La neve e una certa felicità

Appena pochi anni e una luce negli occhi che racconta una certa felicità.
La neve, la libertà di divertirsi e di scivolare lievi mentre tutto attorno c’è un panorama incantato e magico.
I maglioni pesanti, i berrettini in testa, una sciarpa calda intorno al collo, niente tessuti tecnici e forse non fa neanche tanto freddo visto che si possono impugnare le bacchette senza indossare i guanti!
Eh, è un altro tempo e si sorride così, con le montagne sullo sfondo.

Con i calzettoni pesanti e gli sci ai piedi.
Sulla neve, portando nel cuore una certa grandiosa felicità.

Il mare di novembre

Il mare di novembre è come una musica che inizia piano, dolcemente.

E poi segue il ritmo concitato delle onde che si abbattono sulla spiaggia di Corso Italia.

Accarezzando i sassi, con grazia e delicatezza.

Il mare di novembre è increspato di candida schiuma e laggiù, sull’orizzonte, si scorgono cime innevate.

Mentre l’onda sempre ritorna, ancora e ancora.

Nella luce chiara e cristallina di una giornata limpida.

E di nuovo si rincorrono quelle onde, ancora e ancora.

In una sincronia perfetta che supera la nostra semplice percezione del tempo.
Il mare ha un canto eterno che mai si posa.

E così si frange sugli scogli.

Per poi levarsi in spruzzi gioiosi.

E gioca con le nuvole, con questi contrasti di bianco e di azzurro.

E ancora ritorna con i suoi incanti e i suoi stupori: questo è il mare di novembre e di Genova.

Uno spericolato sciatore

Un giorno sulla neve con gli amici di sempre.
È un tempo felice, uno di quelli che restano impressi nella memoria con le risate che ancora risuonano forti nella testa.
È un giorno sulla neve, un giorno di una gioventù gagliarda, sfrontata, allegra, spensierata e libera.
Niente abbigliamento tecnico, nessun tessuto particolare.
E niente sci di marche alla moda, niente occhiali da sole, niente cappello in testa!
Solo pantaloni pesanti, calzettoni di lana, una giacca con i bottoni e tanta voglia di godersi la vita.
Poi, una pettinatura a dir poco scapigliata, forse le guance un po’ arrossate per il freddo e un’espressione così sfacciata e divertita.
E così ritornando in questo passato che non abbiamo vissuto, in un luogo che non conosco così imbiancato dalla neve, il destino ci ha fatto incontrare anche lui: uno spericolato sciatore.

Mimose, neve e azzurro

Nel cuore del rigido inverno i colori vivaci spiccano maggiormente ed è così incantevole la mimosa che lieve dondola al vento nel cielo di Genova.

È la bella pianta che cresce davanti al Convento delle Suore Carmelitane Scalze in Via Domenico Chiodo.

Mentre la neve imbianca le alture che circondano Genova.

E qui, in Via Domenico Chiodo, lo sguardo trova il mare, il cielo e le case mentre la luce abbacinante sfiora il profilo della città.

E ancora la mimosa, con la sua caparbia impazienza di vivere, si protende verso il cielo.

E l’ulivo saggio protegge e incornicia l’orizzonte.

Mentre resto là ad ammirare la magnifica mimosa, così radiosa e vibrante.

E il panorama del porto, le navi e la Lanterna.

Oltre, camminando ancora, ecco ancora un’altra effimera mimosa sbocciata in questi giorni d’inverno e sullo sfondo l’azzurro intenso spazzato dal vento potente.

E nuvole e neve, in lontananza.

E alberi spogli, la linea del mare che incontra il cielo.

Sono i colori del tempo di gennaio e così li ho veduti passeggiando in Via Domenico Chiodo.


Un gabbiano si librava alto, oltre il campanile di San Paolo, l’aria era pungente e fresca e tutto pareva semplicemente perfetto.

 

Ricordi di neve ai Piani di Praglia

Era il tempo sereno di una giornata trascorsa sulla neve.
Insieme agli amici, nella gioia e nell’assoluta bellezza degli istanti condivisi che poi si ricorderanno con affetto e nostalgia.
La spensieratezza della giovinezza, l’aria frizzante, le risate, la testa senza pensieri, il cuore leggero come sa essere quando si prova autentica felicità.
Nella neve, con lo zaino, il maglione di lana pesante e il sole in faccia.

