Ieri e oggi

Quando andavo a scuola non amavo molto leggere.
Le mie compagne di banco, invece, in genere erano le più brave della classe e studiare insieme era improponibile. Una di loro, volonterosa e solerte, un pomeriggio mi obbligò a ripetere per ben tre volte a voce alta un intero capitolo dei Promessi Sposi, anche adesso me lo ricordo come un incubo, e glielo rinfaccio ancora. Lei scuote la testa e sospira.
Un’altra, suo malgrado, si ritrovò con un otto in condotta a causa della mia turbolenta vicinanza e, naturalmente, me lo rinfaccia ancora.
Quando andavo a scuola detestavo la storia.
L’evento che più mi rimase impresso, in quegli anni, fu la defenestrazione di Praga.
Questa faccenda di far volare dai piani alti gli avversari politici mi pareva, all’epoca, alquanto amena, oltre che risolutiva.
Quando andavo a scuola odiavo i calcoli, le espressioni e le cifre.
E gli unici libri che ho buttato via nel corso della mia vita sono proprio quelli di matematica e fisica, li ho strappati in mille pezzi, con estrema soddisfazione.
Quando andavo a scuola, per la maturità  presi ad andare a lezioni private da una giovane e direi serafica signora.
La sua casa era un continuo andirivieni di studenti, via uno sotto l’altro e , più che una professoressa, penso che lei fosse per loro e per me una sorella maggiore perchè dopo Foscolo e Leopardi ci si fermava a chiacchierare, a bere qualcosa insieme, e lei ti ascoltava e ti consigliava.
E nel suo regno c’erano pile e pile di libri, l’intera stupefacente collezione dei Meridiani e poi scaffali fino al soffitto, pieni di versi e parole.
Quando andavo a scuola avevo come vicina di casa una giovane coppia che è sempre stata il mio modello: affiatati, simpatici, disponibili e sempre pronti a partire alla scoperta del mondo, instancabili e avventurosi viaggiatori, entusiasti della vita e affascinati dalle nuove esperienze.
Quando andavo a scuola  avevo un’amica che l’anno della maturità mollò tutto per fare la mamma e, col senno di poi, devo dire che le è riuscito alla grande, non è banale come successo. E lei, che da ragazzina pareva così avventata e imprevedibile, adesso è diventata una donna solida, non di rado dispensatrice di saggezza.
Quando andavo a scuola avevo un’amica che non ci andava.
Un’amica che la sua laurea se l’è presa alla scuola della vita, dotata di grande intelligenza e sensibilità.
Ribelle, testarda, con il cuore grande, a volte incompreso, come spesso capita alle persone naturalmente buone.
Una di quelle che ti ascolta, sempre, e c’è, sempre.
Quando andavo a scuola avevo un’altra amica, che aveva una pazzesca cascata di boccoli biondi, una vitalità irrefrenabile ed era in continuo movimento. Io e lei abbiamo condiviso un lungo tratto di strada, abbiamo ricordi, pensieri ed esperienze che si intrecciano; ha un grande valore crescere insieme. Però ai tempi, tra tutte e due, non eravamo molto brave a sceglierci i fidanzati, ma poi, negli anni, almeno lei ha imparato.
Oggi non vado più a scuola.
Amo molto i libri, e la mia casa non è proprio come quella della mia placida professoressa, ma poco ci manca, ho scaffali ovunque, coi volumi infilati dentro come meglio si può, non so veramente più dove metterli.
Amo la storia con passione viscerale, ho imparato a leggerla come se fosse il diario del genere umano, e malgrado cambino i tempi, le filosofie e le tecnologie, penso che gli uomini, per certi tratti, siano rimasti identici a se stessi, ora che non vado più a scuola lo so.
E so che mi piace scorgere pregi e difetti, miserie e debolezze dell’umanità dietro le vicende dei nostri predecessori, è tutta lì, per me, la grandezza della storia, nel suo essere il nostro cammino nel mondo, la nostra indelebile impronta, ma quando andavo a scuola non lo sapevo.
Come un tempo, senza riserve e con convinzione, detesto i numeri e se devo usarli finisco per fare a botte con le percentuali e le formule, dev’essere una questione genetica, non c’è niente da fare al riguardo.
Come dire, alcune cose non cambiano mai.
Sono passati anni e la mia insegnante  ha esteso il suo regno e la sua libreria.
I vicini di casa abitano sempre qui, al piano di sopra, non hanno perso la loro verve e la loro sete di avventura e sono la naturale estensione della mia famiglia.
Le amiche di allora, compagne di banco e no, ancora mi ascoltano.
Una di loro, per il mio spirito indagatore, per la mia curiosità innata e per altri motivi su cui sorvolerò, sostiene che le ricordi la Signora Fletcher.
In effetti non so darle torto e, a quanto pare, la sua opinione sembra condivisa da molti.
E allora, se siete arrivati fino qui, accomodatevi in veranda, mentre il mare copre di spruzzi le rocce a picco su Cabot Cove, io faccio un salto in biblioteca e vi raggiungo per il the.

