Il profumo del caffè

Chi è quel giovane che viene verso di noi in Regent Street con un garofano all’occhiello e un bastone da passeggio in mano? Potremmo dedurre che sia facoltoso, poiché indossa abiti all’ultima moda, ma avremmo torto; potremmo giungere alla conclusione che ami la raffinatezza, giacché si ferma a guardare la vetrina di Liberty, il nuovo negozio dedicato alle ultime tendenze dello stile – o forse sta solo ammirando il proprio riflesso, i ricci che gli sfiorano le spalle rendendolo diverso dagli altri passanti?

Londra, 1896: l’eccentrico personaggio è Robert Wallis, sfaccendato dandy ventiduenne dalle indefinite ambizioni letterarie e protagonista del romanzo Il profumo del caffè di Anthony Capella edito da Beat Edizioni.
Wallis ha doti particolari: il suo palato è infatti straordinariamente sensibile e inoltre egli è capace di trovare le parole perfette per descrivere ogni gusto.
Un giorno trova sul suo cammino un certo Samuel Pinker, mercante di caffè che vorrebbe realizzare un cofanetto che sia una sorta di dizionario del caffè con lo scopo di utilizzarlo poi per i suoi commerci.
Pinker coinvolge così il giovane Robert nella realizzazione del magnifico Metodo Pinker Wallis per la descrizione e classificazione dei vari aromi di caffè, nel corso di questa impresa Wallis conoscerà Emily, la figlia di Pinker, innamorandosene fino a progettare il matrimonio, con sconcerto del padre di lei.
Questo romanzo elegante e raffinato è ambientato con armonia nell’Inghilterra vittoriana del quale l’autore conosce bene le maniere, i modi, gli stili e i luoghi.
Non mancano allusioni e riferimenti alla vicenda di Oscar Wilde, il più celebre dandy, il nostro Wallis a volte pronuncia persino parole che sono un aperto omaggio all’autore irlandese:

“Le donne sono decorative. È il segreto del loro successo.”

In questo romanzo ricco e niente affatto prevedibile lo scenario poi si sposta in Africa dove Wallis verrà inviato da Pinker per realizzare una piantagione di caffè.
Lontano da Emily, immerso in un’ammaliante cornice esotica, Robert si lascia sedurre e avvolgere da un nuovo amore sensuale e coinvolgente che ha il volto bellissimo della schiava Fikre.
E ogni respiro ha il profumo del caffè:

La sua pelle ha il sapore del caffè: ha lavorato in mezzo ai sacchi di Bey tutto il giorno e le labbra e il collo hanno ancora il gusto affumicato e tostato dei chicchi torrefatti. C’è anche qualcosa d’altro, un mélange di spezie, di profumi: cardamomo, acqua di rose, mirra.

E la vita è dolcezza, passione, estasi dei sensi e meraviglia:

Profumava di caffè: quel sapore era in ogni bacio, il profumo dei forni di torrefazione le si annidava nei capelli. Le sue mani erano caffè; le sue labbra erano caffè; era nell’aroma della sua pelle e nell’umore acqueo che le si raccoglieva agli angoli degli occhi.

E quando tutto sembra seguire il suo corso il destino cambia ancora una volta le carte in tavola.
Movimentato, ricco di colpi di scena, di cambi di scenario e di rivelazioni, questo romanzo si rivela una gradevolissima lettura scritta con garbo e competenza.
Tra i vari argomenti, l’autore affronta tematiche importanti come le cure dell’epoca sui trattamenti dell’isteria e le lotte appassionate del movimento delle suffragette tra le cui fila, nella parte finale del romanzo, troveremo la caparbia Emily.
Una storia inattesa e sorprendente, a tratta amara e imprevedibile, un romanzo per me piacevole come Il Pasticciere del Re, l’altro libro di Capella da me recensito tempo fa in questo post.
Il profumo del caffè è, in definitiva, un viaggio alla scoperta di se stessi con lo stupore di ritrovarsi nel luogo e nel contesto che forse non si sarebbe immaginato, con una rinnovata quieta dolcezza che permette persino di riconoscere il proprio cammino nel mondo.

