Queste valli, adesso quiete ed amene, furono un tempo teatro di cruente battaglie.
Avvenne qui, nel lontano 218 a.C., un epico scontro tra l’esercito romano e quello cartaginese, guidato dal comandante Annibale: la Battaglia della Trebbia, nella quale il prode Annibale con i suoi elefanti fronteggiò i romani in uno scontro sanguinoso.
Quand’ero piccola tutto ciò mi affascinava enormemente, guardavo il fiume Trebbia e fantasticavo.
Come avrebbe potuto essere diversamente?
Alcuni luoghi, in queste zone, riportano a quei giorni.
Così è per la Val Boreca, una valle a breve distanza da qui e sita in provincia di Piacenza, che prende il suo nome da un affluente del fiume Trebbia, il torrente Boreca.
Oh, in Val Boreca ci sono due paesini misteriosi: c’è Zerba, nome che sembra derivato dall’africana Djerba.
E c’è una piccola località di nome Tartago, toponimo apparentemente derivato da Chartago, ovvero Cartagine.
Si narra che questi paesi siano stati fondati da alcuni soldati cartaginesi, che lasciarono l’esercito di Annibale e si stabilirono a vivere qui, su questi monti.
E allora andiamo insieme alla scoperta di Tartago, un luogo di una bellezza stupefacente.
Era un pomeriggio caldo e assolato.
Sapete chi c’era con me? La mia amica E., che come me ama conoscere posti nuovi e gironzolare.
Una strada, alberi che si arrampicano verso il cielo e già si intuisce che ci attende un luogo incantato.

Una casetta con il tetto d’ardesia, il panorama si prospetta davvero suggestivo.

Ecco il cartello, da qui si procede per Tartago.

Ci sarebbe un ponte. Mica si passa con la macchina qui sopra, vero? No, direi proprio di no!

E allora che si fa? Guadiamo il fiume?
E fu così che Miss Fletcher disse: andiamo a piedi! Sarà qui dietro!

E cominciammo a salire, davanti a uno scenario di una bellezza incomparabile.

Oh, ma non sarà poi così in alto Tartago! Sarà vicino, no?
E intanto saliamo, piano piano.

Tra monti, nuvole e boschi.
Caspita questi cartaginesi! Ma dove l’hanno costruito il paese?
E si saliva, tra farfalle svolazzanti e uccellini cinguettanti.
A onor del vero va detto che la saggia E., armata di zainetto e di riserva d’acqua, avanzava leggera ed allegra, senza dar segni di cedimento.
Ma il paese dov’è? Manca ancora molto? Mah, sarà lì dietro!

Beh, i Cartaginesi si sono scelti un posto meraviglioso!
Natura incontaminata e selvaggia, boschi e montagne a perdita d’occhio.
Ma Tartago dov’è? E si sale, si sale, si sale.
Quarantacinque minuti di tornanti. In salita.
Se non fosse stato per queste vedute non so se ce l’avrei fatta!

L’ombra amica e ristoratrice, il verde, la rinascita e la vita.

E ogni tanto guardavo sotto.
Oh, ma ho fatto tutta quella strada?
E ancora non è finita, ancora si cammina verso Tartago.

Beh, quando poi siamo arrivate abbiamo visto delle macchine.
Quindi si può salire in auto! Come non so, ma c’è questa possibilità!
Noi invece abbiamo camminato e così abbiamo goduto di ogni piccola foglia smossa dal vento, di ogni nuvola che passava in cielo, di ogni scorcio che la natura offriva.
Un albero, i monti, il paradiso terrestre.

E ancora uno sguardo alle pendici delle montagne, al sole che le illumina e le riscalda.

E poi, quando stavo quasi per abbandonare l’impresa, all’orizzonte si videro le case di Tartago.
I tetti, i mattoni, i terrazzamenti.
Vi lascio qui, in cima alla salita, che fatica arrivarci!
E qui vi riporterò, tra le case di Tartago, dove vissero gli antichi cartaginesi.
