Sottoripa, tra sacro e profano

C’è un posto che più di ogni altro rappresenta l’anima commerciale e marinara di Genova, si tratta del lungo porticato che si estende sul fronte a mare, davanti a Caricamento, nella zona dove si trova anche l’Acquario, meta prediletta dei visitatori.
E se verrete a Genova è d’obbligo una passeggiata in uno dei luoghi cari ai veri genovesi, i portici di Sottoripa, la loro edificazione risale a tempi molto lontani, addirittura al 1125.
Nei secoli, naturalmente, i portici hanno subito modifiche, nei tempi passati furono sede delle botteghe dei commercianti genovesi e ancora oggi qui ci sono negozi dai colori e profumi caratteristici.

Sottoripa

A spiegare il significato del nome di questa via è lo storico Amedeo Pescio nel suo libro I nomi delle strade di Genova, l’autore  a tal proposito cita una delle vie che corre parallelamente ai portici.

Sopra l’arena che costruiva l’estremo lido, oltre il quale sorse Genova, era la riva o ripa, e la via sopra la ripa (Via San Luca).

E al di sotto di essa la nostra Sottoripa, le facciate dei palazzi sotto i quali si snoda il porticato sono notevoli, non mancate di alzare lo sguardo.

Sottoripa (2)

Sottoripa, tra sacro e profano.
Di questi portici scrisse anche Enea Silvio Piccolomini destinato a divenire Papa Pio II.
E queste sono le sue parole:

Proprio nel porto, nella parte in cui tocca la città si ergono magnifici edifici, tutti di marmo, che svettano verso il cielo, assai eleganti per la presenza di numerose colonne, molti adorni di sculture e di figure, sotto vi è un porticato lungo mille passi, dove si può acquistare ogni merce.

(Descrizione di Genova, del marzo 1432)

Sottoripa (3)

E allora camminiamo sotto ai quei portici, da levante a ponente, vi mostrerò alcune caratteristiche botteghe.
Qui, davanti al mare di Genova, si vende il pesce.

Sottoripa (4)

Sottoripa (5)

Sacro e profano, l’edicola della Madonna a due passi dai tavolini all’aperto.

Sottoripa (6)

E qui, in Sottoripa, troverete sempre gente, alcune di queste foto sono  state scattate una domenica mattina, normalmente c’è parecchio andirivieni da queste parti.

Sottoripa (11)

E ancora tavolini e una celebre bottiglieria.

Sottoripa (7)

E in vetrina non solo vini e liquori, anche le specialità della nostra terra.

Sottoripa (8)

Di nuovo una piccola edicola che forse nessuno nota, il sacro e il profano vivono in armonia sotto gli antichi portici della Superba.

Sottoripa (9)

E sotto questo cielo.
A Genova guarda sempre in su, credo di averlo già scritto migliaia di volte!

Sottoripa (10)

E poi ancora, un’antica friggitoria, con le piastrelle bianche e azzurre e certe semplici e golose specialità.

Sottoripa (12)

E sacro e profano, guardate oltre i portici, vedrete la sontuosa edicola di Palazzo San Giorgio.

Sottoripa (13)

E c’è qualcosa che non è riproducibile.
Gli odori, i rumori, le lingue del mondo, le facce, il moto continuo delle persone.
Sottoripa, amatissima dai genovesi di ogni tempo.

Portici di Sottoripa

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Qui resiste la tradizione della vecchia Genova alla quale si affiancano nuove realtà provenienti da altri paesi, da qualche tempo c’è anche un celebre e notissimo fast food.
Tuttavia, salda e forte delle sue tradizioni, qui trovate l’anima vera di Genova, i suoi colori e i sapori che sanno di casa.

Sottoripa (14)

E poi ancora il sacro, trascurato e consunto, non ci appartiene più quella devozione di chi ci ha preceduto, però forse dovremmo avere più cura di ciò che ne è rimasto.

Sottoripa (15)

E in questo punto si trova un negozio a dir poco glorioso, il Gran Ristoro, qui ci si mette pazientemente in coda per un panino.

Sottoripa (16)

La sua vetrina ridondante di gustosi salumi mette l’acquolina in bocca.

Sottoripa (17)

Un’altra Madonna, in ogni angolo della città vecchia c’è sempre il suo sguardo dolce a vegliare sul passeggio dei genovesi.

Sottoripa (18)

E ancora oltre, sotto al porticato lungo mille passi.

Sottoripa (19)

Io a volte sui social network scrivo questa frase: cose da Sottoripa.
Eccole qua, ancora pescherie e ancora pesce.

Sottoripa (20)

E poi, purtroppo, una serranda giù.
E questo era uno storico negozio di alimentari del quale sentiremo molto la mancanza.

Sottoripa (40)

Se non conoscete Genova non potete immaginare quanto sia stato difficile scattare queste fotografie.
Attese infinite, perché qui passano sempre persone!
E ci sono le luci, le insegne, i bar, le bancarelle e le botteghe.

Sottoripa (21)

E questo è Lucarda, storico negozio di abbigliamento che tra i suoi celebri clienti annovera Gilberto Govi, Paolo Villaggio e Fabrizio De André, mi riprometto di portarvi alla scoperta di questo celebre angolo di Genova.

Sottoripa (22)

E poi, la lavagnetta con il menu del Ristorante Da Vittorio.

Sottoripa (23)

E ancora, vini, liquori e bottiglie.
E specialità dal mondo, quando ho portato in questo negozio la mia amica canadese lei con gioia e stupore ha trovato prodotti provenienti dal suo paese, a me è sempre piaciuto curiosarci, compro qui le marmellate e certi succhi di frutta particolari.

Sottoripa (24)

E ancora, fate qualche passo e troverete il numero 69 rosso, ai nostri giorni c’è un bar.
In altri tempi invece avreste potuto pranzare alla Trattoria Carlotta la cui cucina è decantata dallo scrittore Costanzo Carbone che narra di intingoli epicurei!

Trattoria Carlotta

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E poi oltre, i portici cambiano fisionomia, in questo tratto si trovano alcuni dei miei negozi preferiti.

Sottoripa (25)

Armanino, con i suoi trionfi di frutta secca e candita dei quali vi ho già parlato qui.

Sottoripa (26)

E una vetrina che lascia senza parole!