Non intendo limitarmi ad affermare che ogni storia d’amore sia diversa dalle altre. Invece, l’amore stesso non è fatto di un’emozione sola ma di molte. Proprio come un buon caffè odora, forse, di cuoio, tabacco e caprifoglio, così l’amore è un misto di sentimenti diversi … Non esiste un codice o un regolamento capace di guidarvi tra questi misteri. Alcuni si svelano solo andando in capo al mondo, si intuiscono nello sguardo di uno sconosciuto. Altri si ritrovano in camera da letto, altri ancora in una strada affollata. Alcuni vi bruceranno come una farfalla notturna, lambendovi con le loro fiamme, e altri vi avvolgeranno in un dolce tepore. Alcuni vi procureranno piacere, altri felicità, e altri ancora – se siete fortunati – vi daranno entrambe le cose.

Un dandy genovese

Non solo dame dagli abiti sontuosi e dalle pettinature complicate negli studi dei quotati fotografi della Superba, oltre a loro anche ambiziosi rappresentanti della buona società e blasonati gentiluomini.
E poi lui, un inconfondibile dandy al quale non paiono mancare l’espressione arguta, l’eloquio forbito, i modi raffinati e le buone maniere.
E poi le dotte letture, l’amore per la musica classica, le molte occasioni di partecipare agli eventi del jet set genovese rendono la sua vita ancor più gradevolmente avventurosa.
Ha gli occhi chiarissimi, barba e baffi importanti e una bella bombetta sul capo.
E naturalmente il nostro sarà stato di certo d’accordo con il più celebre dei dandies:

One should always be a little improbable.
Si dovrebbe essere sempre un po’ improbabili.

(Oscar Wilde – Frasi e Filosofie a uso dei giovani)

L’eleganza, quale magnifica ricercatezza!
La giacca di buon taglio, un anello al dito, il panciotto di un tessuto più chiaro e la catena dell’orologio da tasca.

In Vico del Filo, nello Studio dell’apprezzato fotografo Alfred Noack.
In questa posa formidabile e originale che rende questo giovane uomo una figura a suo modo indimenticabile.
Un dandy genovese, con uno stile che sarebbe stato apprezzato anche da uno dei più celebri scrittori di tutti i tempi.

Men who are dandies and women who are darlings rule the world, or at least they should do so.
I dandies e le donne affascinanti dominano il mondo, o almeno così dovrebbe essere.

(Oscar Wilde – Il milionario modello)

L’ultimo amore

Doveva essere un amore grande a far battere i cuori di Giuseppina e Mario, lei scriveva a lui parole dolci e sentimentali.
Da Giuseppina al suo amato Mario, a quanto sembra lei era solita inviare al suo innamorato certe cartoline e alcune di esse ora appartengono a me, ho anche già avuto modo di mostrarvene alcune: in una traspaiono certi romanticismi, un’altra invece è accompagnata da palpitanti parole d’amore.
Così Mario avrà conservato questi preziosi cartoncini con la dovuta attenzione, chissà poi quali cartoline avrà scelto lui per la sua Giuseppina.
Lei così appassionata e romantica, lei così amorevole e affettuosa.
Lei che forse avrà avuto un ritrattino del suo adorato Mario tra le pagine di un libro di poesie.
Lei che lo attendeva con trepidante speranza, proprio come la giovane che compare sulla cartolina che vedete qui sotto: una fanciulla con l’abito celeste e leggero, fiori profumati in grembo, i boccoli pettinati con cura, una piuma vaporosa sul capo.
E lo sguardo sognante e innamorato, fiducioso di un sentimento destinato a durare per sempre.
Per tutti i giorni della vita.
Senza finire mai.
Proprio con quella disposizione d’animo così perfettamente descritta da uno scrittore a me molto caro.

Men always want to be a woman’s first love. That is their clumsy vanity.
We women have a more subtle instict about things.
What we like is to be a man’s last romance.