E quanta voglia di scherzare e di divertirsi e di ridere forte, di rincorrersi e di tirarsi la neve.
E quanta gioia di vivere, in quel tempo lontano.

Due della compagnia si erano persino messi lassù sul tetto, che idea!
Era il tempo straordinario della felicità, quando la vivi a volte nemmeno ti accorgi che c’è e poi, quando ci ripensi, ti accorgi quanto fosse un’emozione straordinaria.
Era il tempo di una giornata sulla neve, ai Piani di Praglia.

Febbraio 1923 al Colle della Maddalena

Era un giorno di febbraio del 1923 al Colle della Maddalena.
Non saprei dirvi se la bianca visitatrice abbia colto di sorpresa questo gruppo di amici, certo è che nessuno di loro sembra avere l’abbigliamento adatto per una passeggiata sulla neve.
Ecco quindi la bella compagnia: le signore hanno quella certa allure tipica di quel tempo andato, stile e ricercatezza non mancano neanche ai gentiluomini.
Cappotti pesanti, cappelli, bastoni da passeggio e tutti in posa per la fotografia.

Un signore in giacca e cravatta se ne sta seduto per terra senza battere ciglio, in questo giretto sulla neve ha portato con sé il suo amico a quattro zampe, dietro di loro un’allegra ragazzina sorride spontanea al fotografo.

E che dire di colui che ostentando una certa disinvoltura se ne sta lì nella neve?
Vestito di tutto punto, come se dovesse presentarsi a una colazione di affari.

E invece no, anche lui sta passando una giornata al Colle della Maddalena e a breve distanza, accomodato su una roccia c’è anche un signore un po’ più avanti negli anni, ha il cappello calcato sulla testa e un bastone in una mano.

È un frammento di un giorno distante, è la cifra di eleganza ad avermi colpito in questa fotografia.
Accadde molto tempo fa, era un giorno di febbraio al Colle della Maddalena.

Sulla neve ai Piani di Praglia

E venne il tempo di andare sulla neve ai Piani di Praglia, quanto le avevano attese queste giornate!
L’estate era ormai un ricordo lontano, l’autunno vacillava come le ultime foglie sospese ai rami ormai spogli e infine, improvvisa e benvenuta, cadde lieve la neve.
E giunse così la stagione delle gite e delle sciate con gli stessi amici con i quali si condividevano le giornate alla spiaggia oppure sui prati.
Eccolo quel giorno, gli scarponi affondano nella candida coltre che tutto imbianca.
E tu sei una ragazza, porti i capelli a caschetto e fai una smorfia e si vede che hai il sole negli occhi.
E tutti indossate maglioni pesanti, calzettoni spessi, i volti sono rischiarati da larghi sorrisi, che ricordi dei Piani di Praglia!

Ed è tempo di gonne a quadretti e di cappelli calcati sulla testa, di zaini sulle spalle e di giacche di tessuto ruvido per ripararsi dal freddo pungente.
Sono questi i giorni memorabili della gioia condivisa e delle belle risate, sono attimi di assoluta felicità.

E sempre, in ogni fotografia, c’è un protagonista importante che tuttavia resta a noi sconosciuto: è colui che scatta l’immagine, è colui che ferma il tempo per un breve istante e racconta l’emozione del suo sguardo e la bellezza di una giornata trascorsa con gli amici.
Se poi osservate bene la foto nelle sua interezza, noterete nella parte inferiore destra un’ombra e penso di poter presumere che sia proprio quella del provetto fotografo.
Tutto attorno c’erano le montagne innevate, la natura superba era ancor più affascinante ed era un giorno bellissimo da conservare nella memoria: un giorno sulla neve ai Piani di Praglia.