Sottoripa (27)

E poi un posto da veri buongustai, osservate bene questo negozio, la friggitoria Carega, a mio giudizio questo locale dovrebbe essere dichiarato Patrimonio dell’Umanità.
Qui si può mangiare al bancone oppure portarsi via un cartoccio di fragranti delizie assortite.

Sottoripa (28)

Cose da Sottoripa, appunto.
Calamari fritti, gamberi, pignolini, frisceu, farinata, savoiarda e molto altro.

Sottoripa (29)

Quindi fatevi un regalo, prendete il vostro pesce e andatevelo a mangiare davanti al mare, è pura felicità, credetemi!

Sottoripa (30)

E qui, sul muro di piastrelle bianche, versi e parole per questi portici tanto amati dai genovesi.

Sottoripa (31)

E poi ancora, ancora oltre.

Sottoripa (33)

Un celebre e stimato artigiano, c’è qualcuno a Genova che non conosce Steri?

Sottoripa (34)

E vi porterò anche qui, nel negozio delle chiavi.

Sottoripa (35)

Come vi dicevo, c’è qualcosa che non si può narrare ed un misto di profumi e odori.
Spezie, pesce che sfrigola nell’olio, incenso, a volte risacca, altri giorni vento fresco di mare.
E poi le voci, le parole, i passi, la fretta, la vita di ogni giorno, le facce del mondo e le diverse etnie che popolano queste strade.
Bisogna esserci, sotto all’antico porticato di Genova.

Sottoripa (37)

E alzare lo sguardo, ancora.

Sottoripa (36)

Verso l’arco e il cielo.
Sottoripa, tra sacro e profano.
E sacri sono anche le nostre radici e il nostro passato, le nostre tradizioni che dovremmo saper conservare.

Sottoripa (38)

C’è ancora un tratto di Sottoripa, in qualche maniera differente da questo, presto ne scriverò, oggi vi ho portato per botteghe sotto un porticato lungo mille passi, tra il mare e l’intrico di caruggi della città vecchia.

Sottoripa (41)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Gli amori appassionati di Niccolò Paganini

E’ un volume trovato in un negozio di libri usati, con pochi euro me lo sono portato a casa, si tratta dell’edizione dell’Epistolario di Niccolò Paganini curata dal critico musicale Edward Neill.
Un libro che ti porta in un altro tempo, tra passioni e inquietudini di un genio.
E tra quelle righe vergate di pugno dal grande violinista emergono anche certe tormentate vicende sentimentali.
L’amore a volte conduce su cammini ripidi e insidiosi, Niccolò scrive di un celebre e malaugurato incidente che gli capitò, la storia che ebbe con una certa Angelina Cavanna.
Di questa vicenda ho già avuto modo di scrivere, quella relazione ebbe esiti disastrosi per il musicista, la figlia frutto di quell’amore non sopravvisse al parto e per Niccolò, ahimé, c’era una trappola in agguato!
Il padre di lei denunciò il violinista alle autorità per violenza e ratto di minore, vane furono le difese di Paganini, egli venne rinchiuso nella Torre di Palazzo Ducale e dovette versare un’ingente cifra alla Cavanna.

Torre Grimaldina

L’amore, l’amore ad alcuni non concede tregua.
E’ l’inverno del 1817 e Niccolò accenna ad una relazione con Taddea Pratolongo, in certe lettere che scrive all’amico Germi definisce Taddea adorabile.
Ma la passione non è eterna, Niccolò perse presto interesse per la fanciulla, in una missiva scriverà al solito Germi di riferire a Taddea che lei doveva scordarsi di lui, povera ragazza con il cuore infranto!
L’amore, l’amore per alcuni è un continuo tumulto.
E da alcune lettere emerge evidente una certa diffidenza di Paganini nei confronti delle donne, la faccenda di Angelina aveva avuto il suo peso:

Credo che non disapproverete la risoluzione fatta da qualche tempo di mandare al diavolo quante donne ho conosciute, perché non attendono che alla mia distruzione.”

(A Germi – Firenze, 20 Agosto 1818)

All’amore però alcuni non sanno resistere e pochi mesi dopo Niccolò scrive con coinvolgente entusiasmo della sua nuova liason, la mia adorata Marina.
Lei è Marina Banti, i due si sono conosciuti a Bologna, la fanciulla è letteralmente stregata dal fascino di Paganini.
E il violinista scrive sempre al solito Germi che il padre di lei le ha proibito carta e calamajo e poi sapete cosa fa?
Ricopia parola per parola una lettera che Marina gli scritto e la acclude nella sua missiva all’amico.
Ah, chissà se lei lo ha mai saputo!
E’ languida e innamorata Marina, scrive a Niccolò che attende il suo ritorno a Bologna e usa per lui parole appassionate:

“Unico mio bene… Addio mia vita e mio tutto… La vostra più cara amante, Marina Banti”

(A Germi – Firenze 10 Ottobre 1818)

Niccolò Paganini

Niccolò Paganini
Opera esposta all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

E Niccolò?
Dapprima sembra che voglia unirsi per sempre a lei e condurla all’altare ma poi giunge il mese di novembre e dope aver riveduto la dolce Marina Niccolò svela al suo caro amico Germi di aver mutato parere riguardo al matrimonio, la passione è svanita e con essa l’amore.
Il compositore è uno spirito libero e tuttavia sempre subisce le malie del fascino femminile, in breve tempo tra le quelle righe fa la sua comparsa una fanciulla di Venezia, solo che Niccolò è venuto a sapere certe notizie su di lei e allora preferisce starle alla larga!
E poi c’è anche un’inglesina che fa battere il cuore del musicista, peccato che la religione di lei sarebbe di ostacolo ad un eventuale matrimonio.
Nel frattempo la signorina di Bologna che sospira per me, scrive Paganini, ha ricevuto la lettera  dalla quale ha compreso che Niccolò non la ama più.
E’ lei, Marina Banti, la giovane vorrebbe delle spiegazioni e il nostro non sa come cavarsi d’impaccio così chiede consiglio all’amico, che vita complicata aveva Paganini!