Gli uomini vogliono sempre essere il primo amore di una donna. Quella è la loro sciocca vanità.
Noi donne abbiamo un istinto più sottile per le cose.
Ciò che desideriamo è essere l’ultimo amore di un uomo.

A woman of no Importance – Oscar Wilde

Di libri amati e librerie

I libri, amici veri che restano sempre vicini, nei pensieri e nelle nostre riflessioni.
I libri, la loro vita e il loro spazio nelle nostre case, accade ad ogni lettore di cimentarsi con la difficoltà di tenere in ordine i propri volumi disponendoli con logica ed intelligenza per poterli poi ritrovare senza problemi.
Faccenda complicata, eh.
Ho scaffali ovunque e più di una libreria ma a dire la verità lo spazio non mi sembra mai sufficiente e poi si sa, i lettori non smettono mai di comprare libri ed io sono romanticamente affezionata ai libri di carta così ognuno di loro deve trovare il proprio posto.
I libri antichi, quelli vanno tenuti al chiuso, se possibile.

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Scaffali e librerie, in certi casi cerco di suddividere i testi per argomento: su alcuni scaffali tengo i libri di storia, su altri la letteratura di viaggio, su altri ancora i classici.
Da una parte i miei numerosi volumi sul Risorgimento e dall’altra tutti quelli dedicati a Genova che sono davvero tanti.
Ordine? Non saprei, direi di no.
Conosco persone che dispongono i volumi per colore, l’effetto è molto suggestivo ma io so che non non farebbe per me.
Cari, fedeli, silenziosi amici, i nostri libri, alcuni vorremmo averli sempre vicino.

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Nella mia stanza c’è una libreria, ospita certi compagni di vita dai quali non mi separerei mai: abbiamo fatto lunghi tratti di strada insieme e molto spesso ci ritroviamo.
Ancora, di nuovo.
Questi libri sono disposti a sentimento, seguendo differenti sfumature d’affetto: alcuni di loro occupano la stessa posizione da tantissimo tempo.
E no, non si possono spostare, questo è chiaro.
Sono entrati in questa casa, hanno un posto preciso nel mio cuore e un altro ugualmente sicuro nella mia libreria: quella libreria che sta nella mia stanza.
Tra di essi ci sono autori a me cari, come Dickens e Twain, tanto per citarne alcuni.
Ci sono tutti i miei libri di Oscar Wilde, anche William Shakespeare ed Emile Zola stanno lì, in quella libreria.
E ci sono i minimalisti americani, ho tanto amato i loro romanzi in un certo periodo della mia vita.
Tutte le poesie di Guido Gozzano: copertina rigida e sovracoperta bianca con le righe rosse, edizione Einaudi risalente agli anni ’80 e acquistata nella ormai scomparsa Libreria di Stefano di Piazza Dante.
John Keats, un volumetto piccino comprato a Londra, un gioiellino.
Cicely Mary Barker e le sue fatine dei fiori, Elizabeth Barrett Browning e i suoi versi, Christina Rossetti ed Emily Dickinson.
Una sezione della libreria è occupata da certi volumi che forse alcuni di voi ricorderanno, trattano la vita quotidiana in diversi periodi storici, un’altra parte è dedicata alle biografie e una sezione alle fiabe.
Libri nuovi, libri usati e vissuti, libri adesso miei.
In ordine sparso, seguendo l’affetto, il sentimento e l’attaccamento.
Amici vicini e inseparabili.
E se non c’è proprio una logica non importa, è la mia libreria e va bene così, come piace a me.
Tra quelle pagine ci sono cartoline, foglie secche, tracce di matita.
Un tempo condiviso, un tempo che a volte ritorna insieme ai miei cari amici che tengo vicino a me.

