissà quanti di questi signori indossano un completo confezionato in uno dei negozi più prestigiosi della città che si trova a pochi passi da qui.

Piazza Fontane Marose

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Emanuele Pissimbono apre il suo negozio di abbigliamento maschile nel 1898, lo trovate in Via XXV Aprile, arteria cittadina che all’epoca si chiamava Via Carlo Felice.

Pissimbono (2)

La strada ha cambiato nome ma Pissimbono, annoverato tra le botteghe storiche di Genova, è ancora fieramente al suo posto.

Pissimbono (3)

E ancora adesso è sinonimo di stile e di eleganza, come lo era nel 1898.

Pissimbono (4)

Entrerete qui e troverete abiti di ottima fattura, maglieria e camicie, capispalla, cinture, ombrelli e accessori di ogni genere.

Pissimbono (5)

Salite al piano superiore, troverete la storia e lo stile del passato, un’atmosfera retrò a dir poco affascinante, impreziosita dagli arredi originali.
Specchi, tappeti, un ambiente caldo e accogliente.

Pissimbono (6)

Ed è superfluo sottolinearlo, a Genova Pissimbono è da sempre simbolo di classe ed eleganza, tra i suoi clienti annovera anche l’Avvocato Agnelli.

Pissimbono (7)

Le persiane spinte in fuori, un orologio, i fiori.

Pissimbono (8)

E un antico tavolo da lavoro.
Decenni di stoffe, fili, forbici, bottoni, asole ed etichette.
E mani sapienti ed abili nell’arte della sartoria.

Pissimbono (9)

Da Pissimbono trovate antiche stampe alle pareti.

Pissimbono (10)

E tutti gli attrezzi del mestiere e rari oggetti tramandati da generazioni.

Pissimbono (11)

E poi ogni sarto ha bisogno del puntaspilli, è vero?

Pissimbono (12)

Là, sul bancone, troneggia una superba e scintillante cassa National.
Naturalmente funziona, accade spesso che le cose di altri tempi siano assai più durature di quelle moderne.

Pissimbono (13)

E fate attenzione, sulla cassa è inciso un monito per i signori clienti!

Pissimbono (14)

Appeso al muro c’è un documento risalente al 1933, è indirizzato al Pregiatissimo Cavaliere Emanuele Pissimbono ed è firmato dal Ministro della Casa del Re.
Vi si legge che Sua Maestà accorda a Pissimbono il permesso di tenere lo stemma reale sulle insegne del suo negozio e del suo laboratorio.
E non è il solo riconoscimento, nell’immagine sottostante potete vedere un altro cimelio di famiglia che testimonia il successo di Pissimbono.

Pissimbono (15)

Abiti e valigie, cose di oggi e cose del passato.

Pissimbono (16)

Pissimbono (17)

E avrete notato che sul tavolo da lavoro, accanto alla cassa, c’è una fotografia.
L’ha lasciata un affezionato cliente ed è da lui autografata, si tratta di un genovese che tutti conoscono, questo è il volto sorridente di Gilberto Govi.

Pissimbono (18)

E a proposito dei clienti, a volte prendono iniziative ben strane!
Sotto ad una delle finestre è posato a terra un antico e insolito attrezzo, devo ammettere che l’ho osservato a lungo cercando di capire di cosa si trattasse.
Mah, mi sembra di non aver mai visto nulla del genere!
Signore e signori, ecco a voi il dono di un cliente del negozio, un affilacoltelli di bordo.

Pissimbono (19)

Ed ha tutto il fascino unico degli oggetti antichi e vissuti, oggetti che ci portano indietro in epoche che non abbiamo veduto.

Pissimbono

In un negozio come questo certo non può mancare una macchina da cucire Singer come quella delle nostre nonne, la mia ne aveva una proprio identica a questa!

Pissimbono (21)

E qui, nella sartoria che crea lo stile dei genovesi da molti lustri, in bella mostra su un tavolino ho trovato un oggetto che mi pare davvero raro a vedersi!
Cari amici, con mio sommo stupore sono felice di mostrarvi un’antica e piccola macchina per cucire i polsini.

