Bentornata, primavera!

Bentornata primavera e benvenuti piccoli fiori celesti che sbocciate sul terrazzo in armonia con il cielo chiaro di Genova.

Nei vasi si sono aperte le tenere margherite.

Hanno dormito per diverse stagioni, così pazienti e ora si svelano in tutta la loro grazia.

Fanno capolino le timide violette.

Ed è un tripudio di colori e contrasti.

Tutto rinasce e si rinnova.

Fedeli sbocciano i miei amati fiorellini rossi.

E le piante grasse fanno la loro parte.

La primavera è allegra, vivace, semplice come le gioie autentiche.

È sgargiante e allo stesso tempo chiassosa e discreta.

Sbocciano le prime fresie tra i rami odorosi del rosmarino.

E le piantine nuove arrivate si guardano intorno timide e caute.

C’è un posto per tutti, al sole o all’ombra, a seconda delle preferenze.

Bentornata primavera, con le tue gioie e le tue inimitabili bellezze.

Aprile sul terrazzo

È primavera, è il tempo dei fiori e allora voglio presentarvi i nuovi arrivati in questa stagione dei colori e dei profumi.
Poche cose sanno rendermi felice quanto i fiori, i fiori sono bellezza e armonia e ospitarli è un autentico onore.
Così, accanto al plumbago e alle dipladenie, tra i rosmarini odorosi e le lavande da qualche giorno ci sono dei nuovi amici.
Ecco l’elegante fuchsia sui toni del rosa.

E un’altra con i fiori dalle sfumature lilla.

Sono arrivati anche i rossi garofani.

E le dolci lobelie dai piccoli fiori blu.

Non poteva mancare una tenera margherita.

E poi ci sono le sontuose surfinie dai petali colorati.

Così allegre, con queste tinte vivaci.

E ancora, ecco le semplici tagete che sono facili da moltiplicare e garantiscono lunghe fioriture.

E poi la bella verbena dalle molte proprietà.

Piccoli fiori semplicemente perfetti, vita che racconta la grandezza del creato.

E infine da qualche giorno ho anche una pianta che ho sempre amato per i suoi fiori scenografici e vistosi: la magnifica passiflora.
Ora fiorisce così generosa, nei giorni di primavera, davanti alle mie finestre.

Ed è già primavera

Ed è già primavera, infine è arrivata a confortarci con le sue molte bellezze e così porterò qui alcuni dei suoi colori, sono i primi fiori sbocciati nel Roseto dei Frati Carmelitani Scalzi di Sant’Anna.
Bisognerà attendere ancora qualche tempo perché il roseto fiorisca in tutto il suo splendore ma intanto le prime intrepide rose fanno capolino tra le foglie.

E tra l’erba ecco certi minuti fiorellini, la natura sa essere sempre perfetta nel suo consueto rinnovarsi.

Si aprono i petali setosi.
Non fanno rumore ma cantano la grandezza dell’universo, i suoi delicati equilibri e le sue armonie che dovremmo imparare a comprendere.

La rosa rossa trionfa nella sua magnificenza.

E piccoli boccioli rugiadosi attendono di schiudersi.

La vita vibra, ferve e sempre ritorna, la vita sboccia nei più semplici fiorellini dei prati e racchiude tutta la dolcezza di una stagione nuova.

Mentre il cielo diviene sempre chiaro e i dolci profumi dei fiori sono una carezza per il cuore e per l’anima.

Semplicemente, nel ritmo dell’universo e nell’armonia delle cose, già è qui tra noi, con le sue margheritine, una nuova primavera.

Una farfalla meravigliosa

L’altro giorno, con mia grande gioia, è passata a trovarmi una graditissima ospite: la prima farfalla della stagione, una creatura meravigliosa.
Era una di quelle farfalle chiare, dal pallido color limone, a guardarla con attenzione pare una tenera foglia e ho scoperto che il suo nome è cedronella.
E così si aggirava per il terrazzo in cerca di qualche fiore delizioso da assaggiare e l’ho vista posarsi delicata su certe margherite: là è brevemente rimasta a dondolarsi sui petali rosa.

Poi leggera si è spostata sulle dolci primule, il terrazzo in questa stagione dell’anno è ricco di colori e di vita che sboccia e lei pareva trovarsi a suo agio tra le mie piante.

La farfalla ha così proseguito il suo volo tra i miei fiori ed è andata letteralmente a tuffarsi in uno dei miei narcisi in un incantevole mimetismo che le potrebbe permettere di passare del tutto inosservata.
Io però l’avevo veduta posarsi con grazia proprio su quel fiore e ho seguito così il battito delle sue ali.

Un fremito, lo stupore e l’armoniosa bellezza della vita: semplicemente una farfalla meravigliosa.

Diverse sfumature di bianco

E poi diverse sfumature di bianco e di estate in Val Trebbia e di rose che dondolano nell’aria tiepida contro il cielo limpido.

Mentre il vento sospinge il bucato in una danza gentile.

Bianco di gigli, simbolo assoluto di purezza.

Bianco di teneri petali sui quali si posa la farfalla leggera.