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A woman of no importance

Il suo nome è Mrs Arbuthnot, lei è una donna senza importanza.
Ma siamo proprio certi che sia tale?
O forse questa descrizione si adatta meglio ad un uomo che la nostra Mrs Arbuthnot conobbe negli anni della sua giovinezza?
A Woman of no importance è una commedia in quattro atti scaturita dalla mirabile penna di Oscar Wilde, vi troverete gli equilibrismi verbali dell’autore irlandese, le sue arguzie, il suo talento per le frasi ad effetto.
La vicenda è semplice e allo stesso tempo intricata, questa è la storia di un segreto tenuto a lungo nascosto, questa è una storia di peccato e redenzione.
Ha più piani di lettura questa commedia di Wilde, al centro della scena sono proprio le donne, è la loro voce a sovrastare il palcoscenico.
Donne aristocratiche e leziose, rappresentanti della buona società vittoriana, tra loro c’è una creatura peculiare: Miss Hester Worsley è americana, il suo punto di vista è del tutto differente, questi inglesi vivono in una dimensione che a lei è estranea.
Inghilterra e Stati Uniti, due mondi a confronto.
Donne e uomini, Lord Illingworth è un vero dandy e in quanto tale pronuncia parole come queste:

The only difference between the saint and the sinner is that every saint has a past and every sinner has a future.
La sola differenza tra il santo e il peccatore è che ogni santo ha un passato e ogni peccatore ha un futuro.

Ed eccolo alle prese con un dialogo che ancora ci regala un sorriso:

Lord Illingworth: The book of life begins with a man and a woman in a garden.
Mrs Allonby: It ends with Revelations.

Lord Illingworth: Il libro della vita comincia con un uomo e una donna in un giardino.
Mrs Allonby: Termina con l’Apocalisse.

Oscar Wilde (2)

Dublino – Monumento a Oscar Wilde

Fatale Mrs Allonby, è lei a replicare alla perfezione a Lady Stutfield che sostiene che il mondo sia fatto per gli uomini.
Non è affatto vero,  sapete perché?

There are far more things fordidden to us than are forbidden to them.
Ci sono molte più cose proibite per noi che per loro.

Donne.
Argute, affascinanti, pungenti, il ritmo dei loro dialoghi è incalzante e sostenuto.
E c’è lei, l’eroina protagonista di questa piacevole commedia: a Mrs Arbuthnot la vita non ha risparmiato le difficoltà eppure lei rimane fiera e coraggiosa, è una donna capace di affermare la propria identità.
Saggia Mrs Arbuthnot, tragicamente vere certe sue affermazioni:

A kiss may ruin a human life.
Un bacio può rovinare una vita.

Rileggo periodicamente le commedie di Oscar Wilde, lui per me è sempre una splendida compagnia.
A woman of no importance andò in scena per la prima volta nel 1893 al Theatre Royal Haymarket di Londra.
Molti anni dopo, in quello stesso teatro, The Royal Shakespeare Company mise in scena la celebre commedia di Oscar Wilde.
Io ero a Londra in quel periodo, così comprai il biglietto e andai a teatro.

Londra (2)

Rammento quel giorno con autentico affetto, ne conservo una memoria vivida e chiara.
Su quel palcoscenico salirono celebri attori, tra gli altri John Carlisle, Jaye Griffiths, Andrew Havill e Barbara Leigh-Hunt.
Ho ancora il libretto di quella rappresentazione, ho ancora il biglietto del teatro.
E allora ero proprio come adesso, sono sempre stata osservatrice.
Vedete la ragazza seduta accanto a me?
Io sì, la ricordo perfettamente, è venuta a teatro con un coetaneo, forse è il suo fidanzato.
E cosa fa questa giovane donna?
Lascia cadere a terra le scarpe e si mette comoda, posa le ginocchia contro il sedile di fronte.
Ed io penso: forse Oscar non approverebbe.
Lei è allegra e di buon umore, riflettendoci penso che il nostro Wilde avrebbe scritto per lei un ruolo in una sua commedia.
Si apre il sipario e gli attori fanno il loro ingresso.
E sono perfetti, indossano costumi secondo lo stile dell’epoca, le nobildonne hanno certe pettinature complicate, sembra di aver messo indietro la macchina del tempo e tutti noi, attori e spettatori, siamo finiti in quei giorni, nell’epoca vittoriana.
E il tempo scivola.
Ed è un tempo che regala profonde emozioni, è un frammento di vita che è rimasto un dolce ricordo, lo rivivo ogni volta che rileggo le parole di Oscar.
Momenti simili sono preziosi, vanno conservati come gemme rare.
E d’altra parte cosa è la vita?