Pissimbono (22)

Cose belle del nostro passato esposte in un negozio di Genova dove con orgoglio e senso di appartenenza si conservano le tradizioni e la vera arte di un mestiere prezioso.
Iniziò tutto qui, nel lontano 1898, in quella che fu Via Carlo Felice, nel cuore pulsante della Suberba.

Pissimbono (23)

Genova, 1844: shopping con Miss Hawkes

Per i nostri viaggi è indispensabile una guida eccellente che fornisca i suggerimenti giusti.
E noi viaggiatori della metà dell’800 seguiremo i consigli di Miss Julia S. Hawkes, lei è una stimata insegnante di Philadelphia e ha compilato con gran cura un volume di pregio dal titolo Conversations on Italy.
Il testo, dato alle stampe nel 1844, è in inglese e francese, per ogni domanda viene fornita un’esauriente risposta.
E diverse pagine sono dedicate a Genova, Miss Hawkes non tralascia nulla, anzi si dilunga parecchio sulla storia della città e sulle sue tante bellezze ma noi oggi ci concentreremo solo sulle frivolezze femminili, sappiate che a Genova troverete il modo di soddisfare la vostra vanità.
Dunque, intanto una giovane viaggiatrice amerà sapere che nella Superba i nobili danno feste e balli con gran sfoggio di eleganza, sono ammessi solo gli aristocratici.
E quindi per forza di cose gli americani sono esclusi, che disdetta!
Niente affatto, anzi sono ospiti assai graditi e vengono raccomandati direttamente dal console.

Via Garibaldi

Ogni nobildonna di Genova poi possiede una chaise à porteurs, ovvero una portantina.
Ed è necessaria, scrive Miss Julia, così le dame possono andare dove desiderano senza doversi avventurare in strade poco agevoli e a volte neanche tanto pulite.

Palazzo del Principe (18)

Portantina – Villa del Principe

Certo venendo a Genova, forse vorrete visitare il mercato.
Miss Julia sa esattamente dove trovarlo, è nei pressi della Cattedrale di San Lorenzo.
E guarda, ecco i muli che trasportano frutta e verdura su per gli stretti caruggi.

San Lorenzo

E poco distante da lì, scendendo nel cuore della città vecchia, c’è una strada che è di un certo interesse.
E’ Via Orefici, prende il suo nome dai tanti laboratori di oreficeria, passando da quelle parti si sentirà un continuo battere di operosi martelli.

Via Orefici

Dice poi Miss Julia che Genova è rinomata per i suoi argenti e le filigrane, sono anche a buon prezzo secondo lei.
E forse voi vorrete sapere dove si possono comprare?
E’ facile, basta andare nella boutique tenuta dal proprietario dell’Hotel Croce di Malta.
E a proposito di questo celebre albergo Miss Julia lo raccomanda caldamente, lei sostiene che sia il migliore della città.
Il cibo è ottimo, il personale è cortese ed educato, per non parlare della posizione, il Croce di Malta è stato già citato diverse volte su queste pagine, aveva sede nella torre dei Morchi che svetta a Caricamento e ospitò celeberrimi viaggiatori.

Piazza Caricamento

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E poi cosa si può acquistare nella Superba?
Velluti, scialli di lana e ricami.
E per trovare i negozi affidatevi pure al personale dell’albergo presso il quale alloggerete, vi verrà fornita una guida che vi condurrà nei posti migliori.
E a proposito di usanze femminili, noterete che a Genova tutte le donne hanno il capo coperto, tutte portano un fazzoletto, quello delle popolane è di un tessuto poco pregiato, invece coloro che appartengono alla classi più abbienti ne indossano uno di raffinata mussola e rifinito con ricami, molte portano anche accessori d’oro e d’argento.
Non perdete una visita in piazza Luccoli, nel negozio di Paul Richini, lì si trovano raffinati velluti.
E certo, un vestito di pregio costa fino a 200 franchi ma riuscirete ad averne uno anche con minor spesa.
Eh sì, ci sono tanti bei negozi da quelle parti!

