Ricordando la Mina

E ritorno, per un caso, sulle strade della memoria e dell’infanzia.
L’altro giorno mi trovavo in Carignano, un luogo che suscita dolci ricordi degli anni ‘70 e con l’immaginazione eccomi a bordo della 500 della mamma, si percorrono insieme i bei viali di Carignano e poi si infila la macchinetta in un parcheggio tra gli alberi.
Andiamo dalla Mina, una persona speciale.
La Mina era una bravissima sarta, di lei ho un ricordo tenero e affettuoso, c’era una certa inesorabile magia in lei.
Lei, con la sua dolcezza e la sua gentilezza, mi rammentava le tre fatine buone del film disneyano La bella Addormentata nel Bosco, avete presente? Anzi, dirò di più: ero segretamente convinta che lei fosse una di loro, ne ero proprio sicura!
Quando si andava dalla Mina a prendere le misure per gonne o chissà che altro mi perdevo a guardare tutti i suoi indispensabili accessori: la scatolina degli spilli, i bottoni, il metro, le forbici grandi.

E tra l’altro la Mina aveva una nipotina, anzi, se non sbaglio forse aveva due nipoti, ma io mi ricordo solo lei, la bambina con i capelli biondi un po’ più piccola di me.
E sapete perché ne ho memoria? Ah, perché lei aveva questo nome fantastico, modernissimo, insolito e per me hollywoodiano: si chiamava Alessia.
E insomma, io di Alessandre ne avevo conosciute ma Alessia era un’assoluta novità che mi pareva straordinaria, non so se mi spiego, era un po’ come chiamarsi Audrey o Grace.
E quindi, come vi dicevo, l’altro giorno mi trovavo in Carignano.
Così ho fatto una piccola deviazione verso la casa della Mina e arrivata in prossimità del palazzo ho visto uscire da un portone una signora di una certa età e mi è parsa una circostanza fortunata.
Così le ho chiesto se abitasse lì da tanto e alla sua risposta affermativa ho replicato:
– Signora, mi scusi, per caso si ricorda di una signora di nome Mina che faceva la sarta?
– Come no! – Ha esclamato lei sorridendo – Mi ha insegnato a cucire, abitava lassù!
E con lil dito ha indicato in il palazzo in questione.
Lassù! Me lo ricordo bene quel lassù! D’altra parte quando si va a casa di una fatina buona come si può dimenticarsene?
In quegli anni poi si andava in Carignano anche per un altro motivo: la mamma mi portava in  palestra o in piscina all’Andrea Doria.
Sì, perché come tutti i bambini di Genova anche io ho frequentato le Piscine di Albaro ma anche l’Andrea Doria, era una gioia imparare a nuotare!

E poi, dopo il nuoto, a volte di andava anche dalla Mina.
Mi è parso bello incontrare per caso per strada qualcuno che come me conserva un ricordo di una persona a me cara.
Chissà quante volte passiamo accanto a sconosciuti che custodiscono, in qualche remota parte della memoria un volto, il suono di una voce, i tratti di una persona che ha attraversato anche la nostra vita, quanti fili invisibili ci legano, in modo misterioso e imprevedibile, a persone che neppure conosciamo.
Passano le stagioni ma certe memorie, in qualche modo, resistono.
Cara Alessia, se mi leggi sappi che avevo tanta ammirazione per quel tuo nome hollywoodiano, che bambina fortunata!
E conservo ancora, tra le memorie dolci, il ricordo della Mina e della sua dolcezza.

Genova, 1899: una scuola per fanciulle

Ritornando a camminare nel passato di Genova, conosciamo insieme una benemerita istituzione scolastica della quale ho trovato notizia nella mia Guida Pagano del 1899: vi porterò con me a scoprire i preziosi insegnamenti impartiti alla Scuola Civica Femminile Industriale Duchessa di Galliera.
Come i genovesi ben sanno, ancora esiste a Genova un Istituto Professionale Duchessa di Galliera nel quale si insegnano materie inerenti il settore industria e artigianato per il Made in Italy e che propone anche un liceo di scienze umane.
Come è normale che sia, la scuola è lo specchio dei tempi e quindi si evolve, cambia e si rinnova.
Attualmente inoltre questo istituto si trova in Corso Mentana, nel 1899 invece la sua sede era in Via San Bartolomeo degli Armeni, elegante traversa di Via Assarotti.

Ciò che lascia meravigliati è il programma scolastico che comprendeva un patrimonio di arti manuali ormai spesso perdute e mi pregio di elencarle di seguito per voi.
Dunque, in questo glorioso 1899 nella sezione disegno e industrie si insegnano appunto disegno e anche calligrafia artistica, cucito, sartoria, ricamo in bianco e a colori.
E c’è una maestra di pizzi, una di fiori artificiali e un’abile maestra crestaia che insegna alle ragazze a creare cuffie e cappelli.
La scuola comprende anche una sezione di studi dove si impartiscono invece lezioni di italiano, aritmetica, storia e geografia, inglese e francese.
Questa scuola volta ad esaltare le attività manuali e le inclinazioni artistiche era stata fondata dal pittore Tammar Luxoro nel 1871 e allora aveva la sua sede nell’ex convento di Via Santi Giacomo e Filippo.
Luxoro fu un quotato e stimato artista, molto attivo nella tutela dei monumenti cittadini e nell’ambiente culturale genovese, fu anche presidente dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e proprio in una sala del Museo dell’Accademia troverete il busto che così lo ritrae nella sua austera severità, la scultura è opera di Augusto Rivalta.

Torniamo alla nostra bella scuola, con gli anni l’istituto ampliò il suo ventaglio di proposte formative e infatti se sfogliamo la Guida Pagano del 1902 scopriamo che alle materie precedentemente citate si aggiungono insegnamenti di meccanografia e stenografia.
E dalle pagine della Guida del 1926 emerge poi una scoperta per me straordinaria: nel segno del progresso e della modernità qui aveva una cattedra la professoressa Giulia Montaldo che era insegnante di fotografia, arte destinata a mutare il nostro modo di osservare il mondo e di raccontarlo.
Provate a immaginare le ragazze del 1926 a lezione di fotografia, per loro deve essere stata un’esperienza a dir poco magnifica.
Da quella scuola uscirono veloci stenografe, abili artigiane delle filigrana e dell’arte della calzatura, stiratrici e sarte, modiste e ricamatrici, custodi di arti apprese alla Scuola Civica Femminile Industriale Duchessa di Galliera.

Fili del negozio di passamanerie del mio bisnonno