E sorridi

E sorridi.
E tieni tra le mani quella foto e ti rivedi appena ragazzo, insieme agli amici di sempre.
E sorridi e ricordi.
La neve fredda che ti gela le dita, la brezza frizzante che ti sfiora il viso, le voci che risuonano.
E sorridi e ricordi e sospiri.
C’era anche lei quel giorno, così tu non avresti voluto essere in nessun altro luogo.
Sulle montagne, con tutti loro.
E così io ti ho immaginato: ora non è più il tempo della tua giovinezza, eri un ragazzo all’epoca della fotografia in quel 1927 sul Monte delle Figne.
Alcuni dei tuoi amici li hai persi di vista, altri non potrai più ritrovarli, altri ancora ti hanno accompagnato per tutto il corso del tuo destino.
E lei? Lei chissà, se così era scritto magari avete condiviso ogni giorno della vostra vita.
E sorridi, forse ti commuovi.
E ricordi, con una certa nostalgia.
E sei ancora tu, sempre, tu lo sai.
E ti guardi e sorridi.

Neve e rami d’inverno a Genova

E questa è una storia di neve, di aria frizzante e di rami d’inverno in una città di mare.
Quando scende la bianca visitatrice, qui sulle nostre alture diventa per noi una piccola avventura: questo non è il nostro elemento e ci regala così una sorta di stupore quasi infantile.
Alla fermata della funicolare, tra diverse sfumature di bianco.

E bianco sulle creuze, sui muretti e sulle salite.

Sugli agrumi profumati che pendono dagli alberi.

Sull’olivo gentile che freme al freddo d’inverno.

Sulle ringhiere, sulle tegole, sulla chiesa della Madonnetta.

E sono diverse variazioni di gennaio, inattese eppure gradite.

E cartoline dall’inverno di Genova così particolari per noi.

La neve si posa sui rami spogli degli alberi e ne disegna i contorni.

Regala queste magie, effimere bellezze di stagione.

Abbagliante, lucente, gelido candore.

Sulle grate, sui binari della funicolare, silenziosa ospite.

Mentre si sentono cianciare i pettirossi che se ne stanno ben nascosti senza farsi vedere!

Una nevicata incantevole ha portato queste gocce di meraviglia ai nostri sguardi.

Ha avvolto ogni cosa nel suo freddo chiarore.

E questa è così una storia di neve e rami d’inverno a Genova, città di navi, barche, caruggi e tramontana.
Città di cieli turchesi e di onde, qui la neve è ospite inconsueta.
E così quando piano si accendono le luci del porto questa diventa una storia di oro, di tenue celeste e di bianco in una sera d’inverno e di Genova.

E poi venne l’inverno

E poi venne l’inverno e portò il freddo pungente e tenace ma c’era la gioia a riscaldare i cuori, c’era l’amicizia a tenere viva ogni speranza.
E si indossavano ruvidi maglioni a collo alto, berretti, cappelli e sciarpe per ripararsi dal vento, si portavano quelle giacche strette e chiuse con un pochi bottoni e gli occhi ridevano sinceri perché certi istanti, in ogni tempo, sono pura felicità.

Era l’inverno del ‘36 e c’erano ragazzi e ragazze con la testa piena di sogni e di progetti di quelli che a volte si preferisce non rivelare, magari per il timore che non si avverino.
E intanto si resta insieme, seduti sulla neve con il sorriso sulle labbra.

Protagonisti di avventure mirabolanti sugli sci, giù per discese vertiginose con il vento che taglia la faccia.
E prova poi a raccontarla l’ebbrezza della velocità, il brivido del rischio e il senso di libertà.
Semplicemente vivere e buttarsi a capofitto nel proprio destino, alcuni sanno farlo meglio di altri, questo è certo.
E poi si resta, insieme e vicini.
E si ricorda.
Eravamo questi, quel giorno.
E tu eri così, un ragazzino timido e impacciato.
E tu invece eri ancora un bambino.

E poi, tra tutti c’è sempre uno che è più spericolato e coraggioso, è quello che non ha mai paura di niente e non conosce timore.
Sugli sci, sulla neve e forse anche nella vita.

E poi, c’erano mani e c’erano sguardi guance arrossate, guanti di lana, scarponi e calzettoni spessi.
E memorie uniche per ognuno, spensierate e malinconiche come ogni attimo che merita di essere ricordato e ancora condiviso.
Ancora con la stessa gioia, come in quel giorno d’inverno.