Porzio

Miss Julia ha molti altri consigli da fornire e torneremo ad ascoltare la sua voce riguardo a ciò che di più bello c’è da visitare a Genova.
Tuttavia sono da tener da conto questi suoi consigli, spero che li troviate utili.
E quando sarete nel negozio delle filigrane, indecise tra un delicato braccialetto e una spilla a forma di farfalla, sappiate che qualunque sia la vostra scelta il vostro acquisto vi verrà consegnato in un’apposita scatola, in modo che non rischi di rompersi durante il viaggio.
Accade a Genova, nel 1844.

Piazza Caricamento (2)

Lettere al direttore e mugugni del passato

Cosa fanno i poveri cittadini quando si presenta un problema e non sanno a chi rivolgersi?
Ci sarà pure qualcuno disposto a dar retta alle lamentele della gente!
Qui ci vuole una bella lettera al direttore!
Cari amici, oggi apriremo insieme i giornali del secolo scorso e leggeremo alcuni mugugni dei genovesi dei passato, sfogliando diversi numeri del quotidiano Il Lavoro ho raccolto alcune piccole perle.
Di cosa si lamentano i genovesi?
Della sicurezza, della pulizia e di certe pessime abitudini.
Con cautela però, molti di essi evitano di render pubblica la propria identità e per firmarsi scrivono: un assiduo.
E’ l’anno 1911 e un commerciante di Via Tommaso Reggio prende carta e penna e scrive appunto al Direttore.
Ha molto da ridire, poveretto!
Pare che si sia beccato una multa per aver versato un po’ d’acqua sui gradini del suo negozio e intanto lì di fronte cosa succedeva?
Due massaie svuotavano le cassette di rumenta – leggasi spazzatura per i foresti – proprio sotto le sue finestre, davanti ai vigili che però non hanno battuto ciglio!
Più tardi mentre il poveretto stava chiudendo il negozio da uno dei piani alti qualcuno ha fatto volare di sotto due sacchetti di rifiuti, roba da matti!

Via T. Reggio

Siamo ancora nel 1911 ed ecco un gruppo di genovesi che scrive con solerzia al Direttore per segnalare la chiusura dei Portici sotto al nuovo Palazzo della Borsa.
Ecco lì, si è costretti a passare per Via XX Settembre tra le pietre e tra nuvole di polvere, ovvio, stanno lastricando la strada, un bel disagio!
E oltre al danno la beffa, i portici sono fastosamente illuminati però non ci si passa, ci rendiamo conto?
Cari assidui, ieri mi trovavo a De Ferrari e mi sono domandata se la fontana con l’acqua colorata sarebbe di vostro gradimento.
Sotto ai portici, per fortuna, noi ci passiamo!

Piazza De Ferrari

Un altro genovese invece ha delle rimostranze da fare a proposito della manutenzione di una certa creuza, Salita San Rocco.
Siamo alla fine degli anni ’20 e questo concittadino lamenta le cattive condizioni di quella strada, scrive che una donna è pure caduta e c’è sempre gente che finisce a gambe all’aria, dovreste sentire l’irripetibile sequela di improperi che escono dalla bocca dei cittadini in circostanze come questa!
E come si firma l’autore della missiva? Tuo vecchio assiduo che abita lassù sulla montagna.
Però che vista dalle alture, impagabile!
Basta non rotolare giù per le creuze!

Genova

Quartiere che vai, mugugno che trovi!
C’è un cittadino che scrive dalla zona di Marassi, parla di certe case di recente costruzione tra Corso Galliera e Via Monticelli, dice che lì c’è una piazza e nessuno ha pensato di spianarla.
Che si riferisca a Piazza Carloforte? Credo di sì!
E comunque non c’è neppure il marciapiede e quando piove ci si inzacchera in maniera indicibile, per non dire del fatto che manca pure l’illuminazione!
E conclude puntualizzando che anche quelli di Corso Galliera sono contribuenti tanto quanto i signori di Via XX Settembre e di Via Roma.
E ha ragione, caspita!

Corso Galliera

Corso Galliera – 1920
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Non va meglio in Via Porta d’Archi, un altro lettore segnala che la strada sarebbe da pulire, lì c’è pieno di osterie e macellerie, va lavata con una certa costanza quella strada!
E Via Vallechiara?  Dimenticata da tutti, scrive un abbonato nel 1925, quella strada proprio non viene mai lavata!
C’è quello che si lamenta delle code in posta: solo due addetti allo sportello e mezz’ore di attesa per fare un telegramma.
Un altro pover’uomo racconta le sue odissee per andare in visita ai malati all’Ospedale San Martino.
I mezzi sono affollati, non si respira e si soffoca dal caldo, tutti pigiati come sardine, non si può far questa vita!

