Il Giardino delle Esperidi

C’era un tempo uno splendido giardino che apparteneva alla dea Era, lì cresceva un albero dalle mele d’oro che la dea aveva ricevuto come regalo dalla Madre Terra per il suo sposalizio con Zeus.
E siccome il suo albero era davvero prezioso Era aveva scelto le ninfe Esperidi come custodi, loro avrebbero dovuto vigilare sui pomi dorati del suo giardino.
Le mele d’oro!

Mele (2)
Le ninfe leggiadre non seppero resistere a tanto scintillio e un giorno Era le vide spiccare i frutti dai rami.
La dea allora inviò nel giardino il drago Ladone che si avvinse al tronco del melo come Era gli aveva ordinato.
Del giardino di Era si curava il titano Atlante, colui che in seguito verrà condannato da Zeus a reggere il peso della volta celeste sulle sue spalle.
Atlante aveva grande attenzione per l’albero dai pomi dorati, un giorno gli venne predetto che un figlio di Zeus avrebbe rubato le mele d’oro e così Atlante, preoccupato, cintò il giardino con un invalicabile muro per poter difendere il melo sacro di Era e scacciò tutti i forestieri.
Non bastò, un figlio di Zeus giunse davvero!
Si trattava dell’invincibile Eracle, tra le epiche fatiche ordinategli da Euristeo c’era anche questa: doveva conquistare i pomi del giardino delle Esperidi.
Ma come giungere in quel luogo fatato?
Eracle si mise in cammino, attraversò i fiumi e le terre, affrontò diverse peripezie e infine incontrò Nereo, il re del Mare, che gli svelò l’arcano.
E così Eracle giunse nel giardino delle Esperidi e nelle sua testa risuonavano le parole che gli aveva detto Nereo:
– Non cogliere le mele! Falle cogliere ad Atlante!

Mele (3)
Ed Eracle, giocando d’astuzia, seguì quel consiglio.
Si trovò davanti ad Atlante che reggeva sulle sue spalle la volta celeste, si avvicinò e fece la sua proposta: Eracle avrebbe preso su di sé il peso della cielo se in cambio Atlante avesse raccolto per lui le mele del giardino.
Il titano, spossato dall’immensa fatica del suo compito, non vedeva l’ora di sentirsi libero ma era terrorizzato dal minaccioso drago Ladone.
Eh, Atlante!
Davvero non conosceva il coraggio di Eracle e questi glielo dimostrò: dal suo arco lanciò una freccia che colpi a morte Ladone, quindi prese sulle sue spalle la volta celeste e liberò Atlante.
Costui, rispettando i patti, andò a cogliere le tre mele che Eracle gli aveva chiesto, poi tornò da lui e propose un’alternativa: che ne pensava Eracle di reggere il cielo per altri tre mesi?
Avrebbe provveduto Altlante stesso a portare le mele ad Euristeo!
Il povero Atlante non aveva tenuto in considerazione la furbizia di Eracle, ancora non aveva compreso di che fibra fosse il figlio di Zeus, era difficile ingannare uno come lui.
E infatti Eracle disse che avrebbe accettato quella proposta, ma prima voleva fasciarsi la testa, così chiese ad Atlante di riprendere il cielo sulle sue spalle per qualche istante, giusto il tempo di sistemarsi come desiderava.
E così Atlante posò a terra le mele e sulle sue spalle tornò il peso che aveva retto per così lungo tempo.
E lì era destinato a rimanere perché l’astuto Eracle prese le mele tra le mani e fuggi via.
Eracle consegnò i pomi dorati ad Euristeo ma questi glieli restituì e così Eracle diede le mele alla dea Atena che le riportò nel giardino dal quale erano state colte.
Nel mito ognuno trova il proprio posto: il drago Ladone, compianto da Era, fu da lei trasformato nella costellazione del Serpente.
Le Esperidi compirono anch’esse una metamorfosi, secondo una versione del mito dopo l’arrivo degli Argonauti furono mutate in olmo, pioppo e salice.
Erano state custodi di un giardino dove fruttificava un albero dalle mele d’oro.
.

Mele

12 pensieri riguardo “Il Giardino delle Esperidi

    1. Grazie Isabella, ne sono felice perché a volte è anche parecchio complicato, a certe storie se ne agganciano altre e bisognerebbe fare molte digressioni.
      Io ci provo alla mia maniera, contenta che ti piaccia!
      Buona domenica!

  1. 🙂 Cara Fletcher, so già che la prossima volta che passerò davanti ai salici e pioppi che stanno nella zona del Micio dove vado a correre, penserò al tuo post ed alle Esperidi 😛

    1. Caro Niko, quando vedrai i pioppi e i salici salutami le Esperidi, la loro storia mi affascina da sempre, trovo che sia una delle più belle della mitologia.
      Un abbraccio!

    1. Ooooh…ogni tanto mi diletto con la mitologia, mi è sempre piaciuta tantissimo!
      Ora, poi alcuni episodi del mito sono cos complicati…sai, se avessi avuto dei bimbi avrei raccontato a loro queste storie come fiabe della buonanotte, tu puoi farlo 😉
      Bacioni!

Rispondi a tiptoetoyourroomAnnulla risposta