Life, Lady Stutfield, is simply a mauvais quart d’heure made up of exquisite moments.
La vita, Lady Stutfield, è semplicemente un brutto quarto d’ora composto di momenti squisiti.

A Woman of no importance – Oscar Wilde

Londra

Chelsea – Casa di Oscar Wilde

La vera bellezza

Lo era sempre stata, era lei la più bella.
E ancora adesso che era un po’ avanti negli anni tra tutte si distingueva.
Era lei ad elargire saggi consigli a certe giovani che non sapevano nulla delle cose del mondo e loro stavano a sentirla assorte con devota ammirazione.
Il fascino, diceva lei, è una dote connaturata, una malia capace di stregare i cuori e gli animi.
Cosa potevano saperne le margherite!
Così semplici e inesperte, quando lei parlava bisbigliavano tra loro:
– Ma la vedi? – diceva la prima – Che stile! Io per quanto mi impegni non ce la farò mai ad essere come lei!
– E neppure io! – le faceva eco la sua vicina con tono sconsolato.
– Ssst, fate silenzio! Voglio sentire cosa dice! – le redarguiva una loro simile.
Le margheritine allora ammutolivano e zitte zitte cercavano di carpire i segreti della più bella del giardino.

Margherite

Io, per quanto mi riguarda – diceva il botton d’oro – ho già un abito piuttosto elegante e quindi sono a metà dell’opera!
E poi sono ancora così giovane!

Botton d'oro

Lei sorrideva, bonaria e gentile.
Fatale e suadente esclamava una delle sue frasi preferite:
No woman should ever be quite accurate about her age. It looks so calculating.
– Eeh? – facevano in coro tutti i fiori del giardino.
– Bambine care – continuava lei – si impara a vivere anche da certi libri, imprimetevela bene nella mente questa frase di Oscar Wilde: nessuna donna dovrebbe essere troppo precisa riguardo alla sua età. Le dà un’aria così calcolatrice.
E dai vasi tutte si sporgevano per ascoltarla, ogni sua parola era per loro sacra.

Fiori

Una vita intera da narrare.
Avventure e amori, batticuori e sensazioni mai dimenticate, lei, così ammirata e ambita, parlava con tono pacato e sereno.
Era ancora lei, il tempo era trascorso inesorabile ma grazia e leggiadria non l’avevano abbandonata, lei sapeva ancora indossarle con fiera consapevolezza.
Era ancora lei a spiccare su tutte le altre, certa bellezza resta e non svanisce, certa bellezza non appassisce mai.

Rosa

I giardini di Villa Rosazza

Un pomeriggio di sole a Dinegro è l’occasione per una passeggiata nei giardini di Villa Rosazza che di recente hanno riaperto i battenti e sono stati restituiti alla città.
L’area verde circonda una dimora suggestiva appartenuta alla famiglia Di Negro, questa villa fu rinnovata alla fine del ‘700, nel secolo successivo qui vennero ospiti illustri come ad esempio  Balzac e Papa Pio VII.

Villa Rosazza (2)

La facciata armoniosa ha colori tenui e polverosi.

Villa Rosazza (3)

E c’è una fontana dalla quale un tempo sgorgava acqua cristallina.

Villa Rosazza (4)

L’ingresso non è qui, bisogna passare da Via Venezia oppure da Via Asilo Garbarino.
Si cammina tra gli alberi, nel verde generoso, si giunge poi alle spalle della villa, quello in primo piano nell’immagine sottostante è il suo tetto.
E davanti agli occhi c’è una vista mozzafiato, credo davvero che tutto ciò di più bello che abbiamo ci sia stato lasciato dai nostri predecessori.