Niccolò Paganini (2)

Cimeli di Niccolò Paganini
Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

E no, non si può vivere senza amore, certi animi appassionati non sanno davvero rinunciarci.
E così, al principio dell’estate del 1822 il compositore annuncia di aver incontrato un’amabile ragazza, lei è bella e proviene da una famiglia che le ha impartito una perfetta educazione, il suo nome è Carolina Banchieri.
Una fanciulla piena di virtù eppure, malgrado iniziali progetti matrimoniali, anche in questo caso l’inquieto Paganini si farà da parte, non è lei la donna perfetta per lui.
L’amore, per alcuni, è continua irrequietezza, l’amore ha il volto della cantante Antonia Bianchi, da lei Paganini avrà il suo unico figlio, Achille.
Anche questa è una relazione tempestosa che sfocerà in una rottura, a quanto pare neanche troppo pacifica:

“La Bianchi bisogna che la mandi, avendomene fatte di quelle da pettinar coi sassi.”

(A Germi, Vienna 11 giugno 1828)

E qui il curatore del libro appone una nota preziosa spiegando che la frase usata da Paganini è una traduzione dal genovese “petenà cui sasci” e significa trattare il modo rude.
Non ho completato la letture dell’epistolario, ogni tanto mi piace prendere tra le mani quel libro e leggere qualche lettera, seguo Paganini nei suoi viaggi e ai suoi concerti,  probabilmente in altre pagine  troverò ancora amori e passioni da raccontare oltre a quelli che avete letto in questo articolo.
Niccolò Paganini, noto al mondo per il suo ineffabile genio e il suo incomparabile talento, nacque a Genova in questo giorno, era il 27 Ottobre 1782.
La sua città natale non ha saputo preservare la dimora dove nacque il più celebre violinista di tutti i tempi, l’edificio di Passo Gatta Mora è stato abbattuto negli anni ’70, trovate qui il mio articolo in proposito, a noi restano solo le immagini che ricordano ciò che abbiamo perduto.

Casa di Paganini (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La sua città natale gli ha intitolato il Conservatorio Musicale, un corso cittadino in Circonvallazione a Monte e un centro studi musicali nella città vecchia, porta il suo nome un celebre concorso internazionale di violino, al Museo del Risorgimento potrete ammirare alcuni suoi cimeli e in uno dei musei di Strada Nuova è conservato il “Cannone”, il violino opera di Guarneri del Gesù appartenuto appunto al musicista.

Corso Paganini
Della sue composizioni lascio parlare chi ne ha le competenze, io ho voluto ricordare il mio illustre concittadino ripercorrendo insieme a voi alcune sue umane e appassionate vicende amorose.
E nel giorno della nascita del grande musicista non posso far altro che portare qui le sue note geniali scaturite dalle corde del suo violino, la musica eterna che ha reso immortale Niccolò Paganini.

Piazza della Nunziata, per negozi nel 1926

Signore e signori, preparatevi, oggi si va insieme a far compere!
E per una di quelle magie rese possibili da certe letture, la nostra passeggiata ci porterà in un altro tempo, agli inizi del secolo scorso.
L’altro giorno avevo tra le mani uno dei volumi che più amo e che spesso nomino su queste pagine, la Guida Pagano del 1926 e sfogliandola ho fatto qualche scoperta interessante che condividerò con voi.
E quindi, eccoci qua, in Piazza della Nunziata, forse sapete che verso la fine dell’Ottocento qui si teneva il mercato.
E così, passando alla Nunziata, vi sareste imbattuti in un discreto bailamme di massaie, che folla!
Cigolano le ruote dei carri, in primo piano nella bella immagine di Stefano Finauri vedete anche due compunti prelati che attraversano la Piazza.

Piazza della Nunziata

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Ma torniamo a noi, all’anno 1926.
Si legge sull’annuario che di qui transita il tram 27 e l’autobus municipale.
In Piazza della Nunziata c’è una serie di esercizi commerciali degni di nota.
Al numero 24 i Fratelli Trucchi vendono cinghie, c’è una cartoleria, un negozio di sale e tabacchi, uno di elettricità.
E poi il parrucchiere, certo non manca!
Piana e Torazza si fanno concorrenza, entrambi hanno una latteria, ma d’altra parte è giusto che sia così, noi clienti dobbiamo poter scegliere, no?
Nella città portuale, viva e vivace, questa zona è sede di uffici delle Compagnie di Navigazione e così troviamo White Star Line, Anchor Line e Cunard Line.

Piazza della Nunziata (4)

Oh, ma io sono venuta per far la spesa, mica chissà quali affari!
Servono medicinali? Al 34 rosso c’è la Farmacia Cabella.
I liquori invece si comprano da Migliara e i vini da Calissano e figli, verso l’ora di pranzo invece la gente si affolla alla trattoria del signor Foà.
Qui troviamo pure un bar e un negozio di orologi, in realtà a me piace fermare il tempo, non vorrei proprio che mi riparassero le lancette dell’orologio, lasciamole così, al 1926.
E perdonatemi, ma credo che mi soffermerò a lungo in un certo negozio: la Casa Viennese di Mode con i suoi abiti à la page, è proprio qui, alla Nunziata.

Piazza della Nunziata (3)

E insomma, è una passeggiata piacevole questa!
E sapete, l’Annuario elenca le strade di Genova in ordine alfabetico, dopo Piazza della Nunziata viene citata Via alla Nunziata.
Ecco, io non mi ricordo di esserci mai stata ma con mia grande gioia noto che però vi si trova la confetteria Panarello, che bellezza, un dolcetto ci vuole!
Via alla Nunziata sbocca in Piazza Filippo Corridoni.
Genovesi che dite? Vi è familiare questo nome?
Guardiamo la cartina della zona, certamente ci aiuterà a riconoscere luoghi e vie.

Guida Pagano

E come potete notare, Via alla Nunziata corrisponde all’attuale Via Bensa e da Piazza Corridoni partono Via di Vallechiara e Via Edilio Raggio, lì c’è anche la sede di una scuola, il Vittorio Emanuele II e si nota anche la Funicolare che porta al Righi.
E così ecco svelato il piccolo mistero, Piazza Corridoni naturamente corrisponde a Largo Zecca.

Piazza Corridoni

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E ora scusate ma io devo proprio lasciarvi, la mia mattinata è appena iniziata e vado a rifarmi il guardaroba alla Casa Viennese di Mode, lo stile ha pur sempre la sua importanza.
Se volete raggiungermi mi trovate proprio là, in Piazza della Nunziata.

