Sulla mia strada

E poi ci sono libri che ti rivelano persone, persone che vorresti conoscere e che nel tuo immaginario prendono corpo e diventano vive, reali.
Quando facevo l’università ho avuto un professore che, durante le sue lezioni, sapeva trasportarmi in un altrove, in un mondo dove avrei voluto rimanere, perchè era poetico e distante, reale ma al contempo lontano dalla mia vita, un mondo a sé, al quale sentivo in un certo modo di appartenere.
Un professore severo, la sua materia era letteratura inglese.
Aveva fama di essere durissimo agli esami, se per errore sbagliavi una pronuncia con lo sguardo ti indicava la porta, poi gentilmente ti invitava a ripresentarti all’appello successivo.
E certo, per quanto si possa prestare attenzione, fatalmente può capitare che scappi un’imprecisione, con le inevitabili conseguenze.
Quando è giunto il momento di dare gli esami, ho seguito un consiglio che mi aveva dato un’amica dispensatrice di preziosi consigli.
Posa i gomiti su tavolo, congiungi le mani e spingile una contro l’altra.
Ho seguito alla lettera queste raccomandazioni e sapete, lui, il professore da tutti temuto e rispettato, a me ha dato due trenta.
Certo, avevo studiato,  tanto.
E lui mi aveva affascinato, con il suo raccontare, con le sue parole, a volte rimpiango di non poter più essere in quell’aula, con il quadernone grande a prendere appunti.
Entrambi gli esami avevano come tema William Shakespeare e i suoi drammi storici.
Questi i testi: Re Giovanni, Riccardo II, Riccardo III, Enrico IV ed Enrico V.
I miei libri, i libri dell’università.
Si potrebbero per caso mettere in cantina, insieme a molti altri?
No,  i cinque re di Inghilterra devono rimanere qui, con me.
E fu fascino, assoluto e totale, non provo neanche a raccontarvi cosa siano stati per me questi testi, non sono quel professore, vorrei saperveli raccontare come lui fece con me, ma non è semplice, non lo è affatto.
Ricordo la poesia di Riccardo II, la crudeltà di Riccardo III, c’erano versi e parole, in quei drammi, che sapevano coinvolgermi e trascinarmi via.
Tra tutti loro, in quelle corti, affollate di militari, di traditori, di cortigiani, di personaggi minori ma non per questo meno efficaci, uno ed uno solo ha sempre avuto uno spazio privilegiato nella mia mente e nei miei pensieri.
Perché ci sono libri che ti rivelano mondi, che prima non conoscevi.
Perché ci sono libri nei quali ho vissuto e c’è tanto di me in alcune pagine.
Perché quel professore sapeva affabulare ed incantare i suoi studenti.
Perché Shakespeare ha usato quelle parole, quei versi, quelle immagini così reali e vere per me.
Perché io credevo di vederlo Enrico V, vivido, presente, vivo.
E scriverne non è semplice, affatto.
Enrico V, colui che sconfisse i francesi alla battaglia di Agincourt.
E quei versi, immortali e imperituri.

We few, we happy few, we bands of brothers;
For he to-day that shed his blood with me
Shall be my brother;

Noi pochi, noi felici pochi, noi banda di fratelli;
Perché colui che oggi versò il suo sangue insieme a me
Sarà mio fratello.

Re Enrico V d’Inghilterra, il vincitore di Agincourt, ebbe poi la voce, i gesti, la fisicità di Kenneth Branagh e quando lo vidi sullo schermo, quando sentii pronunciare da lui queste parole ebbi uno di quei sussulti che mi percorse la schiena, e non ebbi mai più altra immaginazione del Re d’Inghilterra, lui è Enrico V, lui è il Re, l’eroe, sua la grandezza, l’immensità e la grandiosità che Shakespeare ci ha lasciato.
Avrei voluto, ai tempi, chiedere la cittadinanza inglese, solo per quelle parole, per quel brivido che mi avevano regalato.
We few, happy few.
Quale onore essere parte di un gruppo di pochi, sempre.
E ricordo ancora quel giorno, a Londra.
A Piccadilly, al Tower Records.
Sapevo esattamente cosa desideravo, qualcosa che già mi apparteneva, e che volevo portare con me.
Una cassetta dei Cure, Three Imaginary boys, la mia musica, ancora lo è, ancora adesso.
E la cassetta di Enrico V, quel film spettacolare e coinvolgente come pochi altri.
Possiedo ancora entrambi, attaccata come sono a tutte le memorie belle del mio passato che ancora vivono dentro di me.
We few, happy few.
Non vi so dire quante volte io abbia visto quel film, quanto quella scena ogni volta mi emozioni, quanto il viso concitato e pieno di furore di Kenneth Branagh mi trascini via ogni volta, verso qualcosa che mai ho smesso di amare.
Due trenta, in letteratura inglese.
E se siete emotivi e avete timore di incespicare, se per voi è ancora  periodo di esami, ricordate: gomiti sul tavolo, i palmi della mani uno contro l’altro, le dita incrociate e una pressione che distenda il vostro nervosismo.
Funziona, ve lo assicuro.
Ogni tanto incontro quel professore, porta ancora il loden verde, come a quei tempi.
E ogni volta lo fermo, ogni volta lo ringrazio, per quello che mi ha dato, per ciò che mi ha permesso di conoscere, per quel suo narrare così unico e particolare.
Una persona una volta mi disse una frase molto saggia: nella vita a volte si fanno dei tratti di strada insieme, anche brevi, eppure hanno un valore ed un significato.
Sulla mia strada un giorno ho incontrato un’amica, sempre presente ed attenta, un professore, un Re, e un grande attore inglese.
Sulla mia strada.
Compagni di viaggio.
E a volte mi volto, mi guardo indietro.
Sulla mia strada.
E loro, tutti loro, sono ancora lì.