Diverse sfumature di questo candore di margherite assetate di luce che si aprono al sole.

E ancora bianco di luce abbacinante che inonda nobili fiori odorosi.

Bianco lucidato da brezza fresca, bianco di lenzuola e profumo di Sapone di Marsiglia.

Bianco di nuvole lievi che attraversano il cielo e bianco di rose, candide e meravigliose in un giorno d’estate a Fontanigorda.

Tra le margherite

Così, timidamente, in un giorno d’estate una felina e guardinga beltà, il suo sguardo dorato conquista e cattura.
Sulla tenera erba, in attesa di nuove avventure.
Sotto il sole caldo, un balzo, una corsa e poi ancora e ancora.
Con questa dolcezza, tra le margherite.

Sui prati di Torriglia

Era uno di quei giorni dolcemente semplici, tra il verde generoso della campagna, sui prati di Torriglia.
Tra api ronzanti, uccellini ciarlieri e fiori che sbocciano ondeggiando smossi dal vento gentile.
Questa è la memoria di uno di quegli istanti che poi si ricordano con nostalgia, ripensando all’infanzia, alle ore spensierate, alle corse sui prati e alle risate gioiose.
Ed è una felicità radiosa ad illuminare il visino di questa bimba: lei porta il grembiule nero, i capelli folti fermati da una parte con una mollettina, ha un sorriso tenerissimo e un mazzo di margherite in una mano.

E poi ecco lui, ha il sole negli occhi, una mano su un fianco e un’espressione divertita.

E poi loro due: uno ho il fiocco grande sul grembiule da scolaretto e l’altro una magliettina a righe.
Ed è una di quelle giornata semplici e comuni eppure un po’ speciali anche se in realtà, in quel momento tu sei lì con i tuoi pochi anni e non te ne rendi certo conto.
Molto tempo dopo, invece, capirai l’assoluta unicità di quei momenti e magari ti sembrerà di sentire ancora il profumo dell’erba di Torriglia.

Ed ecco il più piccino con i suoi capelli biondi seduto per terra tra i fiori e le dolcezze della campagna.

E poi ancora, pettinature composte, un bel tessuto a righe, questi sorrisi così garbati e puliti, una gioia narrata dalle espressioni, dagli sguardi e dal senso di tranquillità che ispirano tutto coloro che in quel giorno si trovarono insieme su un prato della Val Trebbia.

La bella fotografia del fotografo Rusconi di Torriglia restituisce così l’immagine di un istante di vera serenità.
La luce si posava così sull’erba chiara e sbocciavano gentili le semplici margherite: era un tempo felice sui prati di Torriglia.

Il linguaggio dei fiori nel 1924

Alcune cose del passato a volte riservano proprio delle belle sorprese, così eccomi qui a condividere con voi alcune curiosità tratte da un libricino da poco e molto consunto trovato per caso su una bancarella.
Il volumetto risale al 1924 ed è una pubblicazione omaggio della Società Anonima delle Terme di San Pellegrino, su quelle pagine chiaramente si illustrano le proprietà delle acque minerali e degli altri prodotti della società ma ci sono anche diverse altre curiosità, a esempio ho trovato molte ricette che spero di provare presto.
Oltre a ciò alcune paginette sono dedicate al linguaggio del fiori e ho così pensato che se questo linguaggio andava bene nel 1924 allora può essere perfetto anche per noi, ecco!
Così ecco qui un post profumato, colorato e a suo modo sorprendente.
Ad esempio ho scoperto che la menta significa saggezza, il mughetto ritorno al bene e i narcisi vendetta in amore.

La tuberosa è sinonimo di ebbrezza voluttuosa, la pervinca significa amicizia durevole e la viola del pensiero si usa per dire: pensa a me!

E quanta dolcezza racchiude il tenero lillà, questo fiore odoroso indica i primi moti d’amore.

Oltre al significato dei singoli fiori sul libricino si legge che un fiore offerto rovesciato ha un significato opposto al proprio.
E si dice sì sfiorando con le labbra il fiore ricevuto, si dice no strappando un petalo e buttandolo via.
A proposito poi delle rose regali riporto per intero un breve paragrafo e preciso che per bottone si intende bocciolo:

Un bottone di rosa spogliato delle spine ma non delle foglie significa: io non temo più, io spero.
Spogliato delle spine e delle foglie significa: non v’è più speranza né timore.
Una rosa sbocciata posta tra due bottoni significa segretezza.

E poi la rosa rossa indica amore ardente, quella bianca amore innocente e la rosa gialla significa invece amore infedele.

Ma le sorprese non sono finite, le generose ortensie indicano freddezza, lo avreste mai detto?

E le semplici bocche di leone sono invece sinonimo di ferocia, mai avrei potuto immaginarlo!

Ma poi ecco spuntare timide le graziose verbene che significano sincerità di affetti.

E la profumata lavanda che indica il silenzio.