Piazza della Nunziata (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Piazza della Lepre, una coincidenza e una curiosità storica

La vita è fatta anche di strane coincidenze e oggi voglio raccontarvi un fatto che mi è accaduto qualche giorno fa, quando sono stata in Piazza della Lepre e poi su per le scale di Palazzo di Negro, ad ammirare gli splendidi azulejos che decorano le pareti.
Quel giorno ero in compagnia di un amico e come già vi ho detto il destino ha voluto che trovassimo una gentile signora che ci ha spalancato il portone di quella dimora.
Non è stato l’unico fortunato incontro, prima di imbatterci in lei davanti al portone abbiamo veduto loro due.
Sì, due ragazzini, seduti per terra sul gradino, avranno avuto circa tredici anni.
E il mio pensiero è andato ad una celebre immagine, uno scatto di altri tempi per sempre immortalato su una cartolina di proprietà dell’amico Finauri.

Piazza della Lepre (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Questi sono i bambini di Piazza della Lepre, sono piccoli, hanno tutta la vita davanti.
E di loro già scrissi, queste immagini mi inducono sempre a fantasticare, non si può mai sapere cosa c’è nella vita degli altri, si può provare solo a fare delle congetture.
E così ai bambini di Piazza della Lepre in passato dedicai un post, lo trovate qui.
Poi giunge il mese di settembre di quest’anno e mi capita di trovare due ragazzetti seduti lì, su quel gradino.
E io sono fatta così, non riuscirei ad essere diversa.
Ho raccontato loro della cartolina, di quell’istante di molti anni fa, ho indicato loro il sito di Stefano invitandoli ad andare a vedere l’immagine.
I ragazzi mi sono sembrati incuriositi e divertiti, con loro e il mio amico abbiamo riso del fatto che loro fossero soltanto in due e non in tre, come i bambini di Piazza della Lepre.
– Ne manca uno! – Ha esclamato il più grande mantenendo salda la sua postazione sul gradino.
Certamente si saranno entrambi sorpresi di essersi imbattuti in due estranei così in vena di conversare!
Chissà, potrebbe capitare anche a voi la medesima strana coincidenza e se troverete quei ragazzini seduti davanti al portone anche voi penserete alla bella cartolina di Stefano.
E oltre a ciò fermatevi e osservate bene, davanti a quell’edificio c’è anche un’altra piccola curiosità da notare, una traccia del passato, su questo palazzo oltre all’attuale numero civico c’è ancora la targa della vecchia numerazione.
Ce ne sono anche altre in giro per la città, presto ve le mostrerò.
Questa si trova in Piazza della Lepre, su Palazzo di Negro.

Palazzo Di Negro

Piazza De Ferrari, un giorno qualunque del 1908

E’ un giorno qualunque del 1908 e questa è una preziosa immagine come sempre appartenente alla ricca collezione di Stefano Finauri.
E’ un giorno qualunque, in Piazza De Ferrari,  questo è il cuore di Genova e noi non siamo abituati a vederlo in questa maniera, eppure ci siamo anche noi tra queste persone, anche noi camminiamo a fianco di questi distinti e compunti genovesi.

1

Osserviamoli con attenzione, uno ad uno.
La signora sulla destra va un po’ di fretta, a mente ripassa la lista della spesa, avrà certamente delle commissioni da sbrigare, sullo sfondo si scorgono certi uomini con tanto di cappello in testa, ognuno è nelle proprie faccende affaccendato.

3

Sono passate da poco le dieci del mattino.
Ed è un giorno qualunque, nel centro di Genova.

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E certo, non possiamo udire i rumori, non possono pervaderci gli odori della città ma ci sovviene in aiuto il potere dell’immaginazione.
Sentite lo scalpiccio dei cavalli?
E le voci di quei due gentiluomini che procedono fianco a fianco?
Si direbbero due uomini d’affari, forse avvocati, notai o agenti di borsa, sembrano assorti in una conversazione piuttosto impegnativa.

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Sferraglia il tram, la gloriosa linea 108 sfila davanti a Palazzo Ducale.

13

E sullo sfondo si scorge l’infilata di palazzi che si affaccia su Piazza Matteotti, fa bella mostra di sé una pubblicità di una celebre acqua minerale.

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Ah, i manifesti affissi sui muri!
Qui si propaganda davvero ogni genere di prodotto, quasi quasi io mi fermo lì sotto e mi metto a leggere.

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Serve un cappello di paglia? Allora bisogna andare in Canneto, da Meucci.

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La vita di ogni giorno, un uomo viene immortalato di spalle, probabilmente non si è neanche accorto di essere stato fotografato.
E figurarsi se poteva immaginarsi che molti anni dopo qualcuno si sarebbe posto domande su di lui!
Chi è questo signore dalla corporatura robusta?
Dove se ne va?
E chissà, magari un giorno gli sarà capitata tra le mani questa cartolina e con stupore si sarà riconosciuto.
Quello sono io, sono proprio io!

4

La vita di ogni giorno, il tempo che scorre scandito dalle lancette di un orologio.
E qui a De Ferrari c’è una stimata orologeria, nelle belle vetrine è esposta scintillante merce preziosa.

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Nello stesso palazzo ha la sua prestigiosa sede la Linea Postale Italo Olandese “Nederland”, come si può leggere i suoi vapori approdano in terre lontane, nomi esotici che fanno sognare i genovesi del 1908.
Dalla Superba alle Indie, quanto tempo ci vorrà per un viaggio così?

6

E poi ancora, lì a fianco c’è un elegante caffé e subito dopo un’altra allettante vetrina, un possibile cliente se ne sta lì, mezzo chinato a guardare, stai a vedere che ha trovato proprio quello che cercava? Secondo me va a finire che ci scappa l’acquisto!

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Visi e volti di un altro tempo, uomini e donne del passato.
E tra loro un bambino, potete notarlo a sinistra dell’immagine sottostante.
Spavaldo, sicuro di sé, se va da solo a zonzo per Genova, padrone della piazza e della città.

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 A De Ferrari c’è anche il parcheggio delle carrozze, se stanno allineate una accanto all’altra.