Il tram

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E da ultimo vorrei ricordare il Signor Parodi, anche lui scrive nell’anno 1925.
In quel periodo sono allo studio diversi progetti urbanistici e lui ricorda una delle proposte avanzate da Luigi Arnaldo Vassallo, Gandolin, un tempo direttore del Secolo XIX: l’apertura  al pubblico dei giardini di Tursi.
Tutta la cittadinanza ne sarebbe più che felice, il Signor Parodi ne è certissimo!
Caro Signor Parodi, anch’io spero da tempo che questi giardini vengano restituiti alla comunità in modo che genovesi e turisti possano visitarli e godere di tanta bellezza.
Porti pazienza, vedrà che prima o poi ce la faremo!

Via Garibaldi

Oscar Wilde a Genova durante la Settimana Santa

Londra, è un giorno di primavera del 1877 e alla stazione di Charing Cross giunge un gruppetto di viaggiatori.
C’è un docente di storia antica, il professor Mahaffy, con lui sono in partenza alcuni suoi studenti, nella compagnia c’è anche un giovane irlandese di nome Oscar Wilde.

 

Dublino, monumento a Oscar Wilde

 La loro destinazione è la Grecia e sarà un lungo viaggio, per arrivare laggiù si imbarcheranno al porto di Brindisi ma prima è anche prevista una sosta a Genova.
Ed è uno dei suoi compagni a narrare piccole perle sulle giornate genovesi di Wilde, in una lettera ai genitori egli descrisse Oscar e le sue passioni: Wilde amava i colori sfumati e i disegni di Morris, Wilde aveva un gusto particolare per la bellezza e l’estetismo.
Wilde cammina per le strade di Genova e indossa la sua elegante giacca giallo scuro, così scrive il suo biografo Richard Ellmann, suo il testo dal quale sono tratte queste notizie.
Genova, durante la Settimana Santa.
E ancora Ellmann fa alcune considerazione riguardo ai colori di questa città, in questa stagione sono vivaci, prepotenti e privi di sfumature, non certo smorzati come piacevano a Wilde.

La Lanterna

Oscar osserva, si lascia avvolgere dalla luce e dai profumi, ciò che vede resta nei suoi sensi.
E resta colpito dalle chiese adorne di fiori e dalle immagini di Gesù sulle quale vegliano vigili i soldati.
E visita una Villa situata a Dinegro, Oscar da laggiù vede il mare e la costa in maniera diversa da come oggi appaiono ai nostri occhi, il tempo ha mutato molte prospettive.
Questo luogo ospitale e idilliaco è Villa Rosazza, detta Lo Scoglietto per la posizione privilegiata dell’altura sulla quale è costruita.

Villa Rosazza

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E tutto rimane, nei sensi e nella mente.
E tutto diviene poesia, nelle parole di Oscar Wilde.
Scrive un componimento, in questa circostanza, Sonnet written in Holy Week at Genoa, e questi sono i versi iniziali:

I wandered in Scoglietto green retreat,
The oranges on each o’erhanging spray
Burned as bright lamps of gold to shame the day.

Andavo errando nel verde rifugio dello Scoglietto,
Su ogni ramo  le  arance
Ardevano come lampade lucenti di oro a vergogna del giorno.

Agrumi

E poi uccelli in volo, fiori che sbocciano, narcisi che si aprono al sole.
E ancora:

And the curved waves that streaked the sapphire bay
Laughed i’ the sun, and life seemed very sweet.

E le onde curve che striavano la baia di zaffiro
ridevano nel sole, e la vita sembrava molto dolce.

Corso Italia

I versi di un giovane poeta sospeso tra misticismo e paganesimo.
In quei giorni Wilde camminerà in Strada Nuova e visiterà Palazzo Rosso, sarà un quadro a colpire la sua immaginazione, è il San Sebastiano di Guido Reni, ne trovate qui un’immagine.

