Le sventure di Nicolino, un genovese caduto nelle mani di un temibile pirata

Oggi vi racconto le sventure di Nicolino, un genovese che visse in tempi assai lontani, intorno alla meta del ‘500.
Povero Nicolino, che destino triste e crudele ha avuto!
Nicolino, come molti altri suoi contemporanei, andava per mare.
E un giorno, navigando nelle acque di Sicilia, cadde prigioniero della gente di Tripoli.
A quei tempi non si andava tanto per il sottile e lo sventurato Nicolino venne condotto in Africa e rinchiuso in un bagno penale.
Ridotto in schiavitù, con tanto di pesanti catene, privato di ogni suo sogno di libertà, venne venduto in men che non si dica a un rinnegato.
Che fare? Come trarsi d’impaccio da una condizione così miserevole?
Beh, una strada c’era: abbandonare la fede cristiana e convertirsi alla religione islamica, offrendo al contempo la propria perizia nelle arti marinare.
E fu così che Nicolino prese la ferale decisione e passò dalla parte dei pirati.
E sapete, in un primo momento questa si rivelò un’idea vincente.
Certo! Nicolino era un eccellente uomo di mare e a bordo della sua galea fece una scintillante carriera.
Del resto, come avrebbe potuto essere altrimenti?
Ma sapete, a volte il nostro passato e la nostra casa restano nell’animo, la terra alla quale siamo appartenuti è per noi un richiamo inesorabile.
E questo accadde a Nicolino, che forse sentiva una certa nostalgia.
E così, un giorno, mentre si trovava a navigare con gli altri pirati al largo delle coste calabresi, fece accostare la galea.
E mise un piede a terra.
Non c’era tempo per pensare, bisognava essere svelti e scaltri.
Fuggire, darsi alla macchia, sparire, iniziare una nuova vita.
E cosi, dopo diverse peripezie, Nicolino approdò in terra di Sicilia e tornò tra la sua gente e alla sua antica fede.
Rimase un uomo di mare, quella era la sua natura.


Ma le sfortune di Nicolino ancora non erano terminate.
In navigazione verso la Spagna, il corso della sua rotta e del suo destino venne bruscamente mutato e interrotto ancora una volta da una galea musulmana.
E nuovamente Nicolino fu condotto a Tripoli, in catene.
A quel tempo dominava su Tripoli un temuto e spietato pirata, il crudele e celebre Dragut.
Ed era per lui un periodo d’oro, se n’era appena tornato a casa con gran numero di prigionieri, nuove braccia da sfiancare al remo delle sue galee.
E tra i molti uomini che erano caduti tra le sue mani c’era anche un personaggio illustre, il vescovo di Catania Nicola Caracciolo.
Che merce di scambio di gran pregio!
Ma ve l’immaginate l’alto prelato timoroso e tremante condotto a Tunisi sulla galea di Dragut? Pallore e terrore!
Neppure cotanto successo fu sufficiente a far sì che Dragut mostrasse, per una volta, una certa magnanimità verso un prigioniero.
Anzi, diede ordine che Nicolino gli venisse portato davanti e volle ascoltare le sue motivazioni.
E dopo aver appreso che il genovese proprio non riusciva ad adeguarsi a vivere a Tripoli come rinnegato, Dragut emise la sua spietata condanna.
Senza possibilità d’appello ordinò che Nicolino venisse lapidato e bruciato, le cronache del tempo narrano che il genovese affrontò con incredibile coraggio la sua pena.
Così terminò la vicenda terrena di Nicolino, un genovese caduto nelle mani di un temibile pirata.

20 pensieri riguardo “Le sventure di Nicolino, un genovese caduto nelle mani di un temibile pirata

    1. Ma infatti, andarsi a impelagare con i pirato, che guaio!
      Un gozzetto, una rete da pesca ed ecco lì la felicità, non si passerà alla storia ma per lo meno non si finisce lapidati a Tripoli!

  1. oh mamma mia Miss… che storia turpe. Brrrr… brividi in questa bellissima giornata di sole caldo e di cielo terso.
    Un abbraccione e buona domenica!
    Susanna

  2. Rieccomi dalla Provenza! Fatico un po’ a connettermi ma oggi un salutino mi sa che riesco a lasciartelo. Sai che adoro le storie di pirati anche se il povero Nicolino ha vuoto una vita ben grama! Non so se all’epoca avrei avuto mai il coraggio di salire su una nave: troppi rischi! Baci!

  3. Mamma Santa Miss, qui Dragut ha davvero dato il meglio di sè devo dire! Povero Nicolino… insomma era proprio destino il suo! Non poteva starsene buono a casina? E no, come dici tu, la passione è la passione e nulla ti può fermare! Bellissimo post avvincente.

  4. Povero Nicolino! Che epoca doveva essere, il “Mare Nostrum” flagellato da incursioni piratesche….
    Complimenti per come hai raccontato la vicenda! Sei sempre più brava!

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