18

Nel cuore di Genova c’è il mondo intero, ci sono gli uomini d’affari e c’è la gente del popolo, come questa donna un po’ in là negli anni che se va bella spedita con la sua cesta sotto al braccio.
E il signore che si nota un po’ più in là? Cosa tiene così stretto a sé?

2

Ecco, sta passando un altro tram, vediamo di non perderlo!
E di nuovo c’è un genovese con la cesta, secondo me lo ritroveremo al mercato.

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E tutto attorno la vita ferve, è la vita di ogni giorno.
Eleganti signori con panciotto, cappello e baffi importanti, gran dame con abiti lunghi, vigorose popolane dal passo deciso.

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Questa è Genova, alle 10.05 del mattino, in un giorno del 1908.
E passando di lì forse tutto vi sembrerà un po’ strano, diverso e insolito, troverete negozi che non avete mai veduto e sentirete rumori inusuali per il nostro tempo.
Non abbiate timore, malgrado quel che si dice in giro, da queste parti sappiamo essere ospitali e gentili e se per caso avete bisogno di qualche informazione, provate a chiedere a questo genovese così affabile, pare proprio che sappia il fatto suo!

9

I bambini vanno al mare, agli inizi del ‘900

Il tempo torna indietro, a un’estate luminosa e calda, agli inizi del secolo scorso.
E come da sempre accade, i bambini vanno al mare.
E questi bambini hanno brevemente avuto il loro piccolo momento di gloria e sono stati immortalati dall’obiettivo del fotografo.
Quell’immagine venne poi riprodotta su una cartolina che oggi è parte della bella collezione dell’amico Stefano Finauri e grazie a lui oggi posso mostrarvi questi visetti di un altro tempo.
Eppure a ben guardare tutti i bambini hanno lo stesso sguardo, nei loro occhi si legge meraviglia e sorpresa, i bambini vanno al mare con la gioia nel cuore.
E forse questi piccini abitano nei dintorni di quella spiaggia, il luogo dove sono ritratti dovrebbe essere Boccadasse.
I bambini vanno al mare e tutti insieme si mettono in posa per lo scatto della vita, chissà che emozione!

Bambini

Una barca rovesciata, il rumore dell’onda, una leggera brezza marina.
E quel momento che non avrà eguali, un piccolo evento da ricordare per tutta la vita.
Poi il destino condurrà ognuno di loro in altri luoghi, diverranno uomini e donne con un’esistenza da costruire.
Adesso sono lì, una delle bimbe porta una collanina con un ciondolo, due sorelline hanno i capelli raccolti con un grande e vezzoso fiocco, tutte abbozzano un sorriso, in parte timido e quasi timoroso.
I bambini vanno al mare e questo è il ritratto della loro pura innocenza.

Bambini (3)

Osservate bene, a mio parere si distinguono le parentele anche dagli abiti, nell’immagine soprastante c’è una ragazzina con un abito a righe identico a quello indossato dalla bimba che vedete a destra nella foto qui sotto.
I bambini vanno al mare e davanti al fotografo non sanno bene come comportarsi.
E magari va a finire che ci scappa pure una faccia buffa, occhi sgranati e labbra serrate.
Mamma, sai, mi veniva da ridere!

Bambini (4)

E tra tanti piccoli è facile riconoscere i monelli, hanno quell’espressione inconfondibile, furba e astuta.
Sono quelli che se ne vanno in giro tutto il giorno e tornano a casa tardi, sono quelli che fanno impazzire i genitori, i bambini terribili hanno proprio quella faccia lì, non ci sono dubbi.

Bambini (5)

E poi ancora abitini chiari e visetti angelici, il sorriso dei bambini ha una purezza ineguagliabile.
E loro due che destino avranno avuto?
Saranno divenute madri e poi nonne e nell’album dei ricordi per i nipotini avranno conservato questa cartolina dei loro giorni di bimbe?

Bambini (6)

Lì a Boccadasse, come ancora oggi accade, non mancano i panni stesi ad asciugare.

Bambini (10)

E c’è il fotografo che immortala i bambini del borgo.
E c’è una bimbetta, la vedo correre giù da una creuza, tiene per mano la sorellina minore.
Presto, corri, andiamo anche noi!
Eccole qui, sedute sul gozzo, la più piccina è a piedi scalzi, la più grande ha una luce scintillante negli occhi, quella luce somiglia tanto alla felicità secondo me.

Bambini (7)

I bambini vanno al mare e non tutti sono uguali, alcuni sono proprio timidi, magari non vorrebbero neppure farsi fotografare.
Tre bimbe sedute in un gozzo, quella a sinistra della foto ha l’espressione smarrita.
E lei, quella che vedete al centro?
Secondo me ha pianto, non ne voleva sapere di mettersi lì in posa, la mamma le ha raccolto i capelli con un fiocchetto colorato e poi l’ha messa a sedere lì tra le sue amichette.
E lei non vede l’ora che tutto finisca, ne sono certa.
Chissà come ricorderà questa avventura!
E poi c’è quella che tiene le braccia conserte, lei invece pare quasi sfrontata, non sembra anche a voi?

Bambini (9)

I bambini vanno al mare, a piedi nudi senza sandaletti, hanno la pelle brunita dal sole e passano il tempo a giocare sulla spiaggia.
Grandi e piccini, una di loro tiene in braccio la sorellina che ha in mano un secchiello, i bambini vanno al mare e con la sabbia e i sassi costruiscono mondi immaginari.
E qui con loro, tra questi bimbi di un’altra epoca, c’è un’anziana donna, ha gli occhi socchiusi, il suo volto è segnato dai tratti indelebili del tempo, il suo volto è pacifico e rasserenante, lei è una sorta di monumento alla vita.
E porta al dito un pesante anello, sarà poi passato a una delle sue figlie, magari ai giorni nostri è gelosamente conservato da qualcuno dei suoi nipoti.
Sta seduta tra i bambini del borgo, mentre l’onda si frange sugli scogli.
E’ un giorno d’estate, un giorno da non dimenticare.