Via Garibaldi

Genova è una tappa prima del viaggio in Grecia.
E poi Oscar continuerà la sua esistenza, conoscerà la gloria e la grandezza, incontrerà l’umiliazione e il carcere.
E dopo tanti trionfi e numerose traversie, tornerà ancora a Genova.
Qui morì colei che Oscar aveva sposato e che lo aveva reso padre, Constance Lloyd, Oscar venne a Genova per far visita alla tomba di lei.
Ho già scritto di quel loro amore, il Signora e la Signora Wilde erano una coppia davvero eccentrica e particolare, qui trovate il mio racconto e qui  un mio articolo dedicato alle memorie di Vyvyan Holland, uno dei loro figli.
Constance Lloyd dorme il suo sonno eterno nel Cimitero degli Inglesi a Staglieno.
Oscar percorse quel viale e quando giunse davanti alla tomba di lei vide la lapide incisa in questa maniera: Constance Mary, figlia di Horace Lloyd, Q.C.
Era come se lui, Oscar, non fosse mai esistito, come se il velo dell’oblio si fosse posato sulla loro tormentata vicenda.
In seguito alla lapide vennero aggiunte le parole che ancora oggi si possono leggere, Wife of Oscar Wilde.
Lontano dalle dolcezze della giovinezza e dai fasti del suo celebrato successo, Oscar Wilde vide ancora Genova negli tempo delle sue amarezze.
La prima volta l’aveva veduta da giovane, durante la Settimana Santa del 1877.

Constance Holland

Cimitero Monumentale di Staglieno, Tomba di Constance Lloyd

20 Aprile 1902, il Corso Floreale Automobilistico

E con la bella stagione, cari amici, torna il tempo delle giornate all’aria aperta, al più presto sarà possibile assistere nuovamente al Corso Floreale Automobilistico.
Come dite? Non avete mai presenziato? Oh, che disdetta!
Non disperate, si fa sempre in tempo a rimediare e vi assicuro che si tratta davvero di un evento da non perdere, del resto basta osservare le immagini della passata edizione per farsene un’idea.
Accadde il 20 aprile 1902.

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Le automobili addobbate con i fiori, il crescente e divertito entusiasmo di tutti i partecipanti, il pubblico in fermento.

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Vi dirò, alcuni non hanno avuto problemi a trovare posto e si sono sistemati nelle prime file, altri sono rimasti in piedi, la curiosità di veder arrivare le macchine era troppo forte!

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La signora su questa automobile sfoggiava un cappellino da far invidia a tutte le spettatrici.
Le vedete quelle due donne in prima fila che si riparano sotto un ombrellino scozzese?
Ecco, credo proprio che fossero impegnate a commentare la mise della signora!

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E ad una ad una tutte le vetture sono passate davanti al pubblico, un vero spettacolo!

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Ecco la folla assiepata in trepidante attesa.
Certo, vi consiglio di arrivare con un certo anticipo altrimenti rischiate di non vedere nulla.

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Che gran dame al Corso Floreale Automobilistico!
E nastri, trine e pizzi, ognuna sfoggiava l’abito migliore, alcune si facevano fresco con un prezioso ventaglio.
Come picchiava il sole quel giorno, da non credere!
E così ovunque svettavano i tanti leziosi parasoli a riparare le carnagioni delicate dalla calura cocente.
E quanti bambini c’erano, per loro questa è stata una gran festa!

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E alcune delle spettatrici sono state davvero previdenti, sapete?
Osservate l’immagine sottostante e guardate la terza figura da sinistra, è una giovane donna con un abito chiaro.
Vedete che porta la mano al volto?
Non ne ho la certezza ma giurerei che si stava servendo di un vezzoso binocolo, non credete anche voi?

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Al Corso Floreale si attende con impazienza l’arrivo delle automobili, questo signore tenta di mettere a fuoco ciò che vede in lontananza.

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E indubbiamente a eventi di tale calibro si trova il pubblico delle grandi occasioni, anche i gentiluomini hanno fatto gran sfoggio di eleganza.

2 - Copia

E che dire di questa vettura?
Rami di palma, fiori odorosi appena sbocciati, tutto attorno si spandeva un delizioso profumo.
E il conducente era decisamente compiaciuto e soddisfatto, c’è da comprenderlo!