Villa Rosazza (5)

Le fioriture sbocciano accanto dell’edificio che ai nostri tempi è sede di una fondazione.
Nel passato i giardini scendevano a terrazze verso il mare, poi venne costruita la ferrovia e tutto mutò.

Villa Rosazza (6)

I tetti e il mare sullo sfondo.

Villa Rosazza (7)

E una zona dove i bambini troveranno modo di divertirsi, io ci ho trovato un’anziana signora che mi ha raccontato che quelle parti protette dai cancelli furono in qualche modo utilizzate dai tedeschi durante la II Guerra Mondiale.

Villa Rosazza (8)

Salgo lungo il viale, penso che per gli abitanti della zona questo sia un luogo prezioso.

Villa Rosazza (9)
E non solo per loro, la Villa dalle vedute incantevoli è testimone di un fasto passato e di un’epoca lontana.
E più sali più lo sguardo si perde all’orizzonte.

Villa Rosazza (10)

Fiorisce la primavera a Villa Rosazza.

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Nel parco di questa dimora un tempo c’erano statue, fontane e giochi d’acqua, particolarmente apprezzati erano certi alberi rari.

Villa Rosazza

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Cade ancora l’acqua, scende giù goccia a goccia.

Villa Rosazza (12)

Un luogo dalla dimensione romantica e antica, chissà quante volte è stato scenario di dolci corteggiamenti.

Villa Rosazza (13)

Quante parole sussurrate piano qui nella grotta, sotto lo scroscio dell’acqua.

Villa Rosazza (14)

La Villa ammaliò e affascinò un celebre scrittore, di recente ho già avuto modo di scriverne, allora non sapevo che il parco avrebbe riaperto.
A Villa Rosazza, detta Lo Scoglietto, venne Oscar Wilde, questo luogo è immortalato nella sua poesia Sonnet written in Holy Week at Genoa, riporto nuovamente l’incipit di questo sonetto:

I wandered in Scoglietto green retreat,
The oranges on each o’erhanging spray
Burned as bright lamps of gold to shame the day.

Andavo errando nel verde rifugio dello Scoglietto,
Su ogni ramo le arance
ardevano come lampade lucenti di oro a vergogna del giorno.

Villa Rosazza (15)

La Lanterna è vicina, sotto di lei scorre come un nastro di raso nero la Sopraelevata.

Villa Rosazza (16)

Sali, sali ancora.
Vedrai il Porto Antico, le barche lungo i moli, le case di Genova e le sue chiese.

Villa Rosazza (17A)

In una dolcezza antica che dovremmo tutti riscoprire.

Villa Rosazza (18)

Nell’ombra che conforta e ripara.

Villa Rosazza (19)

Tra cielo e alberi.

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Verrai qui e certamente troverai un angolino perfetto per te.

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C’è una fontanella, ai lati il posto per sedersi, mi è parso quasi di vedere due dame che si facevano fresco con i loro chiari ventagli.

Villa Rosazza (23)

La dolcezza di un panorama, Genova dall’alto è sempre una magia.

Villa Rosazza (24)

Un’oasi di pace e di armonia, un luogo dal grande fascino.

Villa Rosazza (25)

Sulla facciata, dal lato di Dinegro, noterete delle figure.

Villa Rosazza (27)

Osservatele di spalle, sono custodi di una leggiadria silenziosa, vegliano il mare e le navi.

Villa Rosazza (28)

Guardate l’orizzonte e l’azzurro che brilla sotto la luce, io ho ripensato ai versi scritti da Oscar Wilde:

And the curved waves that streaked the sapphire bay
Laughed i’ the sun, and life seemed very sweet

E le onde curve che striavano la baia di zaffiro
ridevano nel sole e la vita sembrava molto dolce.

Villa Rosazza (29)

Sotto il cielo di Genova, ancora rifulge di bellezza l’antica Villa Rosazza.

Villa Rosazza (30)

Oscar Wilde a Genova durante la Settimana Santa

Londra, è un giorno di primavera del 1877 e alla stazione di Charing Cross giunge un gruppetto di viaggiatori.
C’è un docente di storia antica, il professor Mahaffy, con lui sono in partenza alcuni suoi studenti, nella compagnia c’è anche un giovane irlandese di nome Oscar Wilde.