Bambini (8)

 

San Giovanni Battista, il Patrono della Superba

E con l’inizio dell’estate giunge il giorno del patrono di questa città: il 24 giugno Genova celebra San Giovanni Battista.
Una festa religiosa molto sentita, San Giovanni è il Santo della Superba da molto tempo e le sue reliquie furono condotte qui diversi secoli fa.
La storia ci porta a tempi distanti, all’epoca del coraggio e all’epica delle Crociate, ai giorni segnati da Guglielmo Embriaco e dalle sue imprese, in quegli albori del tempo il fervore religioso e il mistico interesse per le reliquie era radicato e profondo, era assai diffusa l’usanza di portare in Occidente i sacri resti dei Santi.
E così nel 1098 i prodi genovesi giunsero nella città di Mira in cerca di certe reliquie, quelle di San Nicola.
Ahimé, qualcuno era arrivato prima di noi e i resti del Santo erano stati portati via dai baresi.
I genovesi tuttavia non si diedero per vinti, in un monastero rinvennero altre   sacre reliquie  e quando seppero che appartenevano a San Giovanni se ne impossessarono.
E narrano gli storici che per condurre a Genova le ceneri del Battista si decise di suddividerle su diverse navi.
Durante il viaggio il mare infido si infuriò, le onde si alzarono abbattendosi sugli scafi e l’abisso si calmò solamente quando le ceneri di San Giovanni furono riunite sulla Galea Capitana.
E   così da allora ci si rivolse al Santo per chiedere la sua protezione ogni volta che la violenza delle onde diveniva un’insidia per il porto e la città di Genova e si stabilì l’usanza di portare le ceneri del Battista davanti al mare.

Mare (9)

San Giovanni divenne Patrono di Genova nel 1327, da allora la città celebra il suo giorno con rituali coinvolgenti e suggestivi.
E così era in altri tempi, si accendevano fuochi e falò, le fiamme per il Battista ardevano nelle piazze e sulle alture dando un nuovo senso ad una tradizione  che vede le sue origini in certi riti pagani, un tempo era infatti usanza accendere i fuochi per tenere distanti le streghe.
E per il Battista a Genova  si accendevano lumini in fragili lanterne di carta, scoppiettavano per San Giovanni i fuochi d’artificio.
E ancora racconta lo storico Michelangelo Dolcino che in epoche lontane si credeva che la rugiada della notte di San Giovanni avesse virtù prodigiose e così, ad esempio, in certe località si esponevano i panni dei neonati per renderli immuni dalle malattie.
E sulla Piazza di San Lorenzo si vendevano le benedizioni, foglie di noci e di sambuco madide della miracolosa rugiada della notte del 24 Giugno.

sambuco[1]

Tuttora si accendono i fuochi e le fiamme rischiarano la notte di San Giovanni, tuttora si celebra con una solenne processione il Santo della città,  le ceneri del Santo vengono condotte davanti al mare e sono accompagnate dai rappresentanti delle Confraternite.
A rendere omaggio al Battista nei secoli passato vennero Papi e personalità di rilievo, venne persino il Barbarossa che donò una preziosa cassa d’argento conservata nel Museo dei Tesoro di San Lorenzo.
E parte dalla Cattedrale  la suggestiva processione, si inoltra per le strade della vecchia Genova e culmina con la benedizione del mare e della città.

San Lorenzo (2)

E imponente e maestosa la Cattedrale di Genova, è un luogo ricco di storia e suggestioni.
E come ho già avuto modo di raccontarvi in questo articolo dedicato a San Lorenzo, una leggenda narra che proprio nella notte che precede il 24 Giugno gli spiriti dei pittori, degli scultori, dei capomastri e degli artisti che costruirono la cattedrale si riuniscono in mistico silenzio nella navata centrale della chiesa, salgono fin sulla cupola per poi scomparire nel nulla.

San Lorenzo

Lungo la navata sinistra troverete una cappella rilucente di oro, è la cappella di San Giovanni Battista.

San Lorenzo (3)

E qui si conservano quelle  ceneri condotte a Genova dai valorosi crociati.

San Lorenzo (2)

E ancora, in San Lorenzo alcuni locali ospitano il Museo del Tesoro della Cattedrale dove sono raccolte opere d’arte e oggetti liturgici di inestimabile valore.
Troverete l’arca processionale con la quale si conducono per le vie di Genova le ceneri di San Giovanni in questo giorno a lui dedicato.
E’ preziosa e riccamente lavorata, è stata realizzata tra il 1438 e il 1445 ed ha l’aspetto di una piccola cattedrale, su di essa si riconoscono scene religiose di apostoli e profeti.

Arca Processionale

E’ esposto in questo museo un preziosissimo piatto, la tradizione vuole che sia stato usato per raccogliere la testa di San Giovanni Battista dopo la sua decapitazione.
Il piatto è  di calcedonio, è poi incorniciato di oro e arricchito di smalti e rubini, l’immagine della testa di San Giovanni risale  a un’epoca più recente.

Il piatto di San Giovanni Battista

Sotto un’altra teca vedrete un’altra opera di mirabile fattura, lo stipo delle ceneri del Battista.

Stipo delle ceneri

La fede ha alcuni suoi antichi riti che hanno origine in gesti e ritualità del passato, alcuni di essi restano nel solco della tradizione e ogni anno rivivono con la medesima partecipazione.
Passiamo spesso davanti alla Cattedrale, camminiamo di fronte alla sue antiche pietre e raramente il nostro pensiero va a quei crociati che da terre lontane portarono a noi le sacre reliquie.
E poi giunge il 24 Giugno e i genovesi si raccolgono davanti a San Lorenzo, in questo giorno si celebra San Giovanni Battista, il patrono della città.

Processione di San Giovanni Battista

Processione di San Giovanni Battista
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

In villeggiatura al glorioso Hotel Righi

E ora lo sapete, sulle alture di Genova si giunge con la funicolare.
E davvero da lassù si gode di una vista incomparabile, è il posto perfetto per ritemprarsi dalla calura dell’estate.
All’ombra degli alberi, in quella dolcezza sospesa sulle meraviglie delle città.
E allora oggi vi suggerisco una piacevole meta per un soggiorno estivo e posso farlo grazie alla generosità dell’amico Stefano Finauri che spesso apre per me il suo scrigno prezioso ricco di antiche immagini suggestive.
Signore e signori, benvenuti al prestigioso Hotel Righi, qui troverete una terrazza con una strepitosa vista sul mare e potrete godere dell’aria fresca delle colline.