Sono le tracce di un tempo distante e più romantico, una piccola curiosità scoperta sfogliando un libricino forse appartenuto a qualche affabile padrona di casa del passato che magari lo avrà tenuto da conto per poter consultare il calendario, le ricette o forse proprio il linguaggio dei fiori: e questo, come è ovvio che sia, rende il libretto ancor più prezioso.
Vi saluto così, con una semplice margherita, da sempre sinonimo di amore e bontà.

 

Margherite, soffioni e merende d’infanzia

Nel tempo dell’estate sbocciano generosi i fiori dai colori sgargianti.
Da grande non ho mai avuto la tentazione di coglierli, mi piace ammirarli e vederli dondolare al vento sui loro fragili steli ma preferisco sempre lasciarli là dove crescono liberi e selvaggi.
Da piccola le cose erano un po’ diverse: la natura per i bambini è meravigliosa scoperta ed io certo non facevo eccezione.
Raccoglievo fiori, foglie, nocciole acerbe e frutti di bosco.
E tra le mie vittime predilette c’erano sempre le povere margherite: alzi la mano chi di voi non ha fatto m’ama non m’ama almeno una volta nella vita.
È proprio quella la sventura di questi semplici fiori: sono legati a questo giochetto che ci spingeva a spogliarli inutilmente di tutti i loro petali.
E così, nel tempo della mia età adulta, con un certo ritardo vorrei chiedere perdono a tutte le misere margheritine che hanno avuto la sfortuna di capitare tra le mie dita di bimba, poverette!
Allo stesso modo ritengo di dovere delle scuse sincere alle decine di soffioni nei quali mi sono imbattuta nella mia infanzia.
Ah, i soffioni, effimeri e caduchi, non me ne sfuggiva uno!

Io li vedevo ondeggiare sui prati e non sapevo resistere.
– Un soffione! – correvo subito a coglierlo, poi gonfiavo le guance più che potevo e soffiando fortissimo spargevo da tutte le parti quella candida leggerezza.
Che bellezza e che divertimento!
Cari soffioni della mia infanzia, non mi sono dimenticata quella gran soddisfazione, all’epoca si era veramente felici con poco, ogni tanto dovremmo pure ricordarcelo.
E tra le meraviglie di quei pomeriggi del passato rammento con particolare nostalgia una delle mie merende preferite e quelli che sono stati bambini negli anni ’70 certamente conserveranno questa dolce memoria.
Era come una piccola mattonella rettangolare, diciamo così, era delle dimensioni adatte per le nostre manine.
Era un biscotto delizioso: un wafer ricoperto di cioccolato e quando lo mordevi faceva crac!
Una bontà assoluta, un’autentica delizia, accidenti.
Dai, avete indovinato di cosa sto parlando?
Io facendo un po’ di confusione lo chiamavo Ravasai ma era universalmente noto come Urrà Saiwa.
Vedo i vostri volti illuminarsi di gioia, so bene che quel biscotto era apprezzato da molti di noi, io ne andavo letteralmente matta.
Ora poi non so per quale caspita di ragione ad un certo punto questa magnifica merenda è sparita dalla circolazione: ogni volta che ci penso me ne dispiaccio!
E in effetti da allora sono passati parecchi anni e tante cose sono cambiate.
Allora, dai, facciamo un patto, per così dire.
Io prometto di non sfogliare mai più le povere margherite come facevo una volta, del resto ve l’ho detto, ho smesso da parecchio.
E mi asterrò persino da soffiare sui soffioni, la tentazione è sempre forte ma ce la farò.
In cambio ridatemi subito il mio Ravasai, per cortesia: ancora adesso sarebbe la mia merenda preferita.

Nuovi colori sul terrazzo

Ci sono nuovi colori sul terrazzo, così vi porto a spasso tra i miei fiori e vi mostrerò alcuni di loro: sono i nuovi arrivi, sono le bellezze che sbocciano in questo tempo e che mi terranno compagnia per i giorni a venire.
La prima rosa si è aperta al sole con questa grazia, le rose sanno essere sempre regine tra i loro simili.

E a breve distanza da lei ecco una pianta che ogni anno ci regala i suoi fiori, cresce avvinghiata alla ringhiera con questa ferma caparbia.

Fioriscono allegre le azzurre lobelie e si stagliano contro il mio cielo.

Sul terrazzo abitano poi le dolci verbene, ne ho di diversi colori: bianche, violette, rosa pastello e rosa antico ma quelle dai petali così vivaci hanno insistito per rappresentare tutta la famiglia e così eccole qua in tutto il loro splendore.

E poi margherite e gerbere e i colori del sole.

Mentre fremono le piccole e profumate lavande, meta prediletta di api e insetti che si fermano a banchettare sui piccoli petali.

E dondolano leggere le fucsie deliziose, piccole campanelle di primavera.

Non mancano i gerani, ho dei vasi con i rami rigogliosi e carichi di fiori ma sono particolarmente affezionata a questo vasetto: questa piantina è nata da un rametto spezzato che io ho pensato di piantare nella terra.
E il piccolo ramo non si è arreso e ora mi regala i suoi piccoli petali dai toni accesi, accanto a loro sono sbocciati altri fiorellini di lobelia fioriti da una piantina che presi la scorsa estate.
Con questa bellezza, con questa mirabile tenacia.