 

Dublino, monumento a Oscar Wilde

 La loro destinazione è la Grecia e sarà un lungo viaggio, per arrivare laggiù si imbarcheranno al porto di Brindisi ma prima è anche prevista una sosta a Genova.
Ed è uno dei suoi compagni a narrare piccole perle sulle giornate genovesi di Wilde, in una lettera ai genitori egli descrisse Oscar e le sue passioni: Wilde amava i colori sfumati e i disegni di Morris, Wilde aveva un gusto particolare per la bellezza e l’estetismo.
Wilde cammina per le strade di Genova e indossa la sua elegante giacca giallo scuro, così scrive il suo biografo Richard Ellmann, suo il testo dal quale sono tratte queste notizie.
Genova, durante la Settimana Santa.
E ancora Ellmann fa alcune considerazione riguardo ai colori di questa città, in questa stagione sono vivaci, prepotenti e privi di sfumature, non certo smorzati come piacevano a Wilde.

La Lanterna

Oscar osserva, si lascia avvolgere dalla luce e dai profumi, ciò che vede resta nei suoi sensi.
E resta colpito dalle chiese adorne di fiori e dalle immagini di Gesù sulle quale vegliano vigili i soldati.
E visita una Villa situata a Dinegro, Oscar da laggiù vede il mare e la costa in maniera diversa da come oggi appaiono ai nostri occhi, il tempo ha mutato molte prospettive.
Questo luogo ospitale e idilliaco è Villa Rosazza, detta Lo Scoglietto per la posizione privilegiata dell’altura sulla quale è costruita.

Villa Rosazza

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E tutto rimane, nei sensi e nella mente.
E tutto diviene poesia, nelle parole di Oscar Wilde.
Scrive un componimento, in questa circostanza, Sonnet written in Holy Week at Genoa, e questi sono i versi iniziali:

I wandered in Scoglietto green retreat,
The oranges on each o’erhanging spray
Burned as bright lamps of gold to shame the day.

Andavo errando nel verde rifugio dello Scoglietto,
Su ogni ramo  le  arance
Ardevano come lampade lucenti di oro a vergogna del giorno.

Agrumi

E poi uccelli in volo, fiori che sbocciano, narcisi che si aprono al sole.
E ancora:

And the curved waves that streaked the sapphire bay
Laughed i’ the sun, and life seemed very sweet.

E le onde curve che striavano la baia di zaffiro
ridevano nel sole, e la vita sembrava molto dolce.

Corso Italia

I versi di un giovane poeta sospeso tra misticismo e paganesimo.
In quei giorni Wilde camminerà in Strada Nuova e visiterà Palazzo Rosso, sarà un quadro a colpire la sua immaginazione, è il San Sebastiano di Guido Reni, ne trovate qui un’immagine.

Via Garibaldi

Genova è una tappa prima del viaggio in Grecia.
E poi Oscar continuerà la sua esistenza, conoscerà la gloria e la grandezza, incontrerà l’umiliazione e il carcere.
E dopo tanti trionfi e numerose traversie, tornerà ancora a Genova.
Qui morì colei che Oscar aveva sposato e che lo aveva reso padre, Constance Lloyd, Oscar venne a Genova per far visita alla tomba di lei.
Ho già scritto di quel loro amore, il Signora e la Signora Wilde erano una coppia davvero eccentrica e particolare, qui trovate il mio racconto e qui  un mio articolo dedicato alle memorie di Vyvyan Holland, uno dei loro figli.
Constance Lloyd dorme il suo sonno eterno nel Cimitero degli Inglesi a Staglieno.
Oscar percorse quel viale e quando giunse davanti alla tomba di lei vide la lapide incisa in questa maniera: Constance Mary, figlia di Horace Lloyd, Q.C.
Era come se lui, Oscar, non fosse mai esistito, come se il velo dell’oblio si fosse posato sulla loro tormentata vicenda.
In seguito alla lapide vennero aggiunte le parole che ancora oggi si possono leggere, Wife of Oscar Wilde.
Lontano dalle dolcezze della giovinezza e dai fasti del suo celebrato successo, Oscar Wilde vide ancora Genova negli tempo delle sue amarezze.
La prima volta l’aveva veduta da giovane, durante la Settimana Santa del 1877.

