Un dandy genovese

Non solo dame dagli abiti sontuosi e dalle pettinature complicate negli studi dei quotati fotografi della Superba, oltre a loro anche ambiziosi rappresentanti della buona società e blasonati gentiluomini.
E poi lui, un inconfondibile dandy al quale non paiono mancare l’espressione arguta, l’eloquio forbito, i modi raffinati e le buone maniere.
E poi le dotte letture, l’amore per la musica classica, le molte occasioni di partecipare agli eventi del jet set genovese rendono la sua vita ancor più gradevolmente avventurosa.
Ha gli occhi chiarissimi, barba e baffi importanti e una bella bombetta sul capo.
E naturalmente il nostro sarà stato di certo d’accordo con il più celebre dei dandies:

One should always be a little improbable.
Si dovrebbe essere sempre un po’ improbabili.

(Oscar Wilde – Frasi e Filosofie a uso dei giovani)

L’eleganza, quale magnifica ricercatezza!
La giacca di buon taglio, un anello al dito, il panciotto di un tessuto più chiaro e la catena dell’orologio da tasca.

In Vico del Filo, nello Studio dell’apprezzato fotografo Alfred Noack.
In questa posa formidabile e originale che rende questo giovane uomo una figura a suo modo indimenticabile.
Un dandy genovese, con uno stile che sarebbe stato apprezzato anche da uno dei più celebri scrittori di tutti i tempi.

Men who are dandies and women who are darlings rule the world, or at least they should do so.
I dandies e le donne affascinanti dominano il mondo, o almeno così dovrebbe essere.

(Oscar Wilde – Il milionario modello)

18 pensieri riguardo “Un dandy genovese

  1. Se togli barba e baffi o se li sostituisci con una barbetta più accennata come si usa ora, può far concorrenza a qualche attore o modello di oggi. La bellezza non passa mai di moda… bacioni!

    1. Un personaggio direi notevole, mi incuriosisce tantissimo.
      Se ne sta lì seduto, con questa espressione fantastica, che bel tipo, mia cara.
      Un bacione Viv, buona domenica a te!

  2. Ritratto significativo nell’immagine e nella descrizione. La posa, poi, dice tutto di un’epoca (D’annunzio ne fu un epigono) quando la presenza di un fotografo – anche per il “popolino”, come si usava dire – ispirava atteggiamenti di circostanza ripetitivi e non di rado bizzarri. Grazie Miss

  3. E le citazioni di Wilde non sono certo casuali, essendo sua moglie (ma anche Noack) sepolta a Staglieno.

    1. Ma guarda chi c’è qua! Sono contenta che sei riuscita a commentare, ben ritrovata cara, da parte mia e da parte del nostro amico dandy.
      Buona giornata Brunattola, a presto.

      1. Eccoti, cara! Guarda che hai fatto un errore di battitura nel tuo nome e quindi il commento è andato in moderazione in automatico, ma c’era e l’ho approvato io! Evviva!

    2. Me suven quand’ea puinettu,
      tuttu in schittu e inverdügou.
      Braghe streite, scarpe in scœia
      e u sulin ben insügou,
      me ne anavu all’Accasœa
      cua trapetta e l’ocialin
      e in guanti canarin.
      Oua belle figge ve lasciu di,
      nu me fassu ciü scoji.

      1. Benvenuto qui, Luigi, grazie di questi versi genovesissimi, io non capisco proprio tutto e se ci fornisce anche la traduzione gliene saremmo tutti grati!

  4. Questa è più o meno la traduzione:

    Mi ricordo quando ero padrino,
    tutto un fremito e infervorato (innamorato).
    Pantaloni stretti, scarpe con le ghette
    E il solino ben inamidato,
    me ne andavo all’Acquasola
    col bastone (di bambù) ed il monocolo
    ed in guanti gialli.
    Ora belle ragazze vi lascio dire,
    non mi faccio più scucire.

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