Grand Restaurant Righi

Con gli anni le cose cambieranno, un giorno l’Hotel Righi diverrà esclusivamente ristorante, trascorreranno i decenni e questa diverrà una lussuosa residenza.
Oh, ma non diamoci pena, noi villeggianti di primo Novecento possiamo godere di cotanta bellezza!

Grand Restauranti Righi

E sappiatelo, questo è un posto molto à la page, frequentato da gente chic e pertanto noi non dovremo essere da meno!
L’ultima volta che si sono stata l’accoglienza è stata impagabile!

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E c’è da dire che il personale si distingue per professionalità e cortesia, basta guardarli per esserne certi!

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Quel pomeriggio, sulla ridente terrazza dell’Hotel Righi c’erano diversi villeggianti, il fior fiore della buona società!
Abbiamo trovato posto anche noi e abbiamo potuto così godere di quella piacevole frescura mentre attorno a noi cinguettavano gioiosi gli uccellini.
Sui tavoli c’erano mazzi di fiori e scintillanti alzate di cristallo, che atmosfera curata all’Hotel Righi!
Tra i vari ospiti c’era una gran dama, una persona di gran classe.
L’abito scuro, il cappello, ombrellino, la signora ha gran cura del suo abbigliamento.
E accanto a lei un fiore di grazia e bellezza, credo che fosse la figlia!

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Con loro c’era anche una giovane donna, un tipo deciso e volitivo.
Il genere che sa farsi rispettare, ci giurerei.
A voi piace immaginare le vite degli altri? Io mi sono fatta un’opinione su costei.
Autonoma, indipendente, il tipo che ama i viaggi e l’avventura, probabilmente anche refrattaria al matrimonio.
E poi in ogni famiglia c’è una zia nubile, una donna di carattere che si distingue dalle altre.
Ecco, io sono quasi certa che sia questo il caso!
Avrò ragione?

4a

E’ gradevole il soggiorno all’Hotel Righi, è una villeggiatura dolcemente pigra.

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Una bevanda per ritemprarsi dal gran caldo, ecco cosa ci vuole!

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C’è chi invece preferisce frizzanti bollicine, ecco allora una bottiglia tenuta in fresco nell’apposito secchiello.
Era sul tavolo di quei gentiluomini, tra loro c’era un tipo che sfoggiava baffi importanti e portava un fiore appuntato all’occhiello.
Un vero seduttore, voi che ne dite?

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E poi i raggi del sole hanno iniziato a battere sulla terrazza così la giovane e romantica signorina ha aperto il suo vezzoso ombrellino per ripararsi.
Le fanciulle della buona società ci tengono a preservare candida la loro pelle di porcellana!

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Così scorre il tempo all’Hotel Righi, lento e gradevole.
Lassù sulle alture della città si sorseggia una tazza di tè mentre il sole si tuffa nel mare.

8 - Copia (2)

Immersi nel verde, sulla terrazza dalla quale si gode di panorama unico e incantevole.
E io ci sono stata, seduta a quei tavoli.
Credetemi, è un vero privilegio aver trascorso la villeggiatura al glorioso Hotel Righi.

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In alto, con la funicolare Zecca Righi

Oggi vi porto su, in alto.
Come si percorre la città in salita?
In certi casi con la funicolare e oggi la prenderemo insieme, se verrete a Genova questa è un’esperienza da non perdere.
La funicolare Zecca Righi collega il centro città con le alture di Genova, vi si accede con un normale biglietto dell’autobus ed è anche il mio mezzo di trasporto preferito, per noi affezionati utenti è semplicemente la funi.
Con la funi si va a scuola, al lavoro, in dieci minuti sei nei caruggi.
Le corse che ho fatto con lo zainetto sulle spalle per non perderla!
Sulla funi ci conosciamo tutti, questo è chiaro.
E allora andiamo? Si parte da qui dalla Zecca!

Funicolare

Eccola, rossa e fiammante, saliamo a bordo!

Funicolare (2)

Dall’altro capolinea del Righi parte l’altra vettura, noi invece imbocchiamo la prima delle due gallerie, la funicolare farà due soste all’interno di esse, corrispondono alle fermate dell’altra vettura che sta scendendo.

Funicolare (3)

A Carbonara c’è una piccola edicola dedicata alla Madonna, in anni difficili queste gallerie servirono da rifugio e riparo per molti.

Funicolare (4)

E si sale, si giunge alla stazione di San Nicola, qui le due vetture si incontrano.

Funicolare (5)

E questi sono i binari visti dall’altra prospettiva.

Funicolare (6)

La gloriosa funicolare che porta al Castellaccio ha una storia antica, il primo tratto tra il Righi e San Nicola venne inaugurato nel lontano 1895, due anni dopo fu la volta del secondo tratto, dalla Zecca a San Nicola.
Le vetture sono cambiate nel corso degli anni, il fascino di un viaggio in funicolare è rimasto immutato.

Funicolare (7)

Si sale, da qui in su tenete gli occhi bene aperti.
E ricordate i versi del poeta Giorgio Caproni nelle sue Stanze della funicolare:

E all’improvviso una brezza che apre, allo sbocco del tunnel.

Funicolare (8)

La fermata della Madonnetta e la chiesa laggiù.

Funicolare (9)

E il mare e la Lanterna, si inizia a vedere la città dall’alto.

Funicolare (10)

E via, ancora più su, l’intero percorso dura solo 12 minuti.

Funicolare (11)

E se vuoi conoscere la vertigine di Genova guarda i binari della funicolare mentre sali verso il Righi, questa è la fermata di Via Mario Preve.

Funicolare (12)

San Simone, ancora un breve tratto e saremo arrivati.

Funicolare (13)

E finalmente siamo a destinazione.

Funicolare (14)

Oggi come ieri, questa è la stazione del Righi in una suggestiva immagine del passato.

Funicolare (15)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Lassù si gode di una vista spettacolare sulla città, c’è il Parco del Peralto, ci sono gli antichi forti della Superba e queste sono certo altre attrattive da tenere in considerazione.
E poi ringhiere dalle quali affacciarsi, sulla vastità del mare di Genova.

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E dopo  aver gironzolato all’ombra degli alberi verrà il tempo di ritornare.
Giù, nel centro di Genova, con la funicolare.
Sta arrivando!