Constance Holland

Cimitero Monumentale di Staglieno, Tomba di Constance Lloyd

Bianca luna

Ciò che esiste di più affascinante a volte lo vedi solo per caso.
Uno sguardo distratto e lassù la luna, era come racchiusa in una cornice insolita, sotto la curva armoniosa di un lampione.
Prima che scendesse la sera.
Chiara, candida luna.
Nella misteriosa e impenetrabile bellezza delle cose dell’universo.
Ho pensato ad alcune parole scritte da uno degli autori che più amo, le trovate tra certe righe dense di riflessioni sofferte.
Parole.
Un colore, bianco, una sola immagine.
E un pensiero sulla felicità.

With freedom, books, flowers, and the moon, who could not be happy?
Con la libertà, i libri, i fiori, e la luna, chi non potrebbe essere felice?

Oscar Wilde – De Profundis

Luna

Allo specchio

Cosa vedi quando guardi nello specchio?
Certi specchi sono delle vere magie, riflettono incanto e infinita bellezza.
E l’altro giorno sono tornata in un negozio particolare e qualcosa ha suscitato il mio stupore.
Se non lo conoscete vi invito a scoprirlo, Via Garibaldi 12  si trova in Strada Nuova, nel palazzo che fu di Baldassarre Lomellino, appunto al civico 12, qui troverete oggetti ricercati e di design, cristallerie, porcellane, argenti e molto altro.
Ho già avuto modo di scrivere di Via Garibaldi 12 e se volete entrare virtualmente in quello scrigno di meraviglie qui potete leggere il mio articolo, vi condurrà alla scoperta di un fastoso appartamento genovese e delle raffinate ricercatezze che vi sono esposte.

Via Garibaldi

E come dicevo, giorni fa sono ritornata in quelle stanze dai soffitti affrescati e in seguito ho fatto una fantasiosa riflessione.
Questo negozio sarebbe certamente piaciuto al mio amico Oscar Wilde, sono sicura che lo avrebbe trovato affascinante.
E allora me lo sono immaginato, il mio amato Wilde, l’ho visto percorrere Via Garibaldi con un girasole in mano, usava farlo, era uno dei suoi vezzi.
E l’ho visto entrare in questo portone.

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E poi l’ho seguito mentre saliva le scale e mentre percorreva l’ampio e ricco salone.
E poi ancora, so che si sarebbe soffermato a lungo nella sala degli Zecchini, affrescata da Andrea Semino, sul soffitto sono immortalate le gesta di Scipione l’Africano.

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E anche Oscar sarebbe andato oltre, verso la stanza con le finestre che si aprono su Via Garibaldi, la strada più elegante di Genova.

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E poi si sarebbe affacciato ad ammirare i palazzi, sarebbe restato ad osservare quella prospettiva per un tempo infinito.

Via Garibaldi 12

Quindi si sarebbe voltato e sarebbe tornato sui suoi passi, ancora in quella stanza.

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E a differenza mia avrebbe notato subito ciò che io ho veduto solo in quest’ultima circostanza.
Gli specchi, ce ne sono due, una di fronte all’altro.
E uno sovrasta il bel caminetto.
Cosa vedi quando guardi nello specchio?
Quel soffitto, il lampadario e quelle porte spalancate sul salone successivo.

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E poi? E poi se ancora guardi nell’altro specchio, cosa vedi?
Le finestre chiuse, le vetrinette dove sono custodite le cristallerie, il camino nel quale un tempo ardeva il fuoco.
La bellezza intrigante di un palazzo genovese catturata dalla magia di uno specchio.
Cose che piacciono a me e che sarebbero piaciute al mio amico Oscar, ne sono sicura!

Specchio