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Certo, in circostanze come questa a Genova c’è una gran confusione ma ne vale sicuramente la pena, resterà per sempre il ricordo di una giornata indimenticabile e un bel giorno lo si potrà raccontare a chi non lo ha mai veduto, noi fortunati invece c’eravamo.
E con noi c’era tutto il bel mondo, bisogna dirlo.

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A dir tutta la verità devo ammettere che la mia partecipazione a questo evento genovese è stata davvero particolare.
Tutti voi conoscete la mia naturale ritrosia, io non amo affatto farmi fotografare, per fortuna io e le mie amiche siamo state immortalate di spalle!
E permettetemi una punta di orgoglio femminile per la nostra automobile, era un vero gioiellino,un trionfo di piccoli bocci, foglioline e fiocchi.

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Ah che giornata memorabile!
E naturalmente come sempre ringrazio l’amico Stefano Finauri, a lui si deve questo suggestivo viaggio nel tempo.
Tra i tanti passatempi delle primavera c’è anche questo, il Corso Floreale Automobilistico.
Che dite, verrete anche voi alla prossima edizione? Vi aspetto!

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Una Piazzetta per i Tintori

E’ una piccola piazzetta di caruggi e non sono certa che sia così nota.
Una piazzetta per un antico mestiere, narra lo storico Luigi Tommaso Belgrano che a Genova l’arte di tingere le stoffe ha origine molto antica, se ne ha notizia fin dal XIII secolo.
Un’arte tramandata di padre in figlio, a leggere i resoconti di certi autori si apprende che le raffinate tecniche di questo mestiere erano racchiuse tra certe pagine, il libro dei secreti, solo il proprietario conosceva i dettagli.
E a sfogliare certi antichi libri si trovano strane ed elaborate “ricette”, come ad esempio quella del nero di Genova per velluti, un lavoro complicatissimo!
L’antica Superba pullulava di setaiuoli, tessitori, lanaiuoli e tintori, a quest’ultima categoria di artigiani appartenne anche lo sfortunato protagonista di un’avventurosa vicenda che vale la pena di ricordare: è Paolo da Novi, ho già avuto modo di narrarvi la sua storia, la trovate qui, lui è il tintore che divenne Doge.
E appunto all’arte di tingere le stoffe ai giorni nostri è dedicata questa piazzetta.

Piazzetta dei Tintori (3)

Non la troverete sfogliando le antiche cartine, piuttosto vi imbatterete in Vico dei Tintori che era situato in quella parte di Portoria ormai perduta e abbattuta dai picconi e dalle ruspe.
Ripide scale, persiane, salita, Genova mai veduta, Genova che non posso raccontare se non immaginandola e guardandola nelle antiche cartoline.
Qui, dove un tempo c’erano botteghe e case dei tintori.

Vico dei Tintori

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E invece posso narrarvi della Piazzetta, anche se non ho tante notizie.
L’ho trovata per caso, era una mattina d’ottobre e stavo gironzolando dalle parti di Prè, era uno di questi giorni, con questo cielo.

Vico Primo dello Scalo

E poi ho imboccato uno dei caruggi che conduce verso Via Balbi, ero diretta verso Vico San Cristoforo.
E d’un tratto mi sono ritrovata in una piazzetta con le belle case restaurate, facciate dipinte con colori vividi, tutto tirato a lucido.
E intanto tra me e me pensavo: Piazzetta dei Tintori, non l’ho mai sentita nominare, ma che strano!
E come mai?

Piazzetta dei Tintori (2)

E indovinate un po’ chi ha svelato l’arcano?
Ovvio, un’anziana signora che guarda caso era alla finestra!
Ve l’ho detto, c’è sempre qualcuno in vena di conversazioni affacciato al davanzale, di sotto c’è sempre qualcun altro che pone domande e cioè la Miss, naturalmente!
E così la signora mi ha raccontato che questa piazzetta è sorta di recente, per questo non si trova nei vecchi libri!
Un tempo qui c’era un edificio che a quanto pare è stato demolito, non so di che palazzo si trattasse, spero che non fosse di qualche pregio, io sono sempre a favore del recupero e della conservazione, tuttavia so che purtroppo non è sempre possibile e a quanto ho capito il palazzo versava in pessime condizioni.
Molti caruggi intorno a Prè sono stati oggetti di restauri nell’ambito di un piano di  riqualificazione  urbanistica, presumo che questa zona sia stata inclusa in questo progetto.
E così sarebbe nata Piazzetta dei Tintori, in effetti se guardate la prospettiva sembra proprio lo spazio di un singolo edificio di caruggi.