32 pensieri riguardo “Sulla mia strada

  1. “On the road again” http://www.youtube.com/watch?v=QexOuH8GS-Y per rimanere in tema musicale.
    Ma qualcosa mi induce a pensare Miss Fletcher che i due meritatissimi trenta non siano stati conseguenza di un sapiente ipnotico intreccio di mani davanti al Prof. E’ che lui ha saputo vedere la stoffa di chi aveva davanti.
    Un bravo professore non si lascia ingannare facilmente da segnali apparenti.
    Innegabile l’importanza del comportamento non verbale e di una padronanza e sicurezza espressa ma… avevi studiato, non barare.
    Lo sappiamo ormai tutti che sei una secchiona con la S maiuscola. Ma ci sono le secchione odiose, che non aiutano i compagni in difficoltà e che sono anche pò st…upidelle. Poi ci sono le amiche brave e studiose che nel bisogno rischiano.
    Mi sa che tu sei proprio della seconda specie.
    Baciotto e buona domenica
    Susanna

    1. Susanna, secchiona io mai, anzi, spesso rimandata al liceo! Certo il professore era uno che sapeva capirmi, ho fatto anche la tesi con lui.
      Sapeva davero trasmetterti tutto quello che aveva dentro, con una grandezza che non ho mai dimenticato…

  2. Mi piacciono i tuoi racconti, sei una persona speciale piena i talenti e di sfaccettature non comuni! Felice di averti scovata e i leggerti! Buona domenica cara Miss Fletcher mi piace l’entusiasmo che metti nella tua vita…

  3. buona domenica cara, ti leggo sempre con estremo piacere per quanto sai essere vivida e trasportarci nel tuo mondo…e adoro shakespeare!

  4. Lo sai, io un’insegnate che mi trasmettesse l’amore per una materia non l’ho mai trovato. Magari qualcuno era passabile (non ho amato molto la scuola), ma anche i migliori lo facevano solo perché era il loro lavoro.
    Non ho mai percepito passione.

    1. Questo è un peccato, davvero. Io ho avuto alcuni professori che mi annoiavano, qualcuno mi ha trasmesso una magia, questo del quale ho parlato era davvero speciale, unico. Un regalo che la vita mi ha fatto.

  5. *__*
    bello. Mi hai fatto venire in mente la mia prof di italiano delle superiori, l’unica che mi abbia realmente inculcato la passione per questa materia, per la grammatica, per l’espressione delle cose belle attraverso le parole.
    Anzi, questi professori non ti inculcano proprio niente, sono solo capaci di farti uscire fuori cose che hai già :*

  6. I professori hanno un potere delicato e bellissimo. Io non ne ho incontrati molti di bravi, bravi per me, che ringrazierei. Uno forse, che mi ha fatto apprezzare una materia, una sola in una facoltà universitaria che se potessi farei bombardare dalle truppe dell’Alleanza Atlantica.

  7. Che Bellissimo Post Miss Fletcher!!
    Come mettere in cantina certe cose che parlano di noi? Io ho qui nella mia casetta i libri di letteratura inglese e francese e non riesco a sbarazzarmene! 🙂
    Io ho avuto la fortuna di avere delle prof al liceo davvero appassionate della loro materia. E gli effetti su di me si sono visti! 🙂

  8. Oh Miss, si è vero è difficile parlare di un personaggio come Enrico V, com’è difficile parlare di libri ma tu ci sei riuscita benissimo e che bello quello che hai scritto del tuo professore! Proverò con quel consiglio, io di solito schiaccio il pollice della mano destra contro il centro del palmo della sinistra, strofinandolo anche un pò! Un bacetto.

    1. La prossima volta che incontrerò quel professore, e capita spesso, credo che gli dirò di questo post.
      Prova davvero a seguire il consiglio, funziona 😉 Un bacetto a te!

  9. Credo, cara Miss, che sia un privilegio avere avuto, nella propria vita, un professore che abbia fatto sognare.
    Io, come Te, sono una di quelle persone privilegiate: troppo basso di statura per indossare il sempre_e_comunque elegante loden verde ma….il professor Rosso era entusiasmo intellettuale personificato, una Mente che mi ha aperto la mente, ha incuriosito la mia acerba ignoranza, stuzzicato il dubbio, solleticato il desiderio di conoscere.
    Di una cosa sarò eternamente riconoscente a quell’ometto troppo brutto per essere corteggiato ma geniale per essere adorato: avermi fatto scoprire i libri, quei magnifici buchi neri aprono un universo sconosciuto, dal quale non puoi più tornare indietro.

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