Gli azulejos di Palazzo Di Negro

La città vecchia e le sue antiche dimore, molte di esse celano le bellezze di Genova, le conservano insieme al respiro dei secoli passati.
Un giorno potrebbe capitare anche a voi di trovarvi qui, in Piazza della Lepre, l’edificio che si trova al numero 9 è Palazzo Grillo.

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E chissà, magari anche voi incontrerete l’anziana e affabile signora che mi ha aperto questo portone, l’ha fatto con un garbato sorriso e con gentilezza, lei sa bene quale tesoro è racchiuso tra queste mura e ha compreso il mio naturale entusiasmo.

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Un portale di pietra nera, finemente decorato, si distinguono due angeli al centro e poi altri minuziosi dettagli.

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Silenziosi guardiani della dimora sono gli eroi effigiati in armoniosi profili racchiusi nei medaglioni imperiali, sono collocati sugli stipiti del portone e qui li vedete in un’unica immagine.

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E il pesante e vetusto portone si aprì.

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Su per le scale, basta salire alcuni gradini e i vostri occhi incontreranno lo splendore degli azulejos.

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Queste piastrelle decorano certi palazzi della città vecchia, ebbi già modo di mostrarvi quelli di Palazzo Pinelli Parodi, a Palazzo Grillo li troverete su muro delle prime rampe di scale.

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E poi arriverete qui, c’è una sorta di panca sulla quale ho fatto diverse congetture, chissà chi si sarà seduto qui, ai tempi dei tempi!

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Le bellezze nascoste di Genova, in un palazzo di caruggi.

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Ecco le finestre che si affacciano su Piazza della Lepre e ancora gli azulejos.

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Ogni volta che mi trovo davanti a tanta bellezza penso che noi avremmo tanto da imparare dai nostri predecessori in materia di armonia e gusto.

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Le colonne di marmo e il gioco di colori delle piastrelle.

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Un angolo in perfette condizioni.

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Geometrie di tinte calde e fredde.

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Turchese e verde si intrecciano oppure si alternano a rendere ancora più armoniose le foglie.

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E poi ocra, terra e tonalità più scure.

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Altrove predominano il celeste e il blu.

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Uno dei disegni presenta una specie di rattoppo, probabilmente non c’era altra maniera per rimediare ad un’inattesa rottura.

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E’ così Genova, in queste strade apparentemente umili che si snodano per la città vecchia, è sufficiente aprire un portone e le superbe meraviglie della Superba si mostrano ai vostri sguardi.
E io me ne sarei rimasta seduta lì, davanti alla finestra che guarda su Piazza della Lepre, sarei rimasta ad ascoltare il respiro e il sussurro dei secoli passati, in una dimora un tempo abitata da dame e nobiluomini.

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E invece è giunto il tempo di tornare, ho ridisceso quelle scale, gradino dopo gradino.

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E quando sono stata fuori ho guardato in su, voi lo sapete, io lo faccio sempre.
E sopra di me c’era la prospettiva dell’edificio e una tipica geometria di caruggi, la striscia di cielo che corrisponde al vicolo e un quadrato di azzurro che sovrasta la piazza.

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Sull’antico portone c’è un pesante battente, forse anche voi incontrerete qualcuno che vi permetterà di entrare a Palazzo Di Negro e anche voi potrete ammirare lo splendore degli azulejos.

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