Piazzetta dei Tintori (4)

Mi affido così alla memoria di un’abitante dei caruggi, non saprei dirvi altro di questo fazzoletto di Genova racchiuso tra le case alte.
Una cosa è certa, i Tintori della Superba saranno soddisfatti, non credete?
Avevano perso il loro vicolo ma hanno guadagnato una colorata piazzetta sotto il cielo blu in memoria di quella loro antica arte segreta che li rese celebri.

Piazzetta dei Tintori

I bambini di Piazza Ponticello

Corri Remy, corri!
Non puoi arrivare tardi, un’occasione simile non capiterà mai più.
E Remy corre, ogni suo passo sugli scuri gradini di ardesia è un tonfo ed un rimbombo, persino la signora Rosa apre la porta per vedere cosa stia succedendo.
– Remy, sei tu? Vai piano, non farti male!
E invece lui corre, corre a perdifiato, con il cuore in gola, ansima persino, deve fare in fretta, deve arrivare in Piazza Ponticello.
E così si fa largo tra la gente, qui lo conoscono tutti e Remy corre, corre, quanto è lunga Via Ravecca!
E poi giù ancora, per Vico Dritto di Ponticello e infine là, nella piazza dove c’è la fontana.

Piazza Ponticello

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Molti anni dopo qui cambierà tutto,  quest’area verrà stravolta, in questa zona sorgerà Piazza Dante e verranno costruiti moderni edifici, molti dei vicoli circostanti resteranno un appannato e confuso ricordo, la fontana seicentesca troverà una nuova collocazione e verrà spostata in Campetto.

Campetto

Adesso, ai tempi di Remy, la fontana si trova in Piazza Ponticello.
Lo vedete il nostro piccolo eroe?
Guizza come una saetta con la sua magliettina a righe e il berretto calcato sulla testa, Remy porta da sempre gli abiti di suo fratello maggiore.
Quanta gente c’è in Ponticello?
Sono tutti curiosi di vedere cosa accadrà, mica è una faccenda di tutti i giorni trovare il fotografo da queste parti!
Assiepati uno sull’altro, c’è chi regge il secchio, chi stringe un ingombrante fagotto, una mamma tiene in braccio il suo piccino.
E la vedete la ragazzina con l’abito chiaro sulla sinistra? Che espressione spaventata e intimorita, non so mica se sia tanto contenta di essere qui!

Piazza Ponticello 2

Ai piedi della fontana una botte e un mastello di legno, Remy ci starebbe dentro a meraviglia!

Piazza Ponticello 3

Tutti fermi, in posa.
A dire il vero nessuno sa bene in che modo offrirsi allo scatto del fotografo, si sta come capita.
E c’è uno che si morde il labbro, un altro abbozza un sorriso, poi quando hai la luce in faccia ti viene da strizzare gli occhi oppure fai una smorfia e intanto la mamma sarà contenta comunque, già lo sai.

Piazza Ponticello 4

E dietro alle persiane accostate c’è sicuramente qualcuno che guarda sotto.
E i muri sono coperti di manifesti pubblicitari, li vedete?
Sulla sinistra ce n’è uno che riguarda una gita in quel di Livorno, chissà quanti parteciperanno, sarebbe interessante seguire questa bella compagnia!

Piazza Ponticello 5

Adesso siamo qui, in Piazza Ponticello, tra i bambini dei caruggi di Genova.
Il loro destino è ancora tutto da scrivere, è una pagina bianca sulla quale i sogni devono ancora prendere corpo.
Chi sono questi bambini? Che ne sarà di loro?
C’è tempo per diventare grandi anche se in certe epoche l’infanzia a volte termina bruscamente, una guerra è alle porte e  il destino sa tirare dei colpi bassi.
Piazza Ponticello 6

Bambini, tantissimi.
Espessioni incerte, esitanti, sorprese e sospese nel tempo.
Rappresentano il futuro, alle loro spalle c’è anche un uomo, ma tra tutti loro quasi non si nota.