Funicolare (17)

E si scende e davanti a voi c’è tutta la bellezza della mia città.

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E si scende in un’ebbrezza di aria, di luce e cielo azzurro.

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Eccola la funicolare, alla stazione di San Simone.
Noi che abitiamo su queste alture siamo affezionati alla nostra funi, sulla funi si chiacchiera e il viaggio non è mai noioso, c’è sempre qualcuno che conosci con il quale scambiare due parole.
La funi è casa, è casa mia.
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Oggi come ieri, quando certi bimbi aspettavano di vederla arrivare.
E anch’io sono stata una di loro, alla fermata ad aspettare.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

 In alto, lassù, guardando Genova dalla funicolare.

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La Trattoria della Scaletta e le ceste piene di sogni

Un viaggio, un viaggio che conduce lontano.
Per noi non hanno nome coloro che affrontano la più grande avventura della vita ma ognuno di loro ha un volto e occhi desiderosi di vedere e di afferrare quel futuro così a lungo immaginato.
Una cartolina di Stefano Finauri, una preziosa testimonianza generosamente condivisa, un’immagine di un altro secolo scurita dallo scorrere inesorabile degli anni.
E un angolo di Genova, persone buttate a terra sotto ad una insegna che indica una trattoria.

1a - Copia

Questa è una delle tappe di quel lungo viaggio, seguitemi, guarderemo insieme questa immagine nei dettagli e sarà una grande emozione.
Chi sono queste persone?
E dove si trovava la Trattoria della Scaletta?
Cerco tra le pagine dei miei libri, nessuna traccia.
Stefano mi dice di aver veduto questa immagine su un testo che parlava degli emigranti.
Guardo, osservo, penso e posso solo fare supposizioni.
Come posso trovare questo luogo?
E io devo trovarlo, questo è ovvio, a costo di girare per giorni per la città.
La memoria dei luoghi resta in qualche parte del nostro pensiero e io ho in testa una scala, non sono certa però che si tratti proprio di questo posto.
E allora occorre un punto di riferimento, un appiglio che mi permetta di riconoscere una zona certamente mutata nel corso degli anni.
Guardo, osservo, penso.
La ringhiera.

3

La ringhiera.
Gli emigranti.
Il mare, le navi che portano verso il sogno e verso la speranza.
La Merica.
E il posto che ho in mente si trova nei pressi della Stazione Marittima.
La ringhiera.

3A

E la scala della speranza, la Trattoria della Scaletta era qui, al termine di Via Gramsci, nell’attuale Via Bersaglieri d’Italia, dove c’è la fermata della metropolitana.
E non a caso a poca distanza è situato Il Galata Museo del Mare, il luogo nel quale sono raccolte toccanti testimonianze dell’epopea delle emigrazioni.

3B

Un viaggio, un lungo viaggio iniziato qui, davanti ai flutti, nell’attesa di imbarcarsi.
L’attesa, il desiderio di una vita da ricostruire daccapo, a volte sembra che ci dimentichiamo che noi siamo stati questi, ci siamo seduti per terra e l’incognita del futuro era per noi meno spaventosa della miseria.
I nomi, i nomi non li sapremo mai, certo è un eterogeneo gruppo di persone.
Un uomo è chino su un libro.
Sa leggere, per lui questa sarà una carta vincente, un ottimo biglietto da visita per l’avvenire.

1

L’attesa, quanto è lunga l’attesa!
E all’angolo ammassati uno sull’altro i bagagli, dei sacconi, una cesta di vimini, si parte con un carico di povere cose preziose, si parte portandosi dietro una vita intera.

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E poi ancora, guardiamo sul muro, c’è appeso un manifesto parzialmente strappato.
Vi si legge: Via Carlo Alberto, così si chiamava Via Gramsci in altri tempi.

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Il destino è una pagina da scrivere, è una notte buia in mezzo all’oceano sotto ad un cielo fitto di stelle, è lo sciabordio dell’acqua che batte sullo scafo di una nave, il destino è il profilo di un continente sconosciuto all’orizzonte, una terra che non hai mai veduto, una terra che sarà la tua casa.
Il destino arriverà, lo si aspetta nei pressi di una scala, seduti per terra.
E c’è una giovane donna circondata dai suoi figli, in questa cartolina ci sono più bambini che adulti.
E ai bimbi pensa la mamma, vigila su di loro con sguardo tenero e amorevole.

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E ancora, il destino è una scommessa e sei tu che devi saper giocare bene le tue carte.
Il destino lo porti con te in una borsa di paglia, accanto c’è un oggetto e sebbene lo abbia osservato a lungo non sono riuscita a capire di cosa si tratti, sembrerebbe un fiasco ma non ne sono certa.

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Il futuro è fatica, sudore e speranza.
E’ una bimba a piedi scalzi seduta per terra accanto a una cesta, una cesta piena di sogni, nel nostro passato c’è anche questo.
Una bimba senza scarpe in attesa del suo domani e di una nuova lingua da imparare.

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E tutte queste piccine hanno un fazzolettino in testa, una gonna lunga fino ai piedi e una giacca che infagotta i i loro corpicini gracili.

2A

Davanti alla Trattoria della Scaletta.
E mi viene in mente di controllare anche sulla Guida Pagano del 1926, dove ci sono tutti gli esercizi commerciali dell’epoca strada per strada.
In quell’anno in Via Carlo Alberto al 313 c’era la bottiglieria di Maria Bagnera.
Era già passato il tempo della Trattoria della Scaletta e quell’insegna oggi non c’è più ma queste persone si misero sedute proprio lì, per terra.

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E ancora, un’altra madre, ha cinque bambini intorno.
C’è una ragazzina più grande alla sua destra, un’altra timida e ritrosa si nasconde quasi dietro le spalle delle mamma e lei, la giovane donna, ha tra le braccia il più piccino e con un gesto protettivo tiene la sua mano sul suo capo.
E osservate la sua gonna, è fatta della stessa stoffa delle gonne delle sue bimbe, un unico scampolo per tutte le componenti della famiglia.
Lei ha uno sguardo che non conosce timore, ha uno sguardo che guarda oltre, oltre quel mare da solcare per raggiungere il futuro.
E’ l’inizio di un viaggio, un viaggio che conduce lontano.

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