15 pensieri riguardo “Ieri e oggi

  1. Cara Jessica,
    mi sono ritrovata nella lista delle compagne di scuola. Devi però comunicare all’universo mondo che avevamo un appuntamento al raggiungimento del 40mo anno sulla prima panchina di villa Piaggio e sono 5 anni che non vieni. A proposito: c’è ancora villa Piaggio?
    Per i 50 anni scegliamo meglio il posto!
    Sursum corda, Scianca!

    1. Non è per dire, per un anno intero mi hai tormentata con il fatto che tu in condotta avevi sempre avuto dieci!!!
      La panchina c’è sempre….facciamo che ci vediamo lì fra cinque anni, eh!

  2. Nell’attesa di prendere un bel the fumante con l’adorabile e “dear Miss Fletcher”, la mia mente viene assalita dai ricordi… Quando andavo a scuola, andavo alla ricerca forsennata di libri… Non mi piacevano i testi scolastici imposti, tranne l’antologia d’Italiano e la storia, e preferivo spesso marinare la scuola e girovagare per le strade di Napoli, antica e grande capitale, alla ricerca di occasioni… Mi imbattevo, per la prima volta, nelle offerte che le librerie di tanto in tanto facevano…I classici russi e francesi con lo sconto del 50%… Era un avvenimento per me che vivevo in un paesello di periferia…dove non esistevano librerie e per acquistare il giornale e qualche fumetto (che dalle maestre della mia generazione erano proibiti) ero costretto a fare più di 10 km… Ero animato dal sacro furore della lettura ed ogni occasione era buona per la mia caccia…
    Quando andavo a scuola presi una cotta per una compagna a cui non rivolsi la parola per tutto l’arco dei tre anni delle medie inferiori…Parlavo con tutti tranne che con lei…La timidezza mi paralizzava… Non mi riusciva di parlare… Quando andavo a scuola, scrivevo le prime poesie… e cercavo a tutti i costi una mia libertà, un mio spazio, quasi anarchico…
    Quando andavo a scuola e incontravo i miei sogni…

    1. Ti ci vedo, giovane cultore della letteratura, a setacciare le bancarelle a caccia di rarità! E la tua compagna, quella alla quale non hai mai profferito verbo, chissà se l’ha mai saputo, perchè ti comportavi così! Lo vedi, caro Sherlock, che ogni vita è un romanzo? Ah, quando vieni per il the non scordare di portare le pastarelle!

  3. Pensa: giusto ieri sono stata in biblioteca, e ne sono uscita con “Un fisico in salotto”, che vuole essere un racconto scanzonato ed accessibile della materia. E’ grazie a questo approccio che, pur avendo temuto molto il relativo esame, non ho più un’avversione istintiva ed invalicabile.

    Ho dei bei ricordi delle scuole, ma per quanto riguarda le superiori nessun rimpianto. E’ un passato che non mi ispira nostalgia o altro; a differenza di elementari e medie.

    Passa un buon sabato, dear.

    1. Eh, cara ma tu sei più giovane di me 😉 ! La nostalgia poi viene, a me non piaceva andare a scuola, adesso guardo a quegli anni con tanta tenerezza.
      Buon sabato a te, cara Denise

  4. Una di loro … sostiene che le ricordi la Signora Fletcher.

    spero non sia per la sfiga che porta la “signora in giallo” (ovunque vada muore qualcuno…) 🙂
    E’ sempre piacevole leggerti e anche se non sempre commento, passo di qui tutti i giorni. E’ come suonare il campanello di casa di un amica e fermarsi a prendere una boccata d’aria (e un the…) prima di tuffarmi nel mio “mondo” fatto di formule, codici, numeri, proporzioni e percentuali.
    Probabilmente passo volentieri di qui perché trovo un posto dove tutto è complementare alla mia quotidianità: niente numeri, niente algoritmi, niente totali da far quadrare. Ma immagini, storie, sensazioni, ricordi, pezzi di vita e di storia.

    Buon blog-compleanno, Miss Fletcher!

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