Ponticello (6)a

Bambini dalle scarpe vissute, a vederle così sembrano consunte ed anche impolverate.

Piazza Ponticello 7

Tutti pronti per fare la fotografia, i più piccoli devono stare davanti, è così da sempre.
E in prima fila eccolo il nostro Remy, magliettina a righe e berrettino in testa, ce l’ha fatta ad arrivare in tempo!
Lui è uno di quelli che se la cavano sempre, se ne va a zonzo tutto il pomeriggio e in casa sua neanche si preoccupano, Remy è uno che sa il fatto suo, è un tipetto furbo e intelligente, guardate che faccia vispa e vivace!

Piazza Ponticello 8

Ringrazio l’amico Stefano Finauri, naturalmente è sua la cartolina che avete veduto nei dettagli.
Ho giocato con la fantasia, di questo piccino non so davvero nulla ma spero che lui abbia trovato la sua strada nel mondo e che sia stata agevole e ricca di gioia.
Remy era il diminutivo di mio nonno Erminio, ho voluto attribuirlo a questo bimbetto genovese che tra tanti ha catturato la mia attenzione.
Era insieme ad altri, un giorno di tanto tempo fa, in Piazza Ponticello.

Piazza Ponticello 9

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri (1900-1905)

Corso Firenze, un fatto increscioso di diversi anni fa

Questo è un fatto increscioso che capitò diversi anni fa, nel lontano 1925, ne fu protagonista una giovane donna di nome Maria.
Lei era una ventenne, alta, bionda, longilinea, non le mancava una certa grazia.
E insomma, oltre a tutto ciò la signorina aveva anche buone referenze, era già stata a servizio per ben due anni e grazie a questo trovò un buon lavoro come domestica presso la casa di uno stimato professionista, l’avvocato Francesco che abitava in Circonvallazione a Monte, ad essere precisi in Corso Firenze.
E così Maria con il suo buon carattere e la sua affabilità si conquistò l’incondizionata fiducia dei padroni di casa, ben presto si affezionarono a lei.
E infine giunse quel giorno d’autunno nel quale si verificò il fattaccio narrato dai giornali dell’epoca, io ho letto questa notizia su Il Lavoro.
E dunque, forse il clima era mite, l’avvocato e la sua signora se  ne uscirono per il passeggio lungo i corsi del quartiere, se ne saranno andati in Spianata, immagino.

Spianata Castelletto

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E in casa rimasero la cuoca, un’altra domestica e i bambini della coppia.
E Maria, naturalmente.
La ragazza si mosse con circospezione, senza dare nell’occhio ed evitando di suscitare curiosità piano piano aprì la porta della stanza.
E forse ci sarà stato uno di quei pesanti armadi di legno scuro, mia nonna ne aveva uno proprio così.
Maria spalancò le ante e con le sue dita sottili svelta sfilò da una gruccia un abito di seta nera prezioso ed impalpabile, poi prese ancora un altro vestito di seta, questa volta bianco e candido.
Prelevò anche altri oggetti tra i quali un servizio d’argentone, mise ai polsi alcuni braccialetti d’oro, quindi indossò una mantella di raso nero e posò sul suo capo un fastoso cappellino all’ultima moda.
E così vestita, con addosso gli abiti della sua padrona, si dileguò dall’appartamento di Corso Firenze, lasciando in quella stanza la sua consunta valigia con dentro il suo vecchio cappotto.
E naturalmente l’avvocato e la sua consorte rimasero attoniti e stupefatti, c’è da comprenderli!
Non so dirvi se poi Maria sia stata rintracciata e punita per il suo deprecabile misfatto certamente dettato da frivola vanità.
I giornali diedero una dettagliata descrizione di lei, non mancando di rimarcare un suo difetto fisico che poteva renderla facilmente riconoscibile.
Io l’ho immaginata mentre lascia quella casa e si avvia verso il suo destino, vestita di tutto punto come usavano fare le signore di quella buona società alla quale Maria avrebbe voluto appartenere.

